martedì 7 novembre 2017

COMPLIMENTI AI PREMIATI: AURELIO RIGOLI, TOMMASO ROMANO, TEATRO DITIRAMMU, VITO PARRINELLO "IN MEMORIAM"

Condivido con piacere
 la notizia diramata dalla Fondazione "Ignazio Buttitta"




PREMIO IGNAZIO BUTTITTA - X Edizione

Palermo, Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino
Mercoledì 8 novembre, ore 17.00

Mercoledì, 8 novembre 2017 alle ore ore 17.00, presso il Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino (p.tta Pasqualino 5, trav. via Butera), a Palermo, si terrà la cerimonia di premiazione della decima edizione del Premio Ignazio Buttitta, promosso dalla omonima Fondazione.

Istituito nel 2006, il Premio Ignazio Buttitta viene assegnato a personalità siciliane che si siano distinte nelle scienze, nella letteratura, nelle arti, nel giornalismo, nell’editoria, e non siciliane che abbiano con la loro attività, significativamente promosso e valorizzato aspetti della cultura dell’Isola.

Negli anni scorsi, il Premio è stato assegnato a: Vincenzo Consolo, Giuseppe Giarrizzo, Giuseppe Tornatore, Alberto Varvaro, Francesco Renda, Ferdinando Scianna, Stefano Vilardo, Salvatore Silvano Nigro, Enzo Sellerio, Giovanni Sollima, Francesco Alberoni, Gioacchino Lanza Tomasi, Gianni Puglisi, Antonino Mancuso, Italia Napoli, Alfio Antico, Tullio De Mauro, Alfonso Giordano, Pina Patti Cuticchio, Giuseppe Quatriglio, Maria Costa, Nino De Vita, Natale Tedesco, Franco Scaldati, Marcello Sorgi, Matteo Collura, Alessandro Musco, Coro della Settimana Santa di Montedoro.

In questa decima edizione, la Fondazione ha voluto assegnare il riconoscimento a AURELIO RIGOLI, a TOMMASO ROMANO, a VITO PARRINELLO in memoriam e al TEATRO DITIRAMMU per la loro intensa e preziosa attività di diffusione scientifica e artistica della cultura siciliana.

Il Premio Ignazio Buttitta inaugura la XLII edizione del Festival di Morgana (Palermo, 8-12 novembre 2017), promosso dall’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari e diretto da Rosario Perricone, dedicato quest’anno a Antonino Buttitta. 

A conclusione della cerimonia, alle ore 19.00, andrà in scena in prima assoluta LA FUGA DI ANGELICA a cura della Compagnia dei Pupari Vaccaro-Mauceri di Siracusa.


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AURELIO RIGOLI. Nasce a Palermo nel 1933. E’ Professore Emerito dell’Università degli Studi di Palermo, e Presidente del “Centro Internazionale di Etnostoria Fondazione Prof. Aurelio Rigoli”, che egli stesso ha fondato negli anni Settanta. Rigoli, allievo di Giuseppe Cocchiara, consegue la laurea in Lettere nell’Università di Palermo avvicinandosi subito agli studi antropologici e nel 1974 viene chiamato a ricoprire la cattedra di Storia delle Tradizioni popolari nel medesimo ateneo. I suoi interessi scientifici hanno riguardato anzitutto la filologia della letteratura folklorica siciliana e il rapporto tra folklore e storia. Tali studi lo hanno condotto a definire un percorso disciplinare originale e di cui egli può essere considerato l’iniziatore, l’Etnostoria, volta a perseguire un tracciato storiografico integrale ed integrato con tutte le fonti possibili (orali/immateriali, materiali, iconografiche, musicali, gestuali, etc.), al di là della storiografia che si fonda su fonti esclusivamente scritte. Già Presidente del Settore Istituti Culturali del Consiglio Nazionale Beni Culturali e Ambientali, in rappresentanza degli Atenei d’Italia, è stato, per anni, il Coordinatore del Consiglio Regionale Siciliano dei Beni Culturali e Ambientali e ha presieduto la Commissione Regionale REI (Registro delle Eredità Immateriali) - UNESCO, progettandone lo Statuto epistemologico e metodologico pienamente recepito dal pertinente Assessorato. E’ autore di diversi testi, tra cui Le Ragioni dell’Etnostoria, Ila Palma Editore, 2004 e Un antropologo nel palazzo: percorsi antesignani di politica dei Beni culturali, Aisthesis, 2005. Fra i tanti riconoscimenti nazionali e internazionali, ha ricevuto la Medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica per i suoi singolari meriti accademici.


TOMMASO ROMANO. Nasce a Palermo nel 1955. Poeta e saggista dirige le Edizioni Thule da lui fondate nel 1971, ora Fondazione Thule Cultura, con le quali produce un ricchissimo catalogo di saggistica, narrativa, arte e varia di oltre seicento titoli. Dirige le riviste Spiritualità e letteratura e Ara Pacis. E' professore di Filosofia e Scienze Umane al Liceo statale Regina Margherita e ha insegnato all'Accademia di Belle Arti di Palermo. Esordisce in poesia nel 1969 e pubblica cinque raccolte, l'ultima delle quali edita da Sciascia, con prefazioni di Lucio Zinna, Giuseppe Bonaviri e Raffaele Nigro. Della sua opera di saggista e poeta si sono occupati fra gli altri Luciano Anceschi, Mario Luzi, Giorgio Caproni, Stefano Zecchi, Ernst Junger. Numerosi i saggi critici, di estetica e di storia con vari riconoscimenti fra cui le Palme Accademiche della Repubblica francese. Attivissimo operatore culturale, ha ricoperto vari incarichi, tra i quali: Vice Segretario Nazionale e Presidente regionale del Sindacato Libero Scrittori Italiani, Vice Presidente dell'Istituto Siciliano di Letteratura Contemporanea e Scienze Umane, Segretario generale della Fondazione Culturale Lauro Chiazzese, Vice Presidente della Fondazione Ignazio Buttitta. Attualmente è Consigliere della Società siciliana di Storia Patria, dell'Associazione Alessandro Tasca di Cutò, dell'Accademia Cielo d'Alcamo e Presidente onorario dell'Istituto Siciliano di Studi Storico Politici Economici – ISSPE. Antonino Buttitta scrisse di lui nel 2010: "La limpida lingua di Romano si impone per una espressività che dire scorrevole non rende ragione della armonia stilistica tanto della sua prosa quanto della sua poesia ed è singolare che la molteplicità dei suoi interessi e la varietà dei temi trattati si esprimano attraverso un lessico e una sintassi sempre coerenti. La coerenza! Quanto marca in maniera riconoscibile il discorso intellettuale di Tommaso Romano è appunto la continuità, per altro non iterativa, cioè l'assenza di fratture o salti tanto nello stile espressivo quanto nella scelta dei contenuti tematici e ideologici".


VITO PARRINELLO E IL TEATRO DITIRAMMU. Vito Parrinello nato a Palermo nel 1950 e scomparso improvvisamente nel giugno di quest’anno, è stato l’erede di una ricchissima tradizione musicale risalente agli anni ‘30. Lo zio, Giovanni Varvaro, fu fondatore insieme al Maestro Carmelo Giacchino di un’antica formazione di canto folklorico costituitasi nel 1935, il celebre Coro della Conca d’Oro che raggiunse fama internazionale e del quale faceva parte anche Irene D’Onufrio, madre di Vito. Varvaro e D’Onufrio trasmisero la passione per il folk e il modo interpretativo del sentimento popolare siciliano a molti allievi, tra cui lo stesso Parrinello, accostatosi con dedizione alla chitarra, e Rosa Mistretta, interprete di canto popolare. Questi ne hanno seguito attentamente gli insegnamenti e hanno continuato la tradizione attraverso varie esperienze e formazioni, proseguendo in un percorso di ricerca etnomusicale culminato nella istituzione, nel 1995, della Compagnia di canto e memorie popolari Ditirammu. Il Teatro Ditirammu è stato inaugurato a Palermo nello storico quartiere della Kalsa, nelle ex scuderie di Palazzo Petrulla, nel maggio del 1998. Sin dall’inizio l’Associazione si è impegnata nella promozione e nella divulgazione delle tradizioni folkloriche teatrali e musicali siciliane attraverso un incalcolabile numero di spettacoli, performance, concerti ed esibizioni sia in seno al Teatro stesso che in tantissime altre sedi nazionali e internazionali, con una modalità, divenuta ormai rituale, che prevede il coinvolgimento di artisti, attori, giornalisti, studiosi non solo siciliani nonché dei figli Elisa, attrice, cantante, sceneggiatrice e regista, e Giovanni, interprete di tamburello e percussioni, oggi eredi del patrimonio artistico di famiglia. Il Teatro Ditirammu, con i suoi 52 posti a sedere, è uno tra i più piccoli in Italia, certamente l’unico del genere in Sicilia, ma è anche un museo che raccoglie oggetti, spartiti, strumenti musicali, ricordi legati alla famiglia, agli spettacoli e alle attività della Compagnia di Canto Popolare.

Il Premio Buttitta è realizzato con il contributo dell’Assessorato dei Beni culturali e dell’identità siciliana, Dipartimento dei Beni culturali e dell’identità siciliana e del MiBACT – Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con la partecipazione dell’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari-Museo internazionale delle marionette A. Pasqualino.




Ingresso libero.
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Il Premio apre la XLII EDIZIONE DEL FESTIVAL DI MORGANA, promosso dall'Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari/Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, dedicato a Antonino Buttitta. 
In programma a Palermo dall’8 al 12 novembre, il Festival si articolerà in 5 intense giornate con 17 spettacoli e 4 prime nazionali, con 9 compagnie di opera dei pupi da tutta la Sicilia e 4 compagnie internazionali di teatro d’immagine contemporaneo da Francia, Polonia, Spagna e Tunisia.
In questa edizione, il Festival coinvolge 7 luoghi di spettacolo tra il quartiere della Kalsa e gli storici teatri di opera dei pupi della città: oltre alla sede del Museo internazionale delle marionette Antonio Pasqualino, la Chiesa S.S. Euno e Giuliano, il Teatro Agramante, il Teatro Carlo Magno, la Cioccolateria Lorenzo, Palazzo Steri e l'Ex chiesa di San Mattia dei Crociferi.
Direttore artistico Rosario Perricone.
Qui il programma completo:
https://www.facebook.com/events/1528696460585369/
http://www.museodellemarionette.it/

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Fondazione Ignazio Buttitta - via Giovanni Di Giovanni, 14 – Palermo
Tel. 091 7026433 – 333 2188325
info@fondazionebuttitta.it
www.fondazioneignaziobuttitta.org


domenica 5 novembre 2017

"CHI SIETE VOI SICILIANI?" Grillo lo vuol sapere. Ma anche noi.



Oltre ogni  strumentale contingenza, offre spunti di condivisibile riflessione il frammento di un più ampio discorso con cui Beppe Grillo l'altro ieri  ha galvanizzato il pubblico  dal palco montato in Piazza Verdi accanto al Teatro Massimo di Palermo; un discorso epico o lucidamente disperato, potrebbe risultare enfatico o addirittura retorico se non fosse che le parole attraversano realisticamente, per un verso o un altro, il destino dei siciliani in carne e ossa.
Credo vada apprezzato, oltre ogni contingenza anche elettorale, il tentativo di volerci comprendere nel nostro essere sicilianamente "ossimoro". Un tentativo di comprensione volto ad una maggiore consapevolezza del passato magari per orientare l'agire futuro.
Si vada al succo pertanto,  per ricavarne sostanza di pensamenti. Non si può far finta di niente nell'essere come si è se questo modo di essere talvolta ci fa star male e potremmo stare sicuramente meglio.  Ci salveranno le formule o le persone? P. C.


...

Chi siete?  
Chi siete voi? 
Chi siete voi siciliani? 
Chi siete? 
Avete avuto tutto: l’intelligenza di Maiorana, 
la profondità di Pirandello, 
la cattiveria di Totò Riina,  
il senso del potere di Provenzano...

Avete avuto qualsiasi cosa, brutta e bella: 
siete autonomi ma non siete autonomi, 
siete stati liberati ma non siete stati mai liberati, 
è  da cento anni che  vi prendono per il culo, che cento garibaldini hanno liberato milioni di siciliani. 
Chi siete voi siciliani? 
Chi siete? 
Chi siete voi? 
Chi siete? 
Io vi riconosco solo quando dite minchia! 
Un siciliano quando è siciliano è siciliano per sempre; dove lo trovi,  rimane siciliano: può vivere  in qualsiasi parte del mondo che rimane siciliano. 
Avete una terra che c’è tutto:  archeologia, bellezza, bel tempo, clima, agricoltura,  avete tutto, avete ricchezza e avete povertà, avete niente, avete inceneritori, petrolio, avete corruzione e avete questi tentativi mafiosi che ormai sono tentativi. 
Non vedete con chi dovete combattere? 
Chi siete? 
Cosa sta succedendo in questa terra?
...

N.B.
Il seguito, anche per motivi di opportunità, verrà pubblicato successivamente, dopo la digitalizzazione del testo. Per i puristi va precisato che la trascrizione risente della fluttuante improvvisazione del parlato.

ph ©piero carbone

sabato 4 novembre 2017

venerdì 3 novembre 2017

MA COME SI PERMETTONO I CINGHIALI? IL RE È RE. Un monastero e un casino di delizia per sdebitarsi






Il Re Guglielmo I, alla caccia di un cignale nel bosco di Adriano, era per cadere nelle di lui zanne, se gli altri cacciatori non erano pronti per salvarlo, uccidendo la fiera indomita, la quale avventossi contro una testa coronata, senza accorgersi ch'era un unto di Dio.

La salvezza della vita del Re, con tanta unzione narrata da Pirro, dovuta alla solerzia ed al coraggio dei suoi compagni, diede luogo alle pie allucinazioni, attribuendola all'intervento della divina protezione.

Il Re Guglielmo volle conservare la memoria della sua imprudenza, e per ispirazione divina, come vuole Pirro, fondò nel bosco di Adriano a lato della Chiesa di S. Maria, un Monastero di Padri Cassinesi, acciò si avesse il doppio scopo, del monumento votivo, e di un casino di delizia quando la Corte vi si recava per. la caccia.

Luigi Tirrito, Sulla città e comasca di Castronovo di Sicilia, capitolo IX - "S. Maria di Adriano nel Rifesi", Edizioni Leopardi, Palermo 1983, riproduzione anastatica dell'edizione del 1873

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Guglielmo I di Sicilia, detto il Malo (1120 - 1166)












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giovedì 2 novembre 2017

FIORI COME RICORDO E RICORDO COME FIORI. Per il 2 novembre

Accanto a tombe ben adorne di fiori ce ne sono altre a volte...

FOTOGRAFIA SCULURUTA

Na tomba annuvricata
  e chjina di lippu
 la data scancillata
 lu nomu ca un si leggi
 un ancilu chi prega
 na cruci arrugginuta 
e grasti senza hiuri. Sculuruta,
 la fotografia. Nni li pigna 
s'aggiuccanu li ciavuli pi notti. 
"Signori, si chjui!" 


FOTOGRAFIA SCOLORITA

Una tomba annerita
e ricoperta di muschio
la data abrasa
il nome non si legge
una croce arrugginita 
e vasi senza fiori. Sbiadita
la fotografia. Sui pini
si annidano le cornacchie per la notte.
"Signori, si chiude!".


piero carbone