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Blog di Piero Carbone (da Racalmuto, vive a Palermo). Parole e immagini in "fricassea". Con qualche link. Sicilincónie. Sicilinconìe. Passeggiate tra le stelle. Letture tematiche, tramite i tags. Materiali propri, ©piero carbone, o di amici ospiti indicati di volta in volta. Non è una testata giornalistica. Regola: se si riportano materiali del blog, citare sempre la fonte con relativo link. Contatti: a.pensamenti@virgilio.it Commenti (non anonimi). Grazie
mercoledì 31 luglio 2019
IL GESUITA , L'ARCIPRETE, I MASSONI E IL "PRIMATO DOLOROSO" A RACALMUTO. Lo testimoniano libri e foto
"In un'intervista sulla religiosità dei racalmutesi, l'ex arciprete novantacinquenne, cameriere segreto di sua Santità, e monsignore, disorbitando le pupille e aggruppando le steppose dita, sostiene che in passato il paese ha avuto, ahimè, un "primato doloroso": una radicata presenza massonica.
Parlò di "uomini di studio", di "ceto studioso", gente che poteva apprezzare quel movimento di idee, leggendo, viaggiando, discutendo. Non fa nomi, però. Ne sono stati trovati più d'uno, rovistando tra libri di storia, al punto da convincere dei persistenti umori massonici e anticlericali."
Vedi il libro di Angelo Sferrazza S. J., La religiosità del popolo racalmutese, Messina-Racalmuto 1984
Così scrivevo nel mio libro Eretici a Regalpetra pubblicato nel 1997, e aggiungevo alcuni nomi di massoni appartenenti al "ceto studioso" perlopiù benestanti di estrazione borghese e nobiliare.
In questi giorni di sua presenza a Racalmuto, Giuseppe Bellavia Messana mi suggerisce di integrare la mia elencazione di massoni con alcune "scoperte" che a monsignore non avrebbero fatto certamente piacere, e neanche al gesuita intervistatore.
Si tratta di alcune fotografie che attestano e documentano la presenza dei simboli massonici addirittura sulla facciata di una chiesa, la chiesa Sant'Anna ovvero ex Ospedale San Giovanni di Dio.
Sulle pareti esterne della chiesa sono bucherellati alcuni numeri riferentisi probabilmente all'anno di inizio e fine dei lavori di costruzione della chiesa (1786, 1787) nonché gli inequivocabili simboli massonici del triagolo (con il vertice angolare una volta in su e un'altra volta in giù) e del compasso. Ma anche su una lapide di una tomba privata di un antico costruttore all'interno della chiesa della Maestranza.
Mie foto della facciata della Chiesa di Sant'Anna
![]() |
| 1786 |
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| 1787 |
![]() |
| triangolo e compasso |
Foto e didascalia di Giuseppe Bellavia Messana pubblicate sul gruppo
SALI D'ARGENTO - Raccolta fotografica digitale di Racalmuto
Sorprese anche all'interno della chiesa (solitamente chiusa)
ph ©piero carbone
(Racalmuto, 26 luglio, ricorrenza della festività di Sant'Anna)
martedì 30 luglio 2019
I GESSAI NON HANNO UN SANTO? O forse bisogna riscoprirlo assieme al mondo, negletto, del gesso
I gessai non hanno un Santo?
di
Piero Carbone e Giuseppe Maurizio Piscopo
| ph ©Angelo Pitrone |
Sul mondo del gesso esistono pochi studi e nemmeno gli usi artistici l'hanno nobilitato. Maggiore attenzione è stata rivolta al mondo dello zolfo con le sue tragedie e le sue miserie. La solfatara ha avuto l'attenzione del mondo letterario, antropologico, etno-linguistico, come scrive Marina Castiglione nel libro: Parole e strumenti dei gessai in Sicilia. Lessico di un mestiere scomparso“ pubblicato dall’Università di Palermo nel 2012. Allo zolfo invece sono state dedicate molte opere.
Nel 1700 il gesso assurse a materiale artistico ad opera di Serpotta che insieme ad una notevole schiera di discepoli lasciò dei capolavori nelle chiese non solo di Palermo.
Al gesso è legata anche qualche poesia e qualche proverbio.
Supra di quattru timpuna di jissu,
chistu è Salemi, passacci d’arrassu…
Nelle cave di gesso non c’era nessuna concessione o licenza, nessun sindacato, nessun controllo. Non c’è stata nessuna pensione per i gessai, nessun limite. Per l’estrazione veniva usato anche l’esplosivo. In Sicilia si produceva oltre il 60% di gesso dell’intero Regno d’Italia. Qualcuno ha scritto che i gessai muoiono a cento anni e che il gesso non fa male alla salute. Sarà stato veramente così?
La sua origine si dice dovuta ad un caso fortuito: a Favara i pastori, per produrre la ricotta, utilizzavano una cucina montata con pietre di gesso per poggiarvi sopra la pentola con il latte da cagliare. A la fine cottura le pietre si sfarinavano. Che il gesso sia stato scoperto veramente così?
Oggi tutto è stato abbandonato, le cave e le carcare non sono agibili e non esiste alcun progetto che riproponga la valorizzazione di questi luoghi che sembrano luoghi spettrali, in abbandono.…
I gessai cantavano a ritmo di picconi e "mazzuotti“ ma con parole laiche, si lamentavano e non avevano un Santo che li proteggesse. Con la fine dei gessai scompare la cultura contadina che è stata fino all’immediato dopoguerra la componente essenziale dell’identità dei siciliani.
In Sicilia esistevano vari tipi di gesso, ma identica era la lavorazione. Un testimone racconta:
U gessu prima si fa muntagna po si fa petra, poi a petra si porta intra a fornaci e intra a carcara va cu i carrioli…Il lavoro del gessaio iniziava all’alba e finiva all’alba. Si campava pi non muriri… Otto viaggi al giorno per trasportare il gesso, 5 di mattina, poi si staccava il carretto, si faceva mangiare il cavallo. Altri tre viaggi nel pomeriggio. I gessai lavoravano 18 ore al giorno.
Molti erano i paesi del gesso fra i quali: San Cataldo, Caltanissetta, Sutera, Milena, Campofranco, Montedoro, Cattolica, Favara, Racalmuto, Bivona, Lercara, Grotte...
Si lavorava tra la polvere e u cinnirazzu che veniva respirato e ingerito nei polmoni. I carusi trasportavano il gesso sulle spalle. Il trasporto del gesso avveniva inoltre con gli asini, i carretti e con il treno. Il gesso era richiesto a Corleone, Burgio, Baucina, Vicari, Marineo, Mezzoiuso, Palermo...
Nonostante il diffuso uso, issu e issara non hanno avuto fortuna. Di gesso e gessai quasi nessuno parla. Neanche i vocabolari siciliani storici li annotano.
A volte è dovuta alla casualità la sua conoscenza: “Ne ho avuto sentore in casa nella mia infanzia, perchè sentivo dire che la casetta in campagna era stata costruita col gesso del nonno, cotto nella vicina calcara.“
Tutt’altra storia per il celebrato zolfo e i commiserati zolfatari, e non solo perchè i nostri sono paesi minerari. Tutt'altra letteratura. Chi non conosce la triste condizione dei carusi e i rischi del lavoro in miniera? E Ciaula che scopre la luna e Rosso Malpelo e Alessio Di Giovanni? Del gesso, solo qualche indizio, pressoché nulla, anche se aveva le sue malattie "professionali“ e i suoi incidenti sul lavoro, sebbene meno eclatanti.
Al silenzio sull’attività dei gessai corrisponde nella realtà lo stato di abbandono delle cave e delle calcare. Solo la similitudine "comu scecchi di issara" - che ricorre nel parlato quotidiano per indicare lavoro faticoso e stacanovismo ante litteram - fa riferimento al gesso: eppure, era molto diffuso e utilizzato in Sicilia, rappresentava il cemento di una volta. Utilizzato per case chiese palazzi. Serviva anche per cicatrizzare le ferite o per "aggiustare" il mosto aumentandone l’acidità.
Queste e tante altre notizie sul mondo negletto del gesso si apprendono dal citato libro della Castiglione. Rivela un mondo che inavvertitamente sta sotto i nostri occhi.
Significativo l’incipit: “Tra i molti studi dedicati alla cultura materiale in Sicilia nessuno risulta aver avuto come oggetto di interesse le cave di gesso. Nessuna epopea ha contrassegnato questo mestiere ordinario e comunissimo; nessun trauma lo ha imposto alla cronaca; neanche gli usi artistici lo hanno nobilitato“.
Tra gli usi artistici, vanno ricordati i numerosi stucchi del Serpotta e le gipsoteche ovvero le raccolte di statue e calchi in gesso come quello di Michele Tripsciano a Palazzo "Moncada" di Caltanissetta o quelle dell’Università di Palermo, del Museo Archeologico “Salinas“ e di Palazzo "Ziino", sempre a Palermo.
La riflessione di Marina Castiglione vale come un appello.
Postato su un sociai e sul blog Archivio pensamenti, da più parti sono fioriti contributi, testimonianze, racconti, canti, inediti documenti, curiosità su issu e issara: Sclafani, Niscemi, Bivona, Grotte, Casteltermini, Lercara Friddi… Giuseppe Pasquale Palumbo ha dato notizia di una mappa delle calcare esistenti nel territorio di Milocca nella prima metà dell’Ottocento, che sarà inserita in una pubblicazione curata con Angelo Cutaia.
La riflessione di Marina Castiglione vale come un appello.
Postato su un sociai e sul blog Archivio pensamenti, da più parti sono fioriti contributi, testimonianze, racconti, canti, inediti documenti, curiosità su issu e issara: Sclafani, Niscemi, Bivona, Grotte, Casteltermini, Lercara Friddi… Giuseppe Pasquale Palumbo ha dato notizia di una mappa delle calcare esistenti nel territorio di Milocca nella prima metà dell’Ottocento, che sarà inserita in una pubblicazione curata con Angelo Cutaia.
L’esistenza di un antico canto di lavoro a Racalmuto, registrato negli Sessanta da Isabella Martorana Messana per la sua tesi di laurea, ha suscitato la curiosità della stessa Marina Castiglione e dell’etnomusicologo Sergio Bonanzinga richiedendone la riproposizione.
Il processo è avviato: un n uovo cammino si prospetta per il gesso, per il ricco e composito mondo a cui fa riferimento, e non soltanto legato alla sua produzione e commercializzazione.
Nel conseguente articolo dal titolo "Il gesso si è svegliato" sulla rivista "Incontri" (luglio 2018) Marina Castiglione addita percorsi virtuosi affinché il risveglio coincida con una reale promozione:
"Un patrimonio materiale e immateriale che potrebbe essere valorizzato con poca spesa e molto impatto, con un reticolo di altre realtà che vissero la millenaria civiltà del gesso".
"Un patrimonio materiale e immateriale che potrebbe essere valorizzato con poca spesa e molto impatto, con un reticolo di altre realtà che vissero la millenaria civiltà del gesso".
Operativamente, suggerisce al Comune di Caltanissetta di preservare una superstite calcara in collegamento con la gipsoteca di Palazzo Moncada da utilizzare a scopi artistici in percorsi museali e didattici.
È significativo che tale proposta provenga da un territorio ricco di miniere e cultura mineraria come a volere dire "non solo zolfo e zolfatare" ma anche "gesso e calcare" poiché anche la calcara è "un luogo identitario di cui, però, la città sconosce tutto. L’uso, la tecnica di realizzazione e persino l’ubicazione".
Operazione che in diversa misura si potrebbe ripetere anche in altri paesi.
Operazione che in diversa misura si potrebbe ripetere anche in altri paesi.
Il recupero varrebbe come una sorta di risarcimento nei confronti del gesso e dei gessai per l’oblio e la poca letteratura dedicata; varrebbe come risarcimento nei confronti di noi stessi in quanto siciliani, poiché anche il gesso, per quello che ha rappresentato da un punto di vista socio-economico e culturale, contribuisce a definire e ad arricchiere la nostra indentià.
Il 12 gennaio 2019, come "poca favilla gran fiamma seconda", generato dall'input maturato sul web, si è celebrato a Caltanissetta un convegno come una sorta di festival del gesso, ricco di contributi specialistici e proposte: si spera dia a sua volta impulso ad un lungo cammino per la valorizzazione del mondo del gesso. Intanto, esso stesso rappresenta una tappa importante, un fecondo "segno" dell’auspicato "risveglio". Gli Atti del Convegno di prossima pubblicazione ne saranno miliare documentazione.
La canzone
Vita di issara
Testo di Piero Carbone
Musica di Giuseppe Maurizio Piscopo
Ritornello:.
Issu, issara: vita di carcara.
Issu, carcara: vita di issara.
Issu, balati: forti cafuddrati.
Furnu, famìa: issu abbianchìa.
I
A Buovu e Gargilata issu c’era,
Bivona cu Lercara china nn’era,
ci nn’era a Grutti, c’era all’antri banni:
luciva e luci muntagni muntagni.
Lu palu spirtusava rocchi e cugni,
la pruvuli sparava, e li timugni
di petri carriavanu sudannu
a la carcara jennu hiatiannu.
Rit.
II
Ti nfurna, lu issaru, e ti piddrìa,
balata, duoppu cotta, e macinìa
a cuorpi di picuna e mazzuttati
di hiatu e di sudura ncuttumati.
Carretti sientu nni la notti scura,
un cantu, griddri, fierri di na mula.
Carrianu, li scecchi di issara,
a prucissioni. Su li urdunara!
Rit.
III
Antichi casi di servi e patruna,
e rrobbi granni, nichi cubbuluna,
mpastati cu lu issu di carcara
e stucchi, statui, angili d’antara.
Issotta, ciarmaliddri, baddruttati,
li tietti di canneddri arraccamati.
Lu issu finu li mura bbianchìa.
Sciloccu nni li casi un ci putìa
Rit.
IV
Lu fuocu di lu tiempu cuciunìa
a tutti, comu furnu nni famìa,
nni coci com’abbastru di carcara:
biancu dintra e fora chi s’affara.
Facivanu accussì nni la carcara.
Oh, issu binidittu di issara!
Recitato:
La storia cancia, lu cimentu vinni:
palazzi frolli, ponti ntinni ntinni.
Ritornello finale:
Issu, issara: vita di carcara.
Issu, carcara: vita di issara.
Issu, sudura, mpinti mura mura.
Figli, lu pani, aspettanu dumani.
Recitato finale:
Figli, lu pani, aspettanu dumani
Nota del compositore
Confesso che mi occupo di tradizioni popolari da quasi 50 anni.
Quest’anno, per la prima volta sono rimasto affascinato da un testo di Piero Carbone “Vita di issara“. Di questo mondo magico e dimenticato, ne abbiamo parlato a lungo, soprattutto della cava di gesso e della calcara gestite dal nonno paterno. Ecco una strofa del testo da me musicato che sarà pubblicato nel libro-cd “Carusi di zolfo“ di prossima pubblicazione.
Issu issara: vita di carcara. / Issu carcara, vita di issara./ Issu sudura mpintu mura mura./
Figli lu pani aspettanu dumani.// Carretti sientu ni la notti scura,/ un cantu, griddri, fierri di na mula. / Carrianu li scecchi di issara, / la vita comu sacchi di carcara…
Con l’esperienza di maestro elementare nasce spontanea la domanda:
Che cosa rimane di questa cultura, cosa conoscono i bambini di questo mondo, che cosa c’è nei libri di scuola elementare di questi argomenti?
Una domanda che non è rivolta soltanto ai bambini, si capisce.
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lunedì 29 luglio 2019
GIUSEPPE MAURIZIO PISCOPO, MAESTRO POLIEDRICO. Un curriculum in crescendo e work in progrees
Autore di canzoni, musiche e racconti, “fabbricante” di storie cantate, dedicate ai bambini di tutto il mondo e soprattutto a quelli che vivono nel dolore.
Formatosi nella scuola di Sciascia, Buttitta e Bufalino, sin da ragazzino ha suonato la fisarmonica apprendendo il “mestiere” da un barbiere, Mastro Agostino di Favara, sua città natale, perfezionando la sua arte nei bistrot di Parigi.
Con la fisarmonica è riuscito a raccontare la sua Sicilia e le sue tradizioni più antiche e più vere, partendo proprio dal comune di Favara, in provincia di Agrigento, paese dalle tinte forti, a volte crude ma intense.
Vanta un curriculum artistico invidiabile e variegato: è stato tra i fondatori del Gruppo Popolare Favarese che ha fatto conoscere nel mondo le tradizioni popolari della Sicilia attraverso il canto.
Da sempre il suo estro e la sua fantasia sono stati stimolati positivamente dalla letteratura e sono numerosissime le composizioni in cui il rapporto fra musica, poesia e letteratura risulta evidente oltre che di fondamentale importanza. In particolare, la sua attenzione è stata rivolta ad autori come Pirandello, Sciascia, Gori, Buttitta, Bonaviri, Bufalino.
Vanta anche una lunga attività di ricerca sui canti tradizionali e sulla musica popolare del Sud Italia.
È maestro elementare al Plesso “Raffaello Lambruschini” di Palermo annesso all’Istituto Comprensivo “Guglielmo Marconi”.
Ha collaborato per dieci anni con la Rai nel settore radiofonico. La radio che ha appreso a Milano con Michele Straniero e Dario Fo è una delle sue grandi passioni insieme alla scrittura e al Cinema d’Autore.
Maurizio Piscopo è un fabbricante di storie che si collega a Rodari, Lodi; smonta le parole come molle tenendole insieme con tre note della più vecchia fisarmonica della Sicilia, acquistata da un barbiere siciliano emigrato a New York.
Conosce l'inglese e il francese.
Ha collaborato con i registi Salvo Cuccia, Rocco Mortelliti, Rosario Neri.
Il maestro Piscopo ha ricevuto svariati riconoscimenti tra cui: Premio Città di Monreale per la canzone d’Autore 1993; Premio Telamone ad Agrigento.
Nel 2000 ha ricevuto un riconoscimento dal Presidente della Repubblica Ciampi per l’impegno dimostrato nelle scuole a rischio di Palermo.
Recentemente gli è stato attribuito il Premio Buttitta per le tradizioni siciliane, il Premio Unesco, il Premio Palcoscenico, il Premio Mauro Picone a Lercara Friddi, il Premio Alessio Di Giovanni, il Premio Rosa Balistreri unitamente ai componenti della Compagnia Popolare Favarese (Giuseppe Calabrese, Nino Nobile, Paolo Alongi, Domenico Pontillo, Mario Vasile) e il Premio Letterario Magister Vitae, il Premio Arenella, il Premio Gogol ambasciatore del sorriso a San Vito Lo Capo (Resort El Bahia, 19 luglio 2019). È stato finalista nella dodicesima edizione del Premio "Racalmare-Scuola".
Gabriella Bruccoleri( Settimanale La Mela)
Premio benemerenza " Città di Favara" Al Maestro Giuseppe Maurizio Piscopo.
Motivazione:
" Cantastorie nobile, per aver saputo realizzare attraverso le sue produzioni artistiche una visione magica, quasi surreale, della società contemporanea partendo dai valori primari dell'uomo, fino ad arrivare a toccare la parte più intima di qualsiasi inconsapevole spettatore. Grazie alla sua grande passione per la musica , la scrittura, le tradizioni popolari e l'innata vocazione all'insegnamento, con maestria e dedizione promuove da tanti lustri la cultura e le tradizioni popolari, che gli hanno permesso di conquistare con semplicità un posto di rilievo nel panorama artistico-culturale e di portare alla ribalta nazionale la Sicilia e Favara, sua città di origine, in occasione delle innumerevoli esibizioni musicali e nella realizzazione di ogni produzione artistica".
Favara, 27 Dicembre 2017 Il Sindaco Anna Alba
Pubblicazioni:
TolìTolì con la Fonit Cetra;
Viaggio con Marilena Monti;
Storie di un Maestro Teatro della Posta Vecchia ( Agrigento);
Il Maestro dei sogni Teatro della Posta Vecchia;
Palermo d’inverno Edizioni Casa Museo Palazzolo Acreide (Siracusa);
Il Cinema, i bambini e la Sicilia Provincia di Palermo;
Musica dai saloni Nuova Ipsa Editore;
Serenate al chiaro di luna Nuova Ipsa Editore;
Merica Merica Viaggio verso il nuovo mondo con Salvatore Ferlita Sciascia Editore;
Sogni e Passioni 60 interviste di vita e cultura Medinova Editore;
Le Avventure di Lino Panno Qanat Editore;
La maestra portava carbone con Salvatore Ferlita Edizioni Torri del Vento 2018;
Il vecchio che rubava i bambini Aulino Editore 2019;
Favara - Storia di una rigenerazione possibile. Foto di Angelo Pitrone con interventi di Salvatore Ferlita, Armando Sichenze, Andrea Bartoli e Giuseppe Maurizio Piscopo.
Edizioni Spazio e Cultura 2019
Ha collaborato per dieci anni con la Rai nel settore radiofonico. La radio che ha appreso a Milano con Michele Straniero e Dario Fo è una delle sue grandi passioni insieme alla scrittura e al Cinema d’Autore.
Maurizio Piscopo è un fabbricante di storie che si collega a Rodari, Lodi; smonta le parole come molle tenendole insieme con tre note della più vecchia fisarmonica della Sicilia, acquistata da un barbiere siciliano emigrato a New York.
Conosce l'inglese e il francese.
Ha collaborato con i registi Salvo Cuccia, Rocco Mortelliti, Rosario Neri.
Il maestro Piscopo ha ricevuto svariati riconoscimenti tra cui: Premio Città di Monreale per la canzone d’Autore 1993; Premio Telamone ad Agrigento.
Nel 2000 ha ricevuto un riconoscimento dal Presidente della Repubblica Ciampi per l’impegno dimostrato nelle scuole a rischio di Palermo.
Recentemente gli è stato attribuito il Premio Buttitta per le tradizioni siciliane, il Premio Unesco, il Premio Palcoscenico, il Premio Mauro Picone a Lercara Friddi, il Premio Alessio Di Giovanni, il Premio Rosa Balistreri unitamente ai componenti della Compagnia Popolare Favarese (Giuseppe Calabrese, Nino Nobile, Paolo Alongi, Domenico Pontillo, Mario Vasile) e il Premio Letterario Magister Vitae, il Premio Arenella, il Premio Gogol ambasciatore del sorriso a San Vito Lo Capo (Resort El Bahia, 19 luglio 2019). È stato finalista nella dodicesima edizione del Premio "Racalmare-Scuola".
Da due anni collabora con il giornale online "Sicilia On Press" diretto da Franco Pullara e con il giornale "Malgrado Tutto" di Racalmuto diretto da Egidio Terrana.
Ha scritto in particolare:
Ha scritto in particolare:
- L’intelligenza mobile: un’altra maniera di leggere i giornali.
- C’era una volta un treno: per abituare i bambini a usare i mezzi pubblici.
- Grand Hotel del Bosco: una severa critica al pochissimo rispetto da parte degli adulti verso l’ambiente.
- Qui Roma: mi passi il direttore.
- Un paese bizzarro: una riflessione allo specchio nella realtà e nella “follia” della provincia siciliana.
- "Carusi di zolfo” insieme a Salvatore Ferlita (in pubblicazione).
Il suo impegno è pedagogico ma soprattutto umano.
Ha collaborato alle iniziative dell’Unicef per i diritti dei bambini e alle battaglie civili per il riscatto della Sicilia.
Ha collaborato alle iniziative dell’Unicef per i diritti dei bambini e alle battaglie civili per il riscatto della Sicilia.
Numerosi intellettuali, giornalisti, musicisti e critici letterari hanno scritto commenti encomiabili su di lui, segno che negli anni è stato apprezzato sia come artista ma anche come persona sensibile, altruista e generoso.
Maria Teresa Conti( La Sicilia)
“Palermo d’inverno” ricorda le vecchie canzoni francesi quelle rese celebri da Juliette Greco ed Edith Piaf. E sui ritmi di quelle melodie creando un’atmosfera che è un misto di tenerezza e struggente malinconia canta l’amore per una città Palermo, troppo spesso rappresentata in negativo”.
“Pinocchio vero” ci scuote per dirci che i sogni spesso diventano incubi per un bambino infelice che soffre per mancanza d’amore in una cella del carcere minorile”.
Francesco Buzzurro( il maggiore chitarrista italiano)
“La forza della musica di Maurizio Piscopo sta proprio nella semplicità e nell’immediatezza con cui veicola messaggi dal valore universale rievocando le atmosfere nostalgiche e struggenti dei caffè parigini”.
Mario Fiorino( Cronache Parlamentari Palermo)
“Piscopo ha trasportato nelle sue canzoni le magiche atmosfere della Ville Lumière che ha vissuto per tre lunghi anni, trasformando Palermo come Parigi, sognata piena di cavalli e carrozze, piena zeppa di fidanzatini alla (Peynet) che si baciano agli angoli delle strade stracolme di fiori profumati”.
Barbara Saporiti(La Repubblica)
“Maurizio Piscopo ha una visione rivoluzionaria del proprio mestiere, fare il maestro vuol dire scuotere le fondamenta di tutta la società. Attrezzare i bambini a leggere tutto criticamente, insegnare loro a difendersi dagli strumenti di prepotenza”.
Gaetano Pennino( Direttore della Casa Museo Antonio Uccello di Palazzolo Acreide).
“La città di Piscopo viene protetta dagli angeli, gli stessi che vegliano sui bambini e, come nel film di Wim Wenders, Il cielo sopra Berlino, con i bambini parlano e si rendono visibili fino a confidare i propri affanni. La semplicità dei suoi versi secondo la migliore tradizione della letteratura per bambini, non perde efficacia nel delineare la complessa problematica di alcuni delicati temi sociali come il disagio nella diversità dell’handicap o il commercio di armi”.
Gaetano Savatteri (Scrittore e Giornalista)
“Per il Maestro Piscopo Palermo è Parigi. D’altra parte, il maestro è uno chansonnier, suona una vecchia fisarmonica comprata a New York per 350 dollari da un barbiere che voleva far ritornare in Sicilia lo strumento che lo aveva accompagnato nel suo viaggio verso gli States e, soprattutto il maestro Piscopo ha gli occhi dei bambini e le orecchie dei vecchi… Piscopo memore della sua infanzia passata nel salone di un barbiere, ha deciso di recuperare le canzoni, gli stornelli, le musiche che i barbieri improvvisavano nelle ore più vuote di clienti, quando staccando dal muro il mandolino e la chitarra, strappavano note dalle corde e canzoni che parlavano della vita di ogni giorno…”
Franco Pullara(Direttore Sicilia On Press)
“Le interviste del maestro Piscopo sono perle. Sono interviste semplici e interessanti presentazioni di personalità di vari settori, dalla cultura, alla medicina, dal cinema al giornalismo, capaci di attirare l’interesse del lettore in pagine scorrevoli e piacevoli”.
Daniela Spalanca( Giornalista e Scrittrice).
“Giuseppe Maurizio Piscopo è sicuramente un cantastorie delle emozioni e dei sentimenti più nobili perché è riuscito a rendere in forma di assonanze poetiche anche testi di canzoni o brani di teatro grazie alla grande musicalità del suo periodare, alla passione per l’arte musicale che ha trasformato le parole in melodie e viceversa, in modo scorrevole, semplice ma anche intenso ed efficace. E’ conosciuto ed apprezzato dal pubblico non soltanto siciliano come il maestro musicista che ha portato in auge il nome della Sicilia e soprattutto della sua Favara, spesso ricordata per fatti di cronaca negativi, facendone un paese idea, quasi un luogo irreale dal quale le sue sapienti mani ed il suo grande cuore hanno saputo attingere il meglio per farne arte pura”.
Felice Cavallaro( Corriere della Sera)
“E sulla strada dei grandi scrittori si cimenta questo prolifico maestro con radici a Favara, la città di Antonio Russello, con le sue interviste, dopo averci narrato l’America. Stessa area e stessa aria di Pirandello, Sciascia, di Camilleri, di Simonetta Agnello Hornby e di tanti altri Autori che trovano ispirazione lungo un percorso ormai noto come La Strada degli Scrittori…”
Salvatore Ferlita ( Scrittore e Critico di Repubblica)
“Maurizio Piscopo è una sorta di pifferaio magico postmoderno. A fargli da flauto la sua passione per la musica, la sua attenzione ai minimi sommovimenti del cuore dei bambini. Per lui l’insegnamento è quasi una vocazione religiosa”.
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Curriculum bilingue
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Curriculum bilingue
Curriculum Vitae
Giuseppe Maurizio Piscopo
Autore di canzoni, musiche e racconti, “fabbricante” di storie cantate dedicate ai bambini di tutto il mondo e soprattutto a quelli che vivono nel dolore. Formatosi nella scuola di Sciascia, Buttitta e Bufalino, sin da ragazzino ha suonato la fisarmonica apprendendo il “mestiere” da un barbiere, Mastro Agostino di Favara, sua città natale, perfezionando la sua arte nei bistrot di Parigi. Con la fisarmonica è riuscito a raccontare la sua Sicilia e le sue tradizioni più antiche e più vere, partendo proprio dal comune di Favara, in provincia di Agrigento, paese dalle tinte forti, a volte crude ma intense. Vanta un curriculum artistico invidiabile e variegato: è stato tra i fondatori del Gruppo Popolare Favarese con Antonio Zarcone che ha fatto conoscere nel mondo le tradizioni popolari della Sicilia attraverso il canto. Da sempre il suo estro e la sua fantasia sono stati stimolati positivamente dalla letteratura e sono numerosissime le composizioni in cui il rapporto fra musica, poesia e letteratura risulta evidente oltre che di fondamentale importanza. In particolare la sua attenzione è stata rivolta ad autori come Pirandello, Sciascia, Gori, Buttitta, Bonaviri, Bufalino. Vanta anche una lunga attività di ricerca, canti e musica popolare del Sud d’Italia.
Curriculum vitae
Giuseppe Maurizio Piscopo
Author of songs, music and stories, sung stories maker for children around the world and especially to those who live in pain. Trained in the school of Sciascia, Buttitta and Bufalino, he has been playing the accordion since he was a boy, learning the "trade" from a barber, Mastro Agostino of Favara, his hometown, perfecting his art in the bistros of Paris. With the accordion he managed to tell his Sicily and its oldest and truest traditions, starting right from the town of Favara, in the province of Agrigento, a country with strong colours, sometimes raw but intense. He boasts an enviable and diversified artistic curriculum: he was one of the founders of the Popular Favarese Group with Antonio Zarcone who made the popular traditions of Sicily known throughout the world through singing. His talent and imagination have always been positively stimulated by literature and there are numerous compositions in which the relationship among music, poetry and literature is evident as well as of fundamental importance. In particular, his attention was paid to authors such as Pirandello, Sciascia, Gori, Buttitta, Bonaviri, Bufalino. He also boasts a long research activity on songs and popular music from Southern Italy.
Pubblicazioni:
TolìTolì con la Fonit Cetra;
Viaggio con Marilena Monti;
Storie di un Maestro Teatro della Posta Vecchia (Agrigento);
Il Maestro dei sogni Teatro della Posta Vecchia;
Palermo d’inverno Edizioni Casa Museo Palazzolo Acreide (Siracusa);
Il Cinema, i bambini e la Sicilia Provincia di Palermo; Musica dai saloni Nuova Ipsa Editore;
Publications:
Tolì Tolì with the Fonit Cetra;
Journey with Marilena Monti;
Stories of a Maestro Teatro della Posta Vecchia (Agrigento);
The Master of Dreams Teatro della Posta Vecchia;
Palermo in winter Editions of the Palazzolo Acreide House Museum (Syracuse);
Cinema, children and Sicily Province of Palermo; Music from the salons Nuova Ipsa Editore;
Serenate al chiaro di luna Nuova Ipsa Editore;
Merica Merica Viaggio verso il nuovo mondo con Salvatore
Ferlita Sciascia Editore;
Sogni e Passioni 60 interviste di vita e cultura Medinova Editore;
Le Avventure di Lino Panno Qanat Editore;
La maestra portava carbone con Salvatore Ferlita Torri del
Vento 2018;
Il vecchio che rubava i bambini Aulino Editore 2019;
Favara Storia di una rigenerazione possibile Foto di Angelo Pitrone con interventi di Salvatore Ferlita, Armando Sichenze, Andrea Bartoli e Giuseppe Maurizio Piscopo.
É maestro elementare al Plesso “Raffaello Lambruschini” di Palermo annesso all’Istituto Comprensivo “Guglielmo Marconi”. Ha collaborato per dieci anni con la Rai nel settore radiofonico. La radio che ha appreso a Milano con Michele Straniero e Dario Fo è una delle sue grandi passioni insieme alla scrittura e al Cinema d’Autore. Ha collaborato con i registi Rosario Neri realizzando con la compagnia popolare favarese le musiche del film Nato a Xibet, con il regista Salvo Cuccia ha registrato lo struggente brano Ellis Island alla fisarmonica nel film La Spartenza tratto dal libro di Tommaso Bordonaro ed ha collaborato con il regista Rocco Mortelliti. Maurizio Piscopo è un fabbricante di storie che si collega a Rodari, Lodi; smonta le parole come molle tenendole insieme con tre note della più vecchia fisarmonica della Sicilia, acquistata da un barbiere siciliano a New York. Conosce due lingue straniere, inglese e francese. Il maestro Piscopo ha ricevuto targhe, riconoscimenti dalle città siciliane: Premio Città di Monreale per la canzone d’Autore 1993, Premio Telamone ad Agrigento. Nel 2000 ha ricevuto un riconoscimento dal Presidente della Repubblica Ciampi per l’impegno dimostrato nelle scuole a rischio di Palermo. Recentemente gli è stato attribuito il Premio Buttitta per le tradizioni siciliane, il Premio Unesco 2005, il Premio Palcoscenico, il Premio Mauro Picone a Lercara Friddi, Alessio Di Giovanni, Il Premio Rosa Balistreri unitamente ai componenti della Compagnia Popolare Favarese [Giuseppe Calabrese, Nino Nobile, Paolo Alongi, Domenico Pontillo] e il Premio Letterario Magister Vitae, Premio Arenella, finalista Premio Racalmare Scuola dodicesima edizione.
Da due anni collabora con il giornale online Sicilia On Press diretto da Franco Pullara e con il giornale Malgrado Tutto di Racalmuto diretto da Egidio Terrana.
Ha scritto in particolare:
- - L’intelligenza mobile: un’altra maniera di leggere i giornali;
- - C’era una volta un treno: per abituare i bambini a usare i mezzi pubblici;
Serenades in the moonlight Nuova Ipsa Editore;
Merica Merica Journey to the new world with Salvatore Ferlita
Sciascia Editore;
Dreams and Passions 60 life and culture interviews Medinova Editore;
The Adventures of Lino Panno Qanat Editore;
The teacher brought coal with Salvatore Ferlita Torri del
Vento 2018;
The old man who stole children Aulino Editore 2019;
Favara History of a possible regeneration Photo by Angelo Pitrone with speeches by Salvatore Ferlita, Armando Sichenze, Andrea Bartoli and Giuseppe Maurizio Piscopo.
He is a primary teacher at the "Raffaello Lambruschini" schoolin Palermo annexed to the "Guglielmo Marconi" Comprehensive School. He collaborated for ten years with Rai in the radio sector. The radio he learned in Milan with Michele Straniero and Dario Fo is one of his great passions together with writing and author's cinema. He collaborated with the directors Rosario Neri creating the music of the film Born in Xibet with the popular company of Favara, with the director Salvo Cuccia he recorded the poignant song Ellis Island on the accordion in the film La Spartenza based on the book by Tommaso Bordonaro and he collaborated with the director Rocco Mortelliti. Maurizio Piscopo is a story maker who connects to Rodari, Lodi; he disassembles the words as springs holding them together with three notes of the oldest accordion in Sicily, purchased by a Sicilian barber in New York. He knows two foreign languages, English and French. Maestro Piscopo received plaques, awards from Sicilian cities: City of Monreale Prize for the songwriter 1993, Telamone Prize in Agrigento. In 2000 he received an acknowledgment from the President of the Republic Ciampi for his commitment to schools at risk in Palermo. Recently he was awarded the Buttitta Prize for Sicilian traditions, the Unesco Prize 2005, the Stage Prize, the Mauro Picone Prize to Lercara Friddi, Alessio Di Giovanni, the Rosa Balistreri Prize together with the members of the Compagnia Popolare Favarese [Giuseppe Calabrese, Nino Nobile, Paolo Alongi, Domenico Pontillo, Mario Vasile] and the Magister Vitae Literary Prize, Arenella Prize, finalist Racalmare Scuola Prize twelfth edition.
For two years he collaborated with the online newspaper Sicilia On Press directed by Franco Pullara and with the newspaper Malgrado Tutto di Racalmuto directed by Egidio Terrana.
He wrote in particular:
- Mobile intelligence: another way of reading newspapers;
- Once upon a time there was a train: to get children used to using public transport;
- Grand Hotel del Bosco: una severa critica al - pochissimo rispetto da parte degli adulti verso
l’ambiente; -
Grand Hotel del Bosco: a severe criticism of the very little respect by adults for the environment;
Here Rome: pass me the director;
A bizarre country: a reflection in the mirror in reality and in the "madness" of the Sicilian province; "Sulfur carusi" is being published together with Salvatore Ferlita.
- - Qui Roma: mi passi il direttore;
- - Un paese bizzarro: una riflessione allo specchio nellarealtà e nella “follia” della provincia siciliana;
- - È in via di pubblicazione: “Carusi di zolfo” insieme aSalvatore Ferlita.Il suo impegno è pedagogico ma soprattutto umano. Ha collaborato alle iniziative dell’Unicef per i diritti dei bambini e alle battaglie civili per il riscatto della Sicilia.Numerosi intellettuali, giornalisti, musicisti e critici letterari hanno scritto commenti encomiabili su di lui, segno che negli anni è stato apprezzato sia come artista ma anche come persona sensibile, altruista e generoso.Maria Teresa Conti (La Sicilia)“Palermo d’inverno” ricorda le vecchie canzoni francesi quelle rese celebri da Juliette Greco ed Edith Piaf. E sui ritmi di quelle melodie creando un’atmosfera che è un misto di tenerezza e struggente malinconia canta l’amore per una città Palermo, troppo spesso rappresentata in negativo”.Gabriella Bruccoleri (Settimanale La Mela)“Pinocchio vero” ci scuote per dirci che i sogni spesso diventano incubi per un bambino infelice che soffre per mancanza d’amore in una cella del carcere minorile”.Francesco Buzzurro (il maggiore chitarrista italiano)“La forza della musica di Maurizio Piscopo sta proprio nella semplicità e nell’immediatezza con cui veicola messaggi dal valore universale rievocando le atmosfere nostalgiche e struggenti dei caffè parigini”.Mario Fiorino (Cronache Parlamentari Palermo)“Piscopo ha trasportato nelle sue canzoni le magiche atmosfere della Ville Lumière che ha vissuto per tre lunghi anni, trasformando Palermo come Parigi, sognata piena di cavalli e carrozze, piena zeppa di fidanzatini alla (Peynet) che si baciano agli angoli delle strade stracolme di fiori profumati”.
- -
His commitment is pedagogical but above all human. He collaborated in UNICEF initiatives for children's rights and in civil battles for the redemption of Sicily.
Numerous intellectuals, journalists, musicians and literary critics have written commendable comments about him, a sign that over the years he has been appreciated both as an artist but also as a sensitive, selfless and generous person.
Maria Teresa Conti (La Sicilia)
“Palermo in winter” reminds the old French songs that were made famous by Juliette Greco and Edith Piaf. Following the rythms of those melodies and creating an atmosphere made by moving melancholy and tenderness, he sings love for Palermo, that is very often portrayed in a negative way.
Gabriella Bruccoleri (La Mela magazine)
“The true Pinocchio”shakes us to say that dreams often can become nightmares for an unhappy child suffering from lack of love while he is closed in a cell of the juvenile prison.
Francesco Buzzurro (One of the best Italian guitar player)
Maurizio Piscopo’s music finds its strength just in the simplicity and in the rapidity he uses to transmit messages with an universal value recalling the nostalgic an moving atmospheres of the Parisian cafè.
Mario Fiorino (Cronache Parlamentari Palermo)
“Piscopo brought in his songs the magic atmospheres of the Ville Lumiere that the lived for 3 years; he changed Palermo as Paris, that he dreamt full of horses and carriages, full of engaged young people, (Like Peynet) kissing at the corners of the streets full of perfumed flowers”.
Barbara Saporiti (La Repubblica)
Barbara Saporiti (La Repubblica)
“Maurizio Piscopo ha una visione rivoluzionaria del proprio mestiere, fare il maestro vuol dire scuotere le fondamenta di tutta la società. Attrezzare i bambini a leggere tutto criticamente, insegnare loro a difendersi dagli strumenti di prepotenza”.
Gaetano Pennino (Direttore della Casa Museo Antonio Uccello di Palazzolo Acreide).
“La città di Piscopo viene protetta dagli angeli, gli stessi che vegliano sui bambini e, come nel film di Wim Wenders, Il cielo sopra Berlino, con i bambini parlano e si rendono visibili fino a confidare i propri affanni. La semplicità dei suoi versi secondo la migliore tradizione della letteratura per bambini, non perde efficacia nel delineare la complessa problematica di alcuni delicati temi sociali come il disagio nella diversità dell’handicap o il commercio di armi”.
Gaetano Savatteri (Scrittore e Giornalista)
“Per il Maestro Piscopo Palermo è Parigi. D’altra parte, il maestro è uno chansonnier, suona una vecchia fisarmonica comprata a New York per 350 dollari da un barbiere che voleva far ritornare in Sicilia lo strumento che lo aveva accompagnato nel suo viaggio verso gli States e, soprattutto il maestro Piscopo ha gli occhi dei bambini e le orecchie dei vecchi... Piscopo memore della sua infanzia passata nel salone di un barbiere, ha deciso di recuperare le canzoni, gli stornelli, le musiche che i barbieri improvvisavano nelle ore più vuote di clienti, quando staccando dal muro il mandolino e la chitarra, strappavano note dalle corde e canzoni che parlavano della vita di ogni giorno...”
Franco Pullara (Direttore Sicilia On Press)
“Le interviste del maestro Piscopo sono perle. Sono interviste semplici e interessanti presentazioni di personalità di vari settori, dalla cultura, alla medicina, dal cinema al giornalismo, capaci di attirare l’interesse del lettore in pagine scorrevoli e piacevoli”.
Daniela Spalanca (Giornalista e Scrittrice).
“Giuseppe Maurizio Piscopo è sicuramente un cantastorie delle emozioni e dei sentimenti più nobili perché è riuscito a rendere in forma di assonanze poetiche anche testi di canzoni o brani di teatro grazie alla grande musicalità del suo periodare, alla passione per l’arte musicale che ha trasformato le parole in melodie e viceversa, in modo scorrevole, semplice ma anche intenso ed efficace. É conosciuto ed apprezzato dal pubblico non
“Maurizio Piscopo has a revolutionary vision of his job, being a teacher means shaking the foundations on the entire society. Equiping children to read everything in a critic way, teaching them how to defend themselves from arrogance tools”.
Gaetano Pennino (Director of The House - Museum Antonino Uccello - Palazzolo Acreide).
“Piscopo’s city protected by angels, the same angels that watch over the children, and, as in Wim Wenders movies, The sky over Berlin, they talk to the children that are allowed to see them and to listen to their grief. The simplicity of his verses according to the best children literature tradition, never loses efficacy when it outlines the complexity of some social arguments as the discomfort of handicap diversity of the weapons trade”.
Gaetano Savatteri (Writer and Journalist)
“According to Teacher Piscopo, Palermo is Paris. After all, the teacher is a chansonnier, he plays an old accordion bought in New York for 350 Dollars by a barber who wanted to make its accordion come back to Sicily, it was with him during his travel to the States, but above all teacher Piscopo has got the children’s eyes and the old people’ s ears... Piscopo, remembering his childhoos spent in a barber’s salon, decided to recover folk songs and music that barbers improvised when they didn’t have customers, in those moments they used to take their mandolins and their guitars form the wall, singing and playing songs that told about everyday life”
Franco Pullara (Director of Sicily On Press)
“Teacher Piscopo’s interviews are like pearls. They are simple interviews an interesting presentations of personalities from different sectors, from culture, medicine, cinema, journalism, people, who are able to attract the readre’s attention with pleasant and fluid pages.
Daniela Spalanca (Writer and Journalist)
Giuseppe Maurizio Piscopo is certainly storyteller of the most worthy emotions and feelings since he was able to change in poetry assonance also songs texts or theatre pieces thanks to the great musicality of his making phrases, thanks to his passion towards music that changed words in music and music in words, in a moving and simple but even intense and efficient way. He is well known and admired not only by the Sicilian
soltanto siciliano come il maestro musicista che ha portato in auge il nome della Sicilia e soprattutto della sua Favara, spesso ricordata per fatti di cronaca negativi, facendone un paese idea, quasi un luogo irreale dal quale le sue sapienti mani ed il suo grande cuore hanno saputo attingere il meglio per farne arte pura”.
Felice Cavallaro (Corriere della Sera)
“E sulla strada dei grandi scrittori si cimenta questo prolifico maestro con radici a Favara, la città di Antonio Russello, con le sue interviste, dopo averci narrato l’America. Stessa area e stessa aria di Pirandello, Sciascia, di Camilleri, di Simonetta Agnello Hornby e di tanti altri Autori che trovano ispirazione lungo un percorso ormai noto come La Strada degli Scrittori...”
Salvatore Ferlita (Scrittore e Critico di Repubblica)
“Maurizio Piscopo è una sorta di pifferaio magico postmoderno. A fargli da flauto la sua passione per la musica, la sua attenzione ai minimi sommovimenti del cuore dei bambini. Per lui l’insegnamento è quasi una vocazione religiosa”.
audience like the musician teacher who brought to the top the Sicilian name an above all of his native village Favara, that is often known for negative facts, he made Favara a idea village, almost an unreal place from which his wisw hands and his great heart were able to gain the best to transform everything in pure art.
Felice Cavallaro (Corriere della Sera)
“This prolific teacher who was born in Favara, the same city of Antonio Russello, like the great writers, he deals with his interviews, after telling us about America. It’s the same area of Pirandello, Sciascia, Camilleri, of Simonetta Agnello Hornby and many other great writers who had found their talent along a way known as The Wiriters Road...”
Salvatore Ferlita (Writer and critic from Repubblica)
“Maurizio Piscopo is like a postmodern magic piper. His flute is his passion for music, his attention to the small motion of the children’s heart. Teaching is for him almost a religious vocation.
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Foto
dall'Archivio di Giuseppe Maurizio Piscopo
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| I barbieri di Roccapalumba. Ph Salvatore Fazio |
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| Foto teatro Asti nello spettacolo Barberia. |
| Con Piero Carbone a Racalmuto. Ph Angelo Pitrone |
A Matera
Foto di Angelo Pitrone
ATTIVITA'
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| Repubblica - Palermo, domenica 11 agosto 2019 |
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| Disegno di Tiziana Viola Massa per il racconto Il vecchio che rubava i bambini |
Un riconoscimento dalla sua Favara
Premio benemerenza " Città di Favara" Al Maestro Giuseppe Maurizio Piscopo.
Motivazione:
" Cantastorie nobile, per aver saputo realizzare attraverso le sue produzioni artistiche una visione magica, quasi surreale, della società contemporanea partendo dai valori primari dell'uomo, fino ad arrivare a toccare la parte più intima di qualsiasi inconsapevole spettatore. Grazie alla sua grande passione per la musica , la scrittura, le tradizioni popolari e l'innata vocazione all'insegnamento, con maestria e dedizione promuove da tanti lustri la cultura e le tradizioni popolari, che gli hanno permesso di conquistare con semplicità un posto di rilievo nel panorama artistico-culturale e di portare alla ribalta nazionale la Sicilia e Favara, sua città di origine, in occasione delle innumerevoli esibizioni musicali e nella realizzazione di ogni produzione artistica".
Favara, 27 Dicembre 2017 Il Sindaco Anna Alba
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| Da sx: Anna Alba, Maurizio Piscopo e Lillo Attardo. |
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