sabato 12 settembre 2015

UNA VOLTA ERA CAMPAGNA. Esercizi di memoria (fotografica)

A tanti dirà molto, a tanti altri poco o nulla. 
In fondo è soltanto un ricordo in b/n.

Le foto sono mute, lo so che non parlano, 
ma possono dare la stura a molti ricordi e, a volte, 
a qualche considerazione. 






venerdì 11 settembre 2015

LE MINIERE? UN RICORDO. Rievocazione di Eduardo Chiarelli. Poesia di Carmelo Pirrera





C'è tanta pace, ora
di
Eduardo Chiarelli

Era in contrada "Sacchitello" che, con i miei Nonni materni, passavo le vacanze scolastiche. Non c'era elettricità, né acqua corrente, eppure, incredibilmente tre mesi volavano. I giorni giocando, esplorando la natura e aiutando i miei Nonni. Le notti, seduti sulla "ittèna", immersi nell'oscurità, guardando il cielo o le luci di Sutera e Milena, che tremule brillavano a distanza.

Ricordo la mia Bisnonna, "la Mamma Annù", che con quasi ottant'anni veniva a farci visita dal paese. Veniva prestissimo a piedi, e arrivava incredibilmente fresca e riposata, rimaneva un po' e poi andava via, e quando i miei Nonni la esortavano a prendere l'autobus lei rispondeva: "E com'è lu paisi? Ddruocu propria è! m'allavancu di druocu e sugnu a Vriccicu, e a dú ammariati sugnu a lu paisi".

Fu Gina, la mula , che con il suo scalpitare concitato una notte ci svegliò.
Mio Nonno aveva lavorato in miniera e sapeva che quando gli animali fanno così qualcosa non va, così ci fece uscire di casa e un istante dopo sentimmo una vibrazione sotto i nostri piedi, accompagnata da un rumore sordo, come uno strappo. Eravamo spaventati , ma era buio e non capivamo.

Bastò aspettare qualche ora per vedere ciò che era successo. Una vecchia miniera di Salgemma era crollata, originando una voragine spaventosa, e aveva inghiottito tutto ciò che c'era sopra, comprese vigne, frutteti e una bella sorgente ," la mia spiaggia" come la chiamavo.

Sono passati quasi quarant'anni d´allora e quella voragine oramai sembra far parte integrante di  "Sacchitello", l'acqua della sorgente che una volta si fermava nella "giebbia" che mio Nonno aveva costruito, adesso scende indisturbata fino al fondo della valle dando vita ad un canneto e ad un piccolo stagno, dove stormi di uccelli , all'alba e al tramonto, vanno a bere. 

C'è tanta pace, ora, in quei luoghi che io ho sentito lacerare. Come sarebbe bello se alle persone succedesse la stessa cosa.



Poesia di Carmelo Pirrera

Stampato presso la Tipografia Luxograf
nel dicembre del 1989
per conto della Soc. Il Vertice/Libri Editrice Palermo


Foto ©piero carbone

mercoledì 9 settembre 2015

COME TI CONSERVO O AMMODERNO IL CENTRO STORICO. Conversazione con Ettore Liotta



Dopo la pubblicazione di alcune foto sullo stato molto precario del monumento ai caduti sul lavoro, l'intervento di Ettore Liotta ha suscitato alcune riflessioni che penso valga la pena estrapolare e riproporre per gli spunti che potrebbero fornire.





La gestione dello spazio urbano dove siamo nati e cresciuti, o dal quale ci allontaniamo (temporalmente o geograficamente), non può essere una mera questione di burocratica manutenzione o di momentanea politica: attiene alla nostra identità. 



Dello spazio urbano, con il suo cuore rappresentato dal centro storico, ne usufruiamo, lo viviamo, lo riviviamo nel ricordo ed è giusto che tutti lo testimoniamo per preservarlo. (P. C.)





Riferendosi ad un post precedentemente pubblicato, Ettore Liotta scrive:

E' forse fuori luogo, a commento di questo articolo, associare la doverosa, e sempre tardiva, manutenzione del monumento ai caduti sul lavoro e la distruzione della precedente fontana con ringhiera in ferro battuto. Ma per onestà va fatto.
Per la verità la fontana è stata spostata, abbassandola, in un angolo del monumento, ma avrebbero fatto meglio a toglierla del tutto.


Piero Carbone
Ma le cose credo debbano stare diversamente, non doveva spostarsi o sminuirsi la preesistente fontana. 
Scelte del passato o che attengono ad un'altra concezione dello spazio urbano, della sua articolazione, della conservazione e dell'ammodernamento nonché del suo arredo. 
Ma ora, vogliamo parlarne? 
Pubblicamente? 
Non certo per racchiudersi il tutto in un disegno dell'ufficio tecnico o di questo o quell'architetto o geometra o ingegnere avulso dalle risultanze dello stesso dibattito pubblico: per dirla in terza persona, e generalizzando, Ettore Liotta e altri come lui possono portare un contributo di idee da appassionati e competenti. 
Al tempo della restauro della Fontana, da semplice cittadino che ama i propri luoghi, ho fatto tante foto sognando che al termine dei lavori si facesse una esposizione di foto della fontana prima, durante e dopo il restauro e che pubblicamente si illustrassero le metodologie e le finalità dell'intervento di restauro. Addirittura si dovrebbe fare prima di ogni restauro: partire dall'esistente per illustrare metodologie e finalità dell'intervento da porre in atto. Sogno?

Foto di Louise Hamilton Caico (antecedente il 1910)

Ettore Liotta:
Ben detto Piero. 
Aggiungerei: prima che le scelte urbanistiche, architettoniche, di arredo urbano, di restauro e in tanti altri campi, vengano prese, c'è tutto un lavoro da fare a monte. I migliori esperti per ciò sono tutti i cittadini del paese. Essi infatti possono contribuire, non poco, alle scelte che poi l'Amministrazione cittadina deve fare, riunendosi in comitati, gruppi, pro-loco, amanti delle tradizioni locali etc., e raccogliendo idee di intervento, che inevitabilmente sono/devono essere ascoltate dalla stessa Amministrazione cittadina. 
Il vero guaio è quando questa viene lasciata sola e poi, nel chiuso di una stanza, pochi, anzi pochissimi, prendono decisioni che scontentano la maggioranza dei cittadini. 
Il tuo attaccamento al paese, che manifesti attraverso il tuo blog e facebook, è lodevole e va nella giusta direzione, cercando di coinvolgere tutti nella conoscenza e partecipazione, iniziando dalla lingua siciliana, dalle nostre abitudini di vita e di tradizione,mettendo in risalto fatti e persone che hanno fatto la storia del nostro paese etc.

Piero Carbone:
Ti ringrazio per l'apprezzamento ma credo che generale dovrebbe essere il civico attaccamento ai "nostri cari luoghi".

La Fontana (di li novi cannola)
 durante i lavori di restauro






Claude Ambroise con la moglie visitano la Fontana durante i lavori

Altri interventi a proposito  

della Pescheria "scancellata", 

di una fontana posticcia

del corso principale asfaltato






Foto di ©piero carbone

martedì 8 settembre 2015

TRE LAMPI DI CASTELLI


Alfonso Puma, "Bimbo della Bibirria", Agrigento.



Oh dda naca chi t'annacò!

*

Micheli, 

Micheli si ci capita cu 'nvintò 'u travagghiu,

ci spara; 

è ca 'un l'ha attruvatu!

*

C'è l'opra!

*


Da Antonio CASTELLI, Entromondo, Vallecchi Editore, 1967



domenica 6 settembre 2015

A RIESI E A RACALMUTO. Ricordi e monumenti di tragedie sul lavoro



Cadì la galleria

iè tutta sdirrupata

Oh Matri addulurata

comu iè fari ì
...




26 aprile 1962: i funerali dei lavoratori Brunetto Angelo, Villa Filippo e un componente della famiglia Cardillo, deceduti nell'incidente avvenuto nella miniera di sale cosiddetta "dei Cardillo" in Racalmuto

*

La foto pubblicata sul Gruppo facebook "Sali d'Argento. Raccolta digitale di Racalmuto" da Giovanni Brunetto, con una essenziale didascalia, ha suscitato parecchi interventi, dettati soprattutto dalla volontà di testimoniare traumatici lutti familiari, di ricordare i nomi dei propri cari coinvolti nelle varie disgrazie in miniera.
Erano frequenti e strazianti purtroppo scene come quella testimoniata dalla foto pubblicata.
Miniera si sale o di zolfo significava fonte di reddito, in diversa misura ovviamente per proprietari e lavoratori, lavoro a rischio, morte.

Ma anche solidarietà di chi generosamente cercava di venire in soccorso dei propri compagni in pericolo.
Molti casi restano ignoti, qualcuno è stato pubblicamente riconosciuto come quello messo in atto da Pietro Scichilone che salvò undici compagni e per questo si ebbe una medaglia al valore. Appena una settimana fa è stato celebrato in Matrice il funerale di questo eroe pressoché sconosciuto ai posteri considerata la scarsa partecipazione dei concittadini, con rammarico esternato da chi officiava il rito funebre.

Eppure a Racalmuto si è saputa fare la ribalta quando e con chi si è voluto. L'altruismo la meriterebbe: una discreta ma doverosa ribalta della memoria storica.

Un ricordo doverosamente meriterebbero i tanti lavoratori caduti in miniera, lo auspica Salvatore Di Puma, rimasto orfano ad appena quattro mesi del padre Davide perito nel 1960 nella miniera di Gibellini assieme a Salvatore Alfano, come ricorda la figlia Lina appena quattrenne al tempo della disgrazia, e tanti altri:
"Forse sarebbe giusto fare una lapide con su citati i nomi dei caduti in miniera sia di zolfo che di sale per ricordare quelle persone che hanno dato la loro vita per questo paese".

Mi sono ricordato che a Riesi l'hanno fatto. Ho trovato anche delle foto che avevo scattato nel febbraio del 2014 al monumento dedicato agli "eroi del dovere / noti ed ignoti".

E a Racalmuto?
I nomi non ci sono ma c'è il monumento che ieri sono andato appositamente a fotografare. Pur conoscendolo, è stata una sorpresa: anche i monumenti rovinano. (P. C.)






A Riesi





Poesia di Giuseppe Paterna





 




A Racalmuto









La struttura in marmo ad alveare del prof. Gaspare Arrostuto
che richiama i cristalli di zolfo e di sale.
(Manca a Racalmuto una raccolta pubblica di cristalli zolfo e di sale).

Formella in bronzo dello scultore Disma Tumminello













Foto di ©piero carbone, tranne quella in b/n