domenica 18 gennaio 2015

ARRIVA PEPPE SCHIERA

"Quell'uomo era riuscito a conquistare una sotterranea popolarità, girando per strade e piazze della città a declamare versi di sua composizione. 
Longilineo, dai marcati tratti del volto, montava su uno sgabello, un po' alla stregua dei cantastorie, e iniziava la recitazione...".
Lucio Zinna, Prefazione a Giuseppe Schiera, Poesie, Antares Editrice, Palermo 2010. 



Poesia di Peppe Schiera





sabato 17 gennaio 2015

TRIS DI CARTE "PER" UNA FONDAZIONE

Nell'attesa (pluriennale oramai) di ricevere copia dei verbali delle sedute del consiglio di amministrazione della Fondazione Sciascia a cui ho partecipato come membro di diritto in quanto assessore alla cultura del comune di Racalmuto dal maggio 2007 all'aprile 2008. 
In quelle sedute muovevo delle obiezioni, facevo delle considerazioni e avanzavo delle proposte.
Intanto rimangono in piedi le domande di sempre. 





Ma alla fine, alla luce del prima e del dopo, delle carte e dei comportamenti tenuti (più o meno documentati), chi è stato veramente "contro" e chi è stato veramente "pro"?

Un domanda per ribadire il rammarico in cui versa la Fondazione Sciascia oggi, che, sebbene come una farraginosa e fumante locomotiva in salita, incominciava a colmare le lacune di ieri.

Ma non soltanto delle scarse disponibilità economiche odierne si tratta:
una Fondazione "culturale" non è una mera intrapresa economica.

Sullo sfondo, presenzialisti e latitanti delle varie epoche, luminose o fioche.








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giovedì 15 gennaio 2015

LIBERTÀ DI STAMPA VÒ CERCANDO



...libertà va cercando, ch’è sì cara, 

come sa chi per lei vita rifiuta 

Purgatorio, canto I, vv 71-72)


Ho letto ieri su fb una riflessione disincantata di Pietro Ancona sull'informazione e l'indipendenza della stampa ovvero dei giornali(sti) e mi sono ricordato di altre riflessioni convergenti di tanti anni fa.
Mi è sembrato opportuno riportarla sul blog assieme ai commenti e alle riflessioni che  ha sollecitato.
Purtroppo un'amara morale se ne ricava: non sempre le grida di allarme e i consigli anche di voci autorevoli sortiscono gli effetti desiderati, anzi...
Colgo l'occasione per ringraziare Roberto Salvo per avermi segnalato su fb la presenza di Pietro Ancona a cui va dato il merito di utilizzare la rete come un mezzo democratico per riflettere e far riflettere senz'altro scopo se non quello di essere coerenti principalmente con se stessi.





Pietro Ancona
La libertà di stampa non esiste: credete che un giornalista che la pensa come me possa scrivere sulla Stampa di Torino, o sul Corriere della Sera o su Repubblica?
I giornali sono strumenti politici ed economici di gruppi politici o economici.
Non solo la stampa non è libera ma produce danni immensi alla democrazia con la manipolazione della verità

Giovanni Salvo
Ma va' !

Piero Carbone
Proprio per questo, nel 1982, Sciascia assegnava alla stampa minore o di provincia, che riteneva necessaria, il ruolo di fare opposizione al potere. Quella "maggiore" è infatti costituita dai giornalisti grafici pubblicitari stampatori distributori professionisti che vivono di solo giornalismo e "quindi" non possono disattendere le aspettative o gli ordini o gli interessi del padrone-datore di lavoro altrimenti rischiano di non portare il "panuzzo a casa", di non fare carriera. 
La stampa di provincia, invece, legata ad entusiasmi o a rabbie o a sogni e che si regge sul volontariato e non dipende da nessuno per campare o semplicemente per esistere,  è precaria, aleatoria, provvisoria, "debole", ma libera, l i b e r a, poiché da nessuno dipende e NULLA pretende!!! 
Tutto il contrario quando anche la stampa minore di provincia, senza averne neanche il "bisogno", scimmiotta la "maggiore" e diventa intollerante a sua volta e asservisce l'informazione al potere o alla convenienza magari per conseguire utili "conoscenze" incarichi vari presidenze in consigli di amministrazione sindacature assessorati etc. o finalizzandola alla lucrosa pubblicità. 
Tradendo, con un tal procedere, Sciascia, e la mission stessa della stampa minore che dovrebbe rappresentare un faro nella notte verso cui tendere le grandi navi dell'aperto mare!

Lillo Taverna
Caro Piero, se parliamo di uno Sciascia scrittore sgoliamoci a lodarlo... ma penso che bisogna fermarsi lì. O meglio, spero che accantonando "Ambrroase" et similia, sviluppando il Montalbàn, recuperando il ruolo culturale non familista della Fondazione, consentendoti di sviluppare il tuo pensiero e via discorrendo si potrà resuscitare Sciascia Leonardo. 
Mi sento un grande dissacratore e quindi ribadisco: così come Sciascia si fece facoltoso parlando male di Racalmuto, Racalmuto deve trovare sbocchi economici ... parlando bene di Sciascia. Con buona pace di un tal Di Grado che una volta scrisse un elzeviro di tono opposto.

Piero Carbone
Per certi aspetti, concordo, e ciò infiammerà, come sappiamo, i presunti detentori, interessati, della presunta ortodossia... ma resta sempre in piedi l'indicazione per la stampa minore di fare opposizione! 
Solo che l'opposizione comporta più perdite che guadagni, e molte rinunce. 
Resta in piedi il principio, nella pratica poi potrebbe essere un'altra cosa per chi si professa sostenitore di quei principi e, sulla stampa, se ne fa banditore.




Foto: ©pierocarbone

mercoledì 14 gennaio 2015

NEL DIALETTO DI RACALMUTO, GROTTE O "RACALOTTE"?



Soffermati su callida sponda

Vòlti i guardi al nemico vicino,

Tutti assorti nel novo destino,

Certi in cor della nuova virtù,

Han giurato: non fia che quest’onta

Scorra più tra le vene straniere;

Non fia loco ove sorgan barriere

Tra  le* Grotte e Racalmuto, mai più!


...


Una d’arme, di lingua, d’altare,

Di memorie, di sangue e di cor.

Alessandro Manzoni, 1821. 
Passim. Una parodia.





nni lu paisi ddrà vicinu

Nni lu paisi di ma mà si dici sciata
nni lu paisi di ma mà si dici nnicchia.
Mai sti palori aiu sintutu diri
nni lu paisi unni iu criscivu.

Tutti li cosi annu l’antri nomi,
cancia la musica, cancia l’annacata.
Nun si chiamanu li favi cuniglieddra,
si dici strata, tanticchia, favi virdi.

Ma mà la strata di lu so distinu
si la fici unni dissiru li stiddri:
nni lu paisi ddrà vicinu.

Locandina di una presentazione del libro
 


nel paese lì vicino

Nel paese di mia madre si dice sciata
nel paese di mia madre si dice nnicchia.
Mai queste parole ho sentito dire
nel paese dove son cresciuto.

Tutte le cose hanno un altro nome
cambia la musica, cambia la cadenza.
Non si chiamano le fave cuniglieddra.
Si dice "strata", "tanticchia", "favi virdi". 

Mia madre la strada del suo destino
se l’è fatta dove hanno deciso le stelle:
nel paese lì vicino.



Pubblicata in Venti di sicilinconia, Medinova, Favara 2009. Opera vincitrice del Premio di poesia "Martoglio", Grotte, settembre 2009. Prefazione di Salvatore Di Marco




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L'articolo è posto per mera esigenza metrica, come un semplice suono.

martedì 13 gennaio 2015

"VOCI DIALETTALI". GRAZIE CON UN POST

 Grazie a Marco Scalabrino per la Prefazione
e all'ANPOSDI per averla riproposta sulla propria rivista 
"Voci dialettali" del dicembre 2014 diretta da Lillo S. Bruccoleri.


 







Alla mia destra:
il Presidente dell'ANPOSDI Mimmo Staltari e Marco Scalabrino




Per leggere più agevolmente la recensione:


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