mercoledì 13 marzo 2013

CHI AVEVA PREVISTO IL NUOVO PAPA





Il Papa argentino. Lo scrittore Roberto Pazzi l'aveva previsto nel 2001 come la scelta migliore; qualche giorno fa, poco prima del conclave, avevo riletto il brano che segue: 




"Da secoli quel meraviglioso angolo della terra era negato al suo destino di floridezza ed espansione, per i copiosi doni che il Signore aveva concesso sia alla natura delle sue pianure, dei suoi mari, dei suoi monti, sia alle sue laboriose città, a causa di quel capestro stretto al collo, di quel triste servaggio che ancora opponeva i diritti del più forte a quelli del più debole.








"II Sudamerica non era mai stato libero, il messaggio di Simon Bolivar e di San Martin doveva ancora essere raccolto...











Se il conclave avesse potuto rappresentare - ed essi lo credevano tale - il luogo dove lo Spirito Santo avrebbe ispirato un più largo raggio della sua potenza redentrice, la scelta di uno di loro sarebbe stata provvidenziale. Perché avrebbe offerto alia Chiesa la possibilità che nessuna forza progressista politica in due secoli era riuscita a cogliere." Roberto Pazzi, Conclave, Frassinelli 2001, pag 187 









LA LUCCIOLA CHE ATTRAVERSO' L'ITALIA. 2. Donne pensanti non affascinate dal fascismo




Della rivista "Lucciola" s'è detto in un post precedente
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/03/la-lucciola-che-attraverso-litalia-1-la.html



Copertine ricamate della rivista





DA MONTEDORO LINA CAICO SCRIVE SUL FASCISMO

di Federico Messana

Quando appare alla ribalta il partito fascista, una delle redattrici della rivista, la milanese Gina Frigerio,  che si firmava v.f.s., iniziali di veritate, fortiter, suaviter,   fin dalla prima ora, siamo nel 1922, aderisce al clima di attivismo che i fasci sembrano annunziare. 

Ma non Lina di Montedoro, figlia di Eugenio Caico e di Luisa Hamilton, che così risponde ad una corrispondente che si dimostra entusiasta verso il nascente fascismo: 





"…Ma ahimè, o sacri morti, possibile che non vi sia niente di meglio del Fascio a rendevi vero tributo d'amore: niente di meglio del Fascio a raccogliere quale eredità verso l'Italia nuova da plasmare? Io socialista non sono. 

Ma ancor meno sono fascista, o Rosa Sfogliata ! (pseudonimo della socia che elogiava il fascismo). Credi tu davvero che il fascismo come idea e come persone sia tale da produrre una novella Italia?
 Vorrei ben sapere che cosa c'è di novello nell'Italia che vogliono i fascisti…In queste pagine il "giorno della redenzione" si chiama pure "giorno della vendetta" e i fascisti sono esortati a strappare dalle profumate aiuole d'Italia le piante immonde (cioè ammazzare i socialisti). 
Mi duole trovare in queste pagine un piccolo, ma esatto documento della eloquenza fascista".




Presentazione della rivista a Villa Withaker di Palermo

martedì 12 marzo 2013

PENSIERO MINIMALE







Forse l'ingratitudine 


non è un reato 


perché 


poco quantificabile 


e molto qualificabile. 



Altrimenti...



















Da SMARAGDOS, Lo scornabecco non è un animale. Libera traduzione di un antico testo hittita (o sanscrito?).

lunedì 11 marzo 2013

GLI SCRITTORI E IL CONCLAVE


In questi giorni mi sono ricordato del Conclave di Pazzi che avevo acquistato durante il Premio Pordenonelegge nel 2001: una gran bella vetrina in cui ho avuto occasione di incontrare tanti scrittori, tra cui il mitteleuropeo Claudio Magris, l'esordiente montanaro Mauro Corona e il prof. Roberto Pazzi, appunto,  che ha presentato il libro di cui mi sono ricordato alla vigilia di un conclave vero.  

In alcune parti il libro offre non poche sorprese e profetiche riflessioni. Al netto dei mondani intrighi.                    P.C.

       







ASPETTANDO UNA CHIESA POVERA. E RIVOLUZIONARIA

Da secoli quel meraviglioso angolo della terra era negato al suo destino di floridezza ed espansione, per i copiosi doni che il Signore aveva concesso sia alla natura delle sue pianure, dei suoi mari, dei suoi monti, sia alle sue laboriose città, a causa di quel capestro stretto al collo, di quel triste servaggio che ancora opponeva i diritti del più forte a quelli del più debole.


II Sudamerica non era mai stato libero, il messaggio di Simon Bolivar e di San Martin doveva ancora essere raccolto perché solo sulla carta le nazioni della rivolta contro la Spagna avevano conquistato il loro diritto all'autodeterminazione.



Chi aveva per primo, in quel continente, levato la giusta protesta contro 1'oppressore, cacciando 1'Inghilterra con una lunga guerra, infiammato dall'ansia di liberta ed eguaglianza, in nome del diritto alla felicità, per primo aveva tradito poi quegli stessi ideali. Perché li aveva negati all'altra parte del continente, sostituendo alla tirannide del re d'lnghilterra quella del presidente degli Stati Uniti.



Se il conclave avesse potuto rappresentare - ed essi lo credevano tale - il luogo dove lo Spirito Santo avrebbe ispirato un più largo raggio della sua potenza redentrice, la scelta di uno di loro sarebbe stata provvidenziale. Perché avrebbe offerto alia Chiesa la possibilità che nessuna forza progressista politica in due secoli era riuscita a cogliere. 




Brano tratto da Roberto Pazzi, Conclave, Frassinelli 2001, terza edizione, pag. 188






domenica 10 marzo 2013

ORA CAMBIO PAESE

Un racconto del 2001. Da un'inedita raccolta.


*

NOI SIAM DI RACALO'


"Le persone che sono soltanto comuni non fanno                                                              assolutamente per noi”.                              
 Robert WALSER,  La passeggiata.                            

Di ritorno dalla gita parrocchiale, Giugiù Li Vigni maturò l’idea che non bastava amare il proprio paese per renderlo unico agli occhi del mondo né avere quattro chiese o anonimi monumenti: occorreva caratterizzarlo.

Caccamo era famoso per la salsiccia e Linosa per i capperi salati, cipuddàra venivano detti quelli del Casale e i pratesi, che non coltivano cipolle ma raccolgono pezze, pizzàra

A Racalò, volendo, si producevano tegole all’antica, con poca paglia e molto sale, ma canalàra sarebbe stato poco indicato: quasi nessuno ormai adoperava gli antiquati coppi o canàla. Occorreva qualcosa di duraturo, che qualche artista vi si ispirasse per un’opera d’arte. Così come era avvenuto per Tindari: il santuario a picco sul mare, le chiazze miracolose, la Madonnina Nigra sum sed formosa, ma anche la lapide con la poesia di Quasimodo Mite ti so pensile sull’acque... 

Giugiù Li Vigni ne parlò a qualche consigliere, ma gli fu risposto che loro, gli amministratori, si occupavano di cose concrete, di servizi, fogne, marciapiedi, e non avevano tempo da perdere. 
Giugiù non si scoraggiò, la risposta la sapeva prima ancora di parlare, prese carta e penna e scrisse all’amico Janich, proponendogli di rappresentare la Fontana Pazza, così detta perché le sue acque freschissime scorrevano solo sei mesi l’anno mentre per il restante tempo rimanevano nascoste in qualche falda incuneata sotto terra. 

L’artista, un vero genio, entusiasta, accettò. 
Gli bastarono alcune fotografie per farsene un’idea. 
Il resto se l’inventò. 
Dov’egli viveva, alla Giudecca, in compagnia dei gatti accanto ad un costruttore di gondole, non gli mancavano spunti. 

Tirò fuori un’incisione su pietra di Bavaria che era un puntinato zampillio di luce: le stelle che stanno sopra San Marco si specchiavano nei riflessi tremolanti della Fontana di Racalò. Un capolavoro. Da museo.  

Arrivata l’opera da Venezia, Giugiù invitò i concittadini a contribuire alle spese e a scrivere su un librone pensieri e commenti sul loro paese e sull’opera d’arte. 
La cifra racimolata venne spedita al Maestro, quale simbolico compenso; dei pensieri e commenti, l’ideatore della singolare iniziativa trascelse i più significativi e li incolonnò in un discorso filato, con qualche aggiunta. 
Venne stampato su cartoncino resistente, a caratteri  corposi e posto sotto vetro. Vi si leggeva:  

NOI SIAM DI RACALO’
 CI ACCONTENTIAMO D’ESSER DI RACALO’
 E SE NON FOSSIMO NATI RACALESI
 VORREMMO NON ESSER VENUTI AL MONDO
 TANTO COMPIANGIAMO COLORO CHE
 APRENDO GLI OCCHI ALLA LUCE
 NON SI VEDONO INTORNO
 LE PENSOSE FACCE RACALESI
 DAGLI OCCHI IRONICI E DALLA BOCCA CHIUSA 
PER NON ESSER DETTI ”BOCCA APERTA”
 MA AVER LA BOCCA CHIUSA
 A RACALO’
 NON VUOL DIRE COME ALTROVE
 ESSERE MUTONE
 O
 “ZUCCA” DEL PROVERBIO:
 TESTA CA ‘UN PARLA
 SI CHIAMA CUCUZZA
 OGNUNO HA LINGUA QUI
 E PASSA IL MARE
 E COMPIANGIAMO COLORO CHE
 NON SI VEDONO INTORNO
 FUORI DELLE COLLINE
 LE MAMMELLE DI COZZO DELLA PERGOLA
 LA DENTATA CRESTA DI DON LIDDRU
 L’INARCATO SERRONE
            IL RAFFO E IL SARACENO
 BUOVO GARGILATA
 JUDI’ E L’OLIFESA
 LA CAMPAGNA INEGUALE
 CHIAZZATA DI STOPPIE E DI MAGGESE
 I VIGNETI I PISTACCHIETI
 E I CARRUBI MAESTOSI E PIENI DI VENTO
 QUESTO DICIAMO
 NON PERCHE’ SIAM RACALESI
 E VOGLIAMO “LISCIARCI” TRA DI NOI
 O PERCHE’ PENSIAMO CHE
 IL SOLO DIFETTO DEGLI ITALIANI
 SIA QUELLO DI NON ESSER TUTTI SICILIANI
 E DEI SICILIANI
 DI NON ESSER TUTTI RACALESI
 NON SIAM COME I PRATESI
 CHE LO PENSANO DI SE’
 TUTTA A PRATO VA A FINIRE LA STORIA
 D’ITALIA
 E D’EUROPA
 TUTTA A PRATO
 IN STRACCI
 CIASCUNO E’ POETA DEI LUOGHI
 CHE L’HAN VISTO CRESCERE
 TUTTI HANNO IL DIRITTO
 DI AVERE I LORO
 MA I NOSTRI
 SONO I LUOGHI IN ASSOLUTO
 NOI SIAM DI RACALO’
 M.C.N.

   L’incisione della Fontana venne collocata, assieme al testo, all’ingresso del paese: accoglieva chi entrava, dava da riflettere a chi usciva. 
Era un monito. 
Doveva suscitare, non per mala parte, stupore e ammirazione. 
Per qualcuno tanta arte si tramutava in indizio di follia.  

- Che megalomani, questi racalesi! 

Inutile dire che l’incisione e la scritta vennero scoperte, benedette, festeggiate, celebrate, alla presenza del popolo e delle autorità.    
- Che idea! 
- Che quadro! 
- Che parole! 
- Che Fontana! 
- Un’opera d’arte!  

Se ne parlò per parecchio tempo. 
Nei paesi vicini, Racalò e la Fontana ormai erano diventati inseparabili, come il pistacchio con lo scornabecco: quando si nomina l’uno si deve per forza nominare l’altro, e viceversa. 

Per i forestieri andava bene così, ma i racalesi dopo un paio di anni incominciarono a mugugnare. 
Non sopportavano le incongruenze. Vennero fuori le critiche.

 Finché nella realtà l’acqua della Fontana Pazza scorreva sonoramente dalle molteplici bocche a forma di conchiglia, il quadro del maestro Edo Dušan Janich, posto all’ingresso del paese, veniva pacificamente ammirato, ma nel periodo in cui l’acqua della Fontana s’indeboliva fino a seccarsi, il tripudio d’acque zampillanti ideato dall’artista veneziano sembrava una  caricatura. 
“Che ci sta a fare un quadro della Fontana se l’acqua dalle conchiglie non scorre più?!” si chiedevano in molti.

Ma i sostenitori del quadro esposto, Giugiù Li Vigni in testa, si opponevano alla sua rimozione o anche ad un temporaneo occultamento. 
“Perché,” ragionavano costoro, “la lapide con la poesia di Quasimodo viene spiccicata dal muro ogni volta che a Tindari non tira vento?!”. 

E così il quadro, con l’inneggiante scritta, rimase dov’era a significare che quello era un paese d’arte. La perentoria sigla finale M.C.N. non indicava il secolo, toglieva però ogni dubbio: Minchia Cacàta, Nènti. Era l’orgoglio dei racalesi. 
Ma ai forestieri, che da Racalò andavano via, dopo avervi sbrigato prosaiche faccende, il singolare monumento, nel suo insieme, suggeriva tutt’altri pensieri.
Maledetti racalesi!








Noi siam di Racalò
http://www.ilraccontoritrovato.it/lo-scrittore-protagonista/noi-siam-di-racalo
I cavoli in Piazza
http://archivioepensamenti.blogspot.it/search?q=i+cavoli+in+piazza
Il partito delle pellicce
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/02/il-partito-delle-pellicce-ovvero.html