giovedì 27 settembre 2012

LA POESIA SALVERÀ IL MONDO. FORSE.



Per cambiare il mondo, e cambiarlo in meglio,  non le guerre, non la politica, non l’economia ma… la poesia.

E’ questo il senso dell’evento che sabato 27 settembre 2012 si celebrerà a Grotte: “100 Thousand Poets for Change" - 100 Mila Poeti per il Cambiamento: un auspicio su cui vale la pena scommettere.

Con questo spirito, i poeti americani Michael Rothenberg e Terri Carrion del World Poetry Movement - Movimento Mondiale di Poesia, - in collaborazione con la Stanford University (California), hanno organizzato l’evento che quest’anno si svolgerà in più di 800 città, in 115 Nazioni di tutti i 5 Continenti.
I poeti  coinvolti, provenienti da varie parti della Sicilia, declameranno le loro poesie presso la Chiesa San Nicola, oggi sede del Centro Polifunzionale.
Previsti anche alcuni momenti musicali.
Un plauso a chi ha promosso e sostenuto la “poetica” iniziativa.
Che la poesia possa salvare il mondo da tanti suoi mali, è veramente improbabile, meno improbabile che possa sortire l’effetto, secondo l’organizzatore Gero Miceli, di “risvegliare le coscienze”. 
Il resto potrebbe venire da sé.



Salemi (TP) 2010




OMAGGIO A RIMBAUD

Ho letto
 Rimbaud nella notte
quando
son spente le lune e le speranze
bussano
invano.

Ho piena la testa
di molle compresse.

J’ai  lu
Rimbaud dans la nuit
losque
les lunes étaient éteintes
et quel es espérances en vain
frappaient à la porte.

J’ai la tête pleine
de compresses molles.

***

Son rimasto
a parlar con le stelle
dopo anni
di poesia.

Je suis resté
pour parler avec les étoiles
après des années
de poésie.

Salemi (TP) 2010

Da Notturno in Via Atenea, Cross-Cultural Communications, Merrich, N.Y, 1993. Trad. in francese di Stéphanie et Jean-François Patricola in “L’Estocade. Revue Trimestrielle de Création”, n. 3-4, Ete – Automne, 1996, Nancy.


mercoledì 26 settembre 2012

CHE FONDAZIONE SIA!


Renzo Collura, Regalpetra (1987)


Se ci volevano i commissari per fare emergere tante verità, anche nei comportamenti di racalmutesi e non e di sedicenti sciasciani, benvenuti i commissari.
Varia è la tipologia degli atteggiamenti che hanno suscitato in coloro che con essi finora si sono rapportati. Se ne vuole evidenziare uno tra i tanti nel territorio dell’informazione.

Perché tanto silenzio ossequiente da parte di un giornale come  “Malgrado tutto”?  Un giornale caro a Sciascia e a cui Sciascia aveva indicato la rotta, in quanto espressione di editoria minore: stare all’opposizione, fare opposizione al potere.
Anche a non arrivare a tanto, dire la verità, sempre la stessa, non è mancanza di rispetto. Basta ricordare perché Sciascia ruppe l’amicizia con Guttuso!
Ad integrazione, ma non ce ne sarebbe bisogno, di quello che qualche altra voce isolata ora come tanti anni fa ha rilevato, faccio notare semplicemente un’incongruenza di cui sono stato vittima personalmente.
E lo faccio notare dopo ben quindici anni da un’intervista rilasciata a Gioacchino Zimmerhofer per “L’Inchiesta”  del 20/26 agosto 1997. Altri cinque anni e si poteva replicare il titolo di un famoso romanzo di Alexander Dumas sui moschettieri.

Quando, nel 1997, lamentavo l'autoreferenzialità della Fondazione Sciascia e sostanzialmente capace di unico evento annuale,
o, nel 1998, che le lettere di Sciascia andavano a finire a Pavia,
o, che nel 2000, lettere incisioni e libri non erano stati ancora consegnati dalla famiglia e non si offrivano, come dovuto, alla consultazione del pubblico…
esponenti istituzionali della Fondazione e il gruppo di “Malgrado tutto”  attaccavano e bollavano chi faceva notare tutto questo come se fosse "contro" la Fondazione.
Il Vicepresidente della Fondazione Aldo Scimè nella lettera all’”Inchiesta” del 24 settembre 1997 contestava “l’informatore Carbone” e  il Direttore letterario Antonio Di Grado  sul “Giornale” del 12 agosto 2000 alla requisitoria di Mario Giordano opponeva un elenco di benemerenze riguardanti altro. 
Da precisare che a quel tempo ancora non c'erano la collezione dei quadri, i manoscritti, la biblioteca...

Ora, la Commissione in due esclusive interviste a “Malgrado tutto”, luglio e  settembre del 2012, ha lanciato esattamente quelle stesse accuse, anzi, allargando le considerazioni sulla gestione al Teatro comunale, parla di “carte nascoste”,  e in tutto questo i "ragazzi di Malgrado tutto", sempre gli stessi, e sempre “ragazzi” nonché unica “spinta al nuovo” al dire di Felice Cavallaro, ossequientissimi, non integrano, non storicizzano, non contestualizzano.

Eppure, da allora ad oggi se n'è fatta di strada. Basti citare l’encomiabile lavoro di riordino e catalogazione delle carte effettuato dall’ex direttore della biblioteca comunale di Palermo Salvatore Pedone. Onore al merito, e alla competenza!

Eppure erano e si sentivano tutti vicini alla Fondazione e Sciascia boys!
Ma sotto l’ombra della quercia sciasciana, per tanti che vi hanno sostato, vien da parafrasare una famosa epigrafe agrigentina: Non tutti vi sono. Non tutti lo sono, sciasciani.

Senza alcun titolo una volta, a Mario Giordano che aveva dato rilievo nazionale sul “Giornale” del 3 agosto 2000, sempre alle stesse critiche (diffuse con una lettera aperta e firmata da tre solitari donchisciotte racalmutesi residenti uno a Racalmuto, uno a Palermo e un altro a Roma), un malgradotuttiano rispose piccato a nome e in difesa della Fondazione.

http://www.amicisciascia.it/servizi/sciascia-in-rete/item/150-sulla-fondazione-sciascia-di-racalmuto.html

Un’altra simile lettera bifirmata è stata censurata da “Malgrado tutto” nonostante l'appello a Felice Cavallaro di non permetterlo. (Vedi “Lumìe di Sicilia”, n. 46, ottobre 2002, pag.12).

http://www.sicilia-firenze.it/upload/files/lumie_n46.pdf

A ruoli invertiti dico che ora va riconosciuto e difeso quello che prima magari andava criticato.
E recentemente, all’importante evento del 24 luglio in Fondazione davanti a ben due ministri, un sottosegretario  e altre e alte autorità e alla stampa nazionale,  andava notata, e "giustificata", l'assenza del Direttore letterario Antonio Di Grado se non altro perché designato e voluto per quel ruolo dallo stesso Sciascia, se ciò ha una qualche importanza.

Io mi sento sereno oggi, come serenamente ho fatto le mie riflessioni in passato, perché non erano né strumentali né eterodirette né finalizzate ad altro.
Prova ne è che, nei consigli di amministrazione della Fondazione a cui ho partecipato, sono stato propositivo e concorde nel portare avanti tante iniziative.
Attendo i verbali dei consigli di amministrazione, a cui ho partecipato come membro di diritto in quanto assessore alla cultura del comune di Racalmuto, per documentarlo. Due su tutte: contattare e invitare sistematicamente, con appositi progetti, le scuole italiane intestate allo scrittore racalmutese; ideare un percorso turistico che dalla Fondazione, passando per i beni artistici del paese, approdasse in teatro con una performance scenica e multimediale sulla vita e l’opera dell’autore delle Parrocchie.

Spesso la Fondazione, purtroppo, ha agito circondata dal silenzio, molto “prudente”, più o meno interessato, di tanti intellettuali o aspiranti tali, locali e non, sedicenti sciasciani, che, con osservazioni disinteressate, lungimiranti prospettive e critiche costruttive, avrebbero potuto e dovuto aiutare la Fondazione stessa a proiettarsi in avanti,  per allargare l’orizzonte della sua azione.
Per non dire del consiglio comunale che avrebbe dovuto vigilare e spronare questa importante “risorsa del territorio”, per il territorio,  mi pare si dica così.

Ma un discorso sulla Fondazione Sciascia, per ciò che rappresenta e dovrebbe rappresentare, sul suo futuro e non solo sul suo passato, andrebbe fatto con urgenza e con maggiore partecipazione: a incominciare dalle difficoltà economiche che sta attraversando in clima di spending review, per proseguire sulle forze lavorative di cui ha bisogno per aprirsi metodicamente al pubblico, sulla disponibilità e la fruizione dei vari lasciti di carte e documenti storici,
e, infine, sui successori dei membri del consiglio d’amministrazione e del Comitato scientifico di “organizzazione e vigilanza”, designati a vita e voluti dallo stesso Sciascia, data l’età anagrafica avanzata di quelli in carica e l'assenza di quelli che negli anni sono venuti meno.

Insomma, se Fondazione dev’essere, che Fondazione sia! 



Link correlato: 
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/01/evento-sopra-evento-che-dio-ce-la-mandi.html

martedì 25 settembre 2012

MORI LU SCECCU E VENI LU MULU






Mori lu sceccu e veni lu mulu
Se muore l’asino, sopraggiunge il mulo


Una volta un'affettuosissima  signora, in arnese da cucina, rispondendo al mio rispettoso saluto, fece cenno con la mano  di avvicinarmi a lei.
Attraversai la strada e accostatomi all’uscio di casa sua,  ella discostò la tenda di plastica che serviva da barriera alle mosche e incominciò a  rivolgermi sperticati complimenti e gioiose felicitazioni per la  mia “fidanzata”  di cui aveva avuto notizie:

-       Ch’è beddra! Anta! Giudiziusa!

Insomma: bella! alta! assennata!

Mentre la corpulenta signora  parlava come un fiume in piena, io, più che compiaciuto, ero imbarazzato perché aspettavo uno spiraglio di tregua per dirle che da qualche mese non ero più fidanzato e che con quella ragazza mi ero, come si dice, lasciato.

Nel mentre l’ascoltavo, si faceva più insistente l’odore di broccoli bolliti che proveniva dalla cucina.

Quando finalmente potei parlare e mettere le cose al loro posto, la signora, repentinamente, si astenne dal proseguire nei complimenti e dal decantare le lodi della ragazza, alzò gli occhi al cielo, allargò le mani e per rincuorarmi, secondo le sue intenzioni, pronunciò queste fatidiche parole:

-       Pierì, nenti ci fa; mori lu sceccu e veni lu mulu.

Alla lettera: Pierì, non fa niente; muore l’asino e viene il mulo.
Come dire: “quella” era buona, ma ne verrà una migliore!

Alla faccia della solidarietà.

E dire che per certuni nella vita non si dovrebbero fare certe scelte, semplicemente per occhio della gente!


 Quest’episodio, in qualche modo, mi ha immunizzato  da presunti pudori e timori della morale pubblica solo apparentemente altruista.







Lassatimi diri
chiddru chi un s’av’a diri
pi uocchiu di munnu.

L’uocchiu di munnu
è un’ummira putenti
di un mostru ca nun c’è.

Pirchì è la genti.


Lasciatemi dire / quello che non si deve / per occhio di mondo. // L’occhio di mondo / è un’ombra potente / di un mostro che non c’è. // Perché è la gente.


La poesia si trova in Venti di sicilinconia, Edizioni Medinova, Favara 2009.