lunedì 18 luglio 2016

SOTTO IL PINO ALLO ZACCANELLO. Con mons. Gino Bommarito, e piacevole compagnia. Era la Festa del Carmelo

Nel ricordo del piacevole incontro del 2010
un  affettuoso pensiero augurale per mons. Gino Bommarito:
non scalfisca, un momentaneo malessere, la sua paterna cordialità e il suo humour


Era la seconda domenica di agosto, Festa del Carmelo. Proveniente dalla sua Terrasini, non più arcivescovo di Catania e ormai in pensione, di mattina aveva celebrato il 75 anniversario della Parrocchia del Carmelo. 
Precedentemente, come vescovo titolare di Agrigento, ne aveva celebrato il cinquantesimo e, quella volta, indicando con il braccio alzato la parte alta della chiesa, aveva ipotizzato che per il 75 si sarebbe goduta la cerimonia osservandola da un'alta finestra, in compagnia degli angioletti che solitamente ornano in gesso o in marmo o in pittura i luoghi sacri. 

Siccome c'è sempre tempo per diventare come gli angioletti, dopo 25 anni, non solo non era come gli alati angioletti a godersi a testa in giù la cerimonia dall'alto ma, come vescovo vitalissimo nella chiesa gremita, stava dietro l'altare a celebrarla, quella funzione. 

Nel primo e nel secondo appuntamento ho avuto la ventura di ripercorrere attraverso i documenti d'archivio la nascita e gli sviluppi della Parrocchia, in particolare il periodo in cui parroco è stato Padre Farrauto, mentre Gino Castiglione, Mimma Marchese, Gino Franco, Luigina Cacciato, Dina Zagone, Giuseppe Cacciato e il prof. Totino Scimè hanno illustrato la figura e l'opera dei diversi parroci (Padre Alfonso Puma, Padre Giovanni Arrigo), fino al parroco in carica don Diego Martorana divenuto nel frattempo arciprete.


Mons. Gino Bommarito è stato sempre di casa nella diocesi agrigentina, prima come vicario di mons. Giuseppe Petralia e poi come vescovo titolare, è stato successivamente nominato arcivescovo di Catania ma ha sempre intrattenuto rapporti con molti fedeli agrigentini, pastoralmente figli ma cordialmente amici.


Nel pomeriggio, don Diego Martorana e Giuseppe Cacciato, che con l'arcivescovo ha sempre mantenuto un cordiale rapporto di filiale devozione, hanno accompagnato mons. Bommarito allo Zaccanello dove, dopo aver benedetto la casa, ci si è intrattenuti, con altri amici sopraggiunti, cordialmente e in relax, sotto l'ombra dell'avvolgente pino.


foto: ©archivioepensamenti.blog

domenica 17 luglio 2016

DARE VOCE AL DIALETTO. Gaetano Cipolla mi invita a nozze

il siciliano per gli americani anglofoni


screen shot: 


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SGARBI NON C'ENTRA. Dopo la prima, ultima tappa a Racalmuto della Strada degli Scrittori ex Strada del vino Seicentoquaranta

Sul palcoscenico di Racalmuto



Chi, stamattina, si aspettava ampi e articolati resoconti  sui giornali locali sulla manifestazione di ieri a Racalmuto, terra di giornali e giornalisti, è rimasto deluso. Solo foto ricordo e note di colore.

Eppure i nomi di rilievo e/o di grido c'erano, gli argomenti etno-religiosi-letterari c'erano, c'erano quelli di attualità: scottanti, provocatori, eretici, dissacranti. Sciasciani.

C'era mons. Pennisi arcivescovo di Monreale, alla ribalta delle recentissime cronache per non essere contrario ad una preghiera anche per Provenzano a cui erano stati vietati i funerali religiosi: ognuno è libero nella sua coscienza di un dialogo con Dio; 

c'era il prof. emerito dell'università di Palermo Antonino Buttitta, studioso di etnologia nonché amico ed estimatore di Nanà, interessante la dissertazione sul "lutto dei viventi"; 


c'era Sgarbi che ha offerto molti, molti spunti di riflessione sulla mafia di ieri e di oggi: 
sul suo essere socio onorario della Lega degli zolfatai e salinari; sui pali eolici; sul paesaggio distrutto dalla violenza mafiosa; sullo Stato quando si trasforma in ciò che dovrebbe combattere; 
su un singolare gemellaggio, cioè, sullo scioglimento per infiltrazioni mafiose, inopportuno, ingiusto, di Racalmuto e Salemi "per sfregio e per infamia" da parte  del ministro Cancellieri, il peggiore della  storia, secondo il critico d'arte, "un ministro che verrà cancellato dalla storia per l'orrore della sua ignoranza e incapacità", parole testuali ricavate dall'audio delle riprese filmate; 
sull'opportunità di aggiungere alla valente schiera degli Scrittori della Strrada degli Scrittori anche Stefano Vilardo e Luigi Russo, sì, proprio lui, il critico di Delia, deliano come Villardo, anche se non ha scritto racconti e romanzi ma che ha "raccontato" l'avventura intellettuale di tanti scrittori anche siciliani (nella mia tesi di laurea del lontano 1986 addirittura mettevo in rilievo il personalissimo e umoroso stile narrativo in talune cronache e prose polemiche che erano dei veri e propri racconti);


c'era Cavallaro, ancora più attivo e presente da quando è andato in pensione dal Corriere della Sera, a parole compiaciuto ma nell'intimo forse in difficoltà , specialmente quando Sgarbi si è espresso sullo scioglimento per mafia di Racalmuto e sulla Cancellieri in particolare intervenuta alla Fondazione Sciascia dove lui fece da gran cerimoniere indicando quali fossero i racalmutesi virtuosi e ne scrisse tanto, proponendo Racalmuto come un modello di comune che sa rialzarsi da uno scioglimento per mafia (ci sarebbe un'interpretazione freudiana di un suo lapsus?);

c'erano il sindaco e l'assessore alla cultura di Racalmuto, rispettivamente presidente e membro di diritto della Fondazione Sciascia, che, con ampia visione lungimirante e metodo imparziale, inflessibile e inclusivo, dovrebbero far da raccordo attivo e critico tra passato e presente per proiettare nel futuro la cittadina racalmutese in tutte le sue dimensioni, non ultima quella culturale col suo cospicuo potenziale; 

c'era il tema della serata indicato bene in evidenza su un manifesto on line che i racalmutesi avrebbero preferito leggere (ho sentito lamentare qualche consigliere in proposito) anche sui manifesti murali in piazza Feste religiose fra preghiere e "inchini", tema delle feste sviscerato da Sciascia in un celeberrimo libro di foto fi Ferdinanando Scianna da cui Sgarbi ha dissentito in relazione alle sopravvenute posizioni del fotografo bagherese circa l'interpretazione delle feste religiose attuali...



Non c'erano i racalmutesi. Chissà perché. Sgarbi non c'entra. Forse memori di tante, reboanti, celebrate, deludenti, costose partenze, temono che anche questa volta...



 P. S.
Ho fatto questa nota a malincuore, pur non volendo pestare l'acqua nel mortaio, pur non volendo pestare i piedi a nessuno, ma chi mi conosce anche in quello che scrivo e bazzica da queste parti credo si aspettava una nota, una parola, su quello che ieri è successo a Racalmuto per tante ragioni, per avere riflettuto amaramente in passato sulla galassia racalmutese-sciasciana, sulla gestione della cosiddetta cultura, ma soprattutto per la semplice ragione che sono racalmutese. Con amore sicuramente, ma a volte, proprio per questo amore, con tanta fatica: non si può non vedere quello che non si vorrebbe vedere. O leggere. 
Racalmuto non è il paese di Sciascia? Noblesse oblige.





foto e riprese ©piero carbone


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La mia Nota di ieri su fb

DOVE PORTA LA “STRADA DEGLI SCRITTORI”?
Dove porta la "Strada degli scrittori"? In tanti luoghi di tanti scrittori lungo il suo percorso, ci dicono, aggiungendone magari qualcuno che era sfuggito alla lista iniziale.
Porta, o dovrebbe portare, anche alla Fondazione “Sciascia” che, pur navigando in scarseggianti acque, ha perso cinquantamila euro di contributo regionale per una richiesta non inoltrata in tempo?
E' tutto qui il problema, perché la strada c'era già. Farà la stessa sorte del vino “Seicentoquaranta”? Gli “ingegneri” a volte sono gli stessi.
A proposito, a che cosa sono serviti il lancio e la promozione del vino “Seicentoquaranta”, sponsorizzata dalla CMC, se la Seicentoquaranta, almeno nominalmente, non c’è più?
La cultura in Sicilia? Porta sempre lontano, con o senza strade.
Non possiamo che augurare buon viaggio e brindare. Questa volta anche con Sgarbi e Buttitta Junior.
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sabato 16 luglio 2016

RISCONTRI GOOGLE PLUS. Aggiornamento visualizzazioni.

Carta ca veni e jucaturi ca s'avanta
Se viene fuori la carta favorevole, il giocatore ne trae vanto.

So il proverbio, ma appunto per questo va chiosato:
non distraggano i numeri "divertenti".

Anche i numeri, certamente, hanno la loro importanza, 
specialmente se fanno riferimento a singole persone, come in democrazia, 
ma nelle statistiche è saggia la consapevolezza che  numeri alla fine sono soltanto numeri:
non distraggano da ciò che vale la pena e da ciò che non ne vale la pena,
a prescindere dagli stessi numeri.
Per immunizzarsi dai numeri, metafora della vita, 
basta non esaltarsi quando sono favorevoli e non deprimersi quando  non lo sono.
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24 luglio 2016
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23 luglio 2016
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22 luglio 2016
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21 luglio 2016
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Schermata 2016-07-21 a 14.06.16

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20 luglio 2016
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19 luglio 2016
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Schermata 2016-07-19 a 09.03.07


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18 luglio 2016
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Schermata 2016-07-18 a 15.23.30

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17 luglio 2016
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Schermata 2016-07-17 a 16.49.25


16 luglio 2016
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Schermata 2016-07-16 a 11.03.57

15 luglio 2016
visualizzazioni: 2.801.785
15 luglio 2016

Schermata 2016-07-14 a 16.21.18.

BALAUSTRE IN VENDITA. Ma il Concilio Vaticano II non è affare di antiquari. Non solo per le balaustre




Quando l'ho vista, ho tirato un sospiro di sollievo: Meno male, qui ancora esiste!

La bella balaustra che ho fotografato, nel giugno scorso, in una rinomata benché piccola chiesa di Trapani, mi ha fatto ricordare la barocca balaustra della Chiesa di Casa Professa a Palermo, ma non solo quella, anche tante altre balaustre in tantissime chiese, anzi, prima c'erano in tutte quelle cattoliche, ma con l'avvento del Concilio Vaticano II sono state eliminate assieme al latino della messa. 

Non so sinceramente se i documenti conciliari imponessero o andassero interpretati facendo decidere per l'abbattimento materiale, e l'asporto, delle belle balaustre; certo è invece che i documenti prescrivevano una nuova disposizione dell'altare e del celebrante, non più in fondo all'abside, sopraelevato da alcuni scalini, bensì in basso, e il celebrante non più di spalle ma rivolto ai fedeli.

Conoscenza e interpretazione dei documenti conciliari a parte, due conseguenze si possono constatare: quasi tutte le chiese prima del Concilio avevano una balaustra, ora moltissime, tra quelle aperte al culto, non ce l'hanno più. Che fine hanno fatto?


Erano belle, erano decorate, le più preziose erano in marmo intarsiato, con una porticina al centro in ferro battuto talvolta ricca di fregi. Opere di fine artigianato, ma anche opere d'arte.

La balaustra che ho fotografato recentemente fa inaspettatamente riaffiorare l'immagine di un'altra bella balaustra in marmo che, tanti, tanti anni fa, ho visto esposta in un negozio di antiquariato in una città di una provincia che non ricordo più con esattezza, col tempo, si sa, la memoria espunge i dettagli.
Ricordo bene, però, la mia meraviglia nel vedere esposta tra dipinti e statue varie un'ingombrante balaustra, ancora integra nelle sue varie parti.


Nell'esprimere la mia meraviglia, il negoziante la volle rafforzare confermando che era autentica, e questo avrebbe inciso sicuramente sul prezzo. Alla mia mia meraviglia raddoppiata di trovarla in vendita in un negozio invece che in una chiesa, mi fu risposto che per caso aveva saputo che in una chiesa di un paesino di un'altra provincia avrebbero adeguato l'altare alle nuove disposizioni conciliari e lui si era premurato di collaborare impegnandosi a togliere di mezzo, in senso materiale, la balaustra che separava l'assemblea dei fedeli dal nuovo altare.

Ma lo avevano previsto i Padri Conciliari che per realizzare la Costituzione  Sacrosanctun Concilium ci sarebbe voluto il soccorso degli antiquari?
Chissà quanti pii antiquari avranno coadiuvato l'opera di smantellamento e di adeguamento liturgico di tanti parroci cappellani rettori abati et, et. etc. zelanti!



link correlato:

http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_commissions/pcchc/documents/rc_com_pcchc_20060728_presbiterio-crocifisso_it.html





ph ©piero carbone