sabato 7 dicembre 2013

PASSEGGIANDO PALERMO CON CHI SA VEDERE



Infinito è il numero di coloro che, o bene o male, vedono; scarsissimo il numero di coloro che osservano.
Arturo Graf, Ecce Homo, 1908

Per il discorso in immagini qui proposto è secondario specificare che le immagini si riferiscano, anche se non tutte, ai monumenti e ai siti elencati: Piazza Pretoria, Palazzo delle Aquile, Casa Professa, Ballarò, Palazzo Comitini, Istituto Tecnico "Parlatore", "San Cataldo", Spiazzo della Cattedrale, Zisa...

Mi capita spesso, com'è naturale che sia per uno che vi risieda, di guardare la Palermo attraversata di corsa dai turisti, e qualche volta quella nascosta, visitata solo in alcune occasioni da pochi fortunati, nell'uno e nell'altro caso si rischia di guardare senza vedere o di vedere senza osservare, di archiviare quell'esperienza, insomma, in un'immagine scontata e superficiale, da cartolina, acquisita come diciamo noi curriènnu curriènnu, "correndo correndo" ovvero di corsa.
  
Ho avuto la fortuna di passeggiare Palermo con un amico fotografo che interrogava quello che vedeva con la macchina fotografica così come un neurologo colpisce col martelletto la rotula del ginocchio: l'uno ricorre all'espediente per far venire fuori la reattività neurologica e misurarla, l'altro per carpire ai monumenti e agli attraversamenti interrogati la bellezza nascosta: modanature occulte, soggetti scabrosi, scorci secondari, miniature rifinitissime, sensuali forme, lapidi sottovalutate, quadretti di vita dimenticata, luci e ombre incisive, geometrie perfette...

In questo modo dovremmo rieducarci a guardare vedendo e a vedere osservando  "scontate" certezze, percepite, sovente, con superficialità. 
Ne trarremmo ricchezze inaspettate. 

Intanto, è un piacere condividere quelle scovate da Danilo Patella.  


Foto di Danilo Patella





























































venerdì 6 dicembre 2013

PAESITE DI ECO IN ECO





Leggere tra i commenti la traduzione di una poesia è il miglior commento della poesia stessa, come dire, la trasposizione di un sentimento da una lingua ad un'altra è la plastica rappresentazione di un sentimento che va al di là del singolo sentire. 

In spagnolo poi... 

Si realizza così il processo inverso a quello gioioso che solitamente metto in atto prima di accingermi a scrivere in dialetto: inondarmi di suoni e immagini nell'idioma di Gustavo Adolfo Bécquer e di Unamuno.

Ringrazio Maria Manuela da Silva Correia, panamense che vive a Lisbona, per aver fatto eco in spagnolo alla traduzione portoghese di  Eduardo Chiarelli  a cui risuona dentro lo stesso dialetto racalmutese in cui ho scritto nni l'abbissi. 



en los abismos 

Duele como un diente 
este pais, 
pero no puede cair
 no es de leche, 
pero que bien, 
porque si asi fuera, 
quedaria con un gran hueco
 en mi boca, 
hasta yo me arrastaria 
en los abismos . 

Trad. di Maria Manuela da Silva Correia


La poesia in dialetto e in portoghese: 

Un'interpretazione del termine portoghese "Saudade":


Saudade è quello che rimane, di quello che non c'è piú.


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Una canzone fado suggerita da Eduardo:

Para morrer uma andorinha não acaba primavera 

La primavera non finisce solo perché muore una rondine.


giovedì 5 dicembre 2013

"PAESITE"






Un commentatore "benevolo" , che forse voleva essere ironicamente velenosetto, ha voluto ricondurre il dolore di cui si parla nella poesia all'odontoiatria, ma io dico che è stato involontariamente benevolo perché di una vera e propria malattia si tratta, della peggiore specie, trattandosi di malattia amorosa che possiamo definire "paesite". 

Eduardo Chiarelli se l'è portata appresso, prima in Canada, ora in Portogallo, e chissà dove altri se la portano in giro per il mondo.

Una musica vi immagino in sottofondo, il fado portoghese, e Coimbra della canzone vale come nome di una città che ciascuno può sostituire con quelli della propria geografia personale:


Coimbra é uma lição
De sonho e tradição...

Coimbra è una lezione 
di sogno e tradizione...




Nos abismos

Doi como um dente
este pais 
mas cair não pode , 
não é de leite 
e ainda bem porque se caisse ,
ficaria com um grande buraco 
na minha boca ,
e até eu me arrastaria
nos abismos.

Traduzione di
 Eduardo Chiarelli (Setúbal, Portogallo) 

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Come un dente mi duole

questo paese 

ma cadere non può 

non è di latte 

e meno male sennò 

se mi cadesse 

la cavità nella bocca 

sarebbe grande, 

pure me trascinerebbe 


mercoledì 4 dicembre 2013

VERSO UNA META COMUNE





Scurdammoce o passato! Senza acrimonia.
Per quanto mi riguarda, non sono contro qualcuno ma solamente in favore di qualcosa o in difesa di un'idea. Tutto il resto è rumore. Non voluto. Che non fa bene, e che dispiace.
Quello che importa è il futuro. Andare avanti. Realizzare il progetto iniziale e perseguire le finalità desiderate e preventivate. 
C'è di mezzo Sciascia, un paese, un progetto che trascende di molto il paese stesso per proiettarsi lontano.

Pertanto, onore e merito al Direttore del giornale "Malgrado tutto" se oggi, con piena libertà solleva alcuni interrogativi finalizzati alla valorizzazione delle potenzialità della Fondazione Sciascia e in particolare delle carte, tutte o in parte, lasciate da Sciascia alla Fondazione e invece pubblicate e pubblicizzate di qua e di là.  
In altri tempi, ci sono stati alcuni che hanno sofferto in solitudine per avere fatto la stessa cosa attirandosi ire e antipatie. Ma...

quando, nel 1997, qualcuno lamentava l'autoreferenzialità della Fondazione Sciascia e sostanzialmente capace di un unico evento annuale,
o, nel 1998, che le lettere di Sciascia andavano a finire a Pavia,
o, che nel 2000, lettere incisioni e libri non erano stati ancora consegnati dalla famiglia e non si offrivano, come dovuto, alla consultazione del pubblico, la musica era tutt'altra: silenzio o attacchi.



Per "Malgrado tutto", come se il problema non esistesse.
Esponenti istituzionali della Fondazione  bollavano in malo modo  chi faceva notare tutto questo come se fosse "contro" la Fondazione quasi novello untore o incauto delatore. 

Era generosità, invece, e non delazione: sotto il riguardo personale sarebbe stato più conveniente il silenzio: chi ha additato i problemi, se avesse taciuto, magari si sarebbe ritrovato come altri, più "prudenti", nel giro buono, non si sarebbe perso passerelle e occasioni di conoscenze utili o importanti. E per uno che ama scrivere quanto poteva tornare utile tutto ciò! E' storia. 
Critica e autocritica sono ugualmente utili e necessarie per potere ricominciare col piede giusto. Invece...

Il Vicepresidente della Fondazione Aldo Scimè nella lettera all’”Inchiesta” del 24 settembre 1997 contestava “l’informatore Carbone” e il Direttore letterario Antonio Di Grado sul “Giornale” del 12 agosto 2000 alla requisitoria di Mario Giordano opponeva un elenco di benemerenze riguardanti altro. 

Da precisare che a quel tempo ancora non c'erano la collezione dei quadri, i manoscritti, la biblioteca...

Oggi ci sono e rischia di "non esserci" per tanti aspetti la Fondazione. In suo favore, fa piacere pertanto ritrovarsi e intendersi nel portare avanti valutazioni e idee comuni.