venerdì 25 aprile 2014

MALUVIERSU




Ieri sono stato a Trapani, nella bellissima Villa Nasi, invitato dal mio amico Marco Scalabrino per un reading poetico il cui tema doveva essere lo sport e preferibilmente il calcio. 
Un tema attuale per una città che sta rinverdendo i fasti calcistici di una volta. 


In realtà, la manifestazione andava al di là delle rosee sorti di un campionato di calcio; è stata concepita in modo più articolato e complesso, e varrà la pena parlarne in un apposito post. 


Intanto, come anticipazione, propongo la poesia da me recitata dove ho rievocato poeticamente, e quindi liberamente, molto liberamente, altri fasti calcistici delle mie parti, anche se solo sognati più che mitizzati, ma pur densi di meditabondi pensieri sulla vita e su come a volte attraverso lo sport la sogniamo.





lu cchiù granni jucaturi di lu munnu*




Maluviersu si chiamava, lu palluni
ci abballava notti e juornu nni lu sangu.

Lu circavanu pi farici un cuntrattu
e jittari l’antri squatri nni lu fangu.

Un ancilu pariva ca vulava,
jucava cu lu suli e cu la luna.

Lu chiamaru a lu paisi. Tellegramma:
“Vieni prestu,” c’era scrittu nnimma nnimma.

Currì a gamm’all’aria a la stazioni, 
fici un bigliettu  senza cchiù rituornu.

Fici un viaggiu nfuscu di pinsera
Comu lu cielu nfuscu quannu scura.

Cchiù nivuru si fici a lu paisi.
Passaru l’anni ammeci di du misi.

Na partita si cridiva ca jucava,
Ogni notti, nni li notti senza suonnu.

Si nun era pi ddra morti, arrisurtava 
lu cchiù granni jucaturi di lu munnu.

***

Traduzione.

Maloverso si chiamava, il pallone
gli danzava notte e giorno nel suo sangue.

Lo cercavano per fargli un contratto
e gettare altre squadre nel fango.

Un angelo sembrava che volava,
giocava con il sole e con la luna.

L'hanno richiamato in paese. Telegramma:
"Vieni presto" c'era scritto in enigma.

E' corso a gambe levate alla stazione,
fece un biglietto di sola andata.

Fece un viaggio con neri pensieri
come la sera quando il cielo scura.

Ancor più nero si fece.
Trascorsero anni invece di due mesi.

Una partita credeva di giocare
ogni notte, nelle notti senza sonno.

Se non era per quella morte risultava
il più grande giocatore del mondo.


Il video
https://www.youtube.com/watch?v=Hz84oNUKwlM&feature=youtu.be




*Poesia inedita. Tutti i diritti riservati.







Sul gruppo fb "Sali d'argento" sono postate molte foto calcistiche del periodo e dei personaggi coevi al personaggio favoleggiato a cui faccio riferimento



giovedì 24 aprile 2014

QUESTA FOTO È DI ALFONSO CHIAZZESE





Padre e figlio coprono ottant'anni di memoria fotografica racalmutese, Leonardo Chiazzese, classe 1910, ha incominciato a fotografare a vent'anni, il figlio Alfonso ne ha seguito le orme a iniziare dagli Anni Settanta: i clic delle delle loro macchine fotografiche, diversissime nel tempo per formato e tecnologia,  hanno scandito i ritmi sacri e profani di una comunità: 
battesimi, 
cresime, 
prime comunioni,
fidanzamenti,
matrimoni, 
intrattenimenti, 
momenti di feste religiose, 
gruppi familiari,
militari in licenza,  
squadre di calcio, 
gruppi folcloristici, 
classi di scolaresche, 
prummisioni,
incidenti in miniera, 
danneggiamenti di grondaie da suffragare, 
presunte pertinenze edilizie indebite, 
storiche e novelle  servitù contese...

Fatti straordinari ma anche momenti di vita quotidiana catturati da papà Leonardo e dal figlio Alfonso.



Lu  zi Nardu, con la macchina fotografica a tracolla, girava per le strade del paese cantilenando: Cu s'av'a fari a fotografia!,  e gli interni o le facciate delle abitazioni si trasformavano in improvvisati atelier, sullo sfondo di una coperta ricamata o di una tovaglia da tavola distesa come un fondale scenografico. Quindi,  in una pausa delle faccende domestiche femminili o di altre incombenze lavorative maschili, tutti in posa.


Momenti importanti, nella vita di ognuno, perché  immortalavano tappe di esistenze private o celebravano saghe familiari, altresì importanti per tutti, possiamo dire, perché quegli scatti come tessere di un mosaico ritraevano il quadro variegato di una società, di come erano i nostri padri, di ciò che hanno fatto. Di ciò che fummo. 
Attengono alle nostre origini.

Proprio per questa ricchezza di contenuti, da saper vedere, da saper investigare, lo storico Rosario Lentini immagina che una storia della Sicilia, con peculiari caratteri e tante sorprese e ricchezze, si potrebbe scrivere acquisendo e interrogando gli archivi dei fotografi che hanno operato in città e paesi di tutta Sicilia. 

Un segno tangibile di questo mestiere capillarmente diffuso verrà offerto il prossimo 8 giugno in occasione della mostra fotografica di Louise Hamilton Caico al Castello Chiaramontano di Racalmuto, con l'esposizione di alcune attrezzature fotografiche utilizzate da Chiazzese padre  e che ormai appartengono alla storia della fotografia. 

E in futuro andrebbe fatta magari una mostra di alcune foto significative, rappresentative, superstiti, dal momento che tante foto seguono la parabola dei diretti interessati, volute, incorniciate dai committenti, per poi sparire nel nulla con l'estinzione di assi ereditari e la chiusura delle case, ov'erano custodite, case anche nobilotte e lasciate decadere per mancanza o per i molti eredi impegnati in inconciliabili liti legali.






E quando sopravvivono, le foto restano perlopiù anonime o acefale, senza il nome del fotografo cioè, segno di un lavoro ritenuto comune o di semplice servizio.

Come la foto che qui si pubblica e che vorremmo  attribuire al suo autore. Attribuzione fatta per "colpa" o merito di un caffè.

Mentre, dopo il rituale caffè con amici e conoscenti, uscivo dal bar, Fofò Chiazzese ebbe ad esclamare: "Quella foto è  mia. L'ho scattata al tempo della mostra del pittore Pietro D'Asaro." 



La mostra del Monocolo racalmutese, un grande avvenimento fu, sponsorizzato dal concittadino importante, dallo Scrittore famoso, ma Fofò lo disse con modestia e quasi con rassegnazione, perché mai gli era stata attribuita nonostante venisse utilizzata in diverse circostanze e in varie pubblicazioni. La "sua" foto intanto è divenuta quasi una classica icona di riferimento: Sciascia che passeggia in piazza con una schiera di amici o estimatori schierati a ventaglio ai suoi lati.

Dalla foto era stata ricavata la gigantografia che campeggiava su un balcone dirimpetto al bar per pubblicizzare un recente evento fotografico.

La sommessa rivendicazione ho inteso come una didascalia parlata. Mi è sembrato giusto commutarla in una didascalia scritta:


Questa foto è di Alfonso Chiazzese.
Da sx: Pietro Tulumello, Salvatore Restivo, Francesco Marchese, Leonardo Sciascia, Romano, Felice Caratozzolo, Francesco Di Marco, Guglielmio Schillaci Ventura, Francesco (Gigi) Salvo


Link correlato: Il Vescovo e l'omu-cani. Una foto non è soltanto una foto

http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/06/una-foto-non-e-soltanto-una-foto.html

Nota: Il Gruppo fb "Sali d'argento" intanto, grazie al contributo di tanti, con la pubblicazione delle vecchie foto in analogico scannerizzate,  rappresenta una forma di recupero del patrimonio fotografico diffuso, spesso poco o per niente conosciuto, in prospettiva di un museo fotografico cittadino vero e proprio. Speriamo sia l'inizio di un cammino proficuo.

lunedì 21 aprile 2014

QUEL DON MILANI! Fede, politica e campagna elettorale





Gli affari di fede (nel nostro caso cattolica) siano lasciati fuori dalla politica, anzi, dalle tornate elettorali europee, del Paese e di paese! Per rispetto alla fede e a chi la professa!!! 

Fuori i mercanti dal tempio, ma anche i responsabili del tempio non diano una mano ai mercanti!!! 


Benedicano i non mercanti, hanno il dovere di farlo, ma con distacco, restando nel proprio, separato, ruolo. Non date a Cesare quello che non è... vostro!

Gli uomini e le donne di fede facciano come don Milani che rivolgendosi a Pipetta, comunista, gli scrive più o meno così: Oggi sono con te perché combatti la battaglia giusta, ma se domani raggiungerai il potere e lo eserciterai male io sarò contro di te! 

Palle, coraggio o coerenza? Quel don Milani!


domenica 20 aprile 2014

AUGURI DI BUONA PASQUA "SULLA SOGLIA DEL MISTERO"




Ernesto Treccani - XV Stazione
per Via Crucis a "San Saverio" (Palermo)








leggerezza di segno e di colore,
restare sulla soglia della tomba vuota,
sulla soglia del mistero, intravedere
ove sembra tutto finito e sigillato per sempre
Luce risplendere.

Cosimo Scordato