sabato 19 aprile 2014

SE SE NE HA UNA



A PROPOSITO DI CRISI



Ignorateli, bistrattateli quanto volete, ma i fatti sono fatti, non muti, non inerti, specialmente se diventano testimonianza nella vita di un uomo che per ribadire le sue ragioni, legate a quei fatti, paga di persona.

Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito.




L'intervista di cui ho appreso tramite minimaetmoralia

I fatti generano altri fatti. Si richiamano per affinità tra loro. Leggo la testimonianza del greco Manolis Glezos e mi viene in mente quel socialista, al mio paese, che visse con un sogno compresso per vent'anni fino a quando, col ritorno della democrazia, poté far sventolare la bandiera socialista. A ruoli invertiti, se c'è chi prevarica su un altro, sarebbe la stessa cosa.


Ma non è questione di socialista o comunista. E' questione di libertà. E di fede. Fede in qualcosa, in qualcuno, in un'idea.


Se se ne ha una.




Ritratto fotografico di Manolis Glezos

L'intervista è uscita su Venerdì di Repubblica

Del socialista che attese per vent'anni ne parla Eugenio Napoleone Messana nel suo Racalmuto nella storia della Sicilia

Immagini del Fonte Regio a Castronovo di Sicilia

venerdì 18 aprile 2014

MARIA PASSA(VA) ANCHE A RACALMUTO


Anche a Racalmuto una volta Maria passava... 


Processione di Renzo Collura



“Maria e Lu Mastru” (testo tradizionale raccolto e tradotto da A.Sorano)

Maria passa di na strata nova
La porta d’un firraru aperta è.
“O caru mastru chi sta fannu a st’ura”
“Fazzu na lancia e tri pungenti chiova”

“O caru mastru nni la fari a st’ura,
di nnovu ti la pagu la mastria.”
“O cara donna nu lu pozzu fari,
unni c’è Ggèsu ci mìntinu a mmia”



“O caru mastru mi nni duni nova,
unn’è lu figghiu amatu di Maria?”
“O cara donna su vuliti asciari
lu stessu sangu v’impara la via.”

E l’acqua di lu mari si fici ogghiu
Guardatici lu vènniri a me figghiu

Questo testo è tratto dal repertorio dei canti della Settimana Santa della Sicilia Sud Orientale. Le variazioni sul testo sono numerosissime e si definiscono nel genere dei “lamienti”, in uso in tutta la Sicilia e veniva cantato nelle processioni della statua del Cristo morto. Sul finire degli anni cinquanta questa pratica è andata cadendo in disuso.

Nel testo Maria (la Madonna) colloquia con un fabbro:

Maria passa da una strada nuova
La porta di un fabbro era aperta
“Caro artigiano cosa fa a quest’ora?”
“Faccio una lancia e tre chiodi pungenti”
“Caro artigiano non lo fare adesso 
lo stesso ti pago il giorno”
“Cara donna non lo posso fare,
dove c’è Gesù metterebbero me”
“Caro artigiano mi dia notizia,
dov’è l’amato figlio di Maria?”
“Cara donna, se volete uscire, 
il sangue stesso vi mostrerà la via”
E l’acqua del mare divenne olio
“Vegliate il venerdì di mio figlio”

Sito di riferimento




Il Venerdì Santo ad Aidone 


I lamentatori di Montedoro


Settimana Santa a Serradifalco



Qualche anno fa il tentativo di riesumare le lamentazioni del Venerdì Santo  a Racalmuto venne osteggiato da una parte del clero (chissà perché, come se non fosse stata atavica tradizione dei nostri padri) ma non impedito: l'arciprete anzi vide bene la ripresa della tradizione, e approvò.

giovedì 17 aprile 2014

SPORTIVAMENTE



Quando l'amico Marco Scalabrino mi ha invitato a partecipare alla manifestazione "L'arte incontra lo sport" mi è venuto in mente, chissà perché, il favoleggiare di giocatori di cui in paese, ancor prima delle corrusche squadre dette degli "Indiani" e dei "Pizzara",  si narravano mirabilia, ma che io conoscevo e incontravo sotto quotidiane  spoglie di operai, commercianti, artigiani o di... emigrati. 


E sempre ho fatto fatica ad accostare le due facce di una stessa personalità come le due metà di un'unica moneta. Non c'era simmetria, non combaciavano. Epiche gesta e saracinesche di negozi da alzare a mane e abbassare a sera, virtuosismi calcistici e sale da estrarre in miniera.


Ho sempre riflettuto su queste "incongruenze", sempre riluttante a riconoscere che la dura legge della vita potesse infrangere i sogni più ambiziosi e le previsioni più rosee. 


Di questo ho scritto nella poesia che l'occasione del prossimo reading trapanese mi ha suggerito. 






Parziale anticipazione della poesia


Maluviersu si chiamava, lu palluni
ci abballava notti e juornu nni lu sangu.

Lu circavanu pi farici un cuntrattu
e ijttari l’antri squatri nni lu fangu.

Un ancilu pariva ca vulava,
jucava cu lu suli e cu la luna...

***
Maloverso si chiamava, il pallone
gli danzava notte e giorno nel suo sangue.

Lo cercavano per fargli un contratto
e gettare altre squadre nel fango.

Un angelo sembrava che volava,
giocava con il sole e con la luna...

mercoledì 16 aprile 2014

DOMANDA PRO SCIASCIA

Non l'avranno fatto sicuramente in mala fede ma appunto rifacendomi alla loro buona fede, cercando di interpretare il pensiero di quanti hanno creduto nell'alto e disinteressato magistero assurto a testimonianza di indubbio valore del  grande Scrittore nostro concittadino, faccio una domanda a voce alta per la quale sicuramente coloro che si dichiarano sciasciani professi mi saranno grati se in essa coglieranno elementi di utile riflessione, nel comune intendimento di valorizzare ancor più fedelmente il senso di un grande insegnamento e di una grande testimonianza.

Ma è giusto vendere spazi pubblicitari esibendo Sciascia?
Riducendo un pensiero, una testimonianza,  in merce?







martedì 15 aprile 2014

DI PAOLO O DI APOLLO?

Smaragdos accetta il suggerimento di san Paolo. 
Ma gli resta un dubbio.






A coloro che dicono "Io sono di Paolo" oppure "Io sono di Apollo", san Paolo raccomanda di non essere né di Paolo né di Apollo, ma seguaci di Gesù Cristo. 

Con una precisazione piccola piccola: una volta stabilito chi è Gesù il Cristo. 

Spesso, però, religiosamente o laicamente parlando, e penso a tante incertezze e a tante diatribe, proprio su questo non si è concordi: su chi sia il Cristo.

E allora? 





Per evitare di non scegliere con la scusa di non potere scegliere il Cristo, non resta che scegliere o Paolo o Apollo. Azz!


Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito