giovedì 8 dicembre 2016

"DON ILLUMINATO" E IL "KAOS" DI RACALMUTO: SUI VERSEGGIATORI ANONIMI E LE RIME IRRIVERENTI. Ma chi è Don Illuminato? Intanto, riceviamo e pubblichiamo





Nei giorni 28, 29 e 30 ottobre 2016 si è tenuto a Racalmuto "Kaos - Festival itinerante dell' editoria, della legalità e dell'identità siciliana", diretto da Peppe Zambito.

Sabato 30, di mattina, un incontro è stato dedicato alla tradizione molto racalmutese delle rime irriverenti, fino a poco tempo fa, soltanto e rigorosamente anonime. Oggi si direbbe "anonime, ma non troppo".

Don Illuminato ne ha fatto ragguaglio e ha tracciato una sintesi dell'incontro.

Le foto sono di duplice fonte: alcune, pubblicate sul proprio profilo facebook, sono di Antonio Liotta, che sentitamente, con affetto e stima ringrazio; altre sono dell'amministratore del blog in quanto ha affidato la macchina fotografica ad una persona delle prime file pregandola di documentare l'incontro con qualche scatto. Non conoscendone il nome, doverosamente la si ringrazia, sebbene anonima. P. C.





Ve lo dico io chi sono gli anonimi
di
Don Illuminato


Cosa, se non il desiderio di ricordare l’antica tradizione racalmutese della rima irriverente, che si è compiuto in occasione, della tre giorni, nell’ambito della manifestazione sull’editoria, Kaos, che ha fatto tappa quest’anno a Racalmuto, nei luoghi di Sciascia.

Un tassello mancante meritevole di ricordo, degno di essere incastonato nella storia letteraria del paese , a futura memoria.

Dunque nella sala grande dell’antico Castello Chiaramontano , in cui in una delle alte pareti sono ancora visibil le tracce di quello che fù un grande camino in pietra , ci si è stretti al calore della rima per celebrare un antico ricordo che caratterizza Racalmuto ed i Racalmutesi, e la loro ironia.

Presenti l’assessore alla cultura Salvatore Picone ed il Sindaco di Racalmuto, l’Avvocato Emilio Messana, che hanno voluto fortemente si parlasse, in quel contesto, di tale curioso fenomeno, pare tutto racalmutese.



ph ©Antonio Liotta

Dinanzi ad una ricca platea di studenti, assieme al Prof. Piero Carbone, scrittore e poeta di Racalmuto, anche Giovanni Salvo, entrambi da sempre presenti nella vita politico sociale del paese, i quali hanno spiegato, contribuendo a tenere vivo il ricordo, il fenomeno piacevolmente simpatico della Rima Irriverente.

Utilissima e ricca di spunti la disquisizione storica del professore Carbone dall’ingerenza dei Savoia nella censura della poesia popolare, alla poesia dei bisogni.

Particolarità della rima siciliana è stata la tendenza all’anonimato dei testi, per cui il Prof. Carbone, nel corso dell’incontro, si è sapientemente soffermato su questo aspetto impersonale dei testi, giudicando tale peculiarità, l’unico lato non del tutto esaltante del fenomeno della rima burlona racalmutese.

Secondo il Sindaco, Emilio Messana, se la satira irriverente la si esprime con ironia ed in rima, può diventare anche un impegnato momento di sfogo, di evasione, di spasso.

Per Giovanni Salvo, che si e' dichiarato apertamente un rimatore e non un poeta, che si e' cimentato alla lettura di alcuni suoi versi, dedicati proprio alla passione dell'irriverenza in versi, la contestazione rimata fa' a pieno titolo parte della tradizione racalmutese, sebbene spesso rivolta ad una ristretta cerchia di cultori, non essendosi mai prefissata lo scopo di raggiungere un vasto pubblico.

L’ispirazione tematica da sempre è stata certamente circoscritta ad argomenti morali e politici, legati a fatti persone e luoghi.

ph ©Antonio Liotta
Negli anni sessanta, Eugenio Napoleone Messana, un uomo parecchio conosciuto ed impegnato in paese , nella sua ricostruzione storica dell’ottocento racalmutese, si aiutò riportando i versi di alcune poesie anonime.

In paese però le rime baciate o incatenate che fossero venivano sistematicamente assegnate, da parte dei “sapitura chiazzaruoli”, quasi sempre al diretto autore.

Lo stesso Napoleone Messana , nella veste di Sindaco e politico attivo, fù bersaglio di indigeribili versi.

La rima dunque per Racalmuto ha rappresentato da sempre un linguaggio intellettuale terzo, prerogativa sia del popolo che del politico, quasi una forma di scissione dell’io.



A testimonianza di ciò, il fuori classe della rima irriverente racalmutese, fù il Prof. Alfonso Scimè.

Personaggio colto e raffinato, che pur stando nell’alcova del partito socialista, quando questo comandava a Racalmuto, nonostante il suo attivismo, non disdegnava di fare lo “schizzinoso” , distinguendosi con le sue poesie.

Era solito partecipare alle notti dei lunghi coltelli , alle interminabili riunioni di partito.

Resisteva ai primi sonni mattutini, per poi poter rimare versi sbeffeggianti a quelle sedute, con signorile ironia.

Subito battuti a macchina e distribuiti, rigorosamente in maniera ignota, venivano indirizzati in alcuni luoghi ben precisi, in cui era attesa ed apprezzata la sua critica rimata, e da dove poi , copia su copia , si diffondeva nella piazza.

La particolarità è che ci si divertivano di più proprio coloro che erano presi di mira, a dimostrazione di una platea intelligente.

Alfonso Scimè, secondo la testimonianza di qualche autorevole intellettuale del luogo, faceva poesia di corte, ma non era un cortigiano.

Troppo elitaria la sua rima per poter interessare coloro i quali avevano il problema del lavoro quotidiano.

ph ©Antonio Liotta

Dinanzi al suo stile acuto e sibillino, risultavano indeboliti altri anonimi-conosciuti verseggiatori, quali l’Avvocato Totò Garlisi e l’insegnate Alfonso Farrauto .

Ai questi ultimi poi si aggiungevano coloro i quali cercavano di cimentarsi con la rima, e si ritenevano poeti solo per aver fatto baciare “cuntenti cu nenti”.

Spesso nelle paesane poesie si riscontra racchiusa una grintosa “cattiveria” tutta racalmutese.

A quanto pare il più torbido sia stato proprio un medico, il Dottor Achille Vinci, corrispondente del Giornale di Sicilia, il quale travolto dal suo humus poetico, non risparmiò, con i suoi pungenti versi, neppure qualche suo diretto familiare.

Da annoverare anche l’avvocato Salvatore Marchese, noto penalista, anche lui socialista come Scimè, il quale nonostante le sue immense doti oratorie, pare avvertì lo stesso il bisogno di rimare al fine di schernire i suoi avversari politici.

Graffiante, terribile, inesorabile fu in poesia l’avvocato Marchese.

Secondo lo storico racalmutese, il Dott. Calogero Taverna, il bisogno della rima in paese è così atavico e radicato che persino il luminare medico racalmutese Marco Antonio Alaimo, nel suo trattato di medicina, collocò una sestina in vernacolo siciliano.

E pensando al titolo “La mosca nel piatto” di Leonardo Sciascia, anche se i versi dello scrittore racalmutese, come tiene a precisare il Prof. Carbone, non sono mai versi satirici o sbeffeggianti, bensì elitari; l’incontro si è concluso con l’interrogativo; sarà il frutto del cromosomico sapido gusto della rima a contraddistinguere un racalmutese, con il suo beffardo modo di esistere?




LA RIMA
di Giovanni Salvo

Ah la rima quantu è bella 
conza pani e murtatella 
Siddru appatti la parola 
a  lu cori prestu vola 

Renni miegliu di ogni cosa 
sciavurusa  comu  rosa 
E si ‘ntrizzi la tirzina 
è pungenti, fussi spina? 

Certu miegliu se vasata 
Si nun è minestra ricalliata 
Bona  scurri e giusta sona 
Lu cielu scoti, e sunnu trona 

Iddra è ecu, è risunanza 
Fastidiusa, nun è manza 
Quannu lu stili è irrivirenti 
E’ lu specchiu di la genti 

A  lu paisi c’è l’usanza 
Di sbarrarisi la panza 
E  cuntari cu puisia 
Di cu tessi  e cu farsia 

si narra, siddru è  veru 
‘nzoccu appatta lu pinzieru 
Chi succedi ni’ la strata 
Cu  la rima  ‘ncatinata.




 

mercoledì 7 dicembre 2016

ANDARE A PALERMO PER MARE. Secondo Cesare Brandi


schermata you tube
“Andate a Palermo per mare, e vi accorgerete che le montagne che fanno corona alla città appaiono splendide, come d'agata, e Monte Pellegrino come un meraviglioso spalto naturale.

Certo, dovrete digerire anche diversi chilometri di cattiva architettura e chiedervi se è qui la città degli emiri, delle delizie di Federico II, la Palermo orientale che meravigliava gli scrittori arabi.

Ma poi la troverete, con i suoi mosaici che neanche a Venezia hanno maggior fulgore e con l'architettura araba che splende nella Zisa come neanche a Marrakesh.”

Cesare Brandi, 1978





cit. in Valentina Ruggirello, Progetto di Restauro e di Rifunzionalizzazione della Chiesa di San Ciro a Maredolce, Università degli Studi di Palermo, anno accademico 2014-2015.

Ringrazio Domenico Ortolano per avermi dato la possibilità di consultare la tesi di laurea  di Valentina Ruggirello che ha condotto una documentatissima ricerca sulla chiesa di San Ciro a Maredolce inserita nello stupefacente Parco Maredolce, andato, svisato, di là da venire, biglietto da visita della città di Palermo giungendovi via mare o via terra.


 

domenica 4 dicembre 2016

TOTÒ CASTELLI RESIDENTE A RIBERA MA DI RACALMUTO. Libri, Ballate e altro ancora

Oltre alla "Ballata dei minatori di Regalpetra", il cui "caso" è stato riportato in un precedente Post, http://archivioepensamenti.blogspot.it/2016/11/quando-toto-castelli-porto-i-minatori.html
  Totò Castelli riserva tante sorprese scaturite da molteplici interessi coltivati negli anni con metodica passione.
Gliene ho chiesto una personale testimonianza.

La faccio precedere dalle notizie pubblicate sul suo profilo facebook: corrispondente per 46 anni del "Giornale di Sicilia" e Responsabile Servizi Demografici fino al 30.9.2016 presso il comune di Ribera. Ora in pensione.





Da Racalmuto sono andato via nel 1958, dopo avervi frequentato la seconda elementare (zona chiesa della Madonna del Monte). 
L'ideatore del premio Ganduscio (c'è una lettera di Sciascia a proposito in risposta ad una nota di Mimmo Marchetta) è stato, credo, proprio Mimmo Marchetta, originario di Realmonte, abitante a Ribera, insieme con alcuni suoi amici (Totò Cacioppo, Pietro Giandalia e altri). 
Il premio è stato prima organizzato dal periodico "Paesi", che non si stampa più da molti anni, poi dalla Biblioteca comunale "Gramsci" che, purtroppo, non ha continuato l'esperienza e poi è stato ripreso dall'associazione "Auser" di Ribera, di cui sono vice presidente (è arrivato alla sesta edizione) su sollecitazione della signora Maria Garuana, componente allora del direttivo Auser. 
Ho pubblicato un libro sulle...saracinesche della Sicilia ("Solo gli stupidi occupano l'entrata", in bianco e nero) e "Fotò" (a colori, allargato anche alle immagini curiose di varia natura).
Ti posso mandare una copia almeno di Fotò, dell'altro non ci sono molte copie più in giro. 
Ti invierò presto il libretto a colori. Spero di procurarti anche "Solo gli stupidi occupano l'entrata" sulle saracinesche.


Le pubblicazioni di Totò Castelli, di cui avevo avuto notizia tramite la stampa, mi hanno sempre incuriosito, saranno un graditissimo dono e ne condividerò qualche assaggio con i frequentatori del blog.

A proposito del Premio Ganduscio, conservo caramente il libretto "Una Poesia per la Pace" del 1984 dove è pubblicata anche una mia poesia segnalata. Mi ritrovo anche una foto (vuoi vedere che a suo tempo è stato proprio Totò ad inviarmela?).

Sue sicuramente sono le foto pubblicate in questo post, risalenti al Convegno sulla stampa minore del territorio, 13 gennaio 1985, tra cui quella con un emergente Gesualdo Bufalino, scattata  nella  occasionale riapertura del Teatro Regina Margherita del 1982, dopo decenni di chiusura e di abbandono.









sabato 3 dicembre 2016

LO INVOCHI E NON TI ASCOLTA. Minimali di Smaragdos



La notte è degli insonni, 
se l'insonnia non li sbrana.




Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito.


ph ©pierocarbone