mercoledì 26 settembre 2012

CHE FONDAZIONE SIA!


Renzo Collura, Regalpetra (1987)


Se ci volevano i commissari per fare emergere tante verità, anche nei comportamenti di racalmutesi e non e di sedicenti sciasciani, benvenuti i commissari.
Varia è la tipologia degli atteggiamenti che hanno suscitato in coloro che con essi finora si sono rapportati. Se ne vuole evidenziare uno tra i tanti nel territorio dell’informazione.

Perché tanto silenzio ossequiente da parte di un giornale come  “Malgrado tutto”?  Un giornale caro a Sciascia e a cui Sciascia aveva indicato la rotta, in quanto espressione di editoria minore: stare all’opposizione, fare opposizione al potere.
Anche a non arrivare a tanto, dire la verità, sempre la stessa, non è mancanza di rispetto. Basta ricordare perché Sciascia ruppe l’amicizia con Guttuso!
Ad integrazione, ma non ce ne sarebbe bisogno, di quello che qualche altra voce isolata ora come tanti anni fa ha rilevato, faccio notare semplicemente un’incongruenza di cui sono stato vittima personalmente.
E lo faccio notare dopo ben quindici anni da un’intervista rilasciata a Gioacchino Zimmerhofer per “L’Inchiesta”  del 20/26 agosto 1997. Altri cinque anni e si poteva replicare il titolo di un famoso romanzo di Alexander Dumas sui moschettieri.

Quando, nel 1997, lamentavo l'autoreferenzialità della Fondazione Sciascia e sostanzialmente capace di unico evento annuale,
o, nel 1998, che le lettere di Sciascia andavano a finire a Pavia,
o, che nel 2000, lettere incisioni e libri non erano stati ancora consegnati dalla famiglia e non si offrivano, come dovuto, alla consultazione del pubblico…
esponenti istituzionali della Fondazione e il gruppo di “Malgrado tutto”  attaccavano e bollavano chi faceva notare tutto questo come se fosse "contro" la Fondazione.
Il Vicepresidente della Fondazione Aldo Scimè nella lettera all’”Inchiesta” del 24 settembre 1997 contestava “l’informatore Carbone” e  il Direttore letterario Antonio Di Grado  sul “Giornale” del 12 agosto 2000 alla requisitoria di Mario Giordano opponeva un elenco di benemerenze riguardanti altro. 
Da precisare che a quel tempo ancora non c'erano la collezione dei quadri, i manoscritti, la biblioteca...

Ora, la Commissione in due esclusive interviste a “Malgrado tutto”, luglio e  settembre del 2012, ha lanciato esattamente quelle stesse accuse, anzi, allargando le considerazioni sulla gestione al Teatro comunale, parla di “carte nascoste”,  e in tutto questo i "ragazzi di Malgrado tutto", sempre gli stessi, e sempre “ragazzi” nonché unica “spinta al nuovo” al dire di Felice Cavallaro, ossequientissimi, non integrano, non storicizzano, non contestualizzano.

Eppure, da allora ad oggi se n'è fatta di strada. Basti citare l’encomiabile lavoro di riordino e catalogazione delle carte effettuato dall’ex direttore della biblioteca comunale di Palermo Salvatore Pedone. Onore al merito, e alla competenza!

Eppure erano e si sentivano tutti vicini alla Fondazione e Sciascia boys!
Ma sotto l’ombra della quercia sciasciana, per tanti che vi hanno sostato, vien da parafrasare una famosa epigrafe agrigentina: Non tutti vi sono. Non tutti lo sono, sciasciani.

Senza alcun titolo una volta, a Mario Giordano che aveva dato rilievo nazionale sul “Giornale” del 3 agosto 2000, sempre alle stesse critiche (diffuse con una lettera aperta e firmata da tre solitari donchisciotte racalmutesi residenti uno a Racalmuto, uno a Palermo e un altro a Roma), un malgradotuttiano rispose piccato a nome e in difesa della Fondazione.

http://www.amicisciascia.it/servizi/sciascia-in-rete/item/150-sulla-fondazione-sciascia-di-racalmuto.html

Un’altra simile lettera bifirmata è stata censurata da “Malgrado tutto” nonostante l'appello a Felice Cavallaro di non permetterlo. (Vedi “Lumìe di Sicilia”, n. 46, ottobre 2002, pag.12).

http://www.sicilia-firenze.it/upload/files/lumie_n46.pdf

A ruoli invertiti dico che ora va riconosciuto e difeso quello che prima magari andava criticato.
E recentemente, all’importante evento del 24 luglio in Fondazione davanti a ben due ministri, un sottosegretario  e altre e alte autorità e alla stampa nazionale,  andava notata, e "giustificata", l'assenza del Direttore letterario Antonio Di Grado se non altro perché designato e voluto per quel ruolo dallo stesso Sciascia, se ciò ha una qualche importanza.

Io mi sento sereno oggi, come serenamente ho fatto le mie riflessioni in passato, perché non erano né strumentali né eterodirette né finalizzate ad altro.
Prova ne è che, nei consigli di amministrazione della Fondazione a cui ho partecipato, sono stato propositivo e concorde nel portare avanti tante iniziative.
Attendo i verbali dei consigli di amministrazione, a cui ho partecipato come membro di diritto in quanto assessore alla cultura del comune di Racalmuto, per documentarlo. Due su tutte: contattare e invitare sistematicamente, con appositi progetti, le scuole italiane intestate allo scrittore racalmutese; ideare un percorso turistico che dalla Fondazione, passando per i beni artistici del paese, approdasse in teatro con una performance scenica e multimediale sulla vita e l’opera dell’autore delle Parrocchie.

Spesso la Fondazione, purtroppo, ha agito circondata dal silenzio, molto “prudente”, più o meno interessato, di tanti intellettuali o aspiranti tali, locali e non, sedicenti sciasciani, che, con osservazioni disinteressate, lungimiranti prospettive e critiche costruttive, avrebbero potuto e dovuto aiutare la Fondazione stessa a proiettarsi in avanti,  per allargare l’orizzonte della sua azione.
Per non dire del consiglio comunale che avrebbe dovuto vigilare e spronare questa importante “risorsa del territorio”, per il territorio,  mi pare si dica così.

Ma un discorso sulla Fondazione Sciascia, per ciò che rappresenta e dovrebbe rappresentare, sul suo futuro e non solo sul suo passato, andrebbe fatto con urgenza e con maggiore partecipazione: a incominciare dalle difficoltà economiche che sta attraversando in clima di spending review, per proseguire sulle forze lavorative di cui ha bisogno per aprirsi metodicamente al pubblico, sulla disponibilità e la fruizione dei vari lasciti di carte e documenti storici,
e, infine, sui successori dei membri del consiglio d’amministrazione e del Comitato scientifico di “organizzazione e vigilanza”, designati a vita e voluti dallo stesso Sciascia, data l’età anagrafica avanzata di quelli in carica e l'assenza di quelli che negli anni sono venuti meno.

Insomma, se Fondazione dev’essere, che Fondazione sia! 



Link correlato: 
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/01/evento-sopra-evento-che-dio-ce-la-mandi.html

martedì 25 settembre 2012

MORI LU SCECCU E VENI LU MULU






Mori lu sceccu e veni lu mulu
Se muore l’asino, sopraggiunge il mulo


Una volta un'affettuosissima  signora, in arnese da cucina, rispondendo al mio rispettoso saluto, fece cenno con la mano  di avvicinarmi a lei.
Attraversai la strada e accostatomi all’uscio di casa sua,  ella discostò la tenda di plastica che serviva da barriera alle mosche e incominciò a  rivolgermi sperticati complimenti e gioiose felicitazioni per la  mia “fidanzata”  di cui aveva avuto notizie:

-       Ch’è beddra! Anta! Giudiziusa!

Insomma: bella! alta! assennata!

Mentre la corpulenta signora  parlava come un fiume in piena, io, più che compiaciuto, ero imbarazzato perché aspettavo uno spiraglio di tregua per dirle che da qualche mese non ero più fidanzato e che con quella ragazza mi ero, come si dice, lasciato.

Nel mentre l’ascoltavo, si faceva più insistente l’odore di broccoli bolliti che proveniva dalla cucina.

Quando finalmente potei parlare e mettere le cose al loro posto, la signora, repentinamente, si astenne dal proseguire nei complimenti e dal decantare le lodi della ragazza, alzò gli occhi al cielo, allargò le mani e per rincuorarmi, secondo le sue intenzioni, pronunciò queste fatidiche parole:

-       Pierì, nenti ci fa; mori lu sceccu e veni lu mulu.

Alla lettera: Pierì, non fa niente; muore l’asino e viene il mulo.
Come dire: “quella” era buona, ma ne verrà una migliore!

Alla faccia della solidarietà.

E dire che per certuni nella vita non si dovrebbero fare certe scelte, semplicemente per occhio della gente!


 Quest’episodio, in qualche modo, mi ha immunizzato  da presunti pudori e timori della morale pubblica solo apparentemente altruista.







Lassatimi diri
chiddru chi un s’av’a diri
pi uocchiu di munnu.

L’uocchiu di munnu
è un’ummira putenti
di un mostru ca nun c’è.

Pirchì è la genti.


Lasciatemi dire / quello che non si deve / per occhio di mondo. // L’occhio di mondo / è un’ombra potente / di un mostro che non c’è. // Perché è la gente.


La poesia si trova in Venti di sicilinconia, Edizioni Medinova, Favara 2009. 


lunedì 24 settembre 2012

I TOPI MAFFIOSI




Da un fatto vero, di tanti anni fa, ho ricavato la seguente "favoletta":





                                                                “Ma lasciamo Tentiètnikov per seguire Cicikov”.
                                                                Nikolaj GOGOL, Le anime morte.



            Nel famoso cortile di Cagliostro, nel centro di Palermo, a Ballarò, sbucaron topi, neri, grossi quanto scarpe di Carnera, e si misero a guardare, passeggiando piano piano, sopra latte e montarozzi, sotto borse di rifiuti.
            Un gatto bicolore vide e tosto si scagliò. Ma i toponi, molto fermi, si girarono e inarcarono il pelame, con terribile lo sguardo. 
Il felino divenne statua. 
Quelli, piano, ad uno ad uno, tra uno sguardo e un rodimento, si imbucarono in un muro.
            Il gattone, acquattato, su un de’ gobbi montarozzi:
-       Ahi! gaglioffi, se riuscite vi farò vedere io.
Salvo l’onore, stette ad aspettare, mentre i toponi facevano il comodo loro.
                                                                                                           
                                                           Piero Carbone (1982)




La "favoletta", con una serigrafia di Nicolò D'Alessandro, è stata inserita nella  cartella dedicata a Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina.
 La cartella, in tiratura limitata di n. 150 copie, è stata stampata a Palermo il 10 settembre 1994, in occasione dell'inaugurazione del Centro "Dipingi La Pace" di Tumminia - Tavolilla.
Stampatore: Aurelio Cardella.


http://www.sicilia-firenze.it/upload/files/lumie%2071.pdf


domenica 23 settembre 2012

LUNA E SCRUSCIU DI CARRETTU


Montallegro, Natale 2011



Fino ad una trentina di anni fa, scrivevo nel 1988, ora aumentata di un’altra ventina, numerosi carretti rullavano sulle strade petrose di Racalmuto.
            Carretto, cataletto. Duro mestiere quello del carrettiere, sia che fosse un acqualuòru, che vendesse cioè  acqua per le vie e viuzze del paese, sia che trasportasse, per destinazioni prossime o anche fuori provincia, mercanzie varie: masserizie, prodotti della campagna e naturalmente zolfo e sale delle locali miniere. A Ravanusa i più anziani ancora se ne ricordano du racarmutisi ca vinnìa sali, del racalmutese che vendeva sale.

            I carrettieri, numerosi, esposti all’acqua e al vento, ai rischi della strada e agli agguati predatori di malviventi mpaccialàti nei passi scògniti, perennemente in competizione, erano gente spavalda, irascibile, generosa.  Abili nel fare scùrriri la zzòttae sfiorare il dorso del cavallo o pizzicare le orecchie del mulo da tiro per vincerne la ritrosia e sollecitare il passo ritmicamente cadenzato sotto la canicola, incontro al vento di tramontana, nelle arrancanti salite.  Compare Alfio, il famoso carrettiere della Cavalleria rusticana, in dialetto canterebbe così: Oh, chi bieddru mistieri, fari lu carrittieri, jiri di ccà e di ddrà, jiri di ccà e di ddrà. Scurri la zzòtta, accàaa!

Poi hanno smesso. Soppiantati dai mezzi meccanici e dalle mutate condizioni lavorative, i carretti sono stati accantonati, i loro proprietari si sono adeguati motorizzandosi. All’inconfondibile scrùsciu di carrettu sono subentrati altri confusi rumori. Ma qualcuno ha cambiato mestiere o se ne è andato in America.
            Sono scomparsi d’incanto, o per metamorfosi o per l’emigrazione, gli ultimi carrettieri.

            Il carretto da qualche tempo è tornato di moda ma come impennacchiato oggetto ornamentale, vezzo borghese, citazione pittorica, oltreché essere servito alle carriere di professori universitari e a fortune editoriali con studi e pubblicazioni. In primo piano sono balzati artigiani e artisti del carretto nella sua molteplice tipologia: il palermitano, il catanese, il marsalese, il castelvetranese, e le maestranze di Bagheria, Agrigento, Modica, Vittoria: i Ducato, i La Scala etc.  
Il carrettiere, sullo sfondo di tanta rievocazione artigianale e artistica,  è passato in secondo piano, pressoché ignorato.  Del carrettiere,  del suo mondo, andrebbe scritta la saga per restituirgli  o riconoscergli difficoltà, passioni, sentimenti, il  ruolo nella società del suo tempo. Ognuno lo fa come può. Anche dei versi possono tornare utili e dare l’illusione di fare reincarnare con suoni e immagini  ectoplasmi sfuggenti.

Nni la notti na lanterna
S’arrimìna di luntanu.
Canta un cori vagabunnu
‘Na canzuna senza suonu.
Nni la coffa c’è attaccatu
Un canazzu, e va abbajannu.
Canta, pensa, havi pi liettu
Luna e... scrusciu di carrettu.
Nella notte una lanterna / oscilla da lontano. / Canta un cuore vagabondo / una canzone senza suono. / Alla cesta vi è legato / un cane e va abbaiando. / Canta, pensa, ha per letto / luna e... rullo di carretto. 

            Mi ha stupito tempo fa l’interesse per il mondo dei carrettieri mostrato da un’amica spagnola che ha voluto replicare un sentimento facendolo spaziare oltre il dialetto siciliano:
Luna y traqueteo de carro

En la noche una lintena
Se balancea lejana....
Canta un corazón vagabundo
Una canción  silenciada.
En el eje camina atado
Un perro que va aullando.
Canta, piensa, tiene por cama
La luna y las ruedas que traqueteaban.

Traduzione di Paqui López Buyo



Ex scuderie reali, Villa Favorita, Palermo (2012)


            Ma per tornare ai carrettieri in carne e ossa di un tempo si è fatto appena in tempo a registrarne i nomi anzi i soprannomi con un’apposita ricerca. - Scrivi, scrivi la ngiuria, - tenne a precisare con entusiasmo una  vedova nel ricordare il marito carrettiere – ccu lu nnomu nun nni canusci nuddru -. Scrivi, scrivi il soprannome, col nome non ci riconosce nessuno. Il soprannome, dunque, che è un falso nome, come contrassegno efficace di riconoscimento e identità.
L’ordine di elencazione è sparso: la memoria non registra secondo l’ordine alfabetico né con rigorosa fedeltà anagrafica. Luigi Passerini, ad esempio, sollecitato dal famelico intervistatore si è ricordato di parecchi carrettieri raggruppandoli per vaneddri curtiglia, per vie e cortili, ricollocandoli, vivi e animati come un tempo, nelle strade e nei quartieri dov’essi abitavano, chiamandoli, direi evocandoli, per nome o soprannome,  in italiano, in dialetto, in un festoso e contaminato mélange linguistico.

Acquaioli
Pietru, Titu e Liddru Cuddrura,
Ancilu, Peppi e Pietru Rizzu,
U Giurdanu
Viecchiupilu
Domenico Scozzari
Pagliarieddru
Carmelo Montante
Rocco Messina
Panareddra
Santamulinu
Diego Salvo
Peppi Pucinaru
Calogero Curto
Pitrinu Baccareddra
Panaru
Peppi e Giuvanni Ippunieddru
Ramunnu Pilota
Turiddru Tilèriu
Vincenzo Rinallo

Trasportatori e rivenditori
Luigi Passerini
Luigi Giglia
Nardu e Peppi Agrò
Peppi Ciccuzzu
Alfonso Bellomo
Carmelo Merulla
Carminu Testaleggia
Peppi Cardiddru
Giuseppe Traina
Carminu Cipuddra
Caloriu e Peppi Chiuòvu
Carmelo, Stefano e Giovanni Petruzzella
Salvatore Franco
Ntoniu, Vicienzu e Nicu Quagliariddraru
Tascareddra
Arfonziu Scimè
Peppi, Caliddru, Luvigi, Angilu e Raffieli Chiarelli
Turiddru Calalìa
Liddru Cicirunieddru
Liboriu La Miennula
Luvigi, Peppi, Fofu e Tanu Geraci Sarraviddru
Carminu e Angilu Piazza
Totu, Raffieli, Liddru e Angilu Giacatàru
Turiddru u Babà
Peppi Lattuca
Sarafinu e Nicu Cardiddru
Turiddru Baiuoccu
Liddru Amatu
Carminu Liunieddru
 …


L’elenco degli ultimi carrettieri è stato pubblicato nel volume A lu Raffu e Saracinu, “La Bottega di Hefesto”, Palermo 1988. Prefazione di Salvatore Pedone. Foto di archivio e di Pietro Tulumello. Disegni di Gaston Vuiller.

Il post pressoché identico è stato pubblicato nel luglio 2012 su: 

Castrum Racalmuto Domani: LUNA E...SCRUSCIU DI CARRETTU

castrumracalmuto.blogspot.com/.../luna-escrusciu-di-carre...