domenica 28 luglio 2013

LUNA TU. Parole per una canzone



LUNA TU



I

Sutta lu pignu di lu Zzaccanieddru 

tutti l’amici mi viennu a truvari.

Ci offru ficu, ci offru piruna,

grapiemmu un libbru, nni guarda la luna.



Li gradi su di fierru e fannu cruci,

diavuli diventanu l’amici,

ma iu ca sugnu veru omu di paci

nni dicu bbeni di li ma nnimici.



Rit.:

Luna luna luna tu

Suli suli suli tu (3 volte)

Vientu vientu hiuhia tu

Paci amuri e nenti cchiù (2 volte)



II

Du gatti ca mi fannu cumpagnia

Mentri la vita beni o mali passa.

La picciliddra joca, tutta russa,

un cuccu n capu l’arbulu cucchia.



Tutta chi va santannu e scuncichìa

la picciliddra mia quannu si curca.

La vasu, chiuji l’uocchi, s’ammuscisci,

mentri ci cuntu un cuntu, s’addrummisci.

Rit.



III

Stiddri ca vi taliu di luntanu,

furmiculi a lu scuru mi pariti.

Stiddri di n celu ca mi taliati

nun sacciu chi di mia vu’ vuliti.



Lu vientu m’accarizza li capiddri

lu nasu anchi la frunti e li masciddri.

Vinni, hiuhiannu, tuttu spinziratu.

Nivuru si nni jì e ntrubbulatu



Rit.
















© Piero Carbone.
Testo inedito. Tutti i diritti riservati secondo le disposizioni vigenti in materia





sabato 27 luglio 2013

LAUREARSI SU SCIASCIA E LE ARTI FIGURATIVE

A&P:

Riporto una testimonianza di Nuccio Mula pubblicata oggi su fb:
https://www.facebook.com/piero.carbone.7/posts/10201524875622112
Lo ringrazio per l'attestato di stima nell'avere indirizzato a me una sua allieva per un'intervista su Leonardo Sciascia e le arti figurative.

Poiché gli apprezzamenti sono cambiali di credito che si debbono onorare, mi ritaglio prudentemente il meno impegnativo ruolo di semplice lettore di Sciascia, onorato di averlo conosciuto non solo e non tanto in quanto compaesano.

In omaggio alla neo dottoressa Alfonsina Lionti riporto, infine, le parole con cui l'intervistatrice ha descritto il nostro semplice e cordiale incontro.

***

Nuccio Mula:

Ho il piacere di rallegrarmi con la Dott. ssa Alfonsina Lionti, una fra le mie migliori allieve, che stamattina s'è laureata, con me come relatore, in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo, riportando il massimo della valutazione previsto dalle Leggi italiane: 110 / 110, lode, menzione speciale della Commissione e dignità di stampa per la sua bellissima tesi, da me a suo tempo assegnatale ed egregiamente redatta, su "Leonardo Sciascia e le Arti Figurative".

Prima del colloquio, ho avuto l'onore di leggere questa missiva di augurio scritta dal Ch. mo Prof. Antonio Di Grado, Direttore della "Fondazione Sciascia", letterato e studioso di fama internazionale, nonché mio Amico, al quale avevo segnalato la mia laureanda e la sua tesi:


Al Presidente della Commissione di laurea

Egregio collega,
mi consenta di rallegrarmi per il brillante esito della tesi di laurea di Alfonsina Lionti su un tema che a me come studioso di Sciascia, e alla Fondazione a lui intitolata che ho l’onore di dirigere, sta molto a cuore: quello del rapporto tra lo scrittore racalmutese e le arti visive, che non corrisponde soltanto a uno dei tanti e poliedrici interessi e curiosità di Sciascia, ma testimonia anche la prepotente tensione del suo pensiero e della sua scrittura a pronunziarsi su codici e linguaggi altri dalla letteratura, a cimentarsi con essi, addirittura a immetterne cifre e suggestioni nella sua stessa produzione letteraria.
Saluto perciò e ringrazio la Commissione, mentre formulo alla candidata i miei migliori auguri.

Catania, 23 luglio 2013

Antonio Di Grado
Prof. ordinario di Letteratura italiana, Università di Catania
Direttore letterario della Fondazione Sciascia, Racalmuto


Abbiamo avuto anche il piacere della presenza, in occasione dell'esame di laurea di Alfonsina, del Prof. Piero Carbone, racalmutese, uno fra i massimi conoscitori e studiosi di Leonardo Sciascia, cui ha dedicato un libro e molti saggi critici, e che possiede anche un ampio ed interessantissimo "book" personale di fotografie con Leonardo Sciascia, scattate anche in occasione di diverse Mostre di Pittura.

Il mio carissimo amico Piero, venuto appositamente da Palermo, ha rilasciato ad Alfonsina un'ampia intervista, corredandola di diverse foto; ed in occasione dell'esame di laurea si è parlato anche d'un altro mio vecchio e caro Amico, il celebre Maestro Nicolò D'Alessandro, uno fra gli Artisti prediletti da Sciascia.

In sostanza, un giorno da non dimenticare, per Alfonsina e pure per me, onorato d'aver apposto anche la mia firma al suo Diploma di Laurea così prestigiosamente conseguito e che non sarà il primo, visto che adesso Alfonsina, dopo la laurea triennale, dovrà conseguire, fra due anni, quella specialistica: e sono sicuro che, grazie alla sua costanza ed alla sua intelligenza, traguarderà al meglio anche quest'altra importante prova.
Ancora auguri, piccola cara (pardon, piccola cara Dottoressa, da adesso).

***


Alfonsina Lionti:

"[...] Nell'accogliente atmosfera del verde del suo giardino a Racalmuto, immersi nella tranquillità di una domenica mattina, a giugno, sotto la frescura che l'ombra di un pino ci offriva, Piero Carbone mi rilascia un'intervista in cui è stato facile cogliere il suo compiacimento poiché tutto si basava sulla persona di Leonardo Sciascia e del suo interesse per le arti figurative; delle esperienze che li hanno visti partecipi entrambi, dei ricordi che conserva dello scrittore de "Le parrocchie di Regalpetra" [...].

in Leonardo Sciascia e le arti figurative, tesi di laurea di Alfonsina Lionti, relatore: prof. Nuccio Mula, Accademia di Belle Arti "Michelangelo" di Agrigento, a.a. 2012/2013, Corso di laurea triennale in "Arti visive e discipline dello spettacolo". Sezione Pittura. Coordinatore generale: prof. Francesco Politano.

giovedì 25 luglio 2013

A SALEMI! A SALEMI!


Non è l'incitazione di rivoltosi siciliani ad accorrere a Salemi per dare manforte ai garibaldini, non ci sono più borboni e forse neanche più garibaldini.

E' l'invito pacifico di Antonino Causi, curatore del blog Tonypoet, che, novello Pan con la mitica "siringa", il melodioso strumento musicale simbolo della poesia stessa, senza svestire i panni del poeta, veste quelli dell'organizzatore, del promotore di un evento estivo all'insegna della poesia, invitando alcuni autori a percorrere i pascoli poetici in quel del trapanese dalle parti di Salemi.

Dove ritorno con piacere a rivedere le chiese, i musei, il castello,  per rivedere amici che lì ho incontrato per la prima volta e per conoscerne ora nuovi in occasione di un recital poetico. E il ricordo va ad un altro recital, sempre nel trapanese, organizzato  circa vent'anni fa da quel singolare personaggio che fu Nat Scammacca. 

A conclusione di un convegno sulla teoria di Samuel Butler circa l'ambientazione siciliana dell'Odissea scritta da una donna (!), dopo un conviviale banchetto dove si discettava della particolare focaccia chiamata tarbùsciu e della direzione dei venti omerici, Nat fece salire i poeti con-vitati su una torre alle dieci di sera per recitare poesie sospesi tra cielo e terra in riva al mare: a oltre cinquanta metri d'altezza, sia i giovani che gli attempati "vati" inarcavano le ciglia e protendevano le braccia alle stelle per trascinare nell'empito poetico gli ascoltatori, i quali piccoli come formichine se ne stavano di sotto, laggiù, infagottati per ripararsi dall'umidità, col naso all'insù per non lasciarsi sfuggire le parole poetiche che volavano in alto come palloncini nello spazio.

Per contrastare le leggi della fisica, i poeti, ne ricordo di ieratici rivoluzionari giovani attempati italofoni dialettali birichini valorosi, alzavano ancor più il volume della voce dentro un gracchiante megafono che ricopriva inesorabilmente, laggiù, la dondolante risacca della sera. 

Ma, parola più o parola meno captata, quell'evento a Torre Marausa resta un ricordo così scenografico da sembrare inventato: la torre merlata i poeti con le braccia alzate il pubblico laggiù il cielo stellato il mare cru.  

Il ricordo di quell'esperienza vuole essere un omaggio all'altra che si celebrerà  domenica a Salemi in una staffetta ideale che unisce lingue luoghi tempi diversi. 
La poesia, se poesia, come sincera aspirazione, riesce a far questo.




In The Suburbs

There's no way out
You were born to waste your life.
You were born to middleclass life.

As others before you
Were born to walk in procession
To the temple, singsing.


In periferia
Traduzione di Nat Scammacca

Non c'è alcuna via d'uscita.
Sei nato per sprecare la tua vita.
Sei nato per questa vita borghese.

Come altri prima di te
sono nati per andare in processione
al tempio, cantando.


da: Contempoarry Poetry in America (Random House), 
in
Poems by Louis Simpson. Drawings by Nicolò D'Alessandro,
Cross-Cultural-Communication and Coop. Ed. Antigruppo, 
Trapani-New York 1989.
Translation and Preface by Nat Scammacca.






mercoledì 24 luglio 2013

MA DA DOVE INCOMINCIARE? Gabriella Patti pittrice "astratta"



Non senza senso, ripropongo un'antica presentazione in catalogo.

Può sembrare perfino ovvio: il senso dell'oggi in quello che siamo, in quello che facciamo, va ricercato sempre nel passato. Se c'è un passato.

E' un'arte, un metodo, sapersi costruire un passato adeguato.

Altrimenti si veleggia sul mare della superficialità nell'affannosa ricerca della cosiddetta visibilità, perseguita ad ogni costo, anche se immeritata o inconsistente. E' la malattia di sempre, di quelli che, come diceva Seneca, “hanno bisogno della scena”, “scaenam desiderant” (Epistulae ad Lucilium, lib. XV, ep.II).

Ma per mostrare cosa?

Per recitare quale parte?

Gabriella Patti, detto ora con sguardo retrospettivo, col suo versare poesia in pittura, ha dimostrato nel tempo di saper recitare la propria.





LA PITTURA DI GABRIELLA PATTI
Il laico colore del mondo che l’arte ci sa dare.


     “Ma da dove cominciare?” è la domanda dell’adolescente Marianna Ucrìa alle prese con tele e colori, “dal verde tutto nuovo e brillante della palma nana o dal verde formicolante di azzurro della piana degli ulivi o dal verde striato di giallo delle pendici di monte Catalfano?”. 

Anche l’”astratta” Gabriella Patti, siciliana come la protagonista evocata da Dacia Maraini nell’omonimo romanzo, comincia  pittoricamente dal colore di un ente particolare (cristallo, nuvola, fondale marino) ma, come un pretesto, per smaterializzarlo, per estenuarlo ed accedere ad un colore mentale, fino a prescindere dalla stessa forma cui il colore originariamente ineriva. Ciò non stupisce se da architetto ricade come molti pittori-architetti nell’area d’influenza di Paul Klee con le sue svagate geometrie sottese al colore.

     Con processo inverso invece comincia non da un oggetto bensì da una suggestione poetica per “materializzarla” in macchie, in atmosfere, per dirla con la sintetica espressione di Paola Nicita, in “cromìe accese eppure evanescenti”. 
Il verso di Ibn Hamdìs, “ una boccetta rossa di rubino, con stimme di zafferano” le ha suggerito le macchie variegatamente rossoaggrumato della composizione “Baratro fluorescente” e “Il raggio verde” di Lucio Piccolo addirittura un trittico dove il poetico verde, simbolico, dialoga con circoscritti azzurri e pastose tonalità terrestri: “Ma il raggio che sembrò perduto/nel turbinio della terra/accese di verde il profondo/di noi dove canta perenne/una favola, fu voce/che sentimmo nei giorni, fiorì/di selve tremanti il mattino”. Un’intera mostra è sintonizzata sulla silloge del “barone magico” di Calanovella Gioco a nascondere...

Cartolina invito di una personale di pittura del 2009
   
     Neanche l’iniziale tecnica dell’acquerello ha fatto indugiare Gabriella Patti sul descrittivismo oleografico - siculo o non siculo non importa, con i soliti limoni e peperoni ad esempio - o su solipsistici ripiegamenti consolatori. La giovane pittrice siciliana  piuttosto va ad inserirsi in quella corrente di pittrici contemporanee che, secondo l’analisi di Emanuela De Cecco e Gianni Romano in un recente studio, “si sono fatte portatrici di messaggi più generali”. 
Ma per la giovane Patti, si capisce, la cui opera è in fieri, tale linea di tendenza va proiettata nel futuro, che auspicabilmente sarà ricco di validi inveramenti.
      Intanto, la Patti svolge un’opera didascalica: saturati come siamo dalle immagini, essa approda alla mistica del colore per cercare in qualche modo di rifondare il mondo usurato delle percezioni visive e ridare inizio al primordiale “e sia la luce. E la luce fu”. 
E quindi anche il colore, il laico colore del mondo che l’arte ci sa dare.
                                                                                                                    
Palermo, 1 Ottobre 2001                                                    Piero Carbone




Foto proprie