domenica 16 febbraio 2014

IL POETA DELLE ROSE CHE URLAVA LA SUA POESIA


1.


LONA E BUCCETTA...

Mario Gallo ricorda Nat


Un bel giorno, al Circolo Mazzini, comparve lui:l’americano, Nat Scammacca.
Chiariamo subito che il Circolo Mazzini (amorevolmente chiamato “u fossu”, il fosso, nel senso che se ci capitavi dentro non ne uscivi più!) nei difficili e pur esaltanti anni dell’immediato dopoguerra era il covo repubblicano di un folto gruppo di teenagers, (“quattru picciotti”) di una borgata di periferia di una periferica città siciliana: Trapani.

Ma torniamo a Nat.
Nipote di emigrati siciliani, nato a Brooklyn nel 1924, valoroso ufficiale pilota in Cina, India e Birmania durante la seconda guerra mondiale, spinto -quando si dice il destino!- dal desiderio di conoscere i parenti siciliani del nonno, Nat (doverosamente messo in guardia da parenti ed amici sulle insidie e i pericoli che si potevano correre in quella terra di banditi -Giuliano- e di mafia) alla fine del 1948 s’imbarca alla volta della lontana chimerica Sicilia (col bagaglio di una conoscenza dell’italiano o del siciliano che spaziava fra buccetta, vale a dire forchetta, e lona alias luna). 

Al porto di Palermo ad attenderlo c’erano i genitori di Nina (Peppino Di Giorgio con la moglie, Maria Catalano, nipote del nonno di Nat); dopo i convenevoli necessariamente scambiati a gesti, una veloce (!) littorina li porta a Trapani, dove (in un alloggio del Museo Pepoli) abitavano i Di Giorgio, padre madre e... figlia.

2.


Da cosa nasce cosa, come fu come non fu, lingua o non lingua, l’affascinante americanoe Nina, l’anno dopo, convolano a giuste nozze.
Fu così che, introdotto dal suocero, Peppino Di Giorgio, figura “risorgimentale” di mazziniano-anarchico, nostro indimenticato maestro di vita, una sera al covo ci vedemmo comparire questo Nat, un “pezzo di giovane”, un bel ragazzo innegabilmente, alto, tipicamente dinoccolato, comprensibilmente a disagio per essere stato catapultato fra tanti sconosciuti (“l’uomo venuto d’oltre oceano, piovuto per caso sulla loro spiaggia, ero stato catturato e stretto con corde legali e invisibili che stavano facendomi impazzire nella sicilitudine di un paese chiamato Trapani”, confesserà vent’anni dopo in “Due Mondi”, dedicato a Nina).

Era stata Nina a catturarlo con corde legali, ma era stato lui a sottrarci, al mercato delle occhiate (le sole “contrattazioni” allora concesse a giovanotti e ragazze, cose oggi da non crederci, a chi le racconti?!), un soggetto... così ben quotato: quindi curiosità e formale cortesia nei confronti dell’ospite, ma sotto sotto un iniziale pizzico di sottile risentimento verso l’intruso d’oltre oceano (che però mano a mano doveva poi diventare “uno di noi” al punto di assumere il ruolo di guida nella fase di risveglio del dibattito culturale sociale e politico dell’Isola).

3.


Succedono anni di profondo lacerante ribollente travaglio nella vita di Nat, (...quando distorcendomi e voltandomi mi ero perduto in quei binari...), quelli che rischiarono di farlo impazzire nella tormentata ricerca della saldatura dei suoi “due mondi” (Seattle o T(h)rinacria?), e dei quali egli chiama tutti a testimoni, una sorta di pubblica autoflagellazione, mettendo crudamente a nudo gli accadimenti ed i sentimenti più intimi (il “pazzo” della montagna che dice la verità anche quando fa male a me stesso, ai miei, agli altri).

Mano a mano, il “nuovo” mondo gli disvela altri aspetti della vita, gli avvicina nuovi amici primi fra tutti quelli del Circolo Mazzini, lo coinvolge, assegna alla sua generosità, al suo carisma ed al suo essere e vivere da “poeta” nuovi obiettivi e nuovi impegni nella ricerca –salutare e gratificante- delle sue radici più profonde, nella Sikania degli avi (...ho ramingato e lo faccio ancora cercando la mia isola. Voglio tornare a casa...)

Senza rinnegare la verde America dell’infanzia e della giovinezza, quella a cui è legata la sua formazione culturale, Odisseo dopo lungo e tormentoso peregrinare approda alfine alla sua Itaca, è infine in pace con se stesso, ha (ri)trovato qui in Sicilia (la terra passionale e feroce che ha visto ogni cosa e ancora sopravvive) la sua casa: “Here is my kingdom, here I am King” (Schammanat = e qui mi sia consentito di citare la dedica: “July 26, 1988 – For the Gallo s these poems are dedicated to the ‘Home’. Sincerely yours Nat Scammacca”, enfatizzando l’Home, le radici, al cui significato mi sapeva sensibile per la mia condizione di “emigrato” sia pure indigeno).

E con la casa ha ritrovato se stesso: “Sono libero, dico ciò che voglio, libero proprio qui in Sicilia. Qualcuno ha affettuosamente annotato che “il suo italiano resta sempre pittoresco e genuinamente ...pensato e parlato in americano! Mi sento anch’io un elimo, un Ulisse a difendere la lingua siciliana, anche se sono costretto ad esprimermi in italiano (i miei avi non mi hanno insegnato il siciliano)” .
La sua casa, circondata dalle rose alle quali dedica alcuni dei suoi versi più belli (Mi chino su di esse a guardarle per ore chiedendomi come crescono), è alle falde della mitica vetta ericina (a cui si attacca come un lattante al seno della madre), sulla quale a sera lalona, languida, si lascia andare come su un sofà.
La dimora di Nat (“Qui dove fermi viaggiamo”) diventa polo di attrazione per poeti e letterati da tutto il mondo
(mi sia consentita una scherzosa autocitazione: : ...nella sua reggia, ogni cani crisciutu o ‘ncriscenzia, trova un lettu, un piattu e ‘na seggia... ).

Nat (e Nina...lavora!) riceve gente, urla i suoi versi (quel suo modo di declamare che inizialmente ci lasciava sconcertati, almeno noi profani!), discute, s’infiamma, litiga, si esalta:vive!

Qui, e in tante piazze di Sicilia dove col fervore del missionario laico porta una voce ed uno stile nuovi, esplode e si manifesta per intero la sua natura di uomo e di poeta per il quale Ignazio Apolloni ci ha invitato a tributare, ognuno come sente e come può, l’omaggio “all'uomo, al poeta, all'idealista, al trouble-maker, a colui che contribuì a creare l'Antigruppo credendoci fino allo spasimo, al sistematico agitatore intellettuale incarnato da quel gigante capace di smuovere dall'apatia altri poeti, artisti, storici, uomini di cultura e gente comune”.

A proposito di Antigruppo, questo movimento di rivolta di tanti spiriti liberi della cultura siciliana nei confronti dell’establishment, non possiamo trascurare di ricordare la terza pagina del “Trapani Nuova”, un foglio di provincia (a lui data in concessione esclusiva ed incondizionata proprio da uno dei “quattru picciotti”, Nino Montanti, che molti anni prima avevano accolto l’americano al Circolo Mazzini), che diventa portavoce del movimento e prestigiosa tribuna aperta al libero dibattito culturale.

Dalla terrazza della sua reggia lo sguardo spazia sul mare: all’orizzonte le isole Egadi si avvicinano e si ergono nel nostro soggiorno. E quale migliore osservatorio per chi come lui (fermo ma in viaggio: ossimoro affascinante e rivelatore), scavando e scavando per riportare al sole le radici più profonde della sua esistenza, ad un certo punto s’imbatte in “The sicilian origin of the Odyssey” di un certo L. Greville Pocock, professore neozelandese interessato alle cose mediterranee!? il quale, sic et simpliciter, riprende, sostiene e dimostra la tesi che quelle isole che si ergono nel soggiorno di casa Scammacca, quando si dice il caso, sono nientemeno la scena su cui si è svolta la vicenda di Odisseo, il suo alter ego!

Nat non vive più se non per diffondere al mondo la lieta novella. Sono fecondi anni di passione, di fervore, di entusiasmo infantile, coinvolgente (due convegni internazionali all’Hotel Tirreno, giornali, televisione, dibattiti): qui è Itaca-Scheria, qui è la dimora di Odisseo, la sua dimora, perchè Odisseo si è reincarnato in lui.

4.
Bandiera confezionata da Maria Teresa Gallo nel 2011

Una teoria che, prescindendo dal suo valore storico o fantasioso, induce molti di noi “non addetti ai lavori” (turbati ed affascinati da una così ardita costruzione collocata in quegli stessi siti in cui restano piantate e coltivate le nostre radici) ad affermare, paradossalmente, che non è tanto o soltanto la validità scientifica dell’origine siciliana e trapanese dell’Odissea che più interessa, quanto l’indicazione che se ne riceve: questo mettere a nudo radici e localizzazioni sepolte nelle stratificazioni dei secoli, può essere persino un bluff, ma offre un’occasione comunque da non perdere, una leva, un appiglio, uno scoglio cui aggrapparci per non farci risucchiare nei turbinosi gorghi dell’abulia, della cecità e della rassegnazione di oggi.

Gli anni scorrono inesorabili e arriviamo all’epilogo.
Nei fugaci ma intensi incontri estivi, ospite il più delle volte nella sua terrazza dove amoreggiava con le rose, ho potuto conoscerlo più da vicino consolidando vieppiù sentimenti di considerazione, amicizia ed affetto. All’ultimo nostro incontro, alla premiazione di Erice Anteka all’Hotel Tirreno, seduto silenzioso ma attento, il gigante ai miei occhi presentava ora un aspetto di incorporea diafanità: era il riposo del guerriero. Il mio bacio di commiato incontrò casualmente la sua fronte: mi piace ora pensare a quel segno d’affetto come ad una sorta di lode accademica tributata alla tesi di laurea sulla vita dell’uomo e del poeta, vigorosamente e brillantemente sostenuta dall’americanoconosciuto tanti e tanti anni fa al Circolo Mazzini.

Per concludere, vorrei qui riportare il mio ricordo espresso in una pagina a lui dedicata sul siculo-fiorentino Lumie di Sicilia: “Sono grato alla sorte per avermi fatto incontrare Nat Scammacca, poeta in ogni fibra del suo essere. Gli sono stato amico: alla sua morte ho pianto.”

Firenze, maggio 2006                                                                           Mario Gallo



Testo e foto 1 e 4  di Mario Gallo
http://damariogallo.blogspot.it/

giovedì 13 febbraio 2014

UN ANGELO SULLA TESTA DEI RACALMUTESI




QUELLA VOLTA IN CUI UN ANGELO RUBO' LA SCENA

Al terzo giorno di festa c'è la processione, il momento più solenne. 
Così la descrive Girolamo M. Morreale, S. J, nel suo Maria SS. del Monte di Racalmuto, edito dal Santuario Maria SS. del Monte e dall'Associazione "Amici di Padre Elia", Racalmuto 1986:



"Costituisce il culmine della festa: prima del tramonto il clero, i chierichetti e i seminaristi si radunano alla Guardia attorno alla Madonna per dare inizio alla processione. 
La statua processionale della Vergine è sistemata sul carro tirato dai buoi, assai diversamente che non nel 1503. È adagiata sopra un lettino preparato con gusto e amore, adorna di fiori. I bimbi dalle braccia delle loro mamme le mandano tanti baci con quella innocenza che li distingue. I grandi si segnano e pregano.

Tra i canti del clero e del popolo, il suono della banda, la processione si snoda lungo il Corso illuminato a festa.

La meta è piazza Crispi, illuminata a giorno. 
Qui sul palco della banda musicale è preparato l'altare per la Messa che viene celebrata davanti alla Statua della Vergine. Nonostante che il Corso dall'Itria alla chiesa Madre e la piazza con le adiacenze siano letteralmente gremiti di gente, tuttavia durante la sacra liturgia si fa silenzio. È un momento di preghiera, e l'omaggio reso a Dio e l'onore alla Vergine Patrona.

La partecipazione è sentita, è religiosa, non è disturbata dai turisti. Qualche anno, a fine Messa, è stato letto l'atto di consacrazione alla Madonna. Dopo quella sosta di preghiera la processione continua il suo cammino fino alla chiesa del Monte".


Così ogni anno, ma nel 1956 è stata tutta un'altra storia. 
La frenesia dell'attesa quell'anno si era ancor più elettrizzata perché da tempo si vociferava in paese che ci sarebbe stata una novità. 
Ma di che novità si trattasse nessuno sapeva, anche perché, quelli che sapevano, non potevano dirlo astretti al voto di segretezza.

Si capì proprio durante la processione: quando la Madonna si fermò alla Piazzetta, nell'attesa che si iniziasse la Messa, un brusio, un mormorio percorse la folla incredula col naso all'insù: da un balcone all'altro della Piazzetta, lungo un proteso cavo d'acciaio, scorreva un qualcosa, una lucente veste di raso e tulle, con due ali come se fossero di angelo, e proprio un angelo, lungo il cavo d'acciaio, simulando il volo, scorreva lentamente,  con misurato stridio di carrucole e nervosi ordini e incitazioni alla calma, alla prudenza.

La Piazzetta ribolliva, come al solito, per la folla che s'accalcava, e allo stupore ora subentrava il gioco del "chi è?", dell'indovinare il nome della giovinetta vestita d'angelo, a chi appartenesse. 
Quelli furono attimi in cui un angelo rubò la scena alla Madonna.

Finalmente, quando lo svolazzante Angelo fu sopra il carro trionfale, venne calato perpendicolarmente con variato stridio di carrucole finché non si posò accanto alla statua della Patrona. 

Tra l'applauso liberatorio della folla dopo tanta tensione. 

L'Angelo, dalle candide sembianze di una giovinetta, ad alcuni nota se non familiare, si stette immobile accanto alla statua della Madonna, quasi fosse un'altra statua. E così rimase fino alla meta finale dove il carro venne condotto in processione. 

"Che emozione!",  ricorda dopo oltre cinquant'anni la signora Paola Fantauzzo, riandando all'esperienza di quella discesa angelica. 
E non solo per lei. 
Infatti, in paese ancora se ne parla.

Forse memori di quell'evento i racalmutesi non disperano che angeli possano dal cielo calare




La foto pubblicata  è stata messa a disposizione dalla signora Paola Fantauzzo.


martedì 11 febbraio 2014

"NON DIRE GATTO" PER LA FESTA DEL GATTO


Cummari l’âtu vistu la me gatta 
ca si mangiàu la pirnici cotta... 
te’ muscì...  te’ muscì... te' muscì...

Il 17 febbraio, come forse molti sapranno o non sapranno, è la festa del gatto e Giovanni Proietto, da artista gattaro gli ha dedicato una mostra. Con una singolare iniziativa: all'inaugurazione della mostra che ci sarà a Realmonte  il 17 febbraio alle ore 17.00, ciascuno potrà portare il proprio gatto.



E come per le mostre che si rispettano, poteva mancare il catalogo? Sarà disponibile in galleria.

Il catalogo racchiude: una favola inedita di Nicolò D'Alessandro, una filastrocca popolare trascritta da Piero Carbone e Marco Scalabrino, i testi di Dario Orphée e Nicola Aniello Bravo.



E allora? Tutti i pazzi per i gatti. 





Non solo a Realmonte. 
E' prevista un'importante trasferta della mostra. A Palermo





Un omaggio 
all'amico Giovanni Proietto per la sua mostra personale


Nicolò Rizzo, NON DIRE GATTO - 2014 PRESENZA/ESSENZA




Il gatto ha sette vite e molte più  lingue


Dizionario etimologico alla voce "gatto"







Riscontri:



domenica 9 febbraio 2014

LOUISE HAMILTON CAICO CONTINUA A VIAGGIARE



DOPO UN SECOLO CONTINUA A VIAGGIARE



APPUNTAMENTO IMPERDIBILE alla GALLERIA FOTOGRAFICA LUIGI GHIRRI di CALTAGIRONE



Nelle foto di Louise CAICO HAMILTON (1861 - 1927), irlandese sposa di un siciliano di Montedoro CL, la Sicilia delle terre dello zolfo tra XIX e XX secolo; un viaggio nel tempo attraverso gli occhi e la curiosità di una donna colta e raffinata, fotografa per 
passione e "antropologa" per destino.





DA MONTEDORO A CALTAGIRONE PASSANDO PER IL CASTELLUCCIO


In realtà questa mostra parte da Milano con l'invito di Federico Messana di andare a visitare la mostra di fotografie della Hamilton Caico  a Montedoro curata dal fratello Calogero. 
 Con Angelo Cutaia, amicissimo di Calogero, anche se io non lo sapevo, nel Natale scorso ci rechiamo a vedere la mostra e restiamo incantati non solo delle foto ma del mondo che esse evocano e che rimandano alla straordinaria biografia di Louise Hamilton, ad un mondo fotografato ormai scomparso, ad alcuni angoli racalmutesi nonché all'avventuroso ritrovamento delle foto stesse, all'amorevole opera di recupero e valorizzazione dello stesso Calogero.
Con Angelo lanciamo l'idea che la mostra venga riproposta al Castelluccio in occasione di un pomeriggio culturale. E così è stato.
Molti visitatori, quelli che hanno potuto, quelli che hanno voluto, hanno apprezzato.

La prossima importante tappa caltagironese è dovuta alla curiosità e alla sensibilità di Attilio Gerbino e Sebastiano Favitta, raffinati fotografi nonché ammirevoli promotori della fotografia in Sicilia, invitati a visitare la mostra nei luoghi che fin'allora l'avevano ospitata.
Un viaggio che, anche grazie a loro, siamo sicuri continuerà ancora.





 


























venerdì 7 febbraio 2014

STORICO O ANTICO?


affaccia, beddra, di ssa finistredda...







affaccia, amuri, e sientimi cantari






nni stu quartieri ci sta na picciutteddra





d’in su i veroni del paterno ostello



porgea gli orecchi al suon della tua voce





che pensieri soavi