giovedì 18 maggio 2017

GLI ARCHI DI SAN CIRO E I GIGANTI DI MONTE GRIFONE. Annotazioni di Rosanna Pellerito. Traduzione di Mariella Ferraro

"Palermo apre le porte".
L'Istituto Comprensivo " Maredolce" adotta la Chiesa di San Ciro






SUL MONTE GRIFONE E GLI ARCHI DI SAN CIRO
di Rosanna Pellerito

A: La chiesa di S. Ciro si trova alle pendici di Monte Grifone, precisamente alla base di Pizzo Sferrovecchio.

B: Il Monte Grifone , 832m,  è il rilievo calcareo che chiude a sud la Piana di Palermo: si erge panoramicamente a terrazza naturale su Palermo e sulla Conca d’Oro, alle sue pendici si estendono il Parco della Favara e le borgate Croceverde-Giardina, Belmonte Chiavelli, Santa Maria di Gesù e Ciaculli.  

A1: Il nome del monte è dovuto alla antica presenza di una colonia nidificante di grifoni (Gyps fulvus: grosso avvoltoio carnivoro on un’apertura alare massima di  280 cm), sterminata ed estinta durante la metà del novecento, a causa dell’uso di bocconi di carne avvelenata, utilizzati nella campagna regionale di lotta alla volpe.

B1: In questa zona fin dalla antichità vi erano abbondanti acque sorgive che fuoriuscivano dalle vicine grotte: infatti, Monte Grifone racchiude una delle più ricche falde idriche dei Monti di Palermo.

A2: In periodo medievale la sorgente principale era chiamata al-Fawara al-kabira   (la “sorgente grande” che ribolle) per distinguerla da un’altra, di minore portata che si trova più ad Est, detta Fawara al-seghira (la “sorgente piccola”) oggi denominata Favarella.

B2: A testimonianza dell’antico impianto idraulico è possibile ammirare ancora oggi i ‘’Tre archi’’ di età araba-normanna- posti in corrispondenza di una piccola grotta- che servivano a far confluire le acque dalle sorgenti del Monte Grifone, verso il lago di Maredolce, attorno al Castello della Favara, la residenza di campagna dell’emiro Giafar.



A3: Dal punto di vista vegetale, il paesaggio risente delle intense utilizzazioni del passato e dei frequenti incendi: come conseguenza si è avuta la distruzione della preesistente vegetazione legnosa.

B3: Oggi il paesaggio è costituito prevalentemente da una prateria ad Ampelodesma (grossa graminacea cespugliosa, che si diffonde in terreni sfruttati e molto degradati, le cui foglie, lunghe e tenaci, vengono tuttora utilizzate da artigiani per impagliare le sedie e per produrre cordami) e da conifere estranee al territorio (generi Pinus, Cupressus, ecc.), introdotte da interventi di riforestazione ad impianti artificiali.

A4: Dal punto di vista geologico, Monte Grifone è costituito da rocce calcaree, che lasciano spazio in basso a calcareniti e detriti di falda.
Nella parete rocciosa ad ovest della chiesa si trovano alcune grotte naturali di origine carsica. Nella più grande di queste, nota con il nome di Grotta di San Ciro, sono stati ritrovati numerosi resti fossili.

 B4: Tra i reperti trovati, alcuni crani di grandi dimensioni e con un grosso foro centrale  stimolarono l’immaginazione popolare, collegando questi resti alla presenza leggendaria di giganti e ciclopi nelle grotte dell’isola. Testimonianza di queste credenze le ritroviamo nelle opere di diversi autori, tra i quali Omero (Odissea), e Boccaccio (Genealogia de Gli Dei)



A 5: Successivamente, fu chiaro che i resti ritrovati non erano di origine umana o ciclopica, bensì resti di antichi elefanti e mammiferi, forse introdotti in Sicilia al tempo del dominio cartaginese (II secolo a.C.).

B5: Solo nel XIX secolo, ad opera degli studi compiuti dal naturalista francese Cuvier (padre della paleontologia) e dall’abate D. Scinà fu possibile stabilire che le ossa ritrovate erano fossili ben più antichi, appartenenti ad elefanti e ippopotami vissuti nel periodo del Pleistocene ( tra 500.000 e 100.000 anni fa circa).

A6: Questo epilogo, riportato sui giornali del tempo, fece crescere anche a Palermo l'interesse per la paleontologia e per la storia naturale.

B6: Studi successivi e più recenti hanno  dimostrato come durante le glaciazioni, quando il livello dei mari si abbassava notevolmente, alcuni individui appartenenti alla specie Elephas Antiquus (elefante europeo, alto fino a 4 metri)  siano arrivati nelle isole del Mediterraneo direttamente dal continente.
A7: Questi individui, isolati geograficamente e sottoposti a un continuo incrocio fra consanguinei, subirono un processo evolutivo, detto ‘’nanismo insulare’’, una riduzione della taglia degli organismi, che portò all’origine e affermazione di due specie di dimensioni ridotte: Elephas falconeri ( di circa 90 cm di altezza) e successivamente Elephas mnaidrensis ( di ciroca 180 cm di altezza).

B7: Le ossa della grotta di S. Ciro oggi fanno parte della collezione di fossili del Museo Geologico G. Gemmellaro di Palermo, dove un’intera sala è proprio dedicata agli elefanti nani siciliani.

                                                                                             Rosanna Pellerito





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Bibliografia dalla quale ho tratto informazioni su Monte Grifone (almeno una ‘piccola’ parte…)

Guglielmo Pristeri, Tecnologie avanzate per il rilievo e il riuso della chiesa di San Ciro a Maredolce. Tesi di laurea Facoltà di Architettura dell'Università degli studi di Palermo, 

Pietro Todaro (2016) -Aspetti geomorfologici, idrologici e idraulici del lago medievale di Maredolce a Palermo- Geologia dell’Ambiente • n. 3/2016
Giuseppe Ceresìa  (2014)- Elefanti nani siciliani il contributo delle grotte alle teorie sull’evoluzione Speleologia 71
M. Lo Valvo , M Scalisi (2004) - PRIMI RISULTATI DELLA REINTRODUZIONE DEL GRIFONE
[GYPS FULVUS (HABLIZL, 1783)] NEI PARCHI DELLE MADONIE E DEI NEBRODI (SICILIA) (Aves Falconiformes)- Naturalista sicil., S. IV, XXVIII (1), 2004, pp. 605-613

G. Mannino - Guida alla preistoria del palermitano- Istituto Siciliano Studi Politici ed Economici

Informazioni naturalistiche dal sito NATURA 2000

etc etc etc…

Precisazione:


In allegato un estratto della bibliografia da cui ho tratto informazioni: è ovvio che quanto ho scritto per i ragazzi è molto semplificato e ridotto rispetto alle nozioni naturalistiche-ambientali che ho recepito... Spero che gli addetti ai lavori che leggeranno (qualora decidessi di riportare 'fedelmente' quanto da me rielaborato), non storcano il naso e comprendano 'la natura' della semplificazione.
                                                                                                      Rosanna Pellerito



Traduzione inglese di Mariella Ferraro

A: San Ciro church in situated on the hillside of Grifone mountain, precisely at the feet of Pizzo Serravecchio.

B: Grifone mountain. 832 meters high, is a chalky hill which closes  the Plain of Palermo  to the south. It rises like a natural terrace on Palermo and on the “ Conca d’oro”. On its hillsides there are the park named Favara and some  villages.   Croceverde-Giardina., Belmonte Chiavelli,     Santa Maria Di Gesù and Chiavelli.

A1: The name of mountain Grifone takes its name  from an old  rookery of griffins ( Gyyps fulvus, a big, meat- eater vulture with a wing span of 280 centimeters at most.). The griffins were exterminated in the mid 19th century, due to the use of poisoned meat utilized in the regional campaign against foxes.

B1: In this place since ancient times there were copious spring waters coming out from the caves.   Mount Grifone, in fact,  encloses one of the richest ground water of the mountains in Palermo.

A2: In the medieval period the main spring was called al - Fawara  al-karbira ( the Big spring which boils over ) to distinguish it from a smaller one situated to the East
Called Fawara al- seghira ( small spring)today called Little Favara.

B2 : Three Norman arches situated near a little cave can be still admired in proof of the ancient hydraulic system.



A3: Concerning the vegetation , the countryside is affected by the intense utilization of past times and frequent fires: as a consequence the pre existent vegetation was destroyed.

B3 : Today the countryside is made up of prairie of Ampelodesma ( bushy graminaceous   which spreads in exploited lands). Its leaves are utilized to cover chairs with straw and to make ropes.
Conifers, such as pine trees and cypress trees)   were introduced later artificially.

A4 – From a geological point of view Mount Grifone is composed  of limestone rocks which, in the lower level, leave room for  calcarenite and stratum debris.
On the rocky wall , to the west of the church, there are some natural caves of underground river origin. In the biggest one , named San Ciro, some fossil remains were found.

B4- Among the archaeological finds there were some very big skeletons which the popular imagination connected to legendary presence of giants and Cyclops in the caves of the isle.
Evidence of these beliefs in can be found in the works of Homer ( Odyssey )  and Boccaccio ( ( Genealogy  of  Gods).
Later , it was clear that the archaeological finds were not of human or Cyclopic origin but they were remains of old elephants and mammals , may be brought to Sicily during the time of the Carthaginian period. 



B5 – In the XIX century the French naturalist Curier and the abbot D. Scinà stated that the bones were  far older fossils belonging to elephants and hippopotamus which lived in the period of Pleistocene ( about 500.000 and  100.000 years ago)

A6 –This conclusion,  reported in the newspapers of that time, raised interest in paleontology and  natural history.

B6 . Successive studies  demonstrated that during the glaciations , when the sea level lowered , some individuals, belonging to the species of Elephas antiquus ( European elephant ,  up to 4 meters tall ), arrived in the Mediterranean isles directly from the continent.

A7 These individuals , geographically isolated and subject to consanguineous relations , suffered from an evolutionary process called “ insular  dwarfism”, a reduction in the size of the  organisms.

B7. The bones of the cave of San Ciro are part of the fossils collection of the Geological Museum “ G. Gemmellaro” in Palermo, where a whole room is dedicated to the Sicilian dwarf elephants.
                                                                                    Mariella Ferraro




P.S.
Per approfondire l'aspetto paleontologico, alcuni ragazzi, con la guida del prof. Alessandro Cicciari, il 16 maggio 2017 si sono recati al Museo Geologico G. Gemmellaro di Palermo. Le notizie apprese integreranno quanto da loro appreso precedentemente e lo riferiranno ai visitatori nei giorni di apertura del sito   nell'ambito del Progetto "Panormus. La scuola adotta la città".
Infine, un ringraziamento al Presidente dell'Associazione culturale "Castello di Maredolce" per averci fatto conoscere la tesi di laurea di Guglielmo Pristeri la cui consultazione è risultata utilissima.


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martedì 16 maggio 2017

SAN CIRO A MAREDOLCE: DI SECOLO IN SECOLO. Regesto cronologico di Valentina Ruggirello. Traduzione inglese di Claudia Puccia


L'Istituto Comprensivo "Maredolce" (dirigente Vito Pecoraro) aderisce a 
"Panormus. La scuola adotta la città" 
e adotta San Ciro (a Maredolce)









Regesto Cronologico


XVII sec. – Si ha la prima notizia visiva dell`esistenza di una “Chiesetta piccola con l`immagine della Madonna”, ai piedi del Monte Grifone, accanto ai tre archi normanni e alle grotte.
Cfr. VINCENZO AURIA, Miscellanea di Palermo, Ms del XVII secolo, BCP, segn. Qq C83, pag. 165 – 166.



1656 – Viene costruita, nella contrada di Maredolce, la cappella della Madonna della Grazia “(...) fabbricata dal D. Girolamo Matranga Palermitano Teatino circa il 1656 essendo amministratore dei Beni di Ant. A Matranga e Federico suo nipote (...). Sull`altare ha l`immagine della Madonna della Grazia (...)”.
Cfr. ANTONINO MONGITORE, Dell`Istoria Sagra di tutte le chiese, conventi, Monasterj, Spedali, et altri luoghi pii della città di Palermo, le chiese fuori la città nella campagna. Ms del XVIII secolo, BCP, segn, Qq E 10, foglio 217 verso.


1735 – Si costituisce la Confraternita di San Ciro e su iniziativa di Vincenzo Scamarda, barbiere, “(...) fabbricano accanto”, alla chiesetta della Madonna della Grazia, “una Chiesa in onore di questo santo (...)”.
Cfr. ANTONINO MONGITORE, op. cit., foglio 217 verso.



1738 – 14 Agosto. Con una solenne cerimonia e i relativi festeggiamenti, venne inaugurata la chiesa di San Ciro “(...) essendo già ridotta a perfezione (...)”
Cfr. ANTONINO MONGITORE, op. cit., foglio 217 verso.



XVIII sec. – Venne riferito dal Villabianca, confermato più tardi da Gaspare Palermo, che in tale contrada si celebravano dei festeggiamenti in onore di San Ciro. “(...) si festeggia in tal luogo la Corsa dei Cavalli col concorso del Popolo in onore del Glorioso S. Ciro, che vi ha la chiesa”. Questo     rappresentò      la      conferma della       definitiva soppressione dei riti pagani in onore della Dea Cerere, che qui si svolgevano prima della edificazione della chiesa. “(...) in occasione della solennità de`15 Agosto della Gran Signora dell`Assunta (...)”.
Cfr. FRANCESCO MARIA EMMANUELE e GAETANI (Principe di Villabianca), La Fontanografia Oretea. Ms del XVIII secolo, BCP. Segn. Qq E 87, foglio 127 retto e verso.
GASPARE PALERMO, Guida istruttiva per Palermo e suoi dintorni, a cura di G. Di Marzo – Ferro. Tipografia di Pietro Pensante, Palermo 1858.


1825 – Su iniziativa del Cappellano Di Marco, si effettuarono dei lavori, al fine di edificare il campanile, sulla sommità del frontone esterno.
Cfr. Archivio Parrocchiale di Brancaccio (A.P.B.), Chiesa di San Gaetano da Thiene.



1826 – Le strutture della chiesa necessitarono di sostanziali revisioni. Il 26 ottobre, a seguito di un sopralluogo (“Viso a luogo”) effettuato dall`architetto Arcangelo Lauria, per conto della Commissione Amministrativa Comunale, si decise di assumere alcuni provvedimenti tecnici, atti a scongiurare ulteriori dissesti.
Cfr. Archivio Parrocchiale di Brancaccio (A.P.B.), Chiesa di San Gaetano da Thiene.



1831 – 32 – La chiesa era raffigurata in due pubblicazioni (di Domenico Scinà e di Turnbull Christie) le quali, trattano del ritrovamento delle ossa fossili nelle grotte mesozoiche sul Monte Grifone. In queste pubblicazioni si conferma l`edificazione del campanile nella parte superiore del prospetto.
Cfr. DOMENICO SCINÀ, Rapporto sulle ossa fossili di Maredolce. Reale Topografia di Guerna, Palermo 1831.
TURNBULL CHRISTIE, Sur Certains dépôts récens de la Sicile, in: Annales des Sciences Naturelles, 1832.


1851 – La chiesa venne riaperta al culto, dopo un imprecisato periodo di abbandono, per iniziativa del Conte Solandra.
Cfr. Archivio Parrocchiale di Brancaccio (A.P.B.), Chiesa di San Gaetano da Thiene.



1870 – Le condizioni statiche dell`edificio, non permettevano lo svolgersi delle funzioni e la chiesa venne nuovamente chiusa per ragioni di sicurezza.
Cfr. Archivio Parrocchiale di Brancaccio (A.P.B.), Chiesa di San Gaetano da Thiene.



1883 – Vennero portati a termine i lavori di consolidamento delle strutture, per volere del Parroco di Brancaccio, Mons. Villa – Riso.
Cfr. Archivio Parrocchiale di Brancaccio (A.P.B.), Chiesa di San Gaetano da Thiene.




1968 – Il terremoto del 1968, causò seri danni alla chiesa che, per questo, venne chiusa e abbandonata. Nel corso degli anni, le già precarie condizioni statiche, si aggravarono ulteriormente, soprattutto a causa di una carente consistenza del terreno di fondazione.
Cfr. RAFFAELE SAVARESE, Relazione al progetto per il restauro della chiesa di San Ciro a Maredolce, Palermo 1983. Presso l`Archivio della Soprintendenza ai BB. CC. E AA. Di Palermo.



Nei primi anni ‘70 – I luoghi limitrofi alla chiesa di San Ciro, vennero notevolmente alterati a causa della costruzione dell`autostrada Palermo – Catania.
https://it.wikipedia.org/wiki/Viale_della_Regione_Siciliana


1982 – Iniziò il primo importante intervento di restauro da parte della soprintendenza, con la ricostruzione, tra l’altro, dell`abside, demolita accidentalmente da un bulldozer, mentre        si       facevano     lavori  di        pulizia            nei      luoghi immediatamente adiacenti alla chiesa.
Cfr. RAFFAELE SAVARESE, Palermo: chiesa di S. Ciro a Maredolce, 1984.





Sintesi e traduzione in inglese di Claudia Puccia, 
docente dell'ICS "Maredolce"








Si ringraziano Valentina Ruggirello, per la disponibilità alla pubblicazione di alcuni materiali tratti  dalla sua Tesi di laurea,  e Domenico Ortolano, presidente dell'Associazione culturale "Castello di Maredolce", per avercela fatto conoscere. P. C.





Gentilissimo Professore, innanzitutto La ringrazio per avermi contattata e sarei stata davvero onorata ad essere presente all'adozione di questo bellissimo monumento. 
Io stessa ho conosciuto la chiesetta tramite l'adozione da parte della mia scuola. 
Purtroppo, come mia madre Le ha detto, vivo ormai in Germania e i miei impegni lavorativi mi impediscono di scendere con così poco preavviso, ma avete sicuramente il mio consenso a pubblicare le informazioni contenute nella mia tesi sul blog. 
Così facendo spero di contribuire, anche a distanza, a far conoscere questo piccolo monumento affinché possa essere restaurato e riportato all' antico splendore. 
Valentina Ruggirello




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LIBERARE I PIEDISTALLI? PER FARE CHE? Non sempre funziona, secondo Smaragdos. Smaragdoserie





Non basta liberare i piedistalli dei "busti" altrui per rimpiazzarli con la propria "mpigna".
Potrebbe risultare una caricatura.



Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito



ph ©pierocarbone (Trapani, maggio 2017)