sabato 21 gennaio 2017

I PRESIDENTI D'AMERICA VISTI POETICAMENTE. Quando Obama subentrò a Bush



Da oggi Barack Obama non è più il Presidente degli Stati Uniti d'America; nel 2009, quando subentrò a George W. Bush, anche per il colore della sua pelle strabiliò il mondo e suscitò entusiasmi e speranze, si credette anticipatamente nel suo contributo per un mondo migliore, più riappacificato, più giusto, etc. 

Come sempre, e come è giusto che sia, per distaccarsi dal presente e non incorrere in faziosità, anche in questo caso si demanda al corso lungo della Storia ogni giudizio e parametro. 

Intanto, la cronaca corre e alla veloce domanda di un giornalista su "cosa lascia in eredità Obama", un notista politico sinteticamente ha risposto: "Trump".

C'è da augurarsi che sia una buona eredità, nonostante ribolliscano interpretazioni contrastanti. 
In tutto questo che può fare la poesia? Nulla. Tranne una cosa: accompagnarci nella speranza. 
Ora come allora. P. C.








giovedì 19 gennaio 2017

DALLO SPAGNOLO VENGONO, ALLO SPAGNOLO VANNO, RICORDI E SPERANZE. Massimo Scippilliti traduce una mia poesia.

Eduardo Chiarelli mi scrive e allega un gradito regalo. Lo ringrazio. E ringrazio Massimo Scippilliti.

Caro Piero, ricordi di quel mio amico catanese, Massimo Scippilliti, che vive da un paio di mesi a Setubal? 
Ebbene l´altro giorno trovandomi a casa sua cosa vedo? la sua tesi di laurea in Castigliano; allora, mi sono ricordato subito di te e gli ho chiesto, visto che domina così bene lo spagnolo, di tradurre qualche tua poesia. Pertanto, questa non è l'ennesima poesia in Siciliano tradotta in castigliano da uno qualsiasi, ma direttamente da un siciliano! 
Insomma, "nun si nni perdi acqua"! 
Te la mando. Spero ti piaccia.
recuerdos y esperanzas

Plantar un algarrobo cuando muera
al lado de la tumba en piedra viva.
El pais que me ha hecho nacer, 
del alto lo quiero mirar, 
las raices escaban en la histora, 
alcanzar el cielo con las manos, 
entrelazar ramas con angeles y santos, 
para recoger siempre 
recuerdos y esperanzas.

trad.: Massimo Scippilliti









da Piero Carbone, "The Poet Sings For All / Lu Pueta canta pi tutti, Legas, New York - Ottawa 2014.
Introduzione e traduzione di Gaetano Cipolla.

martedì 17 gennaio 2017

CELEBRAZIONE O REQUIEM PER IL DIALETTO? L'americana "Learn Sicilian" di Gaetano Cipolla e la mala profezia di Sciascia

dialetto sì, dialetto no 


Oggi è la Giornata nazionale del dialetto, mi fa piacere in tale circostanza dare notizia della recentissima riedizione della grammatica siciliana in lingua inglese scritta da Gaetano Cipolla, professore emerito della St. John's University e presidente dell'associazione italoamericana "Arba Sicula". 

Nel 2013 la prima edizione della grammatica venne consegnata ufficialmente all'Istituto comprensivo Maredolce nell'omonimo Castello durante un'articolata e festosa manifestazione, quest'anno si ripeterà l'incontro con gli italoamericani di Arba Sicula e del prof Gaetano Cipolla il 4 giugno a San Ciro a Maredolce.  

Nell'allegato dvd sono riprodotti alcuni brani e dialoghi del testo per i quali siamo stati coinvolti alcuni siciliani residenti ma anche l'emigrato racalmutese Eduardo Chiarelli che vive a Setubal in Portogallo.
  
L'intervista di Sciascia del 1986, con le sue ferali e apodittiche affermazioni,  fa quasi da contrappunto. 




(Learn Sicilian. Mparamu lu sicilianu. A Comprensive, Interactive Course. Revised, Legas, 2016)













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L'intervista di Sciascia

Domanda di Sergio Palumbo:
Quale potrà essere a suo giudizio il destino del dialetto siciliano dopo la diffusa scolarizzazione e i sommovimenti etnico-sociali che hanno profondamente trasformato il nostro paese negli ultimi cinquant'anni?

Risposta di Leonardo Sciascia: 
Il dialetto tende a scomparire, su questo non c'è dubbio, ma d'altra parte voler conservare quello che deve morire è un'operazione un po' necrofila, ecco! Quindi, se il dialetto deve morire, lasciamolo morire, vuol dire che sarà studiato nelle università e conosciuto da pochi, insomma, però insorgeranno altri dialetti, altre forme di dialetti.


L'intervista su you tube

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lunedì 16 gennaio 2017

LA LETTERA APERTA DI LILLO BONGIORNO? APRA DIBATTITI. Sulla Fondazione Sciascia di Racalmuto e tanto altro



Dissento su molti punti della lettera aperta che Lillo Bongiorno ha inviato in questi giorni ai giornali: nel merito della materia qui o là trattata, nel metodo e nella tempistica con cui la diffonde, ne riconosco addirittura la sua, diretta o indiretta, responsabilità in alcune scelte, anche di persone o personalità, rivelatesi inefficaci o sbagliate tout court rispetto ai problemi additati e alle soluzioni prospettate (basti rileggere alcuni post in questo blog per averne un disincantato e amareggiato ragguaglio). 

Concordo altresì su alcuni punti che mi avviene di trattare, anche in solitudine, ormai da molti, troppi  anni, mi riferisco in particolare alle sorti della Fondazione Sciascia e alla gestione culturale delle opportunità e delle potenzialità del nostro paese ovvero del "paese di Sciascia" - quale onore esserlo! quale onere comporta! che tremenda responsabilità a fronte delle giuste aspettative! Quanta politica mediocre e inadeguata! Quanta gente di scoglio o di mare aperto, stanziale o di passaggio, accreditatasi di cultura o di stretta fede sciasciana,  in malafede o semplicemente opportunista!

Il tempo è galantuomo ma a volte persino il riscontro di talune, solitarie preveggenze porta con sé un retrogusto amaro, l'amarezza dei fallimenti non propri o strettamente personali ma collettivi! 
Ve n'è la ragione, quando si ama il proprio paese e inscindibilmente si crede nella cultura e nei valori che trascendono questo o quel paese, che prescindono da contingenze temporali e localistiche.

Pertanto, anche in fedeltà con me stesso, non mi sottraggo all'eventuale dibattito, come purtroppo altri talvolta hanno fatto, e pubblico volentieri nel blog, sorta di fortino senza palizzate che tuttavia resiste a inaspettati assedi e sperimenta incursioni nel mondo circostante e dei desideri, pubblico volentieri, dicevo, quanto Lillo Bongiorno ha voluto sottoporre all'attenzione, e alla pubblicazione. 
Piero Carbone

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Caro Piero,
qualche giorno fa ho scritto la lettera aperta che ti allego, pubblicata da blog e giornali.
Ancora una volta l'amministrazione comunale e la Fondazione perdono una grande occasione di inserirsi nel dibattito nazionale, questa volta su mafia ed antimafia, di scottante attualità.
L'assessore Picone mi ha risposto con un articolo che elenca una grande(sic!) serie di cose fatto per e con la Fondazione.
Io credo ben poca cosa, se aggiungiamo ai problemi della Fondazione, quelli del Teatro, del Castello, della Biblioteca. Tutto molto carente dal punto di vista culturale.
Paese sfortunato il nostro, con grandi potenzialità ma gestito al minimo della ordinaria amministrazione.
Ciao.
Lillo Bongiorno

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Lettera aperta

Qualche giorno fa, Felice Cavallaro con un coraggioso articolo ( da par suo) sul Corsera, ha ricordato il famoso articolo di Leonardo Sciascia del 10 gennaio 1987 che ha dato il via alla polemica sui c.d. “professionisti dell’antimafia”.
L’articolo di Sciascia, come puntualmente ricordato da Cavallaro, si è rivelato di una profetica lungimiranza, frutto della sua vivacità intellettuale e della profonda conoscenza degli uomini e della terra di Sicilia.
Cavallaro ha scritto di impostura di una antimafia da vetrina, che trent’anni dopo l’articolo del professore, è drammaticamente confermata dalla “caduta dei miti” e, con grande professionalità e schiena dritta,  fa nomi e cognomi di magistrati, imprenditori e giornalisti, oggetto di inchieste in corso.
A fronte di una sconsiderata polemica innescata trent’anni fa dal “comitato antimafia”,  quanto affermato e previsto da Sciascia si e rivelato di scottante attualità ed  oggi anima il dibattito politico-istituzionale su mafia e antimafia.

Per quanto sopra, qualche mese fa avevo proposto al sindaco di Racalmuto Emilio Messana ed all’Assessore alla cultura Picone, di organizzare un grande dibattito a Racalmuto su mafia ed antimafia a trent’anni dall’articolo di Sciascia, invitando, magistrati, giornalisti e politici di livello nazionale, non per una sterile celebrazione di quanto affermato da Sciascia, ma per riconfermare  l’importanza e l’attualità del pensiero del nostro illustre concittadino e, soprattutto, per offrire, dal “paese della ragione”, un importante contributo al dibattito nazionale in corso.
L’avvenimento avrebbe riacceso i riflettori nazionali su Racalmuto e sulla Fondazione Sciascia che oggi vive un momento di grande difficoltà.
Il sindaco Messana e l’assessore Picone, ovviamente, non ne hanno fatto nulla :
ANCORA UNA IMPORTANTE OCCASIONE MANCATA !

Cosi la Fondazione Sciascia continua a vivere una condizione di marginalità, tra l’altro subendo la perdita di finanziamenti per non aver presentato l’istanza alla Regione da parte dell’amministrazione comunale (anno 2015) o ottenendo un misero finanziamento di appena 47 mila euro per l’anno 2016, a fronte di ben più cospicui contributi ad istituzioni, certamente di minore importanza rispetto alla Fondazione (probabilmente perché le ragioni dell’importanza della Fondazione non sono state adeguatamente sostenute in Regione dall’amministrazione comunale).

L’attività culturale della Fondazione langue, la modifica dello Statuto è in corso da 30 mesi senza venirne a capo, non si capisce se il direttore letterario e componente del C.d.A. prof. Di Grado si è dimesso o meno, non si sono ricercati importanti sponsor, dopo il contributo del Comune, su nostra proposta, di €. 10.000, per l’anno 2015, il contributo per l’anno 2016 è stato ridotto al lumicino, come l’attenzione e l’impegno dell’amministrazione comunale nei confronti della Fondazione.

Dopo l’insediamento dell’amministrazione Messana, speranzoso in un proficuo lavoro amministrativo per il rilancio socio-economico e culturale di Racalmuto, avevo scritto una lettera aperta sulla ripresa dell’attività della Fondazione Sciascia con il concreto sostegno del Comune, dopo anni di disattenzione (se non di  ostracismo) delle passate amministrazioni comunali (toh che coincidenza! Sostenute dallo stesso partito e dagli stessi uomini che sostengono attualmente il sindaco ), anche in questo Emilio Messana è stata una profonda delusione.

Racalmuto 12 gennaio 2017                                                                       
                                             Lillo Bongiorno                                                                                            

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domenica 15 gennaio 2017

CATULLO È SEMPRE CATULLO: SEMPRE CON I GIOVANI E CHI TALE SI SENTE. Notte bianca e open day al Liceo classico Vittorio Emanuele II di Palermo


Guglie e "merletti" della cattedrale di Palermo visti e fotografati di sera attraverso le alte e ampie finestre del Liceo classico Vittorio Emanuele II in occasione della notte nazionale dei licei; notte bianca e open day del 13 gennaio 2017.




classicamente moderni


Catullo

Vivamus, mea Lesbia, atque amemus 
rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis.
Soles occidere et redire possunt,
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
Da mihi basia mille, dcinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum
deinde usque altera mille, dein secunda centum.
Dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus ilia, ne sciamus,
aut nequis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.
(Catullo, c. 5)

VASATI A NUN FINIRI
di
Domenico Romano

Gudemula sta vita,
Lesbia du me cori,
e amamunni,
e di tuttu chiddu chi dicinu
i vecchi arripudduti
troppu severi e invidiusi
futtemunninni.
Tramunta lu suli,
ma po' torna a splenniri
su stu munnu,
nuavutri inveci,
quannu sta picca luci
s'astuta e scumpari,
'na notti
una sula eterna
amu a dormiri.
Dammi milli vasati
doppu centu e ancora milli,
e milli e centu
e ancora milli e centu.
Poi, quannu migghiaia
e migghiaia di vasati
avemu assummati,
ammiscamuli,
accussi pirdemu lu cuntu,
picchi nu spunti unu
d'animu malu
chi ni ietti u malauguriu
sapennu quanti vasati
ci semu dati.



Mia traduzione di servizio:

Godiamocela, questa vita,
Lesbia del mio cuore,
e amiamoci,
e di tutto quello che dicono
i vecchi rincoglioniti,
troppo severi e invidiosi,
freghiamocene.
Tramonta il sole,
ma poi torna a splendere
su questo mondo,
noialtri invece,
quando questa poca luce
si spegne e scompare,
una notte
una sola ed eterna
dobbiamo dormire.
Dammi millie baci,
dopo, cento, e ancora mille
e mille e cento
e ancora mille e altri cento.
Dopo, quando migliaia
 e migliaia di baci
avremo assommati,
mescoliamoli,
così perdiamo il conto,
 e affinché non spunti uno
d'animo cattivo
che ci lanci il malocchio
sapendo quanti baci
ci siamo scambiati.


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VASAMMUNI, LESBIA, O COMU SCHIFIU TI CHIAMI

Baciamoci, Lebia, qualunque sia il tuo nome

http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/04/vasammuni-lesbia-o-comu-schifiu-ti.html



Modernità di Catullo?
Basta sostituire il nome Lesbia con un altro che che ci sta nel cuore o sulle labbra... e il gioco è fatto!




Non solo Catullo:
anche l'Odissea (in collaborazione con l'Università per stranieri)
le "inutili" stragi delle guerre mondiali
il coro