giovedì 11 ottobre 2018

DOPPIO OMAGGIO IN QUEL DI GROTTE. Omaggio a Renzo Collura di Filippo Baldo. Omaggio a Grotte di Renzo Collura


Filippo Baldo, "Il colore dell'acqua", acrilico, cm. 55x65, 2018







Locali destinati alla prospettata Fondazione "Renzo Collura"















ph ©piero carbone (2 agosto 2016)



lunedì 8 ottobre 2018

S.O.S. PER LA CHIESA INTITOLATA ALLA "MADONNA CHE INDICA LA STRADA". I capperi selvatici stanno sgretolando l'Itria

L'Itria chiama 
la campana sona
la Mastranza
veni e si disponi:
la carrozza
va a lu campusantu
lu Priuri
prega e ntona un cantu.

Nun c'è muortu
e mancu tabutu:
li chiappari
di lu campanaru
senza dienti
si lu ruzzicaru.

©piero carbone

Era costume che la Confraternita delle Maestranze facente capo alla Chiesa dell'Itria,
attraverso alcuni soci, richiamati dal rintocco della campana e  preceduti dal gonfalone,
dietro pagamento,  partecipasse ai cortei funebri.





L'azione dannosa dei capperi selvatici colpisce sia manufatti sacri sia manufatti profani, 
come si evince dalla testimonianza dell'Assessore ai Lavori Pubblici di Todi.



"La pianta di cappero sembrerà una piantina innocua e forse, come Lei recita, sarà anche una pianta nobile nota ai Greci ed ai Romani. 
Eppure, dietro quelle foglioline si nascondono delle insidie “distruttive”. 
Senza voler fare il “professore” la informo che la Capparis Spinosa varietà Inermis, questo il nome scientifico della pianta di cappero selvatico, è capace di “divorare” mattoni e pietre delle antiche mura. 
Solo per citarle alcuni casi ricordo il problema di una colonia di queste “nobili” piante che, avendo invaso parti delle mura medievali e rinascimentali della Fortezza Vecchia, della Fortezza Nuova e dei Fossi Reali della Città di Livorno stavano “sciogliendo” la malta che teneva insieme pietre e mattoni i quali si disgregavano e/o staccavano provocando anche dei crolli."
Antonio Serafini – Ass. LL.PP Comune di Todi



















ph ©piero carbone (domenica, 23 settembre 2018)

Primi Anni Novanta, chiesa dell'Itria di Racalmuto.
Beppe Cino in visita ad una mostra di fotografie sulle trasformazioni di Racalmuto nel tempo 
e di immaginette sacre (collezione di Padre Biagio Alessi). 



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venerdì 5 ottobre 2018

"LA MAESTRA PORTAVA CARBONE" ANCHE ALLA RAI. Del libro di Piscopo e Ferlita se ne parlerà domani nel programma "Uno Mattina in famiglia"

Domani mattina alla Rai, alle 10.00,  nel programma Uno Mattina in Famiglia, 
Maurizio Piscopo e Salvatore Ferlita  parleranno  del loro libro scritto a quattro mani.


In occasione della presentazione del libro nella rubrica del TGR Sicilia
 "Buongiorno Regione"

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Il libro La maestra portava carbone di Maurizio Piscopo e Salvatore Ferlita è stato presentato in diverse città siciliane riscuotendo grande successo di pubblico e di critica.
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Prossimamente sarà presentato a Matera, a Roma, a Caltanissetta. 
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Maurizio Piscopo è un maestro elementare  e insegna a Palermo; Salvatore Ferlita è professore di Letteratura Contemporanea  all'Università "Kore" di Enna.



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Il 20 settembre scorso il libro è stato presentato alla Feltrinelli di Palermo e il 22 dello stesso mese a Racalmuto nei luoghi cari allo scrittore Leonardo Sciascia che è stato maestro di scuole elementari. 
A Palermo e a Racalmuto ho avuto il piacere di parteciparvi, è stato eseguito, con l'accompagnamento della fisarmonica, anche il canto "Vita di issara" dedicato all'antico mestiere dei gessai ormai quasi dimenticato (testo mio, musica di Maurizio Piscopo) e verrà riproposto a Caltanissetta nella presentazione del libro curata da Marina Castiglione.
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Ls canzone "Vita di issara" verrà inserita in un libro-cd  
a cura di Salvatore Ferlita e Maurizio Piscopo 
dal titolo provvisorio Carusi di surfaru 
di prossima pubblicazione 
per le edizioni Lussografica di Caltanissetta.
Foto dall'archivio di Salvatore Mirabile.

TRISTE, SOLITARIO Y FINAL? Fiori di plastica sulla tomba di Sciascia.

Note facebucchiane



Un mio amico, estimatore di Sciascia, mi fa sapere, rammaricato, che sulla tomba del grande scrittore racalmutese, al cimitero di Racamuto, vi hanno deposto fiori di plastica; ma è mai possibile? Dobbiamo fare una raccolta?

Che triste metafora quel fiore senza linfa! E senza sangue?