martedì 9 luglio 2013

RACALMUTESI D'AMERICA. Il Circolo "Trinacria" di Hamilton








TRIPPA E PIZZA PER I RACALMUTESI EMIGRATI IN AMERICA



Ringrazio l'antropologo Sam Migliore, attento studioso del fenomeno migratorio in America,  per la testimonianza sull'attività associativa dei racalmutesi d'oltre Oceano. 

La notizia cade in un momento molto significativo per i racalmutesi residenti e per quelli emigrati: la celebrazione della festa del Monte, che accomuna con un intenso legame  i residenti e gli emigrati come ha dimostrato il prof. Migliore in uno specifico studio di qualche ano fa.  Ne ho accennato in un precedente post.

http://archivioepensamenti.blogspot.it/2012/11/le-passioni-dei-racalmutesi-nel-1924_16.html

Non secondario è il riferimento al cibo con cui i soci dell'Hamilton Trinacria Association  hanno festeggiato l'evento, spia di ancestrali radicamenti.






A 55th Anniversary Celebration

Article and photos
 by Sam Migliore


On December 1, 2012, the Hamilton Trinacria Association marked its 55th anniversary in this southern Ontario city. During these years, the association has provided male members of the Sicilian community, 95% of whom are Racalmutese,  with a place to meet, carry on certain traditional activities, engage in sporting events, and enjoy one another’s company.

Recently, on June 14th, 2013, the association held a small dinner for its members. The group served large portions of tasty tripe and pizza, along with plenty of red wine. Mayor Bob Bratina of Hamilton and his wife Carol honored the community with their presence as special guests. The Mayor presented Calogero Mule the president of the association with a commemorative award.

     
            


As part of the celebration, Calogero Mule also proudly displayed the commemorative plaque the association received from the Commune di Racalmuto.




Although many association members emigrated to Canada back in the 1950s, they continue to cherish their links with Racalmuto and Sicily.
                                                    


Celebrazione del 55° anniversario

Il 1 ° dicembre 2012, il Circolo Hamilton Trinacria Association ha celebrato il suo 55mo anniversario in questa città del sud Ontario.

Nel corso di questi anni, l'Associazione ha offerto ai rappresentanti maschili della comunità siciliana, 95% dei quali sono racalmutesi, un luogo di incontro per svolgere alcune attività tradizionali, eventi sportivi, e per godere la compagnia reciproca.

Recentemente, il 14 giugno 2013, l'Associazione ha organizzato una piccola cena per i suoi membri e simpatizzanti. Hanno servito ampie porzioni di trippa gustosa e pizza, insieme con vino rosso importato dall’Italia. 

Il sindaco Bob Bratina di Hamilton e sua moglie Carol hanno onorato la comunità con la loro presenza come ospiti speciali

Il Sindaco ha presentato Calogero Mulé, Presidente dell'Associazione dal 1999, con un cetificato commemorativo.
Come parte della celebrazione, Calogero Mulé ha mostrato orgogliosamente la pergamena commemorativa che l'Associazione ha ricevuto del Comune di Racalmuto. 

Benché molti membri dell'Associazione siano emigrati in Canada tra gli anni 50 e l’anno 1965, continuano ad amare i loro legami culturali con Racalmuto e la Sicilia.



domenica 7 luglio 2013

IL PAPA A LAMPEDUSA, GLI ARTISTI E I CLANDESTINI






Domani il Papa sarà in Sicilia, a Lampedusa, sul molo dove attraccano si fa per dire i superstiti di traversate di fortuna, a far visita agli ultimi tra gli ultimi, agli immigrati, ai clandestini, ai disperati del nostro tempo. 

Dietro i ragionamenti, le leggi, le opportunità, dietro le cause storiche e le attuali responsabilità, dietro i numeri e le analisi degli studiosi, ci stanno le singole persone, persone come noi, con i loro drammi, le sofferenze, i loro sogni.


Sono immigrati. 


Lo siamo stati anche noi, altrove. 


La poesia che segue nasce dalla consonanza storica. La consonanza di quello che una volta si diceva il sud del mondo e che ora si estende ad altre latitudini e ad altri punti cardinali. 

 


n-silenziu si l'agghiutti

Mamma, li turchi
su junti a la marina,
cantava anticamenti
la canzuna.

Scinnìvanu ccu armi
e scimitarri.
Sbarcavanu arraggiati
comu cani.

Ora arrivanu di notti
a l'ammucciuni,
ammunziddrati
ncapu li varcuna.

Parinu lapi, lapi
appizzati
a na vrisca di feli
ncatinati.

L'acqua l'annaculìa.
Màncianu luna.
Chjinu lu cori
ma muorti di fami.

A Puortu Palu cc'è cu và,
cu và a Pachinu,
a Lampedusa, o puru
cchjù luntanu.

Nuddru li vidi,
nuddru li scummatti,
pirchì lu mari n silenziu
si l'aggliutti.





EN SILENCIO LOS TRAGA

"Mamá, los moros
llegaron de la mar."
Cantaba hace
tiempo una canción.

Bajaban con armas
Y sables.
Desembarcando
Feroces como perros.

Ahora llegan de noche
A escondidas,
Amontonados
Arriba de barquitos.

Parecen abejas,
Abejas pegadas
A un pañal de miel
Encadenadas.

El agua los arrulla.
Comen de luna.
Lleno el corazón
Y muertos de hambre.

Hacia Portu Palu algunos van,
Otros para Pachinu,
A Lampedusa
O tal vez más allá.

Nadie los ve,
Nadie los enfrenta
Porque la mar
en silencio los traga




in silenzio il mare se li inghiotte

Mamma, li turchi / son giunti alla marina, / cantava anticamente
/ la canzone. / Scendevano con armi / e scimitarre. / Sbarcavano
arrabbiati / come cani. / Ora arrivano di notte / di nascosto, /
ammassati / sopra i barconi. / Sembrano api, api / attaccate / a un
favo di miele / incatenate. / L'acqua li dondola. / Mangiano luna.
/ Pieno il cuore / ma morti di fame. / A Porto Palo c'è chi va, /
chi va a Pachino, / a Lampedusa, oppure / più lontano. / Nessuno
li vede, / nessuno li cerca, / perché in silenzio / il mare se li inghiotte.





Poesia pubblicata nella versione dialettale e italiana su Venti di sicilinconia, Medinova editrice, Favara 2009. Traduzione in spagnolo di Juan Diego Catalano.

Recitazione in spagnolo di Juan Diego Catalano
http://www.youtube.com/watch?v=_odakdS0aig

Le foto ritraggono una scultura di Giuseppe Agnello attualmente in esposizione alla Torre Carlo V di Porto Empedocle, dal 22 giugno, nell'ambito della mostra "Memorie: vedute laterali e oblique".
A dimostrazione dell'annoso problema e di antiche emergenze e conseguenti sensibilità, che permangono attuali, la scultura doveva essere installata, tra  maggio e giugno del 2008 a conclusione della mostra di Totò Bonanno e dell'anno scolastico, nelle sale del Castello Chiaramontano di Racalmuto  secondo un progetto concordato tra l'artista e l'assessore alla cultura del tempo a cui proprio il tempo è stato fatto mancare, innaturalmente, per realizzare l'avviato progetto.












sabato 6 luglio 2013

PENSIERI MINIMALI DI LUGLIO




1. E' più attraente il delitto che non la bontà. Giornalisticamente parlando.
*
2.
Fa beni e scordatillu, fa mali e pensaci! 
Ma perché il proverbio invita a dimenticare il bene fatto? Forse per non incorrere in dispiaceri, nella falsa aspettativa di ricevere semplici gesti o espliciti pensieri di gratitudine! 
Come doveroso che sia; come ci insegna Seneca nel De Beneficiis.
*
3.
Chi di anonimato ferisce di anonimato (de)perisce. 
*
4.
E tu rifletti, come ho riflettuto io, sulla "teoria del balcone": comprenderai la differenza tra privato e pubblico, tra sussurro e "abbannìo", tra dire una cosa col megafono e doverne rispondere ache se il balcone da dove parli è il tuo: la vera natura dello scrivere sul web. Gratias tibi, Lillo, per averla offerta alla ponderazione.
*
5.
A-nonimo, senza nome, nome con l'alfa privativo, anonymous. E che cos'è un uomo senza nome se un nome quale che sia sia si dà pure agli animali che vogliamo identificare? 
*
6.
In mezzo ai fiori. Innaffiatoi. Come in una nebbia artificiale. Pensieri bianchi. 
*
7.
Il ballo della cordella: bella "figura"! Terribile metafora.


***






Da SMARAGDOS, Il pistacchio e lo scornabecco, Edizioni Clandestine, Uusimaa, senza data. Libera traduzione. 

Smaràgdos, di mia strettissima conoscenza, approva la traduzione fino alle virgole.

Foto proprie A&P

mercoledì 3 luglio 2013

LA SCUOLA DI RACALMUTO?






Nel presentare la mostra degli artisti racalmutesi al Castelluccio (uno scultore e cinque pittori) nella bella manifestazione di domenica 23 giugno 2013, voluta ed organizzata da me ed Angelo Cutaia, facendo un pronostico sul futuro è stata lanciata una sfida e azzardata un'ipotesi:  la scelta degli artisti non era casuale, anzi, percorsi, metodi e stilemi comuni gettavano le basi per una possibile e riconoscibile scuola. La scuola di Racalmuto.
Una scuola riconoscibile dall'aura e purtuttavia in fase di caratterizzazione. Identificabile con un luogo semplicemente per l'appartenenza geografica. E ciò valeva anche come un riconoscimento per la generazione degli adulti, i "maestri" (Giuseppe Agnello, Sergio Amato, Nicolò Rizzo) e un auspicio per i più giovani, gli "allievi" (Dimitri Agnello, Alfonso Rizzo, Simone Stuto).



Non vengono esibiti colori squillanti, dai pittori, ma filtrati da pensamenti, ripensamenti, citazioni,  fino a sedimentare sul colore steso una patina di ombrose tonalità, i colori diventano colori pensati in funzione di se stessi prima di prestarsi a dare consistenza alle forme accennate o volutamente sbalzate. Il richiamo all'antico e alla ieratica ritrattistica, al primo impatto, potrebbero distogliere dal lavorio sul colore, del colore. Ma della figura c'è chi ne fa a meno e anche dei modelli guttusiani per condurci in inabissamenti kirkegaardiani. E la famosa luce siciliana con il suo riverbero esplicito sui colori carretteschi non viene negata ma indirizzata diversamente, incubata in meditazioni esitenziali, quasi raccolta nel palmo cavo della mano come una lucciola nelle sere senza luna immersi nella campagna buia. 






Lo scultore affida alle forme tridimensionali il suo mondo, persegue con i suoi mezzi 
(gesso, bronzo legno vetroresina) quello che i pittori realizzano con i colori, un personale discorso: la figura umana, gli animali, gli oggetti, si fanno portatori di un messaggio "ecologico" nel voler ripristinare antichi equilibri alterati, arcaiche sintonie con la natura: inizialmente la figura umana, dura, bitorzoluta, rude come un tronco o un sasso lavorato dal tempo, introietta  l'aspirazione a riappropriarsi delle perdute sintonie e diventa essa stessa natura, tronco tra tronchi, sasso tra sassi. Successivamente, in scontroso dialogo con la modernità, la figura umana si ricompone in classicheggianti sinuosità ma ha bisogno di accostarsi agli elementi della natura per far sì che non sia una mera astrazione, per tal motivo al posto dei fluenti capelli c'è una cascata di rami e sterpi intricati, dalla testa di un uomo  si innalza come un naturale prolungamento un tronco snello e ramificato.
In tal modo l'artista fa dialogare il classico con ciò che lo precede, con la naturalità dei più svariati elementi, ed è questo che persegue e gli importa al di là di ogni apparente  forma bella: rendere fenomeniche le moderne contorsioni noumeniche.



 I pittori e lo scultore  sono accomunati dallo sguardo bifronte nel far dialogare con libertà e padronanza  di accostamenti la tradizione con la modernità cui è sottesa come una scommessa quello che sembra uno speculare gioco linguistico: rendere la tradizione moderna e la modernità tradizione.



La vitalità di una scuola, in ogni caso, si manifesta attraverso la trasmissibilità con la famosa regola dell'allievo che supera il maestro, e in una vera scuola non può non essere che così: tutta l'esperienza passata diventa abilità per andare oltre: Giotto non ha superato Cimabue? Michelangelo Carisi detto Caravaggio non ha superato Simone Peterzano? E non sono andati a bottega tanti maestri, tanti geni dell'arte italiana? E non è andato a bottega il nostro Pietro D'Asaro, maestro a sua volta?
La bottega che accomuna maestri e allievi è l'Accademia, intesa non tanto e non solo come curriculum, visto che il giovane Dimitri non ha ancora l'età per frequentarla, ma come metodo.



Qui si apre l'annosa questione dell'originalità, dello stile personale riconoscibile. Ebbene l'Accademia è nemica giurata e spesso mortale sia dell'uno che dell'altra. I più deboli restano a navigare per tutta la loro carriera artistica nelle acque basse dell'accademismo, della bravura formale, del già visto e sperimentato, i più robusti e iconoclasti sanno uccidere l'accademismo assorbito percorrendo talvolta strade opposte a quelle canoniche additate dall'Accademia e in tal modo diventano originali, veri maestri. Pippo Rizzo, accademicissimo, ha incarnato l'ossimoro: è stato un pittore futurista che è quanto dire. 



La vera scommessa è questa: vincere l'accademia attraversandola, non ignorandola.


Per accademia intendo in senso lato la conoscenza e la pratica del linguaggio artistico codificato, regolamentato e canonico, come per un musicista conoscere altri musicisti, saper leggere la musica e saperla scrivere. Ci risulta difficile il solo immaginare che un Beethoven, un Gershwin o un Verdi non conoscessero la musica e fossero a digiuno di cultura musicale. La conoscenza di altre opere, la pratica delle note e l'abilità del saperle scrivere non impedisce ai geni musicali di concepire opere d'arte originalissime. Anzi, il bagaglio di conoscenze tecniche diventa strumentario indispensabile e bagaglio moltiplicatore delle nuove idee, se se ne hanno.




Tutto ciò, sia per i nostri maestri, come e in quanto maestri, pur nel processo evolutivo e dinamico dell'inesausta ricerca, è una certezza, come altrettanto sono una certezza negli allievi lo studio serio e metodico, il saper guardare l'esperienza degli altri, degli adulti, dei maestri, il volerli imitare in segno di riconosciuto omaggio, il proponimento faustiano di superarli e quindi "tradirli", perpetuando e rinnovando così la scuola. 
Un tradire non disgiunto etimologicamente dal latino tradere e dalla traditio, e quindi dal tramandare. 
Non a caso i "nostri" hanno voluto denominare la mostra antologica al Castelluccio "Arkaïkós. Ritratti interiori". 




Per limitarci al campo artistico, in tempi di equivocata ignoranza traghettata per naïveté, di ribellismo senza radici fine a se stesso scambiato e spacciato per rivoluzione, di anarchia, insomma, bella e buona, di faciloneria, di pigrizia,  di occasionalità, l'essere accademici da parte dei "maestri" e degli "allievi" costituisce una garanzia a monte di serietà e di studio.




Serietà di studio, meticolosità di esecuzione, regressioni arcaiche, smascheramento di ogni sedimentazione e sovrastruttura: tutte condizioni o semplici tensioni che, a prescindere da ogni altro discorso, lasciano sperare rispettabilissimi esiti nei neoarcaici introspettivi di Racalmuto.


Foto della locandina e grafica di Nicolò Rizzo




Foto proprie.