Blog di Piero Carbone (da Racalmuto, vive a Palermo). Parole e immagini in "fricassea". Con qualche link. Sicilincónie. Sicilinconìe. Passeggiate tra le stelle. Letture tematiche, tramite i tags. Materiali propri, ©piero carbone, o di amici ospiti indicati di volta in volta. Non è una testata giornalistica. Regola: se si riportano materiali del blog, citare sempre la fonte con relativo link. Contatti: a.pensamenti@virgilio.it Commenti (non anonimi). Grazie
domenica 10 novembre 2019
IL MURO DI BERLINO RICORDATO CON UNA CANZONE Testo e musica di Piero Ca...
FACÌTILI PASSARI Cadì lu muru di Berlinu Testo e musica di Piero Carbone I Cadì lu muru di Berlinu. Pirchì ancora rijnu mura? Na vota mura pi un nesciri E ora mura pi un trasiri. Cadì lu muru di Berlinu, cadì, Cadì lu muru di cimentu, cadì. Cadì lu muru di la storia cadì. Pirchì un muru nuovu ora nascì? Rit.: È un hiumi (3 volte) Cu lu voli firmari Lu muru voli fari. (2 volte) È un hiumi. II Lu filu è tuttu spinatu, sì, C’è cu si strazza li mani, già. Lu sangu scula e nun pottiru Li picciliddri jucari, no Cadì lu muru di Berlinu, cadì, Cadì lu muru di cimentu, cadì. Cadì lu muru di la storia cadì. Pirchì un muru nuovu ora nascì? Rit. III Li mura fatti di l’uomini Muntagni sunnu e si vidinu. Superbia e odiu si squaglianu, Cartuni, nenti addiventanu, Cadì lu muru di Berlinu, cadì, Cadì lu muru di cimentu, cadì. Cadì lu muru di la storia cadì. Pirchì un muru nuovu ora nascì? Rit. IV A Cipru un muru ancora c’è, A li Putenti cummeni, se, Cummeni a tanti e nun parlanu, Su farsi e l’uocchi si chiujnu. Cadì lu muru di Berlinu, cadì, Cadì lu muru di cimentu, cadì. Cadì lu muru di la storia cadì. Pirchì un muru nuovu ora nascì? Rit. V Nascì un muru miricanu. Nun passi, tu, si missicanu! Pirchì sti mura munnu munnu Ca passapuorti un ci nni vuonnu! Cadì lu muru di Berlinu, cadì, Cadì lu muru di cimentu, cadì. Cadì lu muru di la storia cadì. Pirchì un muru nuovu ora nascì? Ritornello finale: È un hiumi. (3v) Lu hiumi di la storia Nun si pò ma’ arristari. Livati sti mpidugli Facìliti passari. (3 volte: la seconda volta in crescendo, la terza volta quasi gridato). È un hiumi. (3 volte o più, a sfumare) N.B. Hiumi o çiumi o sciumi: si può pronunciare nella varietà dialettale prescelta. Testo e musica depositati ©Pietro Carbone TESTO POETICO ORIGINARIO: facitili passari! “Accuso le voci della paura che invitano a costruire muri.” Mark Zuckerberg, aprile 2016 Cadì lu muru di Berlinu. Pirchì ancora rijnu mura? Na vota, mura pi un nesciri nca! ora, mura pi un trasiri. Arrugginutu è lu filu spinatu, li piccilidri si strazzanu li mani: scula sangu e nun ponnu jucari. Mura, e mori la cuscenza. Ma chi faciti? C’è cu li voli firmari! Ca va fari un muru o lu filu spinatu? E’ un hiumi, lu hiumi di la storia. Nun si po’ arristari. Facitili passari! * LASCIATELI PASSARE. È caduto il muro di Berlino. / Perché ancora alzano muri? / Una volta, muri per non uscire / e già! ora, muri per non entrare. / Arrugginito è il filo spinato, / i bambini si feriscono le mani: / gocciola sangue e non posono giocare. / Muri, e muore la coscienza. / Ma che combinate? / C’è chi li vuole fermare! / Che può fare un muro / o il filo spinato? / E’ un fiume, / il fiume della storia. / Non si può arrestare. / Lasciateli passare! Let them in! I accuse the voices of fear That invite us to build walls. Mark Zuckerberg, April 2016 The Berlin wall came down. Why build other walls? Once, there were walls to keep people in, Now they’re made to keep people out. The barbed wire is all rusty: Children tear their hands on it, Blood pours out and they cannot play. Build walls and the conscience dies. What are you doing? Are there folks who want to stop them, That build walls Or put barbed wire on it? It is a river, The river of history. It can’t be stopped. Let them in. traduzione inglese ©Gaetano Cipolla
sabato 9 novembre 2019
IOLANDA SALEMI RECENSISCE "L'UOMO CHE EBBE DUE FUNERALI". Sulla rivista "Lumìe di Sicilia", novembre 2019, direttore Mario Gallo
RECENSIONE
L'uomo che ebbe due funerali
di Piero Carbone ( Aulino Editore )
Collana Coupe de foudre
Collana Coupe de foudre
Piero Carbone è uno studioso di storia e di cultura popolare, nasce come poeta e l'animo di poeta mirabilmente, mette in tutti i suoi scritti, in questo racconto si rivela storico raffinato mettendo in evidenza un episodio di storia locale, infarcendolo anche di fantasia e sagacia.
Il racconto è tratto da una storia reale, facile riconoscere in quella Racalò, il nostro paese, Racalmuto, prende le mosse da un personaggio realmente esistito, Ferdinando Martino, nato a Racalmuto nel 1818, e vissuto a Racalmuto, dove ricoprì cariche pubbliche, egli fu membro della corte protomedica e della deputazione sanitaria. Ebbe a cuore la salute dei suoi concittadini, infatti, arricchitosi con lo sfruttamento delle miniere, destinò per testamento tutto il suo patrimonio alla costruzione dell' ospedale.
L' ospedale fu ubicato nell'ex convento dei carmelitani, dopo che le Leggi del 1866 avevano destinato le strutture religiose ad usi civili, (in virtù di queste Leggi il seicentesco convento delle clarisse, tutt'oggi ospita gli uffici del Municipio di Racalmuto).
L'incipit di questo racconto “ L'uomo che ebbe due funerali” è molto cinematografico, sembra il prologo di uno di quei film western, con la bara di tavole grezze, solitaria, al centro dell'assolata piazza. Il titolo è esplicativo, già si intuisce tutta la vicenda.
Nella descrizione del funerale c'è tutta la logica popolare dominata dall'interesse economico. Don Ferdinando, che in vita aveva ricevuto il disprezzo dei concittadini, a causa della sua avarizia, disprezzo che si era tradotto in un funerale anonimo e deserto, adesso che si è scoperto benefattore è degno di esequie regali ed il suo feretro viene additato come esempio di grande umanità.
Com'è labile l'opinione popolare! e come è facilmente influenzabile! Piero Carbone ha il pregio di far sentire al lettore tutto questo in un racconto di poche pagine.
Il funerale della Misericordia dell' Itria era il massimo onore che poteva ricevere don Firdinannu; ed infinita misericordia ha avuto in vita don Firdinannu quando ha deciso di far costruire l'ospedale, per salvare la vita ai suoi concittadini, che tanti ne morivano per mancanza di cure e in situazioni di urgenza, molti non riuscivano ad arrivare all'ospedale di Girgenti.
Il racconto mette in luce i meccanismi profondi e le dinamiche economiche che dominano la mentalità popolare dell'entroterra siciliano, nella società di fine Ottocento. Appunto per questo, leggendo mi è venuto in mente un grande scrittore siciliano, che questi temi ha affrontato in tante sue opere, specialmente in “La Roba”, Verga con il suo Mazzarò, che tanti punti in comune ha con don Firdinannu, durante la vita, mentre nella morte hanno un epilogo diverso. Mazzarò è irriducibile fino alla morte e non riesce a spezzare il suo legame con la roba, che rappresenta il materialismo terreno, invece don Firdinannu si redime in uno slancio inaspettato di generosità. Questo atto finale è come la ginestra di Leopardi, che spunta dopo l'eruzione e rappresenta la speranza per l'umanità.
Come per il Mazzarò verghiano, anche per Ferdinando, la ricchezza e il possesso dei beni terreni non gli assicurano il rispetto sociale, neanche dopo la morte riesce a ricevere la pietà di un funerale. Solo dopo l'apertura del testamento si ha una vera e propria redenzione, in quanto ritorna a vivere nel rispetto della gente.
Il ritmo del racconto è lento calmo e flemmatico, come è il carattere arabo dei suoi concittadini, è come un ragionare in un meriggio d'estate nella penombra delle persiane accostate.
Nel referendum popolare sulla collocazione della statua e sul piedistallo, si legge la polemica sorta sulla statua bronzea di Leonardo Sciascia, collocata sul marciapiede. Anche i commenti della gente, virgolettati, sono reali e così le peripezie della statua, impacchettata e messa in deposito.
Ma dopo gli entusiasmi iniziali, la statua di don Firdinannu, da memento alla grandezza dell'animo umano, diventa un ingombro; la memoria popolare è corta riguardo ai suoi benefattori.
Il racconto di Piero Carbone è uno spaccato di vita cittadina ed una sottile analisi della mentalità della società di un paesino siciliano di fine ottocento, ma che nei principi e nelle forme non si discosta dall'attuale società. Ha il ritmo suadente del racconto popolare di matrice verista.
E' il classico racconto che i nonni raccontavano ai nipoti nelle sere d'inverno intorno al braciere e quando veniva meno il ricordo il narratore sopperiva con la fantasia, aggiungendo particolari tratti dalla vita reale. Lo stesso fa Piero Carbone nel suo racconto che ci intrattiene piacevolmente, fornendo ricordi e spunti di riflessione, nel complesso fornisce un'analisi impietosa dell'animo umano.
IOLANDA SALEMI
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giovedì 7 novembre 2019
IL MIO "GIARDINO DELLA DISCORDIA" CITATO NEL NUOVO LIBRO DI FELICE CAVALLARO "SCIASCIA L'ERETICO"
Ancora non ho avuto li libro di Cavallaro tra le mani, ringrazio l'amico che in occasione della presentazione del libro ieri alla Feltrinelli di Palermo si è imbattuto nella citazione e me l'ha voluta comunicare inviandomi il testo fotografato.
Citazione a pag 41 di un passo tratto da "IL GIARDINO DELLA DISCORDIA. Racalmuto nella Sicilia dei Whitaker" , Coppola editore, Trapani 2006, nel nuovo libro di Felice Cavallaro, "SCIASCIA L'ERETICO", Solferino editore, Milano 2019
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| http://www.solferinolibri.it/libri/sciascia-leretico/ |
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Presentazione del libro "Sciascia l'eretico" di Felice Cavallaro
https://www.facebook.com/events/427634584616194/ |
mercoledì 6 novembre 2019
TRENTA E DUE VENTOTTO, VENTINOVE E UNO TRENTA. Numeri di Smaragdos per Sciascia
SMARAGDOS, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito
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