sabato 10 settembre 2016

CALOGERO RESTIVO RITORNA AL SUO PAESE COME POETA E SCRITTORE. Oggi presentazione dei suoi libri al Circolo Unione di Racalmuto


Oggi Calogero Restivo ritorna ufficialmente a Racalmuto come scrittore e come poeta,
si parlerà di lui e dei suoi libri al Circolo Unione. 
Personalmente darò testimonianza della sua attività poetica 
essendomene occupato in quanto prefatore del volume Del mare che non c'è. 

Finora, purtroppo, per vari impedimenti e difficoltà,  non mi era stato possibile farlo, neanche alla presentazione ufficiale fatta a Catania nell'ambito di una importante manifestazione culturale organizzata dall'infaticabile Vera Ambra, animatrice, tra l'altro, delle Edizioni Akkuaria,
ma oggi a Racalmuto finalmente sarò contento di esserci. 















8 luglio 2015 sotto il pino allo Zaccanello,
 quando ci siamo incontrati per la prima volta
e abbiamo a lungo e amabilmente chiacchierato: 
quell'incontro ha dato l'abbrivo alla stesura della Prefazione che rinviavo da qualche tempo.
Durante l'estate ho avuto la possibilità di consultare tutti i libri di poesia che fin'allora Restivo aveva scritto e donato alla biblioteca comunale. 

Mi sono occupato dell'attività poetica di Calogero Restivo in diversi post:
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venerdì 9 settembre 2016

COMPLICE È IL PAESAGGIO, NEL ROMANZO DI GIUSEPPE ROMANO. Presentazione oggi al Museo del disegno



Oggi al Museo del disegno
Palermo, via Mogia 8
Presentazione del romanzo di Giuseppe Romano, Come una carezza
Edizioni Arianna

Con interventi di Piero Carbone, Salvo Ferlito, Nicola Romano



Di un romanzo se ne può parlare  da diversi punti di vista,  quello recentemente letto di Giuseppe Romano, che si presenta oggi al Museo del Disegno, Come una carezza (Edizioni Arianna), ne offre parecchi sul versante esistenziale e sociologico, e altri relatori sicuramente li scandaglieranno, io invece sono tentato di soffermarmi su un aspetto meno analitico, apparentemente meno introspettivo: il paesaggio.

http://www.edizioniarianna.it



La ragione è dovuta al ricordo di alcuni appunti sulla campagna toscana confrontata con quella siciliana risalenti ad un  appunto domestico di giovedì 15 ottobre 1998.

L’input per rileggere quegli antichi appunti me lo ha dato il riferimento al paesaggio con le sue descrizioni nel romanzo di Giuseppe Romano.


Nel Capitolo I, il paesaggio amico, familiare, spensierato, vien fuori da cromatissime quanto veloci pennellate:

“…con gregge da pascolare si dirigeva per colline e campi verdi, inebriandosi di quei paesaggi. Le belle giornate di quel fine marzo gli garantivano parecchie scorribande per i prati ancora verdi delle montagne; da lì scorgeva gli aguzzi tetti delle case ed il campanile della chiesa… 
Passo dopo passo Antonio sentiva soltanto il crepitio delle suole consumate contro il brecciolino. Quando prese le pecore da pascolare, non aveva altri pensieri per la testa che godere di quella libertà, tra i campi sparsi di ginestre e gli odori intensi della natura.”, pag. 21.



Nel Capitolo II, il trasferimento della famiglia del protagonista, Antonio, da Bisacquino a Castelnuovo in Val di Cecina, viene sancito dal paesaggio, non inerte contenitore o spettatore ma compartecipe del destino dei migranti che lasciavano alle spalle una situazione problematica e andavano incontro al sogno di una vita migliore.  
Il viaggio viene scandito in due tempi che assumono il valore di una rappresentazione scenica: il paesaggio che si lascia e il paesaggio che si trova.




Il paesaggio che si lascia.

“Sedeva accanto al finestrino, quasi accucciato nel suo sedile di  antico vagone di terza classe, dove attraverso i vetri sporchi ammirava per la prima volta l’azzurro del mare e le onde increspate rincorrersi una dopo l’altra. 
Il suo volto imberbe, dove spuntavano occhi azzurri e profondi, nascondeva un forziere nel quale erano nascosti segreti inconfessabili. Li avrebbe portati con sé, lontani da Bisacquino, seppellendoli nel piano silenzioso amaro del dolore”. Pag. 29

Come un intermezzo.

“Quel treno procedeva veloce verso  luoghi lontani e sconosciuti. 
La notte trascorsa su quel vagone, cigolante e rumoroso, acuiva nel silenzio respiri profondi di viaggiatori stanchi…”.
Pag 29


Il paesaggio che si trova.

“La Sicilia era alle spalle. 
La strada ferrata serpeggiava tra boschi e anonimi paesi, tra ponti e stazioni sonnecchianti. 
La Toscana fino a quel momento era soltanto una macchia marrone nelle cartine geografiche della classe elementare.” Pag. 30

“Nei giorni a seguire, Antonio e la sua famiglia cominciarono a prendere dimestichezza con il nuovo mondo: la nuova casa condivisa con i parenti, facce nuove e scolpite nella loro secolare memoria, case strette le une alle altre a formare un reticolo urbano ordinato, immutato ed immutabile. 
Quello non era Bisacquino, non assomigliava per nulla a qualsiasi paese della Sicilia. La gente era sempre intenta a lavorare, andava via di fretta ed amava riunirsi in associazioni politiche; 
lì trascorrevano le serate attorno ad un buon bicchiere di Chianti e a volte si scatenavano in chiassose feste paesane. ” pag 31

“La vita a Castelnuovo Val di Cecina si trascinava monotona fra la bottega del panettiere, i campi da coltivare e la fattoria. […] 
La nostalgia si era impossessata delle sue giornate e dei suoi pensieri, permeandolo di malinconia. Così l’anno 1959 volgeva al termine e l’autunno aveva ingiallito i rami di alti castagni, faggi, sugheri ed ebani. 
Le piogge abbondanti avevano riempito i letti dei fiumiciattoli vicni al borgo e la temperatura gradualmente si era irrigita”. Pag. 31


Giovanni Papini:

La campagna che sento io, la campagna mia, è quella di Toscana, quella dove ho imparato a respirare e a pensare; campagna nuda, povera, grigia, triste, chiusa, senza lussi, senza sfoggi di tinte, senza odori e festoni pagani, ma così intima, così familiare, così adatta alla sensibilità delicata, al pensiero dei solitari.
Campagna un po’  monacale e francescana, un po’ aspra, un po’ nera, ove senti lo scheletro di sasso sotto la buccia erbosa, e i grandi monti bruni spopolati si rizzano a un tratto, quasi a minaccia delle valli placide e fruttifere.
Campagna sentimentale della mia fanciullezza; campagna eccitante e morale della mia gioventù, campagna toscana magra ed asciutta, fatta di pietra serena e di pietra forte, di fiori onesti e popolani, di cipressi risoluti, di quercioli e di pruni senza moine, quanto mi è più bella delle campagne famose del sud, colle palme e gli aranci e i fichi d’India e la bianca polvere e il furente sole d’estate” (Un uomo finito).


Vitaliano Brancati

“Toscana: il paese, che scorre ai due lati del treno, sembra conservato in un armadio: appassito dal tempo più che dalla stagione. […] Campagne magre, al confronto di quelle siciliane. I miei amici e conterranei, che sospirano amaramente al pensiero di vivere in paesi e cittadine, si confortino pensando che quanto manca alle nostre città, al paragone di queste, manca a queste campagne al paragone delle nostre.
I campi siciliani sono metropoli vegetali: e questi, paesini. […] In quelle campagne, si vive una vita intensa. 
Qui invece, in questi campi, la vita vegetale esiste senza dubbio, ma al confronto di quella che si svolge in Sicilia, è rada, impacciata, leggermente provinciale come, nella sfera dei rapporti umani, la società dei paesini”.




giovedì 8 settembre 2016

CHI ERA FEACE (COL COMPASSO)? Passeggiando e fotografando in via Atenea ad Agrigento



Ringrazio i soci del Circolo Operaio "Feace" di Mutuo Soccorso di Agrigento
per la cordiale accoglienza, la lunga chiacchierata e il permesso di fotografare e pubblicare.


Le Società di Mutuo Soccorso rimandano alla nostra storia da una peculiare angolazione: erano la versione laica, spesso anticlericale e massonica, delle antiche confraternite religiosissime, ma lo scopo di reciproca assistenza tra i soci era pressoché lo stesso.
In quella di Racalmuto, ma non solo, Garibaldi vi aleggiava come nume tutelare.



Una volta, questi circoli assolvevano tra i soci il compito della reciproca assistenza, specialmente nella malattia e in caso di morte, oggi questo compito è demandato ad altri enti e istituzioni e gli antichi Circoli stentano, per scarsezza di risorse e di nuovi soci, a sostenere se stessi. 





(greco Pháiax; latino Phaeax), mitico eroe greco, eponimo dei Feaci. Figlio del dio Posidone e della ninfa Corcira, regnava sull'isola di Corfù (detta anticamente Corcira). Secondo una tradizione, gli si attribuivano tre figli: Alcinoo, suo successore, Locro e Crotone, rispettivamente fondatori delle città di Locri e di Crotone nella Magna Grecia.












screen capture:
 http://www.granloggia.it/page/simbologia-massonica

ph ©pierocarbone (Agrigento, 22 agosto 2016)

mercoledì 7 settembre 2016

EVENTI FRATELLI: UNA MOSTRA PUNTINI PUNTINI. E UN LIBRO. Salvatore e Giuseppe Romano al Museo del Disegno, venerdì 9 settembre 2016



La mostra sarà inaugurata Venerdì 9 settembre alle ore 18:00 e sarà visitabile dal 9 al 24 settembre 2016 al LABORATORIO MUSEO DEL DISEGNO via Mogia, 8 Palermo.



Sempre Venerdì, alle ore 20, seguirà l'incontro con lo scrittore Giuseppe Romano autore del romanzo Come una Carezza (edizioni Arianna) con la prefazione di Leoluca Orlando. 
Interverranno Piero Carbone, Salvatore Ferlito e Nicola Romano.



Dal comunicato ANSA - di Giovanni Franco:


PALERMO, 6 SET - Racconta storie fantastiche tra mitologia e sogni domestici, tra passioni improvvise e sconforti. Con la tecnica dei puntini realizza straordinari disegni a china che evocano dimensioni oniriche. E' questa la cifra di Salvatore Romano, 57 anni, palermitano, che torna dopo 35 anni ad esporre nella sua città natale. Si inaugurerà venerdì prossimo alle ore 18 al museo del disegno, una mostra di 30 disegni a china inediti a cura di Nicolò D'Alessandro.




"Instancabile disegnatore questo artista introverso, anima solitaria e malinconica, dipana, in questa breve rassegna di disegni di piccolo formato, un lungo tormentato diario autobiografico dove proietta fantasmi e desideri - scrive D'Alessandro - Speranze deluse e progetti".
"La tecnica dei puntini, molto usata dai bravi acquafortisti del Cinquecento e del Seicento in Europa, nel tempo è stata sempre meno praticata, sino quasi a scomparire. Sono davvero pochi, in Italia, gli artisti contemporanei che lavorano a china utilizzando soltanto i puntini, che affidano la loro vicenda artistica al disegno. - prosegue - Questa tecnica, per i non addetti ai lavori, presuppone una notevole capacità di concentrazione, una mano sicura e una esemplare pazienza. Doti queste che certamente caratterizzano il lavoro di questo solitario e inquieto artista".


"Per una lettura che non si soffermi soltanto al risultato o alla qualità evocativa dell'immagine come riflessione condivisa, credo possa essere utile ricordare che il più semplice degli elementi su cui si basa il linguaggio visivo è il punto. - prosegue D'Alessandro - È la traccia lasciata su una superficie quando vi si appoggia uno strumento (matita, penna, pennello, ecc.) e dalla pressione della mano che ne determina la grandezza. Il primo gesto che ognuno di noi, accostandosi ad una superficie, compie. Il primo contatto della matita o della penna o di qualsivoglia strumento su un piano.


Penso alla mano di un bimbo che, al contatto, attratto dal bianco della carta scopre la minuscola traccia del punto; comincia a tracciare i punti che si addensano, si rarefanno, vengono disposti liberamente, si allineano in una traccia continua, diventano linee, diventano libera forma, scrittura, ma sono anche il piacere della sorpresa e la consapevolezza di poter comunicare". 

Per collocare Romano in un sistema artistico, D'Alessandro sostiene di "riferirsi ad alcuni pittori francesi come George Seurat e Paul Signac. 


Molti altri, che alla fine dell'800, dipingevano, con atteggiamento scientifico, aderirono al Pointillisme, scomponendo con piccolissime pennellate i colori nei suoi componenti, dipingevano i loro quadri. 

La tecnica adottata metteva in pratica le scoperte sulla percezione visiva e sulle teorie del colore e tale metodo usato necessita di un'elevatissima precisione. Per queste ragioni, vennero definiti 'Puntinisti'.

Salvatore Romano che rinunzia al colore e si affida al mistero del bianco e nero, disvela la forma e costruisce il senso del suo racconto".

La mostra è visitabile dal 9 al 24 settembre in via Mogia, 8.


Romano dopo aver conseguito il diploma dell'Accademia si è trasferito a Firenze dove vive e opera da quaranta anni. Ha partecipato per invito a numerose mostre collettive, tenuto mostre Personali. Numerosi sono i quotidiani, le pubblicazioni su libri e le riviste specializzate che si sono occupati del suo lavoro. Ha pubblicato alcuni racconti illustrati da suoi disegni.



Venerdì alle ore 20 seguirà l'incontro con lo scrittore Giuseppe Romano autore del romanzo Come una Carezza (edizioni Arianna) con la prefazione di Leoluca Orlando. 
Interverranno Piero Carbone, Salvatore Ferlito e Nicola Romano.
(ANSA).
   


Dalla Prefazione di Leoluca Orlando:

"Come una carezza ci mostra il volto umano della globalizzazione, quella di un tempo passato che ha riguardato la Sicilia e la Baviera e che precede quella di oggi che assume tratti di un cambiamento epocale inarrestabile, che condiziona e lacera la vita di milioni di esseri umani di ogni parte del mondo".

martedì 6 settembre 2016

A MISILMERI, NOTTURNI D'AUTORE. Portarsi la sedia da casa.


Due eventi in uno: contenente e contenuto



Dopo avere partecipato al precedente appuntamento presso il Cortile Grimaldi 
(dove si conserva ancora un lavatoio privato), 
per la presentazione dell'interessante libro Camicette bianche  di Ester Rizzo, a cura di Marta Genova, pubblico con piacere anche quest'altro invito di Antonella Folgheretti
(ideatrice e coordinatrice dei Notturni d'autore. I luoghi e la memoria)
 per il prossimo appuntamento
anch'esso sorprendentemente rispondente alla riscoperta e alla valorizzazione dei luoghi
ovvero
presso gli antichi lavatoi pubblici a ridosso della Fontana  Grande:


"Il 6 settembre, alle ore 21, siete tutti invitati alla presentazione de La bellezza dell'acqua di Alberto Bellavia, Adriana Iacono e Lia Lo Bue a Misilmeri della Leima edizioni (Renato Magistro). E' il quinto appuntamento con la nostra rassegna letteraria Notturni d'autore. A moderare l'incontro sarà la giornalista Daniela Tornatore.
Vi aspettiamo!"

Mi fa piacere apprendere che tra gli autori del "romanzo collettivo" c'è anche l'amica Lia Lo Bue che conoscevo come apprezzata poetessa.



COMUNICATO STAMPA
Palermo. Libri itineranti a Misilmeri, “La bellezza dell’acqua” a Notturni d’autore
Il 6 settembre alle 21 quinto incontro della prima rassegna letteraria "Notturni d'autore" a Misilmeri (PA). In un dialogo fra la giornalista Daniela Tornatore e gli Alberto Bellavia, Adriana Iacono e Lia Lo Bue sarà presentato il romanzo "La bellezza dell'acqua" (Leima edizioni). La bellezza dell’acqua è un romanzo collettivo, dove il racconto e il vissuto hanno confini labili. 

L’appuntamento è agli antichi lavatoi pubblici, un luogo storico (alle spalle della monumentale Fontana Grande) sottoutilizzato e degradato. 

Anche in questa occasione come nelle precedenti si ripeterà l’esperienza sospesa tra un flashmob e una usanza antica, tipica delle piazze di paese: all’appuntamento ognuno si presenterà con la propria sedia. Notturni d'autore aderisce alla campagna di sensibilizzazione "Posto Occupato". Una sedia vuota sarà quel posto che avrebbe voluto, dovuto e potuto occupare una delle donne uccise per mano di una cultura violenta e nascosta spesso tra le mura delle loro case.

La rassegna proseguirà il 9 settembre con Salvo Toscano e il suo “Falsa testimonianza”. Infine, conclusione il 10 settembre con Santo Piazzese che, al tramonto, costruirà in un dialogo con il pubblico paradigmi e storie all’interno del castello chiaramontano.

Partner del progetto sono Buceci Vini (che offre ad ogni incontro una degustazione) e Modusvivendi, libreria indipendente di Palermo. 

La rassegna “Notturni d’autore” promuove inoltre l’iniziativa “Libro in dono” che prevede l’arricchimento della locale biblioteca attraverso donazioni librarie da parte del pubblico. L’obiettivo è quello di lasciare un segno nella comunità. 
Ingresso libero.

 Con Antonella. Gli immancabili selfie.
Con Marta Genova


Portiamoci la sedia!
Ancora una volta, così come abbiamo fatto per la presentazione del bel libro di Alessia Franco "Raccontami l'ultima favola", martedì 6 settembre riempiremo con le nostre sedie (di legno, di plastica, apri e chiudi, da campeggio ecc.) la piccola piazzetta dei lavatoi alle spalle della Fontana grande. Lo rifaremo giorno 9 per Salvo Toscano e la presentazione del suo nuovo libro "Falsa testimonianza" e lo ripeteremo per riempire l'atrio del castello dell'Emiro giorno 10 settembre quando incontreremo Santo Piazzese. E' un gesto a metà tra il flash mob e l'antica usanza di portarsi la sedia in piazza. E' un modo per creare istantanea socialità e condivisione.



Dalla bacheca fb di Antonella Folgheretti:

"La bellezza dell’acqua è un romanzo collettivo unico nel suo genere, dove il racconto e il vissuto hanno confini labili. Alberto, Adriana e Lia partecipano a un corso di scrittura. L’insegnante Betta racconta loro dell’omicidio del commissario Tandoj, un agguato in piena regola durante il quale ha perso la vita anche il giovane Ninni Damanti, colpito da una pallottola vagante. I tre sono chiamati a osservare quei delitti da una nuova prospettiva e finiranno per tracciare tre personaggi così reali da sembrare veri, fin quando la scrittura non diventa catartica e chiarificatrice anche nei loro stessi confronti. Ma in questo viaggio non saranno soli: qualcuno, a loro insaputa, muove i fili di tutta la storia e guida i loro passi. Chi sarà? E per quali ragioni li avrà spinti a scrivere?"

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Antonella Folgheretti a proposito della Fontana Grande:

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