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Blog di Piero Carbone (da Racalmuto, vive a Palermo). Parole e immagini in "fricassea". Con qualche link. Sicilincónie. Sicilinconìe. Passeggiate tra le stelle. Letture tematiche, tramite i tags. Materiali propri, ©piero carbone, o di amici ospiti indicati di volta in volta. Non è una testata giornalistica. Regola: se si riportano materiali del blog, citare sempre la fonte con relativo link. Contatti: a.pensamenti@virgilio.it Commenti (non anonimi). Grazie
martedì 31 marzo 2015
lunedì 30 marzo 2015
LA ZANZARA DI SMARAGDOS. Lo scornabecco non è un animale
La zanzara spiaccicata con la ciabatta contro il muro non ti farà rimpiangere la parete bianca se riconosci che è sporca del tuo sangue.
domenica 29 marzo 2015
MEGLIO LE ORCHIDEE. Le escursioni naturalistiche di Mara e sorprese floreali
Gliel'avevo promesso a Mara che avrei voluto dedicare tutto un post ai suoi fiori, alla "sua" natura, alle sue città visitate e fotografate, perché sa coglierne la bellezza, l'armonia, ma oggi lo faccio con una ragione in più ed è questa: distrarmi dalla bruttezza, evitare di parlarne, di mostrarla in foto, di polemizzare insomma perché c'è sempre qualcuno che si sente pizzicato e per una ragione o l'altra disposto a difendere l'indifendibile.
Criticare a viso aperto è generosità perché uno si espone, si attira strali e ire, e magari ne traggono spunto per ideare soluzioni, correggere errori o migliorare progetti.
Qualcuno potrebbe avvantaggiarsene, della critica (altrimenti che critica costruttiva sarebbe!), ma a chi critica spesso resta la cenere delle ire e degli strali.
Il fatto è che se uno si mette in giro e osserva non può impedire all'occhio di vedere e commisurare alle proprie conoscenze, al proprio senso estetico, pietre, lapidi, edifici, scale, segnaletiche, anfiteatri, restauri, strade, ponti, pavimentazioni, usi e regolamenti per produrli, usi e regolamenti per fruirne, etc. etc. etc.
Non per non voler essere generosi con le critiche ma appunto per preservarle è bene talvolta soprassedere, rinviare, sperare generosamente che le cose si aggiustino da sole ovvero per un saggio e opportuno intervento umano.
Una precisazione: non criticare non rappresenta un vuoto, non avere che dire, non avere che fare, anzi, all'opposto, non si intasa l'animo rendendolo altresì più ricettivo alla bellezza, come ad esempio, e che esempio!, all'ammirazione delle incredibili orchidee che Mara Gioia nelle sue frequenti escursioni naturalistiche trova e "raccoglie" con delicato obiettivo per farcene dono.
Ma, come un rabdomante sa trovare l'acqua, non si lascia sfuggire neanche quelle del Salento e le innumerevoli varietà che fioriscono fuori dalla sua Sicilia. Per gioirne con gli altri. E con noi, in questa solare Domenica delle Palme.
Foto di Mara Gioia
sabato 28 marzo 2015
IL PONTE COME METAFORA E IL DONO DI PRISCILLA. Un libro su Rosario Assunto pensando a Maredolce
Le coincidenze servono. Priscilla Alessi mi regala un libro della prestigiosa casa editrice di famiglia su Rosario Assunto, filosofo del paesaggio, teorico del giardino, pensando all'avvenimento di alcuni giorni prima ravvivato da un bel corteo storico al giardino per eccellenza di Palermo, detto della Fawara o di Maredolce, e alla vigilia del centenario della nascita del filosofo di Caltanissetta da cui proviene la famiglia di Priscilla.
E non posso far torto ai Whitaker, esigenti committenti di giardini, non citando per assonanza onomastica Il giardino della discordia. Racalmuto nella Sicilia dei Whitaker anche se il libro non filosofeggia, non teorizza sull'ontologia e teleologia del giardino, poco ha di estetica e molto è ordito di liti avvocatesche originate dal racalmutese Giardino della Fontana.
Ma in tutto questo incrociarsi di richiami e coincidenze, soprattutto ricorre il centenario della nascita di questo filosofo "conservatore" che scrive come un letterato, con la sensibilità di un poeta, Rosario Assunto, nato a Caltanissetta il 28 marzo 1915 e morto a Roma nel 1994.
Il libro regalatomi raccoglie gli Atti di un Convegno di studi ma contiene una chicca che vale la pena fare assaporare, è un inedito di Assunto: Il ponte che non c'è. Divagazioni estemporanee anni '80.
La divagazione sull'inutilità o sulla inopportunità del Ponte di Messina, che potrebbe sembrare ormai datata, si veste di attualità incrociando notizie attualissime di ponti storici siciliani eliminati o di ponti moderni chiusi o non aperti perché insicuri. Ma non penso che il filosofare di Assunto approdasse alla prospettiva di tagliare i ponti. Anzi!
Dall'articolo di Carlo Volpino sul sito:
Altri links correlati:
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http://ennapress.it/il-pittore-nisseno-rosario-assunto-viene-ricordato-da-francesco-guadagnuolo.html
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venerdì 27 marzo 2015
OLTRE IL "PALÌCU". Dallo stuzzicadenti al "preview" di Roberto Sottile
Ieri pubblicavo alcuni modi di dire tra cui Mi pari palìcu.
Da un commento speciale su fb mi è sembrato opportuno ricavarne un post da inserire nel blog, per un arricchimento linguistico che non fa poi male, anzi, arricchisce notevolmente e fa anche piacere.
E' la ricchezza insondata del nostro dialetto!
L'annuncio di Roberto Sottile ci fa prefigurare sorprese.
L'annuncio di Roberto Sottile ci fa prefigurare sorprese.
- palìcu = stuzzicadenti La prima testimonianza della voce è nel Vocabolario di del Bono (1754) col valore di ‘bruscolo, stecco’ e ‘nettadenti’. Qui, come negli altri vocabolari dialettali, manca la locuzione assai viva, e registrata invece nel Vocabolario Siciliano, "mi pari palìcu" ‘mi pare cosa da nulla’. Il termine ha un corrispondente nel maltese palik ‘toothpick’, mentre nei dialetti meridionali le forme escono tutte in –icco (paliccu, palicu, palicco, per lo più col valore di ‘stuzzicadenti’).
- La voce è in genere considerata di origine spagnola, ma in spagnolo lo stuzzicadenti si chiama "palillo". Perciò le forme isolane devono invece essersi sviluppate a partire da un probabile "palìco", il che indurrebbe a rintracciarne la base in un latino "paliccus" ‘piccolo palo’, come suggerisce Gerhard Rohlfs.
- La voce è cara al Camilleri degli anni '90: "...storie dell'America che, in confronto, l'opera dei pupi e i paladini di Francia parevano palìco" (La stagione della caccia 1992/Sellerio 2002, p. 121); "non mancava manco un palìco, uno stuzzicadenti, un lecca lecca" (Il cane di terracotta 1996/Sellerio 2001, p. 39). GRAZIE SEMPRE, Piero Carbone
- Piero Carbone Grazie al prof. Roberto Sottile per il succoso contributo. N.B. Col tuo permesso vorrei pubblicare il commento in coda al post sul blog.
- Roberto Sottile No problem, anzi potrebbe essere come un "preview" di una cosa che sto scrivendo...
Il post di ieri
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2015/03/curri-quantu-voi-ricordando-leditore.html
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Ph ©pierocarbone
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