mercoledì 26 giugno 2013

UN'AMOREVOLE TESTIMONE AL CASTELLUCCIO








 AL CASTELLUCCIO
 UNA DOMENICA D'ESTATE

LA DENSA SINTESI DELL'EVENTO NELL'ARTICOLO DI ANNA MARIA SCICOLONE

Anna Maria ha seguito e promosso amorevolmente l'evento fin dalla vigilia! 
Da non racalmutese, quasi quasi ci ha adottati. Con piacere ripropongo  il suo articolo.
Non me ne vogliano i lettori del blog per questa insistenza, ma gli è che l'amore per l'arte e per le nostre "pietre" ha mosso un gruppo di volontari a mettere su un'iniziativa senza alcun supporto istituzionale o economico, anche i servizi fotografici e i filmati per fissare i ricordi sono amatoriali, per cui siamo grati a quanti nel mondo dell'informazione hanno voluto riconoscere e apprezzare l'impresa controcorrente di un manipolo di sognatori.  P. C.


Locandina di una precedente mostra

Una domenica d'estate al Castelluccio
di
Anna Maria Scicolone

Un tuffo nel passato del XIII secolo, tra melodie e ricordi, suggestioni e testimonianze. È quanto è avvenuto ieri al Castelluccio, che ha eccezionalmente riaperto al pubblico per una serata dedicata all’arte, alla poesia, alla storia, al valore della memoria, con esposizioni, conferenze e momenti musicali. 
Dopo aver percorso la strada, purtroppo dissestata, che collega Racalmuto a Montedoro,  arrivare al Castelluccio, che svetta maestoso sulla collina, è come approdare nel Medioevo. 



Poco distante alla costruzione ci sono ancora i resti della cappella, a testimonianza di un vissuto che rischia di andare perduto per sempre.  Il castello era punto di riferimento di un sistema di controllo militare, quando le segnalazioni alle altre torri del circondario avvenivano di giorno con gli specchietti e di notte con il fuoco, ma era anche centro di gestione del feudo, con i suoi grandi magazzini di grano. 




Fu anche sede di un appartamento signorile, completo di quattro bagni, in epoca chiaramontana. Seguirono secoli di abbandono, finché negli anni Novanta non si avanzò l’idea di un progetto di recupero, che purtroppo fu dopo tempo abbandonato al suo destino, senza alcun finanziamento. 



Ma l’ingegnere Angelo Cutaia, colti ormai il rammarico e la costernazione dei proprietari, decise di acquistarlo e di avviare a sue spese il consolidamento, per evitarne il crollo. Il Castelluccio – come ha spiegato ieri lo stesso Cutaia nel corso della sua conferenza  sui castelli di Racalmuto nell’ambito dell’architettura militare sveva – rappresenta un unicum, giacché altre costruzioni gemelle, in Sicilia, sono ormai rase al suolo o diroccate. 
Ritrovarsi in questo luogo, che domina il panorama ed è punto di riferimento costante per gli abitanti di Racalmuto, di Montedoro e di Canicattì, è stato come lanciare un segnale di speranza che si possa un giorno completare il restauro e far diventare il Castelluccio un Centro culturale permanente.

Ad aprire la serata è stato proprio Cutaia, sottolineando che questo incontro ha inteso “celebrare il riappropriarsi della gente di Racalmuto (e non solo) del proprio territorio e della propria identità”. 
Piero Carbone, poeta e saggista, con Cutaia coordinatore  e ideatore della serata, ha rammentato ai presenti l’importanza del Castelluccio nella vita degli abitanti della zona, i quali lo osservano al primo risveglio e alla sera prima di andare a dormire, quasi come un rito propiziatorio, e ne fanno una sorta di emblema: “Il Castelluccio ci dona un panorama meraviglioso – ha affermato Carbone -, noi lo contraccambiamo con altre visioni, attraverso diverse forme artistiche”. 


  
Ad immergere subito i presenti in un clima di rievocazioni storiche è stato il Coro Filarmonico “Terzo Millennio”, diretto dal maestro Domenico Mannella, che ha fatto rivivere lo spirito antico del Castelluccio con un primo emozionante brano dei Carmina Burana. 



È stata invitata, quindi ad intervenire Anne Chadwick, che con la collaborazione di Gabriella Testa ha tradotto dall’originale, conservato in una biblioteca di Manchester, un brano di Sicilian ways and days, di Louise Hamilton Caico, vissuta tra il 1861 e il 1927, la quale descrisse luoghi e usanze dei siciliani di fine Ottocento. 
Anne Chadwick, prima di leggere in inglese il brano, che tratta proprio dei luoghi del Castelluccio, ha affermato di aver letto con entusiasmo e interesse questo libro, sentendosi vicina all’autrice, piombata, come lei stessa nel 1957, in una realtà profondamente diversa, a tratti dura, eppure ricca di fascino. 
Ha anche precisato di non aver letto le cronache di una donna sofisticata e con la “puzza sotto il naso”, ma di una persona molto evoluta, curiosa e appassionata, alla ricerca di esperienze che potessero distrarla dalla monotonia quotidiana.



È seguito l'intervento di Calogero Messana, di Montedoro, che ha collezionato da raccolte pubbliche e private  oltre 600 fotografie scattate da Louise in quegli anni e dalla stessa sviluppate nella sua camera oscura: foto piccolissime, come si usava allora, ma ad altissima definizione. 
L’intera collezione offre uno spaccato straordinario della vita di quel periodo e rappresenta, come ha sottolineato lo stesso Messana, "una documentazione unica della vita quotidiana popolare di quegli anni".


È stata quindi la volta di un intermezzo poetico con Piero Carbone, il quale ha declamato alcuni versi dedicati al Castelluccio e ai sentimenti che ispira in lui, contagiando di sensazioni anche i numerosi racalmutesi presenti.

…Ancora, bieddru miu, ca n capu a stari
comu n'aquila cu l'uocchji grifagni
chi accuvacciata n capu l'ova av'a cuvari….



È seguita l’esecuzione di altri brani dei Carmina Burana, ed è quindi  intervenuto anche il maestro Mannella, il quale ha spiegato ai presenti l’emozione di eseguire i canti contemporanei all’epoca del Castelluccio, proprio all’interno di questo luogo che visse chissà quali e quanti eventi, utilizzandone l’acustica straordinaria. 



In chiusura, Piero Carbone ha invitato i presenti a visitare le mostre, al piano inferiore, non prima di aver ringraziato gli artisti, qualificandoli come figli della stessa “Scuola di Racalmuto”: lo scultore Giuseppe Agnello, reduce dall’inaugurazione, appena sabato scorso, di una mostra alla Torre Carlo V di  Porto Empedocle, nonché Sergio Amato,  Nicolò Rizzo, Dimitri Agnello, Alfonso Rizzo e Simone Stuto.

Pubblicato su “Malgrado tutto”



lunedì 24 giugno 2013

SIAMO STATI AL CASTELLUCCIO. Un grazie.



GRAZIE,
 GRAZIE COL CUORE E CON LA MENTE A QUANTI IERI HANNO PARTECIPATO
 ALLA FESTA DELLA MEMORIA STORICA, DELLA CULTURA E DELL' DELL'ARTE 
AL CASTELLUCCIO DI RACALMUTO, 
A QUANTI L'HANNO RESA POSSIBILE
 CON GENEROSA E DISINTERESSATA DISPONIBILITA' 
A QUANTI HANNO DATO RILIEVO ALLA NOTIZIA CON ARTICOLI FOTO TESTIMONIANZE. 
GRAZIE AD ANGELO CUTAIA GRAN CASTELLANO
PER AVERE APERTO LE PORTE 
DEL PALAZZO-FORTEZZA DEL XIII SECOLO 
IMMERSO NELLA NATURA. 
NEL CASTELLUCCIO
 ANCORA ALEGGIANO LE NOTE DEI MEDIEVALI CARMINA BURANA
 ESEGUITE DA UN CORO CHE CI HA FATTO SENTIRE ALL'ARENA DI VERONA.
ERAVAMO AL CASTELLUCCIO.
CI BASTA.



Coro "Terzo Millennio".
 Postato su facebook da Anna Maria Scicolone

Le foto
1

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COMMENTI SULL'INIZIATIVA

Sulla bacheca facebook di angelo Cutaia da parte di
Lina Pellitteri Bravo Angelo. Sono felice x tutti coloro che avranno la possibilità di visitare il castelluccio: è un "brano"storico e architettonico di ineguagliabile valore... Immerso un un contesto paesaggistico incantevole. Occasione per fare un viaggio nella storia della Sicilia partendo dall'interno della Sicilia

domenica 23 giugno 2013

QUEL CASTELLUCCIO È NELL'IMMAGINARIO DI TUTTI


In occasione dell'evento che oggi si celebra al Castelluccio mi pare opportuno riproporre ai lettori del blog l'articolo di Anna Maria Scicolone pubblicato su "La Sicilia" ieri 22 giugno 2013.
Quando il mestiere si sposa con la passione, dalle notizie si fanno emergere le "ragioni latenti" dei fatti riferiti. 

Da parte degli organizzatori un grazie sentito per avere dato voce al nostro caro Castelluccio.


Tanti sono i modi da parte dell'informazione di promuovere, attraverso lo spazio concesso, le energie, le potenzialità e le ricchezze che spesso ci convivono accanto.
Ieri, per esempio,  ho comprato il "Corriere della Sera" e ho visto pubblicizzata un'attività cultural-commerciale di Racalmuto. Se lo compro oggi vi troverò uguale attenzione per un evento culturale, portato avanti da volontari, che vede coinvolti tanti artisti e operatori culturali ed inoltre prevede l'apertura eccezionale di un sito di interesse storico, molto importante per il territorio?       P.C.





QUEL CASTELLUCCIO DIMENTICATO
di 
Anna Maria Scicolone

Il Castelluccio di Racalmuto torna a rivivere per un giorno, tra romantici scenari e qualche amarezza. Prenderà il via domani, alle 17,30, “Una domenica d’estate al Castelluccio”. 
L’evento culturale è stato ideato e coordinato dal poeta e saggista Piero Carbone e da Angelo Cutaia, proprietario del Castelluccio e presidente della locale sezione di Sicilia Antica. 
Il monumento, che risale ai primi del Trecento, verrà riaperto al pubblico per sensibilizzare cittadini e istituzioni sulla sua valorizzazione, non solo come “museo di stesso”, ma anche come splendida location per arte e turismo. È la quarta volta, da quando è stato recuperato, che nella torre-palazzo sveva si crea un evento. L’ultima fu nel settembre del 2007. 




Per due anni è stato anche accessibile nei fine settimana. Ma impegno e sacrifici non hanno trovato riscontro nella parte pubblica, che avrebbe almeno dovuto occuparsi di sistemare la strada di accesso. Nessun aiuto per garantirne l’apertura con dei custodi o per il completamento. 
Eppure il Castelluccio è ancora in piedi grazie alla volontà dell’ingegnere Angelo Cutaia, che ha creduto sin dal ’90 che il monumento potesse essere recuperato, quando tutti lo ritenevano impossibile. Finché, constatato il disinteresse generale sul progetto, Cutaia, nel 2002, decise di acquistarlo e di occuparsi della sua salvezza: oltre 500 mila euro spesi per recuperare il bene, contribuire a rilanciare le politiche culturali e offrire un’opportunità turistica al territorio. Ne è seguito il silenzio della pubblica amministrazione. 

Cutaia esprime la sua amarezza: “I burocrati impongono condizioni capestro, cavilli assurdi, il sistema è farraginoso. Per ottenere l’ok al progetto di restauro ho dovuto firmare una liberatoria in cui rinunciavo a finanziamenti pubblici. Lo Stato avrebbe dovuto censire questi beni, acquisirli e occuparsi del recupero. Invece nulla. Il Castelluccio per i racalmutesi è un tempio laico, un punto di riferimento.  Ad esso sono legati i ricordi dell’infanzia, le passeggiate di primavera, gli incontri degli innamorati”.  
Un tempo faceva parte di un sistema di controllo militare, ma era anche centro di gestione del feudo: al piano terra c’erano i magazzini del grano; al primo piano l’appartamento, reso signorile dai Chiaramonte, che ne trasformarono le austere finestre in bifore; intorno, alberi da frutto, piante spontanee che raccontano lo scorrere dei secoli, come il boschetto di lecci, prezioso reperto, piccola riserva di caccia”.



 Domani sarà possibile visitare le mostre di fotografie di Louise Hamilton Caico, a cura di Calogero Messana da Montedoro; di sculture  di Giuseppe Agnello; di dipinti e incisioni dei maestri  Sergio Amato, Nicolò Rizzo e degli allievi Dimitri Agnello, Alfonso Rizzo, Simone Stuto. Cutaia parlerà dei “castelli di Racalmuto nell’ambito dell’architettura militare sveva”. Sarà letto un capitolo sul Monte Castelluccio  tratto dal libro di Louise Hamilton “Sicilian ways and days” nella nuova traduzione di Anne Chadwick e Gabriella Testa. Piero Carbone, con il commento musicale di melodie prettamente medievali, leggerà la sua poesia “Oh, Castiddruzzu miu…”. Il Coro Filarmonico “Terzo Millennio”, diretto dal maestro Domenico Mannella, eseguirà brani dei Carmina Burana. 

"Sarà una serata culturale – spiega Piero Carbone - prodotta da volontari, gratuita. Dopo poche altre, anche quest’iniziativa nasce dalla volontà di Angelo Cutaia e dal suo sogno di far rivivere il Castelluccio. Angelo, così facendo, potenzia un monumento che è già nell'immaginario dei racalmutesi e non solo. Con entusiasmo ho pensato di coadiuvare, con altri amici artisti e musicisti racalmutesi, la realizzazione di questo sogno, come già nel settembre del 2007. La stradina per raggiungere il Castelluccio, purtroppo, è malmessa e, invece, dovrebbe essere lastricata di medaglie al valore” conclude Carbone. La speranza, per chi ama questo luogo, è che il Castelluccio diventi un centro culturale permanente e che si possa completare il restauro. 



sabato 22 giugno 2013

FANTASIE MEDIEVALI AL CASTELLUCCIO



Caro Piero, purtroppo non potrò essere di presenza al Castelluccio, ma ci sarò col pensiero. Ho scritto una piccola storia che, se vuoi, potrai leggere. L'ho mandata anche a mio fratello Calogero. Ho problemi con la posta in uscita, per cui la posto qui.                                                 Un abbraccio Federico


 Pubblico volentieri la cronaca in rima della visita protonovecentesca di Louise Hamilton Caico e della sua guida Alessandro al Castello Chiaramontano  e al Castelluccio di Racalmuto. Il severo Castelluccio suscita gesta di armi e cavalieri, temute sortite di superstiti saracini;  la connotazione chiaramontana del Castello di Racalmuto stuzzica la fantasia di Federico Messana rievocando un'appassionata fabula amorosa che ha per teatro un castello chiaramontano di Palermo e per protagonisti l'avvenente viceregina di Sicilia Bianca di Navarra e i nobili pretendenti tra cui spiccano un Chiaramonte e Gugliemo Peralta. 


Fantasie medievali, insomma, che si uniscono  idealmente alle parole alle musiche alle foto alle sculture ai dipinti che domani animeranno il Castelluccio e lo faranno sembrare in festa. Un festa senza tempo.    P. C.





Jammu a lu Castiddruzzu
di 
Federico Messana

Facìa friscu ddra matina ed era prestu
e tanti stiddri si vìdìanu in cìalu,
anchi si un po’ di neglia già acchianava
di li vaddruna ca a la ciumi vannu.

“Unni jammu, voscenza, stamatina”, 
dissi Lisciànniru ca cu l’autru amicu,
armati di scupetta e cartuccera, 
scurtavanu Luisa gran signura.

Quannu passaru davanti a la Madonna,
e fìciru un signu ca parìa ‘nu vasu,
finarmenti parlà donna Luisa,
ca finu addura si ni stava muta.

“Jammu a Racarmutu, si vuliti,
pi vidiri ‘u Castìaddru, ca si dici
essiri granni e tanta storia havi
ca Muntidoru mancu po’ sapiri.

Nun putivanu ca essiri d’accordu
ddri du’ campìari ca facìanu scorta.
E tirannu li cuddrani a li jumenti
si diriggìaru versu ddu paìsi.

Caminannu pi trazzeri e pi viola
passaru la pirrera tutta gialla.
Doppu la strata era cchiù variata
tra arbuli di ulivi, viti e ficu.

A Racarmutu c’era ‘na funtana
unni li fimmini anchivanu quartari,
lavavanu li robbi intra ‘na vasca,
e tanti crapi di culuri biancu.

Pariva sulitariu e silinziusu ddru paìsi;
ma quannu giraru di ‘na chiazza granni
improvvisu si vitti un gran castìaddru
cu li turriuna ca facìanu scantu.

Lisciànniru ca canusciva un gran parrinu
vìacchiu ma di lu munnu sapituri,
di cursa lu mannà a chiamari
e cci spiegà ogni cosa a la “signura”.

“Ncapu lu munti Castiddruzzu
cchiù anticu ancora c’è un gran castìaddru,
cu un panurama ca nun lassa jiàtu:
lu Mungibellu si vidi e puri ‘u mari”.

Camina ca ti camina pi trazzeri
e pi viola, di ciuri chini a tutti i lati,
a mazziùrnu arrivaru a lu turriuni
l’ùacchi sgranati pi tanta meraviglia.

A orienti l’Etna si vidiva, china di nivi,
di Sicilia li chiani e li muntagni,
a sud c’era lu mari, c’eranu varchi,
c’era Girgenti e tanti paisuzzi.

Ah chi spittaculi signuri, chi biddrizza!
C’era un viali di sataredda chinu,
e pùa rosi e viole e rosmarinu,
e ‘na chisuzza pi jìri a prigari.

Donna Luisa si misi a fantasiari,
vidiva fantasmi tra li spessi mura,
vidiva pirati acchianari di lu mari,
abbinturi sunnava, e sciarri e spati.

Lisciànniru taliava a destra e a manca
e circava ‘na via pi scappari
si quarchi saracinu fussi ammucciatu
e tintassi ‘n’assartu a li cumpari.



A questo punto i pensieri di Luisa sembravano riflettersi
in quelli del dantesco Alessandro, lingue e pensieri
andarono in confusione, su quella piazza sentivano 
idiomi disparati, dal francese all’inglese, dal normanno
al greco, al latino, all’arabo, al siciliano, al turco, allo spagnolo.
Tutti insieme, in una confusione totale. 
Alessandro immaginava chissà quali e quante battaglie 
si fossero svolte su quella piazza d’arme, 
quanti intrighi, omicidi, quanto sangue avesse bagnato 
quelle pietre e quel selciato che portavano nelle stanze
più segrete del castello, quanti cavalli e quanti cavalieri
si erano sfidati all’ultimo assalto.
La confusione fu totale. Alessandro afferrò il polso di Luisa
e lo strinse con forza.
“Ma che fai, Alessandro, mi fai male! Hai bevuto soltanto 
un bicchiere di vino”, fu il lamento che emise Luisa, mentre 
questi farneticando andava dicendo: 
“Bianca, Bianca, dove sei?”.
Lo strattone di Luisa lo fece tornare alla realtà.
“Mi perdoni, voscenza, mi perdoni!” esclamò Alessandro, 
intanto che il custode del castello depositava sul tavolo 
di pietra, intorno al quale si erano accomodati per il desinare, 
alcuni grappoli d’uva ed osservava la scena 
tra l’incredulo ed il meravigliato.
“Ma chi è questa Bianca che stai invocando”, 
chiese Luisa al suo campiere che finalmente sembrava 
essere tornato in sé.
“Stavo quasi sognando, disse, e vedevo Bianca di Navarra
correre su questo piazzale, inseguita dal suo spasimante. 
Ah! Bianca, la viceregina di Sicilia, contesa dai caporioni 
di tutta l’Isola, bellissima, desiderata e corteggiata.
Ah! quanto avrei voluto conoscere questa avvenente 
vedova ventenne! Fu cercata da tanti, dal Moncada al Peralta,
dal Chiaramonte al Cabrera. Ma fu quest’ultimo che 
impazziva per la giovane regina, ammaliato dalla sua bellezza, 
dalla sua sensualità e dai suoi tesori, e la inseguì per tutta l’Isola.
Questa si rifugiò nel castello di Chiaramonte e si sentiva al sicuro,
quando nottetempo giunse il Cabrera irrompendo nella sua stanza.
Ma questa fece in tempo a scappare lasciando lo spasimante 
con tre palmi di naso. Allora il Cabrera, disperato, svestite le armi,
si tuffò sulla tiepida piuma del suo letto ancora caldo esclamando. 
“Se mi sfugge la pernice, qui tengo il suo nido!”,
annasando di qua e di là, inebriandosi di quella voluttà, 
come il cane da caccia va fiutando il covo della sua preda”.
“Ma che storia!” disse Luisa esterrefatta, “una storia degna 
di questa bella Sicilia, di questo posto incantato, di questo panorama
mozzafiato, degli effluvi di questi alberi e fiori!”.
“Questo è un luogo veramente incantevole, e solo delle
persone molto intelligenti avrebbero potuto immaginarlo e realizzarlo”,
sentenziò Alessandro.
Saliti sui rispettivi cavalli, malvolentieri imboccarono la via del ritorno,
muti e pensierosi. 
Luisa pensava allo spettacolo offerto da quel luogo incantato,
e meditava la storia che il dantesco Alessandro era riuscito a 
raccontare con l’acume e la perizia che ben gli riconosceva.


A BIANCA di NAVARRA
di 
Federico Messana

Libidinoso,
vecchio bavoso impudico,
Cabrera,
scorda la Bianca regina! 

Pernice dorata di Sicilia,
accelera
il fremito d'ali
ché il corvo è vicino!

Il porco,
immondo fetido furetto,
ha annusato il tuo caldo nido,
e già segue l'odorosa scia
dei tuoi passi regali.

Prepara il fulmine,
Giove,
se toccare oserà la giovane
appetitosa fanciulla di Navarra.

Fiore,
inebriante profumo
di mandorlo amaro isolano,
corri,
ché la prua sicura è già in porto!