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giovedì 7 novembre 2013

IL CANE ITALO DI SCICLI NON AMAVA LA LETTERATURA?







Nella puntata di Uno Mattina - Storie vere, condotta da Eleonora Daniele ed andata in onda martedì 5 novembre, mi ha fatto piacere sentir parlare di Italo.
Dal minuto 14.30 al minuto 23.30 del programma si susseguono nove minuti di fitto racconto delle gesta del cane di Scicli.

Un cane che 
andava in chiesa eludendo il cartello con su scritto "divieto d'ingresso ai cani", 
seguiva i cortei funebri, 
salvava le ragazze dalle aggressioni, 
assisteva ai consigli comunali, 
partecipava ai convegni culturali, 
fungeva da guida turistica ai visitatori dei monumenti di  Scicli e dei luoghi del commissario Montalbano, accompagnava i ragazzi all'entrata e all'uscita da scuola...

A testimoniare amorevolmente e meticolosamente tutto ciò è il giornalista Giuseppe, il quale tiene a precisare che "è tutto documentato, fotografato e filmato". Anzi, anticipa che un film ispirato al cane Italo è già stato girato e sarà visibile nelle sale cinematografiche nel 2014, e conclude con una previsione: "Sarà il film più bello dell'anno".






Inutilmente ho atteso in quei lunghi nove minuti che si parlasse del libro di racconti ispirato dal cane sciclitano "di color miele, enorme" e realizzato dal siracusano Aurelio Caliri, libro  iniziato nel 2009 e pubblicato nel 2012, ancor prima che si desse inizio al film.
Eppure, altri aspetti interessanti si colgono nel racconto di Caliri. Nel nome di Italo, lo scrittore siracusano originario di Buscemi ha chiesto ad una sessantina di scrittori e artisti racconti e testimonianze quasi a far da corona a Italo nel volume a lui dedicato.
E non solo letteratura.

"I pittori di Scicli, egli scrive, gli avevano dedicato persino una mostra nella Galleria Brancati, con tanto di manifesti pubblicitari e stampa di litografie. Che bellezza!". I quadri di Sonia Alvarez e Piero Guccione sono riportati nel libro.

Ma Italo non disdegnava neanche la musica.
In proposito racconta Caliri: "Mentre ci apprestavamo ad accordare il violino e a stabilire come impostare alcuni brani, ecco che arrivò Italo il quale, scodinzolando, tranquillamente si sdraiò ai miei piedi mentre armeggiavo con la fisarmonica. [...] Il mio amico regista argentino Roberto Luis Garay, col quale lavoro da qualche anno, era venuto appositamente con la telecamera per riprenderci, alternando primi piani di noi musicisti, ed Italo, infastidito dai suoi continui spostamenti, andò a sistemarsi vicino Peppe, quasi sotto il pianoforte".

Questo e altro è testimoniato nel libro di Caliri, ma di ciò, nel programma televisivo, non si fa alcun cenno.
Dimenticanza?
Preciso disegno di non far invadere lo studio televisivo con altre storie di altri animali contenute nel libro e che avrebbero potuto rubare la scena al cane adottivo di Scicli?
O vuoi vedere che ad Italo non andasse giù la letteratura?




Link del programma televisivo:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3895ded9-795a-4e7c-8852-383b24db37d2.html





LINKS CORRELATI

L'elenco delle altre storie e dei collaboratori:
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2012/11/flora-e-gli-altri-in-un-libro.html
Il racconto di un gatto:
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/01/racconto-sui-racconti-storie-di-animali.html
Presentazione alla sede Rai di Palermo:
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/05/senza-cabasisi-per-essere-longevi.html
Il racconto di una gazza ladra:
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2012/11/flora.html
 .

lunedì 26 gennaio 2015

IL FILM SU ITALO E IL FEEDBACK VIRTUOSO



Un cane che 

andava in chiesa eludendo il cartello con su scritto 
"divieto d'ingresso ai cani", 
seguiva i cortei funebri, 
salvava le ragazze dalle aggressioni, 
assisteva ai consigli comunali, 
partecipava ai convegni culturali, 
fungeva da guida turistica ai visitatori dei monumenti di Scicli 
e dei luoghi del commissario Montalbano, 
accompagnava i ragazzi all'entrata e all'uscita  da scuola...








La storia di quel cane è diventata un film! 
Me ne aveva parlato tempo addietro Aurelio Caliri in occasione di un libro di racconti sugli animali che voleva dedicare ad un cane speciale che si chiamava Italo. Ne riportai la notizia sul blog. Sollecitato ora dalla recente uscita del film ho condiviso il link del vecchio post su fb.
L'amico Santino Petruzzella legge il post e ripesca un ricordo e una foto che inverano il contenuto del film recentemente prodotto. Si tratta di un feedback virtuoso, anche per la foto ritrovata. 

"Penso di aver conosciuto Italo. Qualche anno addietro , visitando Scicli , mi colpì questo cane che se ne stava tranquillamente a girare in una Chiesa, da solo , tanto che lo fotografai. Ho ricercato tra le ormai migliaia di foto digitali e l'ho trovata."







Foto di Santo Petruzzella


domenica 27 gennaio 2013

RACCONTO SUI RACCONTI. Storie di animali da Italo a Silvestrina



Circa un anno fa Aurelio Caliri mi parlò del suo progetto: adunare racconti che avessero  come soggetto un animale. Ne chiese uno anche a me. Glielo mandai: ruotava intorno a una gazza ladra. Per qualche tempo non ne seppi più nulla; pensai che la realizzazione del progetto sfumasse. 




Invece  Aurelio cominciò a farsi sentire  per comunicarmi a telefono che i racconti gli giungevano lentamente e gli amici scrittori coinvolti avevano aderito ben volentieri alla proposta; con gioia mi elencava gli animali protagonisti: cani, gatti, pellicani, vacche, grilli. 

Festose telefonate mi aggiornavano sui nuovi arrivati: galline, ricci, volpi, lumache, pettirossi, aquile, coccinelle. Ancor più festose e compiaciute quelle per farmi sapere che “Roberto ha accettato”, “Melo mi manda un racconto”,  “Che testimonianza, quella di Maiorca!”, “Ci saranno Sgarbi, Alessandro Quasimodo…”.




E così, di sorpresa in sorpresa, finalmente, poco prima dello scorso Natale mi arriva il libro. Il progetto si era realizzato. Un’ottantina di racconti; una sessantina gli autori coinvolti; l’olio su tela di Sonia Alvarez in copertina; 332 pagine: un bel tomo; edizioni Arte e Musica di Siracusa, praticamente fatto in casa. Tra le pagine, un pieghevole con un racconto: è l’anticipazione del prossimo progetto, ma soprattutto un racconto sui racconti già pubblicati. Lo ripropongo per festeggiare un progetto arrivato in porto e beneaugurare all’altro di prendere il largo per fare buona pesca. E fra un anno magari...
                                                                                            P. C. 





RACCONTINO DI NATALE
di Aurelio Caliri

C'era una volta una bambina che si chiamava Robertina. Era una bambina bellissima, dolce, un po' timida, ma dall'aria furba e sbarazzina.
Robertina aveva un'amica molto speciale, una gattina di nome Silvestrina la quale, piccolissima ancora, era stata abbandonata, una sera piovosa di qualche anno prima, giù in strada, vicino al portone d'ingresso. L'aveva trovata, tremante per il freddo e la paura, una Signora vicina di casa e 1'aveva raccolta e rifocillata. Era la sera di S. Silvestro, quindi le fu imposto, come la cosa più naturale del mondo, il nome di Silvestrina.

Man mano che la gattina cresceva, diveniva sempre più bella, socievole, ed era coccolata da tutti i condomini dei quali divenne la mascotte.
Fu così che nacque 1'amicizia tra Robertina e Silvestrina, un'amicizia fatta di attese, di sguardi affettuosi, di carezze ricambiate con prolungate fusa di soddisfazione: un rapporto d'amore vero tra una bambina e una gattina.
Ogni mattina, prima di andare all'asilo, Robertina aspettava Silvestrina per darle il buongiorno; o, viceversa, era la gattina che aspettava la bambina. È vero, aspettava anche la pappa, un piatto speciale che la sua amichetta teneva in serbo per lei, ma Robertina sapeva che tra di loro 1'affetto era più importante di ogni altra cosa.

Si diede il caso che un anno, poco prima delle vacanze di Natale, il marito della Signora che aveva raccolto Silvestrina pubblicasse un libro dove c'erano tante storie di animali, tra cui quella di Silvestrina. Questo signore, un tipo strampalato che sognava di cani e gatti e di tutte le altre specie di animali della terra (ognuno ha le proprie fissazioni), assecondato in ciò da tantissimi altri scrittori, anch'essi fissati come lui, aveva deciso di presentare il suo libro sia in Sicilia sia nel continente perché, stranamente, gli argomenti trattati, cioè le vicende d'affetto tra 1'uomo e 1'animale, e viceversa, interessavano molte persone. Nell'attesa di scegliere le città in cui dovevano avvenire le presentazioni, si verificò una cosa che, a memoria d'uomo, non era mai successa. Ecco, in breve, il fatto straordinario.


Come era scontato, Robertina aveva avuto in dono il libro che narrava anche la storia della sua piccola arnica, con tanto di foto in posa sopra una credenzina dell’Ottocento. Tutta la sera lo sfogliò incantata, cercando di decifrarne la scrittura, di afferrare il senso del racconto, che riteneva dovesse essere affascinante se appunto riguardava la gattina a lei tanto cara. Per fortuna, la mamma, non appena si liberò delle faccende di casa, intuendo il suo urgente desiderio, glielo lesse e lei ne fu tanto contenta ed elettrizzata che decise, senza che nessuno 1'avesse consigliata, di far partecipi dell'avvenimento i compagni. 

Fu cosi che, 1'indomani, una bimbetta di cinque anni non ancora compiuti, in anteprima, salita in cattedra col libro che a stento le sue piccole mani reggevano, presentò la storia di Silvestrina nel suo asilo, col linguaggio essenziale dei bambini, spesso più efficace di quello degli adulti, cercando di ricostruirne la trama che aveva appreso attraverso la lettura della sua mamma, aggiungendo addirittura sfumature che non esistevano nel racconto e che soltanto lei poteva conoscere grazie alla frequentazione assidua con la sua eroina.

Tutti i bimbi, raccolti attorno a lei, 1'ascoltavano rapiti, con gli occhi sgranati, colmi di gioia e di curiosità, e tutta la timidezza di Robertina d'un colpo era scomparsa, felice di poter rendere partecipi i compagnetti della sua emozione. In quei momenti cominciò a capire tutta la bellezza della vita, ad assaporne la fragranza e il mistero: capiva, appunto, che il dono più grande, che ci è dato, è riuscire, attraverso i sentimenti e 1'amore, a entrare nel mondo degli altri. Era come varcare, inaspettatamente, una porta che prima sembrava serrata per sempre per lei, al di là della quale invece scopriva ora tutto il calore e la complicità di cui, da sempre, sentiva il bisogno.

II libro fu poi fatto conoscere dall'autore in molte citta d'Italia e anche all'estero, ma la presentazione che aveva improvvisato Robertina fu, in assoluto, la più straordinaria, la più poetica e fantasiosa.
Era il Natale dell'anno 2012.

Raccontino dedicato a Robertina dal marito della Signora che una sera di Natale aveva raccolto per strada la gattina Silvestrina, abbandonata da persone barbare e crudeli.





Per chi vuole reperire il libro può contattare l'autore-editore ai recapiti riportati nel seguente post:

Il mio racconto Ho pianto per Flora:

Presentazione del libro Italo. Storie di Animali:
A Scicli


 A Pozzallo

martedì 27 agosto 2019

LETTERE D'AMORE DI CALIRI E ALTRI. Si presenta l'Antologia a Roccalumera



LETTERE D’AMORE
a cura di Aurelio Caliri 

Presentazione:
Lunedì 2 settembre, h. 19 
Roccalumera
presso il Centro Sociale “Papa Paolo II” sul Lungomare





All’evento parteciperà Aurelia Sergi Petroselli, moglie dell’indimenticabile sindaco di Roma Luigi Petroselli. Nel volume, già presentato presso l’Auditorium del Parco della Musica a Roma, c’è una sua toccante lettera d’amore.

Interverranno gli autori Giuseppe Mannino, Roberto Mailli, Aurelio Caliri e il prof. Matteo Licari che ha contribuito alla pubblicazione dell'antologia.  Coordineranno Carmelo Ucchino e Gaetano Busceni.

Il tema della pubblicazione è molto delicato, appassionante, e mette in luce ciò che ciascuno di noi custodisce gelosamente nel proprio intimo ma che improvvisamente sente il bisogno di esternare, di farne partecipi anche gli altri proprio perché ciò che è bello, emozionante, ciò che è basato sui nostri sentimenti più profondi, sul bisogno di verità di cui sentiamo l’impellenza, va condiviso con tutti coloro che sono sensibili a certi valori essenziali.

Il libro, formato cm. 24x17, pagine 176, è illustrato dai disegni a matita di Maria Leone che raffigurano esclusivamente donne , con uno stile assolutamente nuovo.

       
Contatti:
Aurelio Caliri . Via Malta, 43 - 96100 Siracusa
aureliocaliri1@gmail.com
Cell.: 349/1258842
                                     
Premessa di Aurelio Caliri

Qualcuno si chiederà perché mi sia venuta l’idea di questa nuova antologia. Dopo la pubblicazione di “Italo – Storie di animali”, a cui sono seguiti “Racconti di Natale”, “Eros”, “Emozioni – Teatri di Sicilia”, non avrei mai pensato di affrontare il tema dell’amore, visto poi in veste epistolare, genere considerato da molti ormai obsoleto, non in sintonia con i nostri tempi. 

Ma, dopo una telefonata di Alessandra, la figlia di un mio caro amico, direttore di un teatro di Catania, la quale mi comunicava la scomparsa del padre, è scattato in me qualcosa, un forte rimpianto, un dolore condiviso con una nuova amica, Alessandra, che prima non conoscevo. 

Mi confidava che i rapporti col padre erano stati sempre conflittuali, burrascosi, ma che nell’ultimo periodo entrambi si erano finalmente compresi, riavvicinati, e durante il ricovero in ospedale lei era stata sempre vicino a lui, aggrappata a lui, mano nella mano. La dolcezza della sua confidenza, le parole appassionate, poetiche, che il suo tormento le dettava, mi hanno molto emozionato. Pensavo istintivamente: perché non cercare in qualche modo di colmare il vuoto causato da una così grave perdita, magari con una lettera, un messaggio …? 

E, di conseguenza, mi è balenata un’idea: perché non invitare i miei amici a scrivere una lettera d’amore? Di sicuro avrebbero condiviso con entusiasmo il mio invito, come era capitato le altre volte. A questa mia intuizione, è stato come se un fiotto vivido di luce invadesse la mia mente, come se una sorta di porta dorata si schiudesse davanti ai miei occhi, dalla quale venivano verso di me i miei Autori, sorridenti, affettuosi, che mi abbracciavano. 

Come in un sogno. E ho ricordato le precedenti esperienze assieme a loro, l’attesa dei loro racconti, il piacere intenso nel leggerli, i commenti, la gioia. Per giorni, per mesi, fino alla stesura finale. E mi è sembrato che tutti i miei pensieri noiosi d’un tratto si dissolvessero e tornassi finalmente felice, libero.



Nell’arco di una giornata ho fatto più di cento telefonate e ho ritrovato i miei amici, alcuni che non sentivo da tanto tempo, ed è stato bellissimo.


Alessandro Quasimodo, che con generosità aderisce sempre ai miei progetti, mi ha suggerito di inserire anche alcune lettere di Abelardo ad Aloisa. 

Gli ho risposto che quelle lettere sono forse le più belle al mondo, ma che il mio intento era un altro: incontrarmi idealmente con lui e con gli altri, perché questo è forse lo scopo vero delle mie sfide letterarie. 
Quando le affronto, col loro sostegno, è come se vibrassi di entusiasmi nuovi, di emozioni nuove, come se nuove fantasie ed energie si sprigionassero dentro di me grazie alle quali riesco a scacciare – come già ho detto – il tedio dell’esistenza e ritrovare la libertà perduta. 

Per finire, non posso non accennare a un fatto che mi ha lasciato senza parole. 
Nicolò Mineo, dopo appena un giorno che aveva accolto il mio invito, col quale lo informavo anche che avevamo almeno un mese di tempo per stendere i nostri scritti, mi ha inviato “Lettera di Francesca Malatesta a Dante Alighieri”. 
E’ stata una sorpresa assoluta, soprattutto per la sua straordinarietà e bellezza. 

Si tratta di una pagina di alta letteratura, propria di un maestro quale egli è, una pagina che rappresenta un messaggio originale e moderno di solidarietà, di pietà, di poesia. 

Penso che, a prescindere da questa pubblicazione, esso si divulgherà dappertutto, resterà nel tempo, patrimonio delle generazioni future. 
E penso che sono stato io a dare lo spunto all’Autore e ciò, forse stupidamente, mi inorgoglisce, come se anch’io ne abbia un po’ di merito. 

Ma, riflettendo ancora, mi chiedo: la lettera di Mineo non è rivolta forse, oltre che a Dante, anche a me, a tutti noi che ci cerchiamo e fantastichiamo? 
E ancora: questa mia premessa non è anch’essa una delle tante lettere in tema, qui raccolte, indirizzata di rimando ai miei amici? Premessa - lettera d’amore?


Autori


Franco Arabia – Maria Teresa Asaro – Antonio Ballista – Alberto B. - Enzo Battaglia – Laura Bruno – Aurelio Caliri – Stella Maria Caliri – Salvatore Camilleri – Stella Caminiti – Bruno Canino – Alessandro Cannavò – Antonella Carbonaro –Gino Carbonaro - Pino Caruso – Lucia Castello – Matteo Collura – Alessandra di Mari – Roberto Fai - Josina Fatuzzo – Maria Ferrari Acciaioli – Marinella Fiume – Salvatore Fiume – Virginia Foderaro – Aldo Forbice – Angelo Fortuna – Giovanna Genovese – Giorgio Giannone – Giuseppe Giardina – Aristide Germano Livagri – Biagio Giompapa – Aurelio Grimaldi – Dario La Ferla – Matteo Licari – Leonardo Lodato – Luigi Lombardi Satriani – Rocco Lombardo – Dante Maffia – Roberto Mailli – Paola Manciagli - Giuseppe Mannino – Alda Merini – Rino Mignali – Nicolò Mineo - Renzo Montagnoli – Francesco Nicolosi – Alessandra Nicotra – Roberta Nicotra – Maria Emanuela Oddo – Eugenio Orciani – Enzo Papa – Francesca Parisi – Lidia Pizzo – Linda Pizzo – Salvatore Quasimodo - Flora Restivo- Salvatore Romeo – Paola Rubino – Sergio Sciacca – Antonio Sparatore – Ludovica Spinella – Antonio Staglianò – Carmelo Strano – Mariella Ubbriaco – Marilena Vita – Antonio Zanoletti – Salvo Zappulla.

Tra gli autori che hanno aderito al progetto anche Mons. Antonio Staglianò, il Prof. Angelo Fortuna e il Prof. Enzo Papa, tre netini illustri.

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Italo – Storie di animali

lunedì 13 luglio 2015

TROVARSI CON I RITRATTI DI GERBINO PER LE STRADE DEL MONDO. Mostra fotografica (Agrigento, "Officina delle Arti")

Dopo la mostra di disegni  "La linea del mare"

 http://archivioepensamenti.blogspot.it/2015/05/la-linea-di-gerbino-mostra-di-disegni.html

Attilio Gerbino riprende e continua il suo "discorso" fotografico. O vuole essere un dialogo?








ATTILIO GERBINO
Mitopolis
Mostra fotografica

Agrigento, Officina delle Arti
1 luglio - 1 agosto 2015

Testi critici di Marina Benedetto, Pierluigi Rosso, Raffaella Valenti



I
LA CITTA' IDEALE DI ATTILIO GERBINO

E non è un’invenzione
e neanche un gioco di parole
se ci credi ti basta perché
poi la strada la trovi da te
Son d’accordo con voi
niente ladri e gendarmi
ma che razza di isola è?
niente odio e violenza
né soldati né armi
forse è proprio l’isola
che non c’é… che non c’è

Edoardo Bennato, L’isola che non c’è, 1980



La prima volta che ho visto le tavole di Mitopolis, ho sorriso, e ho pensato alla biografia del suo Autore, Attilio Gerbino, architetto: ecco la mappa della sua città ideale. Una città dove ogni abitante può intitolare una strada al proprio mito individuale, che sia personaggio esistito, immaginario, pubblicitario o fumetto. Gli dei e gli eroi sono scesi sulla terra, sono entrati nelle pagine dei libri o nei solchi del vinile, e il cavallo col quale si lanciano in battaglia è il bolide d’acciaio di un moto GP: qui ciascuno è libero di dare spazio ai sogni e costruire la sua geografia del cuore.




Il tema della città ideale - che accompagna la storia dell’uomo dai tempi di Platone, che si colloca al centro del dibattito artistico-architettonico in epoca rinascimentale - si esplica in questo fantasioso e colorato progetto dell’Artista riesino, naturale continuazione del precedente ciclo di Leo sum. Il tema - proprio come in Leo sum - è ancora quello del vivere, delle nostre storie vissute in prima persona, dei ricordi, dei sogni che ciascuno coltiva nel proprio io privato: Attilio Gerbino è uno psicoterapeuta dell’anima, capace di usare la macchina fotografica per far venire a galla le nostre emozioni.






Così nasce Mitopolis, città senza tempo e senza confini, ci puoi trovare boulevards e streets, vicoli e caminiti, gli abitanti sono tutti i cittadini del mondo, non ci sono lingue o razze che la facciano da padrone. Ciascuno dei soggetti fotografati si mette in posa divertito, un pezzetto di sogno è divenuto realtà. Esiste.

Un paragone letterario è d’obbligo, come non pensare all’Utopia di Thomas More, sogno umanistico di una società pacifica dove è la cultura a tracciare le regole di un quieto vivere dei suoi abitanti? Utopia, “l’ottimo luogo che non è in nessun luogo”, piccola isola in cui si lavora il minimo indispensabile per riappropriarsi del proprio tempo libero, da dedicare allo studio e al riposo, in una società che vive libera e senza conflitti. Finalmente.

I cittadini di Mitopolis sono infiniti: come in un gioco di specchi lo spettatore diventa soggetto in mostra e proietta nelle strade private di questa polis ideale il proprio mito. La sfida di Attilio Gerbino è vincente, ancora una volta: a caccia di suggestioni armato solo di un obiettivo, moderno aedo in digitale, egli esplora il mondo invisibile dei nostri sogni e delle nostre nevrosi, e ci consegna un universo confezionato su misura per ciascuno di noi.

                                                                                       Marina Benedetto
maggio 2015




II

MITOPOLIS COME LE CITTÀ INVISIBILI

È delle città come dei sogni: tutto l'immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure.
Italo Calvino - Le città invisibili.

Prendo spunto, in questa mia breve digressione sulla presentazione di Mitopolis, da una serie di considerazioni di Italo Calvino tratte da uno dei suoi libri più visionari e organici, Le città invisibili.

A ogni componente della galleria di umanità presentata da Attilio Gerbino viene offerta la possibilità di esibire la sua strada ideale: questa via non è soltanto una dedica ad un personaggio appartenente alla propria mitologia personale, ma il mito prende la forma e la fisicità stessa di chi va a esporre - in un gioco di rimandi che sostituisce l’hic et nunc del ritratto stesso - il proprio sogno di un’altra identità.




La ricerca di un altrove e di un altro essere (inteso come identità soggettiva) è la via di fuga che Attilio Gerbino offre ai suoi ospiti, concedendo loro l’opportunità poietica di trasfigurare un sogno.
Calvino riteneva che per sfuggire all’inferno che ci circonda - e che ci creiamo nel nostro vivere sociale e relazionale - esistano due modi:

Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

L’alter ego offerto da Gerbino vuole donare l’opportunità di una città vivibile interiormente tramite l’utopia di un essere mitizzato, che concentra in sé tutte le aspettative vitali. La via che ogni singolo soggetto fotografato indica è la trasposizione metonimica di una città concettuale, non solo in senso strutturale ma anche immaginifico, al pari di ciò che accade in quella Città del sole preconizzata da Tommaso Campanella.

La forza di questa operazione a mio avviso sta nell’esprimere l’aspetto serioso del desiderio di evasione con un mezzo brillantemente ironico: l’esposizione di un cartello da parte di chi si è messo in posa, quasi fosse uno slogan, novello scioperante, per un attimo giocoso, da se stesso.

                                                                                                            Pierluigi Rosso

Savona,14 maggio 2015





III

PERCHÉ …

Per quale motivo vivere? Perché siamo nati? L’eterno interrogativo che accompagna l’uomo moderno, il cui sentirsi orfano predestinato lo porta a spersonalizzarsi per identificarsi nel volto di qualcun altro e, inevitabilmente perdersi tra mille volti anonimi. L’atemporale ricerca ontologica, insita nell’animo umano ingaggia la lotta con l’ineluttabile desiderio di scavalcare la mediocrità per ritrovare l’identità perduta. 

A fronte di una reazione e risposta alla tragicità contemporanea, al tedio esistenziale la rilettura e riscrittura del repertorio mitografico al quale Attilio Gerbino concede di attingere ai suoi personaggi, assurge a strumento per rispondere alla questione civile, sociale ed esistenziale.

Del mito si avvale per indicare una via percorribile. Con le parole di Marguerite Yourcenar offre all’anonimo volto  la possibilità di scrivere in un assegno in bianco la cifra che preferisce. 
Il risultato è stravagante, inatteso ma segno tangibile che il mito diventa l’alterità con cui confrontarsi e lo strumento per eliminare i sigilli ai territori corporei. 



Il viaggio tra il ricco e repertorio mitografico si fa creazione di una nuova e stramba, forse, mitologia culturale e, sulla scia della moderna speculazione psicologica dei miti, indagine introspettiva dell’io che, in uno slancio narcisistico si rispecchia nell’alterità.

Sogno di un altro io possibile, passione nell’accezione stoica di irrequietezza di bisogno di rinnovarsi, di recuperare certi valori tradizionali o, semplicemente essere accomunano la rilettura in chiave iconografica, artistica che opta per la fotografia affidando alla scrittura della luce istantanea e repentina il desiderio di raccontarsi. 

Un istante di luce che illumina l’ignoto e indica uno spiraglio, una via da seguire per appagare la sete di conoscenza di sé, sondare la psiche, costruire significati e, finalmente, essere
Il repertorio fotografico intriga per la vanità con cui il mito si afferma per parlare dell’anima all’anima. 



Nel viaggio tra le immagini restituite incontriamo Paperino, l’antieroe per eccellenza, incarnazione del nevrotico, dell’uomo frustrato, Averroè e la sua analisi sulla duplice natura dell’anima; incontriamo Gaber, l’uomo che in un dato momento della propria vita si stanca di recitare ruoli e decide di recitare se stesso, di essere semplicemente il Signor G, un uomo comune dalle mille contraddizioni e dolori poiché come recita Agrado nel ben noto monologo del film Tutto su mia madre “[…] una è più autentica quanto più somiglia all’idea che ha sognato di se stessa”.  



E poi, irrompe il femminile con il mito Rihanna e Puffetta spazzando via il mito della donna angelicato che ha smesso di soffocare, che non vuole più privarsi del respiro vitale e aggrapparsi a sogni impossibili.

I sigilli corporei sono ormai spezzati e l’anima urla dal profondo di sé il rifiuto di accettare l’inesorabile fato tessuto dalle Parche e tenta di trovare l’identità perduta per affermarsi. 
In questa chiave la sopravvivenza del mito, in se stesso suscettibile di diverse modificazioni e riletture, è garantita e si offre come porto sicuro dove sostare.  

                                                                   Raffaella Valenti
Catania, maggio 2015


 



Trovarsi e ritrovarsi con



Da sx: Giuseppe Calascibetta, Rosario Riggio, Attilio Gerbino,
Giuseppe Vella, Stefania Millitarì e Filippo Bordonaro.

e con

Attilio Gerbino
Angelo Pitrone
 Tano Di Mora
Lillo Rizzo
Giovanni Proietto
Nello Basili
Dario Orphée














Foto ©archivioepensamentiblog