domenica 29 marzo 2015

MEGLIO LE ORCHIDEE. Le escursioni naturalistiche di Mara e sorprese floreali




Gliel'avevo promesso a Mara che avrei voluto dedicare tutto un post ai suoi fiori, alla "sua" natura, alle sue città visitate e fotografate, perché sa coglierne la bellezza, l'armonia, ma oggi lo faccio con una ragione in più ed è questa: distrarmi dalla bruttezza, evitare di parlarne, di mostrarla in foto, di polemizzare insomma perché c'è sempre qualcuno che si sente pizzicato e per una ragione o l'altra disposto a difendere l'indifendibile. 

Criticare a viso aperto è generosità perché uno si espone, si attira strali e ire, e magari ne traggono spunto per ideare soluzioni, correggere errori o migliorare progetti. 
Qualcuno potrebbe avvantaggiarsene,  della critica (altrimenti che critica costruttiva sarebbe!), ma a chi critica spesso resta la cenere delle ire e degli strali. 
Il fatto è che se uno si mette in giro e osserva non può impedire all'occhio di vedere e commisurare alle proprie conoscenze, al proprio senso estetico, pietre, lapidi, edifici, scale, segnaletiche, anfiteatri, restauri, strade, ponti, pavimentazioni, usi e regolamenti per produrli, usi e regolamenti per fruirne, etc. etc. etc. 

Non per non voler essere generosi con le critiche ma appunto per preservarle è bene talvolta soprassedere, rinviare, sperare generosamente che le cose si aggiustino da sole ovvero per un saggio e opportuno intervento umano. 





Una precisazione: non criticare non rappresenta un vuoto, non avere che dire, non avere che fare, anzi, all'opposto, non si intasa l'animo rendendolo altresì più ricettivo alla bellezza, come ad esempio, e che esempio!, all'ammirazione delle incredibili orchidee che Mara Gioia nelle sue frequenti escursioni naturalistiche  trova e "raccoglie" con delicato obiettivo per farcene dono. 
Ma, come un rabdomante sa trovare l'acqua,  non si lascia sfuggire neanche quelle del Salento e le innumerevoli varietà che fioriscono fuori dalla sua Sicilia. Per gioirne con gli altri. E con noi, in questa solare Domenica delle Palme.




























Foto di Mara Gioia

sabato 28 marzo 2015

IL PONTE COME METAFORA E IL DONO DI PRISCILLA. Un libro su Rosario Assunto pensando a Maredolce


Le coincidenze servono. Priscilla Alessi mi regala un libro della prestigiosa casa editrice di famiglia  su Rosario Assunto, filosofo del paesaggio, teorico del giardino, pensando all'avvenimento di alcuni giorni prima ravvivato da un bel corteo storico al giardino per eccellenza di Palermo, detto della Fawara o di Maredolce, e alla vigilia del centenario della nascita del filosofo di Caltanissetta da cui proviene la famiglia di Priscilla. 

E non posso far torto ai Whitaker, esigenti committenti di giardini, non citando per assonanza onomastica Il giardino della discordia. Racalmuto nella Sicilia dei Whitaker anche se il libro non filosofeggia, non teorizza sull'ontologia e teleologia del giardino, poco ha di estetica e molto  è ordito di liti avvocatesche originate dal racalmutese Giardino della Fontana.

Ma in tutto questo incrociarsi di richiami e coincidenze, soprattutto ricorre il centenario della nascita di questo filosofo "conservatore" che scrive come un letterato, con la sensibilità di un poeta, Rosario Assunto, nato a Caltanissetta il 28 marzo 1915 e morto a Roma nel 1994.

Il libro regalatomi raccoglie gli Atti di un  Convegno di studi ma contiene una chicca che vale la pena fare assaporare, è un inedito di Assunto: Il ponte che non c'è. Divagazioni estemporanee anni '80.

La divagazione sull'inutilità o sulla inopportunità del Ponte di Messina, che potrebbe sembrare ormai datata, si veste di attualità incrociando notizie attualissime di ponti storici siciliani eliminati o di ponti moderni chiusi o non aperti perché insicuri. Ma non penso che il filosofare di Assunto approdasse alla prospettiva di tagliare i ponti. Anzi!



















Dall'articolo di Carlo Volpino sul sito:


...gruppo di lavoro, coordinato dall’architetto Lina Bellanca, della Soprintendenza dei Beni culturali e ambientali di Palermo, al quale quest’anno la Fondazione Benetton Studi Ricerche ha assegnato il XXVI premio internazionale «Carlo Scarpa per il giardino». Una scelta coraggiosa, perché la cura dei luoghi, qui, come la intendeva un grande paesaggista e filosofo come Rosario Assunto, siciliano di Caltanissetta, del quale il 28 marzo ricorre il centenario della nascita, ha grandissime probabilità di risultare vana come la fatica di Sisifo.



Altri links correlati:

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http://ennapress.it/il-pittore-nisseno-rosario-assunto-viene-ricordato-da-francesco-guadagnuolo.html

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venerdì 27 marzo 2015

OLTRE IL "PALÌCU". Dallo stuzzicadenti al "preview" di Roberto Sottile


Ieri pubblicavo alcuni modi di dire tra cui Mi pari palìcu

Da un commento speciale su fb mi è sembrato opportuno ricavarne un post da inserire nel blog, per  un arricchimento linguistico che non fa poi male, anzi, arricchisce notevolmente e fa anche piacere. 

E' la ricchezza insondata del nostro dialetto! 

L'annuncio di Roberto Sottile ci fa prefigurare sorprese.







    • palìcu = stuzzicadenti La prima testimonianza della voce è nel Vocabolario di del Bono (1754) col valore di ‘bruscolo, stecco’ e ‘nettadenti’. Qui, come negli altri vocabolari dialettali, manca la locuzione assai viva, e registrata invece nel Vocabolario Siciliano, "mi pari palìcu" ‘mi pare cosa da nulla’. Il termine ha un corrispondente nel maltese palik ‘toothpick’, mentre nei dialetti meridionali le forme escono tutte in –icco (paliccu, palicu, palicco, per lo più col valore di ‘stuzzicadenti’). 
    • La voce è in genere considerata di origine spagnola, ma in spagnolo lo stuzzicadenti si chiama "palillo". Perciò le forme isolane devono invece essersi sviluppate a partire da un probabile "palìco", il che indurrebbe a rintracciarne la base in un latino "paliccus" ‘piccolo palo’, come suggerisce Gerhard Rohlfs. 
    • La voce è cara al Camilleri degli anni '90: "...storie dell'America che, in confronto, l'opera dei pupi e i paladini di Francia parevano palìco" (La stagione della caccia 1992/Sellerio 2002, p. 121); "non mancava manco un palìco, uno stuzzicadenti, un lecca lecca" (Il cane di terracotta 1996/Sellerio 2001, p. 39). GRAZIE SEMPRE, Piero Carbone
    • Piero Carbone Grazie al prof. Roberto Sottile per il succoso contributo. N.B. Col tuo permesso vorrei pubblicare il commento in coda al post sul blog.
      1 h · Modificato · Mi piace · 1
    • Roberto Sottile No problem, anzi potrebbe essere come un "preview" di una cosa che sto scrivendo... 



Il post di ieri



Ph ©pierocarbone

giovedì 26 marzo 2015

CURRI QUANTU VOI... Ricordando l'editore Salvatore Coppola e i "detti" paterni di Rosemarie Tasca d'Almerita


Voleva fare l'editore, e lo fece. Lo fece a modo suo, con libertà, con difficoltà. Aveva tanti progetti: alcuni li realizzò, altri erano in cantiere; ne so qualcosa per avermi coinvolto in alcuni realizzati e in altri da realizzare. La morte, intervenuta in maniera subdola, ha fatto saltare in aria tutto. Che cosa rimane oggi della sua casa editrice? Che fine ha fatto il catalogo? 

Ma una domanda sulla memoria di ciò che rimane oggi dell'editore Salvatore Coppola, che era soprattutto un generoso idealista, mi spinge a volerlo ricordare attraverso la citazione di uno dei suoi libri che aveva pubblicato in collaborazione con Margana Edizioni, forse una premonizione, codesta collaborazione, in vista magari di un passaggio di testimone. Forse. Se queste erano le sue intenzioni, non ebbe il tempo di far transitare su un altro editore la sua attività, i suoi libri, i suoi autori. Egli, negli ultimi tempi, un'altra occupazione in verità desiderava perseguire: quella di scrivere i propri libri, dopo avere pubblicato generosamente e coraggiosamente quelli degli altri. Non ne ebbe il tempo. Felice parentesi è stata quella di Caltabellotta, nell'aerea Caltabellotta: oasi di letture, di scrittura, di amici. Ma parentesi breve. 

Un autore che è venuto a mancare piuttosto che un autore mancato. Diverso il discorso per la cessazione della sua casa editrice: a rimanere orfani non sono soltanto i suoi autori ma i tanti lettori che nei suoi libri impegnati trovavano un punto di riferimento, uno spazio di libertà, di espressione, un pensiero critico, una volontà di impegnarsi, un atteggiamento di resistenza, quasi una sorta di bandiera.

Oggi è il tempo di fare sventolare quella del ricordo. Attraverso il vento delicato delle pagine sfogliate di un libro leggero. Ma ricco di tanto sapore familiare, di tanta sapienza nostrana.

Una sapienza che ci spinge a considerare minuscoli tutti i problemi talvolta irrisolvibili e le difficoltà insormontabili, in cui tra l'altro Salvatore si dibatté ininterrottamente, specialmente quando arriva d'improvviso la ruspa ineluttabile che li spazza via liberandocene, senza darci però il tempo e la soddisfazione di averli prima risolti.






Rosemarie Tasca d'Almerita, Chi nnicchi - nnacchI? Detti di casa mia e non solo, Margana edizioni - Coppola editore, Trapani 2011. Disegni di Gabriella Saladino

mercoledì 25 marzo 2015

UN LAGO DI POESIA... A MAREDOLCE. Abd ar-Rahman di Trapani tradotto da Michele Amari







21 marzo 2015


21 marzo 2015







A proposito di Maredolce:
due video di Antonello Scarpulla

Da "Maredolce" a "Maredolce"



I Paradisi dei Re 





Immagini in mostra permanente al Castello di Maredolce tranne quelle del 21 marzo 2015 ©archivioepensamentiblog scattate in occasione dell'apertura del monumento ("Palermo apre le porte") con il corteo strorico Santa Rita di Castellammare del Golfo organizzato dall'Istituto Maredolce in collaborazione con  l'Assessorato Regionale ai Beni Culturali, l'Assessorato alla P. I., la II corcoscrizione "Brancaccio", il Liceo scientifico "Basile" e l'Associazione Maredolce, di Palermo.