domenica 14 dicembre 2014

TU, L'ULIVO







Quando il caldo dura


Foglie di sparto
E vento di sciorcco
Caldo mediterraneo.
Amori andalusi
E passioni della mia terra.
Sotto l’ulivo centenario
All’ombra mi riparo
Dal caldo delle stoppie
Rinfuocate.
Tu, l’ulivo.

L’ulivo è ricco d’ombra
Ma spossato, tronco cavo
Per colonie di formiche.
È generoso il grembo della terra.
Fammi assopire
Sotto la tua ombra.



 





Sicilia che brucia, Edizioni Grifo, Palermo 1990
Copertina di Nicolò D’Alessandro



sabato 13 dicembre 2014

CAMILLERI SÌ, CAMILLERI NO




Camilleri, sì? Camilleri, no? 
No, non si tratta di questo: sarebbe una questione mal posta. Sarebbe l'ennesimo, inutile referendum. Forse utile ai giornalisti che semplificano eccessivamente e ammiccano a presunte polemiche e a corrucciati duelli che tanto attirano il pubblico, ma non utile ad affrontare una questione, un problema, qualsiasi esso sia, per comprenderlo e arricchirlo con altri apporti e ragionamenti altri. 
E questo non vale solo per Camilleri s'intende!
Nè può considerarsi "critica letteraria" il commento di quel giornalista (non certo l'ultimo) che, a prescindere dalle considerazioni precedenti, concludeva con aria di realistica saggezza: "è pur sempre il primo in classifica nelle vendite!".

Le vendite, in sé e solo in sé, non sono un biblico criterio ermeneutico.

Qui di altro si conciona.

Il ventaglio di commenti che ripropongo, col consenso dei rispettivi autori, è stato causato da un link che ho condiviso su facebook dal blog culturale di Minimum fax "Minima et Moralia": potrebbe offrire spunti di riflessione non solo nel merito delle questioni sollevate ma intorno a un metodo ovvero al modo di intendere lo scambio di opinioni diverse anche sui social network.




Stralcio di un'intervista al "re dei traduttori" Jean Paul Manganaro:

"[...]E, visto che ci siamo, cosa pensa di Camilleri?
"Non lo considero un vero scrittore, ma un autore di consumo. E attenzione: il boom di Camilleri in Francia non c'è mai stato: alcuni editori hanno comprato i diritti a prezzi altissimi ma non c'è stato ritorno. Insomma, una grande disdetta".

Come se lo spiega?
"Il fatto è che Camilleri scrive per un tipo di società e di lettore che gli va a genio. Queste condizioni non possono essere identiche altrove. Non c'è piena fusione col tessuto sociale. [...]"

Salvatore Ferlita, "Jean Paul Manganaro: Camilleri? Un autore di consumo", "Repubblica" del 10 dicembre 2014. 

Per leggere l'intera intervista clicca il link:


Piace a Lillo Mendola e Giovanni Salvo.


Lillo Mendola
10 dicembre

D'altronde lo ha ammesso lui stesso in una recente intervista alla Rai. Montalbano è un prodotto in serie si muove nei meandri della quotidiana cronaca.



Piero Carbone

tutto non si può



Angelo Campanella

I romanzi di Camilleri con protagonista Montalbano sono certamente di consumo, ma non dimentichiamo che Camilleri è autore anche di ottimi romanzi storici, come "Il re di Girgenti", "La concessione del telefono", "La mossa del cavallo" (per citarne solo alcuni). Nei romanzi storici Camilleri ha ampiamente dimostrato di essere un autentico scrittore e di sapere padroneggiare le lingue e i registri linguistici, di sapere consultare documenti d'archivio e di saperne scrivere ad hoc. quanto il traduttore afferma sul pubblico internazionale è vero, ma questo è valido per tutti gli scrittori.
Nei miei viaggi all'estero, mi piace andare per librerie per rendermi conto dei gusti letterari nei vari paesi e i libri di Camilleri li ho visti in bella mostra nelle librerie di Francia, Germania, Spagna, Grecia. Scusate se è poco.



Lillo Mendola

I romanzi con Montalbano sono una cosa, una sorta di filone d'oro da sfruttare, ha già scritto la morte del commissario , epperò sono serviti a far scrivere le vere opere: i romanzi storici.Sarei curioso di capire come l'abbiano tradotto e reso Salvo in tedesco



Piero Carbone

Caro Angelo, hai fatto bene a integrare con le tue considerazioni critiche, condivisibilissime, le valutazioni del traduttore siculo-francese; discutere fondatamente su un autore, ma ciò vale non solo per Camilleri, rilevando punti forti e punti deboli, credo che sia più onesto e rispettoso di un frainteso, o peggio: interessato, tifo. Anche Camilleri penso apprezzrebbe una sincera critica e la preferirebbe a un acritico tifo.



Angelo Campanella

@Lillo Ho letto La pensione Eva in francese e ho notato che il traduttore ha provato a riprodurre la lingua ibrida di Camilleri storpiando le parole, che restano riconoscibili e comprensibili. Credo, quindi che il lettore francese possa avere un'idea dell'interessante scelta linguistica di Camilleri. Posseggo anche un Camilleri in neogreco, ma non sono in grado di valutare le scelte del traduttore, per la pochezza del mio neogreco (lo capisco a stento).



Alfredo Polizzano

Al di la di tutto ciò che si potrebbe dire sul "filone d'oro Montalbano" e della riconoscibilità di Cammilleri all'estero, al mio personalissimo gusto Cammilleri non piace: è vero che la peculiarità degli scrittori siciliani sia uno stile di scrittura non semplice e a volte troppo arzigogolato, Bufalino e Sciascia ci hanno abituato a neologismi funzionali al testo, ma la lingua e lo stile di Cammilleri li trovo a volte esasperanti coupe de teatre a scene altrimenti banali. Bisogna sempre distinguere una bella storia da una storia scritta bene. D'altra parte noi siciliani siamo troppo fortemente nostalgici anche di ciò che non abbiamo vissuto e non mi stupisce che i "romanzi storici" siano così apprezzati (altro filone d'oro sfruttato dal nostro autore?).




Foto (proprie) di stucchi del Serpotta (Palermo)



venerdì 12 dicembre 2014

IL MAESTRO FLAUBERT E IL GIOVANE MAUPASSANT




In Francia, Flaubert, un maestro, un mostro sacro, fa sinceri complimenti a un "giovanotto", addirittura dà consigli gratis per risultare ancora più bravo.

Raro, molto raro, dalle nostre parti! Parti molto estese, si capisce: solcano il mare.

Sovente i maestri e mostri sacri non disdegnano  circondarsi di ruffiani, di questuanti e di cretini. 



Stralcio di una delle due lettere pubblicate su




" [...] Ma ho fretta di dirvi che considero Palla di sego come un capolavoro! Sì, giovanotto! Né più, né meno, questa è l’opera di un maestro. È molto originale nella concezione, interamente ben ideata e di uno stile eccellente. Il paesaggio e i personaggi sono ben visibili e la psicologia è forte. In breve, sono rapito; due o tre volte ho riso ad alta voce (sic).
La reazione scandalizzata di Madame Brainne mi dà le vertigini! Da non crederci…
Vi ho scritto su un piccolo pezzo di carta le mie osservazioni da pedante. Tenetene conto, mi sembrano buone.
Questo piccolo racconto resterà, siatene certo! Che bei grugni quelli dei vostri borghesi! Non uno che sia malriuscito. Cornudet è immenso, e vero. La suora sfigurata dal vaiolo, perfetta, e il conte «mia cara bambina», e la fine! La povera ragazza che piange mentre l’altro canta La Marsigliese, sublime. Ho voglia di sbaciucchiarvi per un quarto d’ora! Sì, davvero, sono così contento! Divertito e ammirato! [...]"
Lattera di Flaubert a Guy de Maupassant, Croisset, 1 febbraio 1880



giovedì 11 dicembre 2014

LADRI DI GALLINE E "ABBOCCIATURE" NASCOSTE


Lettera di Giuseppe Arnone di Villalba a Giuseppe Cipolla di Racalmuto: un mondo di sentimenti, sensazioni, considerazioni. Tante curiosità. E un certo gusto per il racconto. 




Giuseppe M Arnone
(Villalba, 21 agosto 1893)
        Carissimo Giuseppe

         Avrai fatte le grosse meraviglie per questo mio silenzio lungo, d’un mese intiero; e n’hai ben donde. Son sicuro però che non l’avrai attribuito a mancanza d’affetto, di quell’affetto che in me per la tua cara persona non è venuto mai meno.

        Oh! Se sapessi perché non ho potuto scriverti, certamente non mi faresti torto; che anzi ti muoveresti a compassione per la triste condizione del tuo amico.
         A te cui nulla ho nascosto, ma sempre ho aperto il mio cuore come nelle consolazioni così nei dolori, ora che son più i dolori che le consolazioni, a te ancor più mi paleso perché unicamente nell’amicizia posso sperare conforto.

        Amara è la vita del debitore

        Amara è la vita del debitore, più ancora quando si ha creditori senza discrezione, senza carità.
        Le cattive annate e per sopra più la mortalità de’ cavalli han costretto mio padre a firmare delle cambiali allo scopo di dar pane a numerosissima famiglia.

        I creditori, poco curandosi che nulla si è raccolto anche quest’anno fanno insistenza per esser pagati ad ogni costo, minacciando di protestar le cambiali. Mio padre, poveretto non può uscire di casa senza che venga minacciato or da questi or da quegli; in casa non può stare senza che comparirsi innanzi de’ messi. E la tua ultima lettera giungevami proprio quando gli uscieri aveanci pignorato l’ultimo cavallo che ci resta e la biancheria.

        La buona volontà di pagare senza de’ mezzi non basta; e mio padre ha tentato di vendere anche a tenuissimo prezzo terre, case, ma non c’è chi compra , tutti volendo piuttosto vendere. Voglia Iddio non tardare a mandarci qualche compratore per far sì che non si veggano più uscieri alla nostra casa.
        Vedi se posso avere la testa a posto; perdonami intanto se ti ho noiato con i miei lai: mi pento d’averlo fatto.

        IL "triduo dell'Assunta" e l'indulgente bugia di  Capizzi

        Il triduo dell’Assunta non potei farlo per ragione d’incomodi alla persona; ne feci soltanto una, le altre due l’han fatto Immordino e Capizzi: a detta di chi ci ascoltò facemmo bene. 
Di Capizzi c’è una graziosa storiella. In Villalba la sappiamo pochissimi preti: eccotela in poche parole. Lui telegrafò da Roma annunziando d’aver fatto splendidi esami e di avere per conseguenza ottenuto la laurea dottorale. Invece è tutto il contrario: riportò una splendida abbocciatura: lo disse Naro in Caltanisseta, lo dicon tutti gli altri che vengono da Roma. Poveretto! A dirti la verità mi fa compassione!

Ladri di galline, scagionati

       L’altra volta per avere rubato due galline furono qui arrestati insieme a tre di Mussomeli, di cui uno il fratello del Vicario, due di costì cognominati Tulumello l’uno, l’altro Muratori, venuti per affittarsi il mulino a vapore. Dopo un quindici giorni si ebbero libertà assoluta tanto il fratello di Mons. Vicario quanto i tuoi paesani.  
       Tu a quest’ora ne sarai bene informato: non te ne scrissi d’allora per la ragione sopra indicata.

Le prime antifone sono cominciate

       Da Caltanissetta che notizie hai? Si dice che in Seminario vi saranno grandi riforme. I grandi di S. Giuseppe passeranno in S. Michele e buon numero di Chierici saranno licenziati. Le prime antifone sono già incominciate: Temo si trovi nella catastrofe qualche nostro... collega... e non mancherà: me ne duole!

       Ieri scrissemi Montante il piccolo chiedendomi il catalogo di Pietro Barelli per ritirare oggetti da traforo. Ed io non veggo il verso di potermi rimettermi a lavorare: avrei tante cose da compire. E tu hai posto mano all’archetto? Che intendi lavorare in queste vacanza?

        Mi scrisse finalmente il legatore a cui feci legare l’Ufficio della Settimana Santa. Nientemeno pretende per la legatura £ 6. Io gli risposi che son disposto a mandargli soltanto £ 2, o a rimettergli la legatura. Vedremo che risposta mi darà.

        Perdona se ho scritto in fretta e senza ordine. Ossequiami tutti. Riceviti un cordialissimo abbraccio dal tuo amico.
        Giuseppe M

mercoledì 10 dicembre 2014

SCIASCIA E L'AGGETTIVO POSSESSIVO

Matteo Collura, "Leggere e rileggere Sciascia" in Ricordare Sciascia, Publisicula, Palermo 1991 (aprile): 

"Verrebbe da dire: uno, nessuno e centomila. 
Sì, perché ognuno parla di un suo Sciascia, sciorinando verità che fino a quando Sciascia era vivo aveva tenuto dentro per 'rispetto del maestro'".

Sciascia sciorinato, Sciascia interpretato, verrebbe da dire, e si formano diverse fazioni, ma taluni interpretano soltanto il proprio tornaconto: ogni scelta di campo, a questo punto, diventa secondaria. Sciascia o non Sciascia.   P. C. 


In copertina: Incisione di Nicolò D'Alessandro





Pubblicazione de Il mio Sciascia per le Edizioni Grifo (Palermo, dicembre 1990) curate da Salvatore Lazzara




Noticina

Chissà se Sciascia ha letto, e con quali reazioni, queste riflessioni che muovono da lui, dal suo essere "compaesano" e "scrittore famoso"? Ricordo che in casa del prof. Salvatore Restivo, nell'estate del 1989, ci si adoperò per fargli avere il dattiloscritto, affidandolo ad una giovane di origini racalmutesi ma residente a Milano, dove Sciascia in quel periodo si trovava per le cure. Di lì a poco le condizioni dello scrittore sarebbero peggiorate e non ho mai saputo l'esito dell'ambasciata.

PRESENTAZIONE DE
 IL MIO SCIASCIA 
Palermo, Biblioteca Comunale, dicembre 1990


Saluto del Direttore della Biblioteca comunale di Palermo, dr. Salvatore Pedone

Intervento critico di Gianfranco Marrone

Letture di Giuditta Perriera

Il sindaco di Palermo consegna il gagliardetto al sindaco di Racalmuto













Con Anna Maria Esposito e Pippo Bonanno