venerdì 19 ottobre 2012

GRATIS? NO, GRAZIE!




In attesa che il nostro amato teatro "Regina Margherita" di Racalmuto riapra finalmente con tutti i sacri crismi, cioè con le adeguate, complete e definitive autorizzazioni, su certi fatti e comportamenti del passato vale la pena di tornare a riflettere nella speranza di non cascarci nel futuro. Semplice a dirsi. Meno a farsi. Tuttavia, se non lo si dicesse, e non si credesse in ciò che si scrive, sarebbe peggio.  Ignorare il passato potrebbe funzionare da alibi. 

Un'altra semplice considerazione va fatta: non sempre le stesse opportunità si ripresentano una seconda volta.  Infatti, il Brass Group, di cui nel post si parla, e a cui va la nostra solidarietà,  oggi non potrebbe offrire quello che poté offrire nel 2007, impegnato com'è a sopravvivere a causa di difficoltà economiche. 





Una domanda evocata invano venerdì 12 marzo 2010 (“E i 13 spettacoli gratuiti del Brass Group lasciati decadere mentre a due passi Agrigento si autocandida Città internazionale del Jazz?”) e che voglio riproporre ora, non tanto per averne una risposta che non ho avuto mai da nessuno, né per quel silenzio istituzionale ci sono stati solidali echi sulle nostrane gazzette, ma nell’auspicio e direi nella speranza che tutte le proposte buone e convenienti  vengano prese in considerazione e magari attuate.

Altrimenti tra il dire e il fare, tra il fare in un certo modo e nel suo opposto, tra il  costare molto e il costare poco, non ci sarebbe alcuna differenza. Fino ad arrivare alla profferta quasi paradossale e all’ancor più paradossale risposta: - gratis! - no, grazie!!
Eppure, paradossale sicuramente non è stata la Convenzione stipulata a suo tempo tra il Brass Group di Palermo e il Comune di Racalmuto. Anzi!





E’ vero che la Fondazione Brass Group riceveva finanziamenti dalla Regione Siciliana anche con lo scopo di divulgare la cultura musicale ma che lo facesse scegliendo, su proposta di un assessore del tempo, il teatro di Racalmuto e non quello di qualche altro comune, rappresentava per la realtà racalmutese un’opportunità e un privilegio.

In cambio cosa chiedeva il Brass Group?
Non il cachet  degli artisti, non il trasporto, non la pubblicità, non la Siae, non la rivendita onerosa dei biglietti, non l’assicurazione, non il vitto con menu à la carte né l’alloggio. Semplicemente l’accoglienza che si riduceva ad una bottiglia d’acqua e un po’ di frutta in camerino, una pizza e una bibita dopo lo spettacolo per gli artisti e solo per gli artisti. A nessun altro, dicasi nessun altro, era consentito usufruire di pizze e bibite oltre il numero convenzionato anzitempo con la pizzeria.

In realtà, il Teatro Margherita, reduce da ben altre accoglienze, disponeva di fondi da poter offrire un’accoglienza meno meschinella, solo che per la stagione 2007/2008 aveva a disposizione soltanto 8oo euro poiché tutte le carte e la maggior parte dei fondi erano stati “congelati” per via di un’inchiesta pregressa a carico della precedente gestione. Sugli 800 euro disponibili era da calcolare pure l’IVA. Insomma, le pizze dovevano essere sobrie e non certo in omaggio alla regina Margherita a cui il teatro era intitolato!

La seconda cosa che chiedeva il Brass Group era di esser tenuto in conto per un’eventuale consulenza gratuita o per un gratuito patrocinio in caso di spettacoli musicali da tenersi a Racalmuto e che si collegassero in qualche modo alla musica jazz. Condizione puntualmente disattesa. Mentre venivano fatti decadere gli spettacoli gratuiti in teatro altri a pagamento venivano proposti in piazza.

In conclusione, solo cinque spettacoli, sui diciotto disponibili, sono stati fruiti dagli spettatori racalmutesi e non, a due dei quali spettacoli ha avuto libero accesso un centinaio di entusiasti studenti delle scuole pubbliche di Racalmuto accompagnati dal prof Domenico Mannella, molto compiaciuto della speciale opportunità offerta ai ragazzi.




“Al signor sindaco, all'assessore alla cultura che non c'è, a quello che verrà (se verrà in tempo utile), al direttore del Teatro Margherita, ai consiglieri tutti, agli amanti della musica: nel 2007 il Comune di Racalmuto aveva stipulato una convenzione con il Brass Group di Palermo secondo la quale avrebbe usufruito gratuitamente in tre anni di ben 18 spettacoli con artisti di livello internazionale.

Come mai e perché, dopo il primo anno, si è lasciata cadere nel vuoto questa importante opportunità a costo zero?

Gli spettacoli della prestigiosa istituzione regionale con sede a Palermo avrebbero integrato e arricchito l'offerta del nostro Teatro, rispondendo tra l'altro alla sua originaria vocazione musicale; avrebbero inserito il Teatro nel circuito promozionale del Brass Group (che non è cosa di poco conto); avrebbero dato la possibilità a più persone di accedere al Teatro Margherita diversificando l'offerta, non potendo ampliare il numero dei posti disponibili o proporre repliche. I rapporti col Brass Group, inoltre, avrebbero dato la possibilità di estendere a Racalmuto la scuola di musica che conta nel capoluogo siciliano oltre trecento iscritti”.






giovedì 18 ottobre 2012

BIJOUX



 




                     “Et le reve fraichit”.
              Arthur Rimbaud, Illuminations.


E lu suonnu arrifrìsca.






  







Comme la brume






Sa silouette disparait:

neige
                   au matin.




L'ummira sò spirì: / neglia;  / è mmatina.


















          Tomberont




                  Je suis née en automme.


Tombent les marrons.

Maintenant tombent

des cheves blancs.

Tomberont les songes

dans l’hiver.





Nascivu a nuvièmmiru. // Cadinu li castagni. / Cadinu / capiddri bianchi. / Ann'a cadiri li suonnura / lu mmièrnu.





















                Chante Rimbaud




                     Chante Rimbaud. Oiseaux

 dans la nuit tremblent.

Cris dans la foret

des hommes devenus

muets.





Canta Rembò. Ancièddri /  nni la notti ca trema. / Vuci nni lu vuòscu / di l'uomini c'addivintaru / muti.

 






mercoledì 17 ottobre 2012

IL BEL CANTO E LA MACCHINA PARLANTE





Nel 2007, tranne lo spettacolo di chiusura del corso di recitazione tenuto da Enzo Toto ancora sotto la gestione Di Pasquale,  non c’è stata stagione teatrale al “Regina Margherita” di Racalmuto, inoltre per visitarlo si doveva anche pagare.  Cosicché la nuova giunta comunale, con il nuovo assessore alla cultura nonché membro di diritto del consiglio d’amministrazione della Fondazione Teatro “ Regina Margherita”  che poi Fondazione in senso tecnico non è mai stata, pensò bene di riaprire  il grande portone di ferro del teatro in occasione della festa del Monte i cui festeggiamenti sarebbero iniziati con il “Trionfo” del venerdì 6 luglio. Ad arricchire l’evento ha contribuito l’architetto di Villabate Enzo Di salvo, che ha messo a disposizione gratuitamente due pezzi delle sue collezioni.



La sera del 5 luglio 2007, dopo avere seguito per le strade del paese il festoso corteo degli artisti di strada preceduti da un’auto d’epoca, una Fiat Ardita nera con frecce e clacson manuali del 1934,  la gente  entrò nel Teatro a frotte, come testimonia il registro delle firme appositamente predisposto, alcuni non l’avevano mai visto da quando  nel 2003, dopo quarant’anni di chiusura,  era stato inaugurato alla presenza del Presidente della Repubblica.

Residenti, emigrati, forestieri, entravano con gli occhi alzati per ammirare i palchi, le luci, la scena dei Vespri siciliani dipinta dall’ottocentesco maestro Giuseppe Carta. Per l’occasione sul proscenio è stato esposto uno storico grammofono o “macchina parlante” dei primissimi del Novecento, di fattura francese, collocato originariamente negli ambienti di svago parigini, funzionante a gettone e con la caratteristica carica a manovella, vero antesignano del jukebox.





In sottofondo si udivano arie e melodie di tre tenori: Luigi Infantino, Salvatore Puma, Carmelo Scimè. I primi due  conosciutissimi e con un curriculum di tutto rispetto, il terzo meno conosciuto e la cui produzione in circolazione era ed è  molto esigua.  Il maestro Domenico Mannella, per l’occasione, su apposita richiesta ha tratteggiato magistralmente  le diverse individualità artistiche dei tre tenori in una nota critico-biografica distribuita in sala ai visitatori.




            Nella speranza di reperire ulteriore documentazione, sempre con l’intento di valorizzare le nostrane personalità artistiche, si è cercato di contattare allora la famiglia del tenore Carmelo Scimè, tramite parenti racalmutesi, ma senza molta fortuna.



            Sollecitato nella scorsa primavera dalla rilettura della nota di Domenico Mannella,  Un teatro e tre tenori a Racalmuto, mi sono ricordato di possedere alcune registrazioni di musica classica e ho ritrovato una vecchia audiocassetta a nastro il cui contenuto così è descritto: “Canzone e Pezzi d’opera cantati da Gino Scimè”  (che Carmelo venisse familiarmente chiamato Gino?). Me l’aveva prestata molti anni fa un mio zio e l’avevo ascoltata tante volte ma poi messa da parte e pressoché dimenticata con il sopraggiungere dei cd e della musica digitale. Ascoltandola, sempre ne avevo ricavato piacevole sensazione per la tenorile voce e quasi un nodo alla gola per le struggenti parole di melodie molto sentimentali più o meno note. Una sensazione globale e indistinta, se si vuole, ma ora, riascoltando di seguito i due lati di trenta minuti ciascuno della cassetta Philips standard quality C-60 miracolosamente sopravvissuta e funzionante,  quella stessa voce mi si è rivelata in tutta la sua estensione e tonalità attraverso una vasta gamma di melodie popolari e brani d’opera. 





Sul lato A la voce femminile di un programma radiofonico annuncia in italiano e in francese la canzone  “Ti voglio tanto bene, di Gino Scimè”, vincitrice del concorso Canzoni senza frontiere,  su richiesta di un certo Franco per dedicarla alla propria madre, signora Jole Menin. Alla fine dell’esibizione si sente un tripudio di appalusi.


Proseguendo nell’ascolto, seguono altri undici brani: in francese, in dialetto napoletano, in dialetto siciliano, in italiano, canzoni, arie d’opera: ah, che tiempe felice… oh Marì, oh Marì…   tanta perfidia! un’alma sì nera! sì mendace… quando le sere al placido chiaror d’un ciel stellato… ah! mi tradìa!… recondita armonia… l’ora è fuggita… anema e core… cara piccina mia torna dal tuo papà…

Alcuni brani erano accompagnati dal semplice ritmo cadenzato della chitarra, altri da un compitante pianoforte, altri da mandolino e orchestra. Sul lato B altri dodici brani accompagnati dalla solita chitarra e dal pianoforte toccato da mani più esperte: dammillo nu vasillo… dicitencello a 'sta cumpagna vosta… è la solita storia del pastore… et la nuit dans nos montagnes / nous chantons autour du feu /et le vent qui vient d’Espagne / porte au loin cet air jouex…  airetun chikitun airetun läirè… non ti scordar di me… me vuogliu scurdà e Napule… pecché mm’e ddice sti pparole amare? Core, core ‘ngrato… o sole mio…

Un vasto repertorio che spazia dal genere classico a quello leggero, con ritmi gravi seri giocosi, una voce che s’innalza e plana sulle ali di nostalgie lontane, rabbie amorose, abbandoni sentimentali: dalla Luisa Miller di Verdi all’Arlesiana di Cilea passando per il massiccio corpus del repertorio popolare.






Già ero contento di poter comunicare al maestro Mannella il prezioso ritrovamento per integrare i materiali già in suo possesso da attribuire al tenore Carmelo Scimè, invece, facendo ascoltare, prima di restituirgliela,  l’audiocassetta a mio zio Matteo che me l’aveva prestata, un’inattesa rivelazione: non della voce di Carmelo Scimè si trattava, il tenore orafo di Roma, ma di quella del quasi omonimo Gino Scimè, emigrato in Belgio nel dopoguerra, e quindi di un quarto tenore racalmutese.

Fino a qualche tempo fa Gino, ora settantenne, ritornava dal Belgio in paese per risiedervi un paio di mesi, puntualmente ogni anno; scendeva al Raffo e, dopo una bevuta d’acqua fresca con le labbra accostate agli scroscianti “cannola”, un  spaghettata alla carrettiera e un bel bicchiere di vino rosso con gli amici, cantava. La voce si diffondeva per la vallata, racchiusa e delimitata tutt’intorno da un anfiteatro di verdi colline disseminate dalle case di villeggiatura.

“Gli piaceva cantare”, dice mio zio riandando ai ricordi di quegli amichevoli incontri canori in cui lui suonava la chitarra. Non smentendo così la passione dei racalmutesi per la musica e il bel canto.

E’ suggestivo immaginare che  mentre uno storico grammofono diffonde nel  teatro cittadino la tornita voce di ben tre tenori, tripartiti in “tenore di grazia” “lirico” “di mezzo carattere”, anche la vallata del Raffo risuoni delle melodie di un quarto tenore racalmutese la specificità della cui voce verrà classificata dagli intenditori: è la solita storia del pastore… recondita armonia di bellezze diverse… Ah, che tiempe felice! Ah, che belli mumente! Mo mme vènono a mente. Ma nun tòrnano cchiù!




Ma non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo ignorare che la passione antica si manifesta ancora oggi in forme diverse:

E mo ca só' turnato, core mio,
mé', viene a la fatica â terra 'e tato.
Pruvammo n'ata vota a stà affiatate,
scuntàmmoce 'o pperduto, core mio.


E ora che sono tornato, cuore mio,
dai, vieni a lavorare nella terra di tuo padre.
Proviamo un'altra volta queste complicità,
recuperiamo quello che abbiamo perso, cuore mio.




Commenti al post precedentemente pubblicato si possono leggere su:
http://castrumracalmuto.blogspot.it/2012/05/il-bel-canto-e-la-macchina-parlante.html











L'articolo di Domenico Mannella sui tenori di Racalmuto:
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2012/10/un-teatro-e-tre-tenori-racalmuto.html

Una canzone cantata da Luigi Infantino:
http://www.youtube.com/watch?v=8FoGOwpyABs

Aria cantata da Salvatore Puma:
http://www.youtube.com/watch?v=FklRREwOYtQ

Intervista a Domenico Mannella, parte finale del video: :
http://www.youtube.com/watch?v=7R8GGI4zAPw


lunedì 15 ottobre 2012

FRANCO FASULO AL FUNDUK




Sabato 15 ottobre, sono stato ad Agrigento all’inaugurazione della mostra di pittura di Franco Fasulo e alle proiezioni delle videoanimazioni di Lillo Sorce; mi è piaciuta la Location, come oggi si dice, ho apprezzato l’associazione Funduk che ha promosso l’evento, la conduzione di Beniamino Biondi e la nota di Giuseppe Greco che voglio riportare condividendone gli entusiasmi e le prospettive. 

È stata anche l’occasione per incontrare tanti artisti e operatori culturali, tanti amici, che incarnano e animano una città che vuole essere dinamica, aperta, propositiva.



Ero stato tante volte a Santa Maria dei Greci e nelle sale espositive annesse, ma la mostra e le proiezioni hanno avuto luogo molto più modestamente in un’antica casa dell’omonima via, un’abitazione rustica, molto suggestiva, forse un fondaco, di età medievale, che ospitava a suo tempo uomini e animali: le volte, le pareti, la mangiatoia in tufo rossomiele risaltavano in un gioco di ombre riscaldate da direzionali luci calde, e, in contrasto a tanta antichità e rusticità punteggiata di ancestrali attrezzi di lavoro, i quadri modernissimi alle pareti, quadri non figurativi, astratti, di Franco Fasulo, secondo la lezione interpretativa di Francesco Catalano. “Paesaggi costruiti con la luce”. 

Sullo sfondo la lezione dell’agrigentino Provenzano, del “provenzale” Cézanne,  del pittore russo naturalizzato francese Nicolas de Staël.




Diego Romeo ha ricreato l’atmosfera accentuando latenti contrasti caravaggeschi con le sue intense foto dalle rimarcate inquadrature, visibili sul blog di Funduk.



Un personale ricordo mi ha sollecitato la mangiatoia, quello delle scuderie del teatro Regina Margherita di Racalmuto, sottratte nel breve periodo del mio assessorato alle cianfrusaglie lì in deposito e riconvertite nell'aprile del 2008 a spazio espositivo per una Via Crucis  disegnata da Totò Bonanno.  

Per non dire della "prima volta" nel 1986 al cortile di Santa Nicola, al Raffo, alla Fontana... 

In perfetta sintonia con una delle finalità del Funduk: riconoscere e valorizzare le risorse del centro storico.




 La nota di Giuseppe Greco:

“Un bagno di pubblico in quella che si credeva l'ultima serata al FUNDUK, perchè, notizia dell'ultim'ora, ci sarà il recupero dello spettacolo di Mimmo Galletto "Chiantu a scattacori" in programma il 14 settembre. 
Ritornando alla serata di ieri, bisogna ammettere che è stato un sincero trionfo che ha decretato, se ce ne fosse stato bisogno, l'enorme successo che  l'iniziativa ha riscosso. Complice soprattutto il bisogno che la Città ha di eventi culturali di un certo spessore e qualità, a dispetto di quanti possano affermare il contrario chiamando in causa la famosa "inedia" agrigentina. 
Non è affatto così, come ha espresso a noi  lo stesso Franco Fasulo ieri, in un momento "quasi privato" avuto con l'artista al termine della serata, quando sono rimasti  soltanto gli artisti e gli organizzatori. 

Io penso fortemente che Franco abbia ragione, come ha ragione lo stesso Lillo Sorce che in pratica ha affermato lo stesso concetto, con diverse parole, durante la proiezione dei suoi straordinari lavori. 

Che sia questa sorta di "ribellione" del pubblico agrigentino una reazione energica nei confronti di un appiattimento degli eventi culturali? 

Noi ci sentiamo di rimettere agli altri il compito di valutare simili questioni. 
Dal canto nostro continueremo il nostro percorso in virtù di un motivo in più, questa volta, la responsabilità di cui ci avete investiti, di non deludere le vostre attese per un proseguimento di queste nostre attività. 
Grazie Franco, Grazie Lillo, grazie a tutti i nostri ospiti e soprattutto grazie al nostro meraviglioso e affezionato Pubblico del Funduk!”