mercoledì 31 ottobre 2012

FANTASIE DI UN PITTORE PALERMITANO





Scritta in occasione della mostra racalmutese del 1989, nella testimonianza che segue, Pippo Bonanno dice del suo particolare attaccamento a Racalmuto, della sua natura, dell’influenza racalmutese sulla sua pittura, e rievoca rievocazioni antiche trasmessegli dalla nonna materna.


 Egli, da lontano, che ha vissuto sempre a Palermo, che poco ha vissuto nel paese della madre precocemente scomparsa e della nonna, perennemente afflitta dal dolore di quella perdita, ci restituisce l’immagine di una Racalmuto fantasticata ma anche personaggi reali dimenticati e poco conosciuti ed onorati dai realissimi compaesani, come ad esempio quel Valentino Scimè primo violoncellista al Teatro Massimo di Palermo che casualmente ho avuto la ventura di conoscere in un ospedale a dibattersi, solo, nelle difficoltà di una  malattia invalidante. Aveva casa nell'ariosa Piazza Principe di Camporeale. Là egli avrà raccolto i cimeli di una vita e della sua dignitosa carriera.

Nell’attesa,  o nella speranza, che qualcuno raccolga l’esca per recuperi e repêchages postumi, siamo grati al pittore Bonanno per averci regalato il ricordo evanescente di esistenze altrui nell’affettuoso esercizio di ricomporre i ricordi della propria: in occasione del suo ritorno a Racalmuto.




La testimonianza di Pippo Bonanno.


Racalmuto è legata ai miei ricordi d'infanzia non come luogo precisato e reale, ma come mito, personaggio della fantasia. Di una particolare fantasia, però. Sollecitata dall'impareggiabile capacità narrativa  di una donna che a Racalmuto era nata e vi aveva trascorso la primissima giovinezza.




Dall'originale interpretazione delle storie e delle leggende di questo paese s'è nutrita la mia curiosità di bambino e la fame di irreale e di favole.


Con l'assessore ai Beni Culturali Francesco Marchese

Il Castelluccio ed il suo sole, il teatro ed il "mortorio" col suo irriducibile giuda; le miniere di sale e di zolfo, il Raffo e la campagna; la Madonna del Monte che volle fissare la sua residenza definitiva nel paese: luoghi e vicende immaginate che diventarono patrimonio della mia conoscenza assieme a figure e personaggi che nel corso degli anni di mia nonna, piccola racalmutese trapiantata a Palermo, andava attingendo da un repertorio inesauribile di memoria e fantasia.





Poi vennero i racalmutesi "reali": Pietrino Castelli, compagno di "pitruliate" sotto la statua di Filippo v, Lilluzza, bionda e bellissima; Nardo Puma, emigrante in Canada e insigne docente di gioco della briscola; Valentino Scimè, malinconico suonatore di violoncello. Tutti mi hanno sempre suscitato una certa familiarità, predisponendomi naturalmente a sentimenti di amicizia e di affetto.

E ho conosciuto Leonardo Sciascia, ma di Racalmuto non parlammo mai. Tra un grugnito ed un dialettico distinguo consolidai, però, l'amore per il "nostro" paese e lo spirito caustico che già mi aveva propinato la mia saggia antenata.





La città e le sue luci mi accolsero per la prima volta solo poco tempo fa, una sera della scorsa estate, mezzo secolo dopo gli affascinanti racconti della nonna. Cinquant'anni di lontananza, quindi, ma cinqunat'anni di discreta presenza nel percorso della mia vita.





Quando poi abbia potuto la radice racalmutese sulla mia formazione, non saprei dire: è certo però che molto mi resta di un grande patrimonio di problematicità, che doveva veicolare nelle assolate campagne, nei "margi" e nei menadri cupi delle miniere dove quotidianamente sprofondava mio nonno, "caruso di pirrera".



Del resto, credo, questa "orditura" si evidenzi nella mia pittura, e non è una recente scoperta, quasi miracolosamente. E non solo per le tematiche, ma per quel modo di raccontare nel quale i miei "compaesani, i miei parenti di lontana e recentissima acquisizione, possono riconoscersi e riconoscermi.

Palermo, 1989
                                                                                            Pippo Bonanno










Le foto documentano alcuni momenti della visita di Pippo Bonanno a Racalmuto alcuni mesi prima della mostra che si sarebbe tenuta presso l'Auditoriun "Santa Chiara" dal 27 maggio al 4 giugno 1989.


In mancanza, per il momento, di registrazioni di brani eseguiti da Valentino Scimè, si vuole rendere omaggio ad un violoncellista tramite l'esecuzione di un altro violoncellista:
https://www.youtube.com/watch?v=ldPf3yqq3-8

1 commento:

  1. Bellissima testimonianza,ancora più struggenti le foto che raccontano della serena atmosfera che si respira fra compaesani,fra tutti spicca "lu conti di lu Raffu",mitica figura di ambientalista ante litteram. Grazie di averci fatto partecipe dei tuoi ricordi Caro Piero.

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