sabato 15 giugno 2019

SAM CINO, ORIUNDO RACALMUTESE, DESIGNATO CITTADINO CANADESE ITALIANO DELL'ANNO 2019.

Congratulazioni!


FONDAZIONE "VEDOVA" A VENEZIA. Visite reali e visite virtuali

Girando, o girovagando, per Venezia, una vetrina e una locandina tra le tante hanno attirato la mia attenzione, erano legate entrambe al nome del famoso artista Emilio Vedova, all'omonima Fondazione e a una mostra in corso. 

Purtroppo non sono riuscito a visitarle, tutto non si può in un paio di giorni, visitai però una installazione ai Magazzini del sale: al ritorno a Palermo  avrei appreso che erano collegati alla Fondazione Vedova, ma avrei appreso tante altre cose, virtuose, su come è organizzata e cosa fa la Fondazione  Emilio e Annabianca collegandomi al sito https://www.fondazionevedova.org di cui vale la pena riportare alcune schermate. 

Ancora di più avrei capito cosa è una Fondazione culturale scaturendone l'ovvia considerazione che ci sono Fondazioni e Fondazioni quando non sono, come conia qualche malalingua, azzeccando, affondazioni.

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Foto n. 1, 2, 3, 4, 5 ©piero carbone

Le altre immagini sono ricavate in screen shot dal sito https://www.fondazionevedova.org


venerdì 14 giugno 2019

L'INTERVISTA DI ZIMMERHOFER SULLA FONDAZIONE SCIASCIA NEL 1997, MADRE DI TUTTE LE POLEMICHE. Tra passato e... presente

l'inchiesta
anno I n. 19
20/26 agosto 1997
Direttore responsabile Giulio Ambrosetti












Nota

All'origine di questo articolo ci sta la curiosità e l'interessamento di Wernel Ekl , un giovane regista tedesco innamorato della Sicilia e trapiantatosi a Palermo: quando intuì la mia delusione circa la gestione della Fondazione Sciascia al mio paese, che è Racalmuto, mi condusse nella redazione dell'Inchiesta, il combattivo periodico diretto e animato da un giornalista fuori dal coro, Giulio Ambrosetti, che,  con un manipolo di giovani giornalisti con fiuto di indagatori, e idealisti, conduceva battaglie inaudite, come I Siciliani di Fava a Catania insomma: le inchieste del coraggioso giornale, con pochi mezzi e tanto entusiasmo, esploravano territori da altri ignorati o prudentemente taciuti. 

Lo stesso Zimerhofer - ricordo -  appena il giornale era pronto, lo promuoveva attaccando per la città le locandine che lo pubblicizzavano col lo scotch. Poesia del giornalismo, insomma. Ma la poesia e il romanticismo col giornalismo si scontrano ferocemente, e infatti l'Inchiesta dopo una vita difficile ha chiuso i battenti. 
Va dato merito al giornalista  Giulio Ambrosetti  (giornalista poeta? romantico? chissà! giornalista di stoffa sicuramente) per avere lasciato traccia di fatti e comportamenti di pubblico interesse altrimenti passati in silenzio e ignorati, chiave interpretativa per aiutare a capire fatti e comportamenti che sono puntualmente, e qualche volta tristemente, seguiti.

Ricordo che andai a ritirare il giornale a Canicattì e al ritorno in paese Carmelo Gueli,  zolfataro, Lu Pipinu, politico di lungo corso, e altri amici, estimatori e curiosi piazzaioli  mi aspettavano ansiosi perché si era avuto sentore in paese che sarebbe arrivata la "bomba". La bomba arrivò, suscitò dibattiti, critiche, un politico dal marciapiede e dal drappello opposto a quello dove io mi trovavo, agitando le mani, poco letterariamente lanciò profezie alla Vittorio Alfieri, a me dirette: "Verrà un giorno!".
Era una minaccia?


All'articolo-bomba ( a quel tempo era impensabile dir male di Garibaldi e sollevare la benché minima  "ombra" su alcuni personaggi e su alcune cose ritenute "sacre" e fuori da ogni critica)  su l'Inchiesta seguì, a tambur battente, la replica piccata di Aldo Scimè, che allora era una potenza e ricopriva diversi, prestigiosi incarichi tra Racalmuto e Palermo (venivo apostrofato come "informatore"), ci fu la controreplica del giornale, ci furono le amare considerazioni di Salvatore Di Marco, la precisazione sul costo inferiore del sistema di allarme, e tutto  subito dopo ripiombò nell'inattivo silenzio. Fino alla polemica successiva. 

Intanto, mentre alcuni lucravano sul nome di Sciascia, sotto diversi aspetti e in diversi modi, incominciava a imbastirsi il racconto intorno alla Fondazione Sciascia di quelli che erano a favore e di quelli che erano contro. Categorie gestite in un certo modo per tanto tempo fino ai nostri giorni in cui assistiamo al ribaltamento di quelle categorie appioppate falsamente alle persone sbagliate. 
Gli eventi susseguenti avrebbero richiamato il monito che si leggeva sul frontespizio del Manicomio di Agrigento e che si sarebbe potuto apporre sulla facciata della Fondazione Sciascia" Non tutti lo sono, non tutti ci sono", facendo riferimento questa volta, in parafrasi, alla categoria degli "sciasciani".  Piero Carbone

P. S.
Istanza protocollata al n. 17 del 18/07/2014 per avere copia dei verbali delle sedute del consiglio di amministrazione della Fondazione Sciascia a cui ho partecipato come membro di diritto in quanto assessore alla cultura pro tempore del comune di Racalmuto. Attendo ancora uno straccio di risposta. In riferimento al dibattito attuale, fondatamente, vorrò fare le mie considerazioni su ciò che  è stato trascritto o non trascritto delle mie dichiarazioni di allora.



giovedì 13 giugno 2019

UNA SICILIA AD HAMILTON. In fotomontaggio sulla facciata della stazione ferroviaria

Stazione di Hamilton. 
Fotomontaggio con la Sicilia "luminariata" di Domenico Pellegrino


Le luminarie sono le fantasiose composizioni di luci solitamente realizzate su supporto ligneo
adoperate per illuminare edifici strade piazze in occasione di feste e solennità  civili o religiose 
per renderle ancor più festose e solenni.  

Domenico Pellegrino ne ha fatto un'autonoma forma d'arte, sganciata dall'originaria finalità festosa, laica o religiosa, per illuminare in qualsiasi tempo dell'anno luoghi o idee inusitate talché le luci distribuite nelle varie forme diventano simbolo. 

Così la sua Sicilia o forma di Sicilia con luminarie esposta a Leonforte, a Capo D'Orlando, a Valverde, a Palazzo De Seta e a Palazzo Branciforti in Palermo, a Lampedusa calata nel mare quasi a risarcire con una visione della Sicilia coloro che naufragano e non riescono ad approdare alla "terra promessa" o ritenuta tale. 

Ma io, quando nei primi di giugno l'ho vista esposta in una delle sale di Palazzo Zenobio alla Biennale di Venezia, ho pensato alla situazione opposta di chi dalla Sicilia si allontana  in cerca di una più generosa terra promessa e questa volta è la Sicilia che segue e insegue chi l'abbandona per un ultimo abbraccio, per un rinnovato invito a restare.  


Una Sicilia, la loro Sicilia, che li accompagna nel loro tragitto fino a destinazione dove finalmente, divincolatisi da nostalgie e rimpianti,  lasciano alle spalle il luogo che li ha visti arrivare, che li ha accolti,  e intraprendono un nuovo cammino nella nuova terra per un nuovo destino. 

La Sicilia, l'idea luminosa di Sicilia, trasfigurata  ormai in ricordo mitico, non ritorna indietro rassegnata, ma rimane, invisibile, fossilizzata e splendente, come un nume tutelare, nel luogo dove sono arrivati i siciliani, porto o stazione ferroviaria che sia.

Ho pensato alla Germania, alla Francia, al Belgio, agli Stati Uniti, all'America "ngilina", latina cioè, ho pensato al Canada, ad Hamilton, dove massicciamente sono arrivati tanti siciliani, fino a formare una comunità di ventimila discendenti di emigrati racalmutesi, e ho immaginato che una delle tante Sicilie illuminate e luminose di Domenico Pellegrino  si fosse posata e fermata sulla facciata della stazione ferroviaria di Hamilton. Per le ragioni che sappiamo. 






"Cosmogonia" di Domenico Pellegrino.
Metallo zincato dipinto ad olio.
Luci Led luminaria 3x2 metri
installata a:
Leonforte
Palazzo De Seta

Palazzo Branciforti
Fondazione Banco di Sicilia

Palazzo De Seta


Valverde Catania

Lampedusa
Capo D'Orlando
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Esposizione alla Biennale di Venezia






Ringrazio  Joe Baiardo e Anthony Macaluso per le foto della Stazione ferroviaria di Hamilton;
per il fomontaggio  è stata utilizzata quella d'insieme fornitami da Anthony Macaluso.

Le foto con le varie installazioni della Sicilia sono di  Domenico Pellegrino. Quelle relative ala Biennale di Venezia sono mie