sabato 20 dicembre 2014

NON SOLO LA CASA DI SCIASCIA

Apprendo con vivo piacere che  in mattinata la dott.ssa Gessica Sferrazza Papa ha incontrato gli alunni della scuola media "Pietro D'Asaro" di Racalmuto per una conversazione sull'ex convento agostiniano su cui ha compilato la tesi di laurea.
Ben contento che l'evento a suo tempo auspicato in una conversazione su fb con il papà della neodottoressa si sia realizzato e che possa dare un ulteriore impulso alla valorizzazione del nostro patrimonio storico-architettonico.

Colgo l'occasione per riproporre la nota che il 30 novembre scorso avevo pubblicato su fb a ridosso della nota vicenda delle case di Sciascia messe in vendita.




L'identità e la memoria storica  possono non confliggere  con le gerarchie immobiliari.  Anzi!

SMARAGDOS, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito


Solo la casa di Sciascia è da acquistare?" mi chiedevo, a voce alta su fb, pubblicando  un pensiero smaragdosiano e due foto lo scorso 30 novembre 2014.
La domanda non ha avuto grande eco.

Silenzio, assenso? Non è detto. Oltre tutto è un momentaccio storico: altri bisogni primari occorre fronteggiare. Né può essere, codesto "silenzio", un criterio di opportunità o importanza. O, come dice Lillo Sferrazza, semplicemente non sono maturi i tempi? Egli fa ottimisticamente una previsione: "Diamo tempo al tempo".

Sarà pur vero, purché il tempo che diamo al tempo non sia tempo sottratto irreparabilmente a qualcosa che non tollera perdite di tempo.




Dialogo con Lillo Sferrazza Papa, attualmente in sardegna, la cui figlia si è da poco laureata con una tesi sull'ex monastero agostiniano.

  • Piero Carbone Perché non presentare ufficialmente la tesi di laurea che recentemente è stata appositamente compilata?

COL DIALETTO SI PUÒ





Link per leggere la Prefazione:








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15 novembre


venerdì 19 dicembre 2014

IL TROMBETTISTA DIVINO E I SUCCHI DI APOLOGO

    

            Ieri festeggiammo l’Addolorata, venne la musica di Mussomeli. Il sabbato (sic) sera di tanto in tanto pioveva, e la musica non potendo andare a palco, faceva qualche suonatina dinnanzi il casino Operaio del partito Giglio, la fanfara del quale, ubriaca infino alle ciglia, venne a diffida con la musica. La fanfarra (sic) si ebbe meritatamente de’ fischi dal partito Pantaleone, la musica, sebbene immeritatamente, dal partito Giglio.
Domenica sera sonò la sola musica e a palco.






Quello su riportato è il brano di una lettera del 27 agosto 1893 inviata da Villalba, in provincia di Caltanissetta, a Racalmuto, in provincia di Agrigento. 
Ci fa capire le passioni e le tifoserie che accendevano una volta le esibizioni delle bande musicali nelle feste patronali. 
La musica era di diversa tipologia perché non c'era soltanto quella eseguita durante la processione che consisteva in marziali marce e solennissimi inni, ma c'era anche la musica "a palco". In alcuni paesi la si ascoltava in piedi ma in altri ci si portava la sedia da casa per godersela come a teatro, un teatro popolare all'aperto. 

          C'erano gli appassionati, c'erano i fanatici, tutti un po' intenditori alla fine. Ma non era soltanto la musica che faceva battere forte il cuore, v'erano anche altre spurie passioni o interessi diversi cosicché non ci si limitava ad elogiare la banda preferita ma si cercava qualche volta di danneggiare la banda concorrente.

           Come quella volta accadde alla rinomata banda musicale di Racalmuto diretta ed animata dal maestro Pietro Martorana, una banda sempre apprezzata nelle sue tournées in tutta Italia.  

            Per far fare brutta figura alla banda del maestro Martorana, gli immancabili invidiosi della concorrenza pensarono di mettere fuori gioco il trombettista solista, avendo questi  fama di suonare come un dio, oltre a quella di degustatore della bevanda sacra al dio Bacco che non era proprio il dio protettore della musica e dei musicisti. Lo portarono in una taverna e gli fecero tanta accoglienza da fargli ingurgitare una botte di vino, insomma una quantità tale da rendere "brillo" mezzo esercito. 

      Finalmente, un po' barcollante, lo accompagnarono al palco dove i compagni l'attendevano preoccupati.  
Il maestro era così arrabbiato che gli avrebbe spezzato la bacchetta sulle corna ma nonostante i timori la sollevò in aria e la banda incominciò a suonare. Sotto il palco un gruppetto era in spavalda attesa dell'assolo.
  
L'assolo venne: nitido, squillante, tale da rendere quell'esecuzione della marcia trionfale dell'Aida ancora più trionfale, e memorabile: accrebbe la fama della banda e i meriti del maestro. Quando si dice "la forza di un assolo".

Gli invidiosi e tragediatori che volevano trascinare il bravo trombettista nel baratro della dannazione lo hanno condotto involontariamente nei celesti prati dell'eccellenza.

A volere estrarre succhi di apologo da questo aneddoto, se ne ricava una dantesca  legge del contrappasso.




Foto postata da Angelo Scimè nel Gruppo fb "Sali d'argento. Raccolta fotografica digitale di Racalmuto"

giovedì 18 dicembre 2014

I GIOVANI, IL BRODO E IL VINO NOVELLO



Si dice giovane, ma in che senso?

In occasione della scelta dei candidati per ricoprire un ruolo pubblico, si invoca come ripetitivo rito la giovane età, indice di rinnovamento. In sintonia con le sopraggiunte mode enologiche del momento, in contrapposizione alle antiche: una volta si decantava di preferenza il vino stagionato e il brodo di gallina vecchia; oggi, il vino novello; in quanto al brodo, lasciamo stare.





Ma rinnovamento anagrafico significa automaticamente riqualificazione di vecchie pratiche, di vecchie politiche?





Evidentemente segno che no.

Non è questione esclusivamente di età o di numero di mandati.

Altrimenti, se il criterio anagrafico o temporale fosse un criterio assoluto di bontà, dovremmo cambiare pure quegli opinionisti di oggi che giovani non sono e che i giovani invocano.

Alla malapolitica si tagliano le gambe se si applicano nel pubblico alcune "semplici", vecchie virtù che tali sono, o almeno in qualche misura lo erano, nel privato: coerenza e lealtà: per coerenza e lealtà essere disposti in qualsiasi momento ad andarsene a casa, e restarci. 






Un cittadino non si dimette dall'essere cittadino se esercita questa funzione in diverso modo. Anzi, a volte, mutare ruolo serve ad avvalorare ciò che si è fatto e ciò che si è stati in precedenza.

Se si è stati qualcosa.




Foto: ©archivioepensamenti

mercoledì 17 dicembre 2014

CONVERSARE SU SCIASCIA AL MUSEO DEL DISEGNO



Mentre alla Fondazione "Sciascia" di Racalmuto l'inaugurazione delle lettere inviate  all'autore del Contesto da personaggi del gotha culturale italiano ha aperto le celebrazioni del venticinquesimo anniversario della sua morte, la presentazione di questa corrispondenza marginale, delle origini,  ne viene a rappresentare, in prossimità della fine dell'anno, simbolicamente e involontariamente, la chiusura, con il suo carico di significati, forse minimi ma non secondari: dietro lo scrittore affermato vi sta pur sempre un uomo con la sua storia, le sue origini, le sue apprensioni, la sua trama di amicizie.


E' come se queste lettere avessero viaggiato cinquantaquattro anni per giungere alla nostra conoscenza e farci apprezzare sotto un'altra luce un mondo per tanti aspetti a noi caro, un noi che travalica appartenenze geografico-temporali. 

Dopo la riesumazione del trittico epistolare scaturita da una virtuale conversazione  con Tanya Craparo, Nicolò D'Alessandro ha voluto  promuoverne una reale, allargata, nel suo Museo del disegno, un ambiente che a Sciascia, amateur d’estampes, estimatore del grafico agrigentino di cui ha anche scritto, non sarebbe dispiaciuto. 











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Un ringraziamento alla Cantina La Torre che ci farà sentire
 con le fragranze dei suoi vini
 i sapori e gli odori delle terre di  Racalmuto





Foto e locandina: Museo del disegno