lunedì 16 giugno 2014

NON SO SE PREGANO I MULI




LE VISIONI ROVESCIATE DEL POETA

Una festa. 
Il tripudio. 
Scoppiano le manifestazioni di fede o di devozione e non solo mortaretti, scampanio di campane e grandinate di tamburi e bande allegre e cibi tradizionali;  gli emigranti che ritornano annualmente come rondini per la festa; la storia le leggende le sfilate storiche gli studi dei teologi degli etnoantropologi dei demopsicologi dei paremiologi;  le sontuose e intricatissime ricostruzioni letterarie  cronachistiche memorialistiche, ricamate dai letterati dagli scrittori  dai microstorici di paese. Dai poeti.

Già, dai poeti!, che rompono il solenne gioco delle rituali abitudini, mentali, linguistiche, con le loro visioni rovesciate, per dirci un'altra verità, per darci un'altra percezione, un altro punto di vista.

Un vero e proprio correttivo, un disintossicante della retorica dei luoghi divenuti comuni,  maneggiati e banalizzati dalle seriali descrizioni di coloro che, pur non obbligati per mestiere, scambiando con disinvoltura le parole altrui per assegni in bianco al portatore, citano scrittori storici teologi drammaturghi...  

Di che si tratta?

Diamo la parola al poeta.


Barbara Mariconti,  "Prummisioni" -1991
Disegno a china su cartoncino cm. 11.05 x 17.05

Non so se pregano i muli


"Tu, umile animale da soma a cui è negata anche la paternità, forse non sei contento della nostra estate isolana né ti rallegra che ti addobbano a festa con pennacchio e drappi, per farti apparire imponente un quasi cavallo. 


Ti preparano con specchi rilucenti e nastri colorati  e merletti che sanno di cassapanca della nonna, e di chiuso come le lenzuola della sposa, esposti all'ammirazione  della gente, perché carico di frumento  e di paura tu corra tutta la salita di gradoni di pietra disuguali, il cuore in gola e, tra spintoni e pugni, percorrerla tutta fino a giungere all'altare e inginocchiarti, dicono i fedeli, davanti alla Madonna.


"Prummisioni" li chiamano. 





E' l'affanno della corsa è il peso che porti, cavaliere e bisacce piene di frumento, è la gente assiepata intorno che ti segue e ti spinge, è il vociare che ti rintrona nelle orecchie, e il rullare ossessivo di tamburi che ti fa piegare le ginocchia. 


Non so se pregano i muli, ma se lo fanno sono certo che pregano i loro santi che almeno, in questo paese, l'estate non venga".



Calogero Restivo, "Estate isolana" in Poesie di volti e memorie, Prova d'Autore, Catania 2013



Ph pierocarbone. Le fotografie risalgono alla Festa del Monte del 1988.


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domenica 15 giugno 2014

SCRIVERE SUI SICILIANI. QUASI UNA MALATTIA

Il siciliano Salvatore Di Marco, compilando una lista provvisoria e suscettibile di ulteriori integrazioni (l'articolo infatti risale ad alcuni anni fa),  scrive sui "siciliani che scrivono sui siciliani". E li bacchetta.




L’inutile scienza delle sicilianerie e i suoi sacerdoti
di
 Salvatore Di Marco

Diciamocela tutta: se c’è una categoria di siciliani di cui fortemente diffidare (mafiosi a parte) è quella - forse in “ex aequo” con le consorterie isolane dei politici di carriera - dei siciliani che scrivono sui siciliani: dovunque ne scrivano e comunque lo facciano, dicendone in bene o dicendone in male.

Chi sono? Vogliamo fare un po’ di nomi?




Impossibile, perché sono tantissimi: nomi illustri, celebrati, e nomi grigi delle retrovia. 
Che si chiamino Luigi Capuana o Luigi Pirandello, Giovanni Gentile o Sebastiano Aglianò, Leonardo Sciascia o Vincenzo Consolo o Sebastiano Addamo, Fulvio Abbate o Giosuè Calaciura, che siano di questo secolo o dell’Ottocento, del Settecento o ancora prima: prendetene uno a caso, guardate bene tra le sue carte, e se non ha ancora scritto la sua minchiata sui siciliani, i casi sono due. O prima o poi lo farà, oppure è un figlio delle gallina bianca.



Al genere letterario “siciliani-che-scrivono-sui-siciliani” nessuno ha dato un nome; si potrebbe provare con la parola sicanologia visto che il termine di “sicilianerie” coniato da Gesualdo Bufalino riguarda i contenuti della materia e non la materia stessa. E non parlatemi di sicilitudine che è una brodaglia dove tutti hanno inzuppato il loro boccone di pane.

Abbiamo però capito che quelli della “categoria” sono scrittori e giornalisti, sociologi e intellettuali, cattedratici e letterati, i quali hanno un debole per questa inutile scienza della sicilianeria. 

Se, per esempio, Tomasi di Lampedusa ha il merito di avere scritto Il Gattopardo, che è un grande romanzo, ha la colpa di averlo inzaccherato con idee strambe sui siciliani, che ormai tutti conosciamo a memoria poiché sono entrate nel corredo culturale delle sciocchezze che ogni intellettuale, non esclusi i professori di liceo e i ragionieri, ama citare come ciliegine sulla torta. 

Roba che ormai la Sicilia esporta e che viene riciclata da una categoria di intellettuali non siciliani per confezionare libri e carriere: in questo momento, per esempio, un illustre esemplare di studioso sicilianista è Massimo Onori per il quale una buona metà degli scrittori siciliani è collusa con la mafia mentre l’altra metà magari lui non la conosce e perciò resta in attesa di giudizio.


Il fatto è che i siciliani dei letterati non c’entrano nulla con i siciliani veri, quelli partoriti da donna dopo nove mesi di gravidanza e poi iscritti all’albo dell’ anagrafe. 

Sicché, mentre la Sicilia della realtà quotidiana vive e lavora come si fa generalmente in Val d’Aosta o in Basilicata, nel Friuli o lungo il Tavoliere delle Puglie, in Ciociaria o in Val Brembana, o magari nelle città della Catalogna o del Texas, e la sua gente è alle prese con l’impegno faticoso di sbarcare il lunario per la famiglia e per la storia, loro - quelli della categoria - scrivono, scrivono di come sono fatti i siciliani e di come bisognerebbe magari rifarli di sana pianta, scrivono su come ammaestrare il popolo isolano e i suoi governi in base a loro personalissime ricette affinché ogni malanno sociale sia portato finalmente a guarigione.


Insomma loro, quelli della categoria, scrivono e basta, come fece nel Cinquecento il poeta messinese Scipione De Castro per dare avvertenze sul modo più efficace di governare questi irriducibili siciliani, ponendosi in tal modo come il capostipite di questa secolare categoria.

E meno male, tutto sommato: poiché, se come parlano e scrivono, volessero pure agire quelli della categoria, sarebbero una calamità non meno perniciosa dei siculi politici di carriera i quali, quando sfasciano le cose, lasciano ben poco ad altri che possa essere sfasciato.
Perciò da questi ci salvi Iddio, ma, per favore, che il Padreterno non si dimentichi dei siciliani che scrivono sui siciliani. Amen.


Articolo pubblicato in "Lumìe di Sicilia. Periodico dell' A.CU.SI.F Associazione Culturale Sicilia-Firenze" n. 58 - ottobre 2006 

Ph pierocarbone: Luce e barche ad Aspra.

sabato 14 giugno 2014

ANONIMO IO? ANONIMO TU! ANONIMI TUTTI...




Gli anonimi possono fare la fortuna di un blog, di un giornale, di un Gruppo o di un profilo on line, ma con quale utilità per la soluzione dei problemi che si dibattono e che si vorrebbero risolvere?

Nessuna.

Anzi... avvelenano i dibattiti e compromettono il dialogo stesso.


Chi lo permette ne è corresponsabile.


Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito



La foto è di Giuseppe Stafforini e ritrae l'opera "Il piede di Philipe Daverio" di Athos Collura.

venerdì 13 giugno 2014

UN INNO NON SOLO PER CARRETTIERI E LAVANDAIE



Inno eseguito per la prima volta il sei luglio 1988, a conclusione della rappresentazione alla Fontana "Nivuretta. Storii di carrittera e lavanneri", messo in scena tramite
 il Gruppo polivalente "Casalvecchio", in collaborazione con Paolo Agrò che ha curato le prove  di recitazione e Peppino Agrò che ha guidato il coro e il coinvolgimento entusiasta di un centinaio di ragazze, ragazzi e carrettieri che per l'occasione hanno riesumato e rimesso a nuovo i vecchi carretti oramai in disuso da anni. 

Il ritornello originario era 

Madonna di lu Munti 
siemmu a li vostri piedi 
carretti e lavanneri
siemmu tutti ccà 
siemmmu tutti ccà

ma per poterlo eseguire anche al di fuori della rappresentazione squisitamente teatrale e quindi anche in chiesa specialmente nel mese di maggio, dedicato alla Madonna, è stato tolto il riferimento a "carretti e lavanneri" e sostituito con "pi farivi prijeri".

Le foto documentano il corteo di carrettieri e lavandaie che, cantando l'inno e ascendendo la famosa scalinata, si reca in processione al Santuario della Madonna del Monte.   

Mi farebbe piacere che chi è stato allora partecipe e protagonista aggiungesse la propria testimonianza.

Qualcuno recentemente ha espresso il desiderio di replicare quella rappresentazione; sarà la volta buona per risistemare il testo che da allora è rimasto nell'originaria stesura dattiloscritta infarcita di appunti e annotazioni.







Foto proprie

giovedì 12 giugno 2014

BABBALUCI DI BARKAN




Nella poesia “Babbaluci”, ad esempio,  nell’assembramento di chiocciole che copre i gambi di finocchietto selvatico che si può rinvenire lungo i pendii di Segesta, egli vede se stesso e l’umanità come “cardi tra le chiocciole” e si interroga sul “come e perché / della vita e della morte.”
                                 
                             Gaetano Cipolla, Introduzione












Stanley H. Barkan


RAISINS WITH ALMONDS
  
PÀSSULI CU MÈNNULI


nel Siciliano
di
Marco Scalabrino

Introduzione
di
 Gaetano Cipolla

Legas edizioni, New Yok 2013





DELL’AUTORE


Stanley H. Barkan, nato a Brooklyn nel 1936, è l’editore della Cross-Cultural Review Series of World Literature and Art in Sound, Print, and Motion, che include circa 50 gruppi di differenti etnia, lingua, nazionalità e cultura. Nel 1976 e nel 1978, egli ha rappresentato gli Stati Uniti allo “Struga Poetry Evenings” in Macedonia. Ancora, nel 1978, è stato Fellow of the Stichting/Amsterdam Amsterdam (Fondazione per la promozione della traduzione dell’Olandese e del Fiammingo) ed è stato premiato con la medaglia per il suo contributo alle arti dalla Città di Mazara del Vallo, in Sicilia.

Nel 1987, è stato uno dei dieci editori americani invitato da Teddy Kollek a rappresentare gli Stati Uniti alla Fiera Internazionale del Libro a Gerusalemme. Nell’estate del 1990, è stato il Direttore Americano della Conferenza Mondiale sull’Odissea svoltasi a Trapani, in Sicilia. Negli ultimi 40 anni, egli ha diretto l’International Literary Arts Festival, che, dal 1990–91, ha incluso (con David Curzon) le Reading Series alle Nazioni Unite di New York City, dove egli ha presentato celebrità della letteratura quali Isaac Asimov e Allen Ginsberg. Nel 1991, il Poets House and the NYC Board of Education lo premiò con il Poetry Teacher of the Year Award, e, nel 1996, ha ricevuto il premio Poor Richard, consistente in un busto di Benjamin Franklin, “per i venticinque anni di pubblicazioni di alta qualità” dallo Small Press Center di New York.

Dal 1992 al 1995, ha diretto il Multicultural Poetry Series at Barnes & Noble and Borders superstores e l’International Poets & Writers Literary Arts Weeks di New York, presentando scrittori italiani, israeliani, latino-americani e cajun. 
Egli è l’editore di Sicilian Antigruppo (1976), di To Struga with Love (1978), e di ABC Bestiary (con i disegni endless-line di Alfred Van Loen, 1990), il co-editore (con Joost De Wit) di 50 Dutch & Flemish Novelists (1979), e (con Laura Boss) di Lips 17: International Women Poets. Ad oggi, egli ha pubblicato circa 400 titoli in 50 differenti lingue, incluse edizioni bilingue di Joan Alcover, Isaac Goldemberg, Hafez, Stanley Kunitz, Harry Mulisch, Vinícius de Moraes, Pablo Neruda, Gabriel Preil, Louis Simpson, Edith Södergran, Henry Taylor e Leo Vroman. Nel 1998, ha ricevuto il premio Brandeis National Women’s Association per la poesia. È membro della ALTA (American Literary Translators Association), di Immagine & Poesia (Torino, Italia), e di Voices Israel, ed è stato scelto per essere uno dgli Advisory Board of the Americas Section of Texas Tech University Press. 
È l’autore di 15 libri di poesia, inclusi The Blacklines Scrawl (1976, 2004), O Jerusalem (con fotografie di Ron Agam, 1996), presentato dal sindaco Rudolph W. Giuliani alla Tweed Gallery at City Hall, “nel corso della celebrazione della ricorrenza dei tremila anni di Gerusalemme”, e di Mishpocheh (con pitture di Bebe Barkan, 2004), e le sue poesie sono state tradotte in 25 lingue, incluse Arabo, Bengalese, Catalano, Cinese, Ceco, Tedesco, Francese, Ebraico, Giapponese, Coreano, Macedone, Portoghese, Rumeno, Russo, Serbo-Croato, Siciliano, Spagnolo, Swahili, Tagalog, Turco e Yiddish. 
Le sue sillogi bilingue includono Under the Apple Tree / Pod jabłonia con traduzione in Polacco di Adam Szyper, 1998), Bubbemeises & Babbaluci (con traduzione in Italiano di Nina & Nat Scammacca, 2001), Naming the Birds (con traduzione in Bulgaro di Vladimir Levchev, 2002), questa raccolta, Pàssuli cu mènnuli / Raisins with Almonds (con traduzione in Siciliano di Marco Scalabrino), e Crossings (con traduzione in Russo di Aleksey Dayen, di prossima pubblicazione). Un recente lavoro in collaborazione (corredato da fotografie di Mark Polyakov) è Strange Seasons (Sofia, Bulgaria: AngoBoy, 2007). Daniel Weissbort, editore di Modern Poetry in Translation, ha elogiato la poesia di Barkan perché essa è “delicata e convincente . . . tratta le cose della realtà, e non già se stessi, come molte poesie fanno”. Gregory Rabassa, principale traduttore delle letterature Spagnola e Portoghese, le cui traduzioni sia di Asturias che di García-Márquez hanno ottenuto il Premio Nobel, dice: “Barkan ha una via tutta sua con la quale riesce ad ottenere il meglio sia dalla gente che dalle parole”. E Alfred Kazin, principale critico socio-letterario dei nostri tempi, ha scelto una poesia di Barkan, “As Yet Unborn,” da Modern Poems on the Bible (edito da David Curzon), l’ha citata nella sua rivista e l’ha letta alla principale biblioteca pubblica di New York City e alla radio.
Nel Maggio 2006, Barkan è stato invitato, sotto l’egida di The Seventh Quarry, edito da Peter Thabit Jones, ad essere il primo poeta a solo presentato al Dylan Thomas Centre in Swansea, Wales. Due anni dopo, egli è divenuto co-editore delle nuove series di tascabili del Quarry. I suoi recenti progetti includono l’organizzazione nella primavera 2008 del Dylan Thomas Tribute Tour of America, con Aeronwy Thomas e Peter Thabit Jones e “A Dylan Thomas Walking Tour of Greenwich Village,” e la conduzione assieme con Peter Thabit Jones del primo International Poetry Festival in Swansea, Wales, June 15-19, 2011. 
Nella celebrazione del 40esimo anniversario della CCC’s, Barkan ha ricevuto quattro targhe-premio: una dalla Faculty of the Creative Arts Department at Siena College, New York: “Con sincero apprezzamento per i 40 anni di successi nell’arte dell’editoria” (April 11, 2011); una seconda dalla Korean Expatriate Literature Association, Los Angles (June 26, 2011): “per il suo contributo alla promozione e alla diffusione della letteratura coreana attraverso scambi fra la poesia coreana e americana”; una terza dal Seventh Biennial Warren County Poetry Festival (September 24, 2011): “in riconoscimento di 40 anni come Editore della Cross-Cultural Communications e per la promozione dei poeti di tutto il mondo”; e la quarta dal Poetry Center at Passaic County Community College (November 5, 2011): “The Paterson Literary Review Award (PLR) per una vita spesa al servizio della Letteratura”.
Barkan vive con la moglie ed artista, Bebe, a Merrick, Long Island. I loro figli e i rispettivi coniugi con i loro figli —Mia & Steven and Natasha & Roxy; Scotte & Jackie and Mattingly & Jeremy & Justin— vivono vicino nella stessa città.




DEL TRADUTTORE

Marco Scalabrino é nato nel 1952 a Trapani, Italia. Lo studio del dialetto siciliano, la poesia siciliana, la traduzione in Siciliano e in Italiano di autori stranieri contemporanei, la saggistica sono tra i suoi principali interessi culturali. E-mail: marco.scalabrino@alice.it

Ha pubblicato PALORI (Documenta 2000, Palermo 1997), poesie in dialetto siciliano, ha tradotto in Siciliano Nat Scammacca e pubblicato POEMS PUISII (Arti Grafiche Corrao, Trapani 1999); ha tradotto in Siciliano le sillogi Okusiksak e Leone Assiro di Enzo Bonventre pubblicate in POESIE SCELTE (Palma Editrice, Cecina LI 2000); ha tradotto in Siciliano testi scelti di Duncan Glen pubblicati in THREE TRANSLATORS OF POEMS by Duncan Glen (Akros Publications, Scotland 2001); ha tradotto in Italiano Feast of the Dead di Anthony Fragola pubblicato col titolo FESTA DEI MORTI e altre storie (Coppola editore, Trapani 2001); ha pubblicato TEMPU palori aschi e maravigghi (Federico editore, Palermo 2002) poesie in dialetto siciliano con traduzioni in Francese, Inglese, Italiano, Latino, Spagnolo, Tedesco; ha scritto il racconto breve in dialetto siciliano A SUA DISPOSIZIONI, tradotto in Francese da Jean Chiorboli e pubblicato in Francia (Albiana - CCU 2002); ha tradotto in Italiano Eu vivo só Ternuras di Nelson Hoffmann pubblicato col titolo IO VIVO DI TENEREZZE (Arti Grafiche Corrao, Trapani 2002); ha tradotto in Italiano Bagunçando Brasília di Airo Zamoner pubblicato col titolo SCOMPIGLIARE BRASILIA (Editora Protexto, Brasile 2004): ha pubblicato CANZUNA di vita di morti d’amuri (Samperi editore, Castel di Judica CT 2006) in dialetto siciliano, con traduzioni in Inglese, Italiano, Portoghese; ha tradotto in Italiano Parto di Inês Hoffmann pubblicato col titolo PARTO (Samperi editore, Castel di Judica CT 2007); ha scritto un saggio su Titta Abbadessa pubblicato nel volume del 2007 ECHI IN TRASPARENZA a cura del Comune di Camporotondo Etneo (CT); ha adattato in Italiano la riedizione del 2008 di QUATTRU SBRIZZI di Salvo Basso; ha scritto un saggio su Vito Mercadante pubblicato nel volume del 2009 VITO MERCADANTE dimensione storica e valore poetico a cura del Comune di Prizzi (PA); ha pubblicato LA CASA VIOLA (Edizioni del Calatino, Castel di Judica CT 2010) in dialetto siciliano, con traduzioni in Corso, Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo e Scozzese; ha scritto un saggio su Maria Favuzza, pubblicato nel volume del 2011 MARIA FAVUZZA poetessa salemitana del ‘900 a cura dell’A.L.A.S.D. JO’ di Buseto Palizzolo (TP); ha scritto un saggio su Giovanni Formisano, pubblicato nel volume GIOVANNI FORMISANO poeta e commediografo (Edizioni Drepanum, Trapani 2012); ha pubblicato PARLEREMO DELL’ARTE CHE È PIÙ BUONA DEGLI UOMINI, saggi di poesia  dialettale siciliana (CFR Edizioni 2013); ha tradotto in Siciliano Raisins with Almomds di Stanley H. Barkan, pubblicato col titolo PASSULI CU MENNULI (Legas, U.S.A. 2013). 

Ha collaborato con periodici culturali, cartacei e in rete, nazionali e internazionali, tra i quali LUMIE DI SICILIA www.sicilia-firenze.it, PAROLE DI SICILIA www.paroledisicilia.it, POIEIN www.poiein.it, TERZA PAGINA WORLD www.terzapaginaworld.com, ARTE E FOLKLORE DI SICILIA, PERLASICILIA www.perlasicilia.blogspot.comCENTRO STUDI SALVO BASSO www.centrostudisalvobasso.eu, EPUCANOSTRA www.epucanostra.it, POETI DEL PARCO www.poetidelparco.it, ARTE E FOLKLORE DI SICILIA, INTERROMANIA www.interromania.com, ROSEBUD www.rinabrundu.com, ARTE E FOLKLORE DI SICILIA.
È stato componente della equipe regionale del progetto L.I.R.e.S. promosso dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca - Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia, per lo studio del Dialetto Siciliano nella Scuola www.lires.altervista.org