mercoledì 8 marzo 2017

archivio e pensamenti: CHI PRIMA, CHI DOPO

archivio e pensamenti: CHI PRIMA, CHI DOPO



Il politico Lillo Bongiorno voleva affidare la Fondazione Sciascia a chi oggi dice che di Sciascia non ne può più e prima in compagnia di Cavallaro e di altri sodali, in Fondazione, faceva passerella: allora Sciascia andava bene.
Andavano bene le importanti conoscenze di personaggi di passaggio, estimatori di Sciascia. 
Ora, niente più Sciascia, altro fa tendenza: "Sono le cantine con i nuovi vini che «fanno tendenza», la birra artigianale «Minchia»..."(Pierluigi Battista sul Corriere della Sera on line, 18 febbraio 2017, "La Sicilia che fa fuori Pirandello").
E meno male che quella volta, come avrebbero voluto sciasciani ora pentiti, non si è cambiato il nome del teatro togliendolo alla Regina Margherita per intestarlo a Sciascia, altrimenti si sarebbe dovuto fare marcia indietro, togliendolo con malosgarbo a Sciascia, per intestarlo a qualcuno o a qualcosa che modernamente fa tendenza.

UN LIBRO E L'8 MARZO. "Di schiena" di Anna Burgio: Jeanne Hébuterne senza Modigliani?

Curiosa coincidenza: terminare oggi, otto marzo,  la lettura del libro Di schiena dell'amica Anna Burgio, dedicato a Jeanne Hébuterne, ultima compagna di Amedeo Modigliani.

Di amore si tratta. Di donne. Con una particolare prospettiva: se nella realtà, preminente, in primo piano, è la vita dell'artista geniale e "maledetto" Modigliani detto Modì, il principe di Montparnasse, nel libro la prospettiva è rovesciata e balza in primo piano chi era quasi relegata nello sfondo come compagna e come discreta artista in proprio, avviene il miracolo di una quasi assenza che si staglia in primo piano come una presenza forte, lei, Jeanne, Nenette, che si annulla come completamento di un totalizzante processo di autoaffermazione.
Una vicenda che si staglia netta, grazie alla scrittura di Anna, ai suoi certosini riscontri, al suo trasporto.
Una sintonia che si coglie tra donne. Quasi una complicità.






martedì 7 marzo 2017

QUEL CHE SCIASCIA NON POTÉ (CONTRO SCIACALLI, IPOCRITI E OPPORTUNISTI, SULLA SUA PELLE). Minimali di Smaragdos





Sicilinconìe

Sciascia, vedendo e antivedendo, tanto e tanti smascherò con l’acume delle sue analisi: non poté smascherare l’opportunismo di tanti sedicenti, prossimi, professi sciasciani: ieri pronti e lanciati a stigmatizzare l’universo mondo, chi di poco dissentiva dal Maestro, e da loro, oggi, chissà perché?, tempestivi ad accantonarlo come una scarpa vecchia, dopo avere banchettato sciacallescamente immersi nel fumo del suo nome “sacrificato”.

Vuoi vedere - vacua retorica del vedere e antivedere?! - che prendono le distanze dall'ex Maestro, per battere, senza remore, altri territori, diversi, che si profilano all'orizzonte più redditizi?
Nomi. Numi. "Nnimmi".


Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito








ph ©pierocarbone 2017

domenica 5 marzo 2017

UN RETTANGOLO DI RELAX. In foto

pensamenti... in attesa del caffè


Le mie notti
 son torbide
gravide di sogni.

Al mattino
 aggiungo 
più zucchero al caffè.

Da Notturno in Via Atenea,
Cross-Cultural Communications, Merrick, N. Y.,1993











ph ©pierocarbone (Lido Fiori, 4 marzo 2017)

sabato 4 marzo 2017

GALOPPANDO, NEL TEMPO, LA SICILIA. Conventi, laghi, fontane, cavalli e ruderi sikani... colti dall'occhio fotografico, dolente, di Nino Di Chiara

Ringrazio Nino Di Chiara per le foto, condivise e da condividere ulteriormente, che riesce a realizzare a dorso della sua cavalla bianca.

Mentre ammiriamo le foto che rimandano ad altri tempi e ad altri mondi, pur prossimi a noi, non possiamo non ascoltare la poesia di Rafael Alberti musicata e cantata, con ritmo galoppante, da Paco Ibanez; una poesia/canzone contro la guerra, ma, metaforicamente, anche contro l'incuria incombente che produce rovine come una guerra vera.

Solo un accorgimento: sostituire  Spagna ,  con la Sicilia.





A Galoppo - Paco Ibáñez e Rafael Alberti
Concerto Alcala de Madrid Theatre nel maggio 1991.




























foto ph © Nino Di Chiara

Rafael Alberti, “A galopar”

guerra civil española
Las tierras, las tierras, las tierras de España,
las grandes, las solas, desiertas llanuras.
Galopa, caballo cuatralbo,
jinete del pueblo,
al sol y a la luna. ¡A galopar,
a galopar,
hasta enterrarlos en el mar! A corazón suenan, resuenan, resuenan
las tierras de España, en las herraduras.
Galopa, jinete del pueblo,
caballo cuatralbo,
caballo de espuma. ¡A galopar,
a galopar,
hasta enterrarlos en el mar!
Nadie, nadie, nadie, que enfrente no hay nadie;
que es nadie la muerte si va en tu montura.
Galopa, caballo cuatralbo,
jinete del pueblo,
que la tierra es tuya.
¡A galopar,
a galopar,
hasta enterrarlos en el mar!