martedì 10 dicembre 2013

OFFERTE PER UNA (CHIESA) INCOMPIUTA





La nuova Chiesa di S. Francesco.

Oblazioni




Ricevute

Da Ricevere

Lire

Cmi

Lire

Cmi
1
Signora Baronessa Antonina Bordonaro ved: Grillo (tremila) ricevute (1000 da ricevere)
3000
..
1000
..
2
Signora Dna Santa Alessi in Spiteri
   5
..
..
..

3
Calogero Carbone fu Giuseppe (quello che mette la cera nell’altare di S. Antonio la notte di Natale, onze due)
..
..
2.5
50
4

Giovanna Capobianco ved: Morreale

2
..
..
..

5

Per aver venduto (gaviti 7) calce a Maestro Lorenzo

10
50
..
..
6

Per una gavita di calce a Maestro Lorenzo

1
50
..
..

7
Una devota per mezzo del Sacte  Pantalone Carmelo
5
90
..
..
8

Carmelo Romano fu Francesco

5
00
..
..


Memoria Chiesa S. Francesco

del sac. Giuseppe Cipolla.

Incipit

          
Il giorno 21 Dicembre 1895 fui ordinato Sacerdote dalla buona anima di Monsignor D. Gaetano Blandini vescovo di Girgenti, come novello sacerdote, venuto in Racalmuto il giovedì 26 Dicembre andai a celebrare nella cappella privata della Signora Baronessa Antonina Bordonaro ved: Illuminato Grillo

 con questa occasione mentre la Signora mi ringraziava e mi offriva un tazza di caffè mi faceva nota che era pronta sborsare lire duemila per completare la Chiesa S. Francesco, cioè l’atrio chiuderlo e fare unica chiesa, io allora non ero rettore della Chiesa, 

nel mese di Maggio mentre mi trovava nella sacrestia della Chiesa S. Francesco a discorrere con il Rendo Sac: Giuseppe Bufalino allora Rettore, mi sento dire, se volete vi cedo il posto, io gli risposi, accetto se non per altro perché vicino alla chiesa, sapendo quanto era povera e derelitta. 

Fui eletto dal Consiglio Comunale Rettore in data... e confirmato da Mons. Vescovo Blandini in dì...        




lunedì 9 dicembre 2013

DI TE HO NOSTALGIA. Ricordi come musica di Calogero Restivo



Rahal Mauth è etimo controverso di Racalmuto, corretto, integrato, stravolto, fino a significare l'opposto del senso originario. 

Per storici e filologi anche l'etimologia di un nome può essere campo di battaglia,  con tanto di vessilli e macchine da guerra. 


Ma il Rahal Mauth di Calogero Restivo difficilmente verrà espugnato, smontato, contraddetto, perché la disciplina seguita per sancirne la veridicità esula da quella degli storici e dei filologi: egli stesso l'ha inventata, e si chiama nostalgia. Una disciplina così poco oggettiva e disciplinata da identificarsi con l'unicità della sua esperienza, col suo amore di esule "in casa" poiché, volendo, si è allontanato di poco dal teatro della sua infanzia, ma la distanza o meglio il lene distacco gli ha fatto acquisire una dimensione sognante e al tempo stesso più nitida dei ricordi, dei luoghi quotidianamente vissuti, delle passioni ravvicinate. Distanza fisica e lontananza nel tempo hanno un prezzo che viene ripagato dall'altezza della visione che ricompone nell'affettuosa geometria di un presepe la puntiforme realtà. 


Rahal Mauth, storicissimo, poiché coincide con il periplo di un'esistenza, esula e trascende le singole vicende storiche. Semplicemente è. Semplicemente? Trenodia di un amore, ricomposizione di sparsi frammenti d'esistenza, di ieri e forse dell'oggi. Musica. Spiritualizzata musica. Parole come puro inchiostro e puro suono con cui ciascuno, a partire da quelli, nel ricordo di "quel" senso e di "quel" suono, può modulare i propri sentimenti e le proprie nostalgie. La vera poesia non è mai solo per sé.


Rahal Mauth

Rahal Mauth
Vorrei poter cantare di tue limpide acque
che lambiscono verdi sponde ed ombrose
di ruscelli garruli di pietre e ansia di ritorni
che sanno di neve disciolta nel pugno
di castelli di fiaba e di foreste fitte
che a stento il sole attraversa
desideri che in visioni il sogno trasforma.

Nella memoria stampato è il ricordo
delle tue case di gesso
strette accanto ai campanili
come pecore negli ovili
del passo dei contadini a sera
grave della stanchezza di secoli
del sorriso della tua gente
amaro e disincantato
di chi tutto ha visto e compreso
… e dei silenzi.

In te ho vissuto primi sogni e primi amori
e delusioni che bruciavano come ferri roventi
usati un tempo
per imprimere il segno del possesso
agli animali.
Estati eterne
che annegavano nell’afa e nella noia
ed inverni lunghi
che disegnavano lacrime di umidità
sulle pareti di calce.

Nelle notti che fulmini fendevano tenebri
con luce sinistra
e i tuoni ululavano con voce di lupi affamati
non ti accorgevi o non ti curavi
che abbracciato a me stesso
nel buio della mia stanza tremavo di paura.

Mi hai regalato illusione che al di là della gola
in cui le montagne quasi si toccano
ferro di cavallo
posato su un deserto di polvere e pietre
ci fosse il mare
fatto di porti vivi di vele e di barche
cullate da onde ammansite
e genti dalla parlata esotica
con cui inventare l’avventura.
Quando d’estate
dai balconi della mia casa
osservo i tramonti tinti di rossi accesi
che nemmeno nubi di passaggio
riescono a macchiare
mi sembra di riconoscere quelli
conservati intatti nei ricordi
che bambino seguivo con occhi incantati
fino agli ultimi orizzonti dal dirupo “La Guardia”.

Invidiavo gli uccelli
che spiccato il salto nel vuoto
planavano verso valle
in un volo silenzioso e leggero
di piume sull’acqua
cullate da onde appagate di moti tempestosi.

Certo era il sorgere del sole a vincere le tenebri
e le primavere
anticipate dal fiorire di mandorli
giù nella vallata
quando sulla montagna nubi danzavano ancora
al soffio anche violento di venti di tramontana.

C’era il sorriso di mia madre
quando stanco e deluso
ritornavo nel chiuso della casa
a rinvigorire di speranze le illusioni
che la vita ogni giorno annientava
come i fiori di pesco esposti ai raggi violenti
di estivo sole di deserto.
Intento ad inseguire sogni
ho incontrato la vita
che con lusinghe ed inganni
alternando voli a rovinose cadute
come fa il vento con le foglie morte
quando con sordi tuoni e freddi lampi
inventa la tempesta
ha reso vani i desideri di ritorni.

Ora so che ti appartengo come l’erba
nata da zolle dure come pietre
che cresce stentata
sui monti che ti comprendono
come i fichi d’india selvatici ed incolti
lungo stradoni polverosi
come le campane delle tue chiese
rauche sempre e stonate
anche quando suonano a festa
come i mesi d’inverno ricchi di nebbia
che infradicia le ossa dei contadini
asserviti ad una terra avara di raccolti
come i tuoi campi dipinti in estate
del giallo monotono ed intenso
delle stoppie riarse.

Di te ho nostalgia
delle tue strade strette e polverose
dei tuoi vicoli silenziosi
stampati nella memoria
come quadri appesi alle pareti
e degli affetti che custodivi.

Dalla raccolta di Calogero Restivo, Rahal Mauth (e le altre)




I quadri sono di Andrea Arcuri

Immagini scannerizzate dal catalogo di Andrea Arcuri, Voci nel silenzio, a cura di Eugenio Giannone, Alcamo s.d. (Testi critici di Giovanna Calvo Di Ronco, Giovanni Cappuzzo, Pino Amatiello, Eugenio Giannone, Lucia Rocca, Cesare Sermenghi, Santi Correnti, Nuccio Mula, Anna Cacciola, Enzo Gonano, Miriam Argento, Piero Carbone, J. Jean, Gioacchino Mistretta, Juri Camisasca) 

domenica 8 dicembre 2013

LA FESTA DELL'IMMACOLATA NELLE CRONACHE, CONTROVERSE, DI RACALMUTO


Padre Cipolla scrive a mons. Antonino Raia per la festa all’Immacolata









            A Sua Eccza Revma
            Mons. Antonino Raia – Vicario Capitolare
                                                          Girgenti

            Il sottoscritto, nella qualità di Rettore della Chiesa Conventuale di S. Francesco di Assisi, espone alla E. V. Revma quanto segue:

            Da tempo immemorabile si è solennizata (sic) ogni anno in detta Chiesa la festa di M.ria SS. Immacolata, con grande pompa sì interna, che esterna, e ciò con l’aiuto dell’elemosina che porgono i fedeli, non essendovi alcuna rendita in questa Chiesa.

            Da alquanto tempo questa festa si introdusse nella Chiesa del collegio, però non si solennizza con elemosina del popolo, ma per mezzo di rendita. Poscia si introdusse nella Chiesa di S. Anna, dove si trova la Confraternita dei Terziarii di S. Francesco di Assisi. Finalmente l’anno scorso nella Chiesa del Carmine e di Maria SS. del Monte. E in tutte e tre queste chiese con limosina dei fedeli.

            Per la festa entro la Chiesa per l’intiera novena concorrono alcuni fedeli pagando ognuno uno così detta mattinata, cioè una somma con cui si possa sovvenire alle spese della giornata. Per quella fuori di Chiesa, come sarebbe la musica, i fuochi artificiali, la processione ed altro, concorrono tutti gli altri pagando per così dire le immagini dell’Immacolata che vengono loro distribuite. 

Or nella Chiesa di S. Francesco ogni giorno di novena si spendono non meno di £.10.80, dovendosi pagare il Predicatore, l’organo, i Sacerdoti assistenti, i cantori e gli abbondanti ceri, come richiede la consueta solennità: mentre nelle altre Chiese non si spendono che quattro o cinque lire solennizzando con minor pompa. Il Rettore della Chiesa S. Francesco è tenuto alla pompa fuori Chiesa, come richiede il popolo e la consuetudine; il che non riguarda gli altri Rettori. 

Da ciò sorgono due gravi inconvenienti: 

Primo, che riguardo alle mattinate avviene quasi una concorrenza; perché le persone che devozione o per voto devono far solennizzare qualche mattinata, invece di farla solennizzare nella Chiesa S. Francesco dove attese le spese si richiedono non meno di £. 10.80, la fanno celebrare nelle altre Chiese, dove non si richiedono che quattro o cinque lire, e qualche volta anche meno. 

Secondo, che distribuendosi dal Rettore di S. Francesco le immagini di Maria SS. Immacolata, per provvedere, coll’elemosina riscossa in tal modo, alla solennità esterna; non tutti si ricevono tali immagini, e quindi non tutti concorrono alle spese adducendo la ragione che concorrono alla festa solennizzata in altre Chiese. 

E’ vero che tali rettori non raccolgono elemosine pubbliche, ma private tra i congregati; ma è vero ancora che i congregati costituiscono un gran numero, superiore, come credo a mille persone; e precisamente sono quelli che solamente sogliono concorrere alle feste.

            Il sottoscritto vedendo da una parte che il popolo richiede la festa con la solita pompa; e dall’altra che non può raccogliere tali somme da eguagliare le spese, ha pregato il Revmo Parroco che lo si esimesse dall’obbligo di far la festa, almeno esterna. Ma avendone ricevuta risposta negativa, non potendosi andar contro l’aspettazione del pubblico: si presenta alla E. V. Revma pregandola a dare un provvedimento, esonerando l’oratore dall’obbligo della festa, o imponendo che questa non si solennizzi in altre Chiese... almeno dove non c’è stata alcuna consuetudine.

            Racalmuto 4 novembre 1898

            Di S. E. Rev.ma

            Mons. Canco Antonino Raia



Post scriptum
Padre Cipolla merita una giusta memoria

Mentre Padre Cipolla ancora sconta post mortem un'ingiusta e infausta fama, apprendiamo che in vita, in quanto Rettore della chiesa "povera" di San Francesco era tenuto a solennizzare la festa dell'Immacolata dell'8 dicembre dovendo sostenere  un'onerosa somma  perché, come egli stesso sconsolatamente scrive, "il Rettore della Chiesa S. Francesco è tenuto alla pompa fuori Chiesa, come richiede il popolo e la consuetudine; il che non riguarda gli altri Rettori". 

Ecco il punto, lui è tenuto alle spese, gli altri no e per giunta hanno uguale diritto alla raccolta delle offerte, della "limosina". 

Non se ne vorrebbero ricavare amare conclusioni e cioè che è penalizzato in qualche modo sempre chi fa ed è tenuto a fare.

Ma, per quel che può valere, in giusto risarcimento della sua memoria, va ricordato che Padre Cipolla è da annoverare tra i racalmutesi che hanno lasciato beni e case perché ne usufruissero i posteri concittadini. 

Altre presunte e vociferate pecche, a lui ascritte e da dimostrare, non esimono i beneficati da un doveroso sentimento di gratitudine.
                                                                                      Piero Carbone

***

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