domenica 23 agosto 2015

GRAZIE A GIANA GUAIANA CHE STASERA A SCIACCA RIPROPONE "LU MARI SI L'AGLIUTTI"


Dal Comunicato Stampa:

“L'incontro sarà intervallato da brani musicali eseguiti da Giana Guaiana, cantautrice e interprete di canti tradizionali del mediterraneo, che proporrà un repertorio di musiche medio orientali.”

Onorato per avere voluto includere nel repertorio anche una mia canzone. " (P. C.)

La canzone




“La Sicilia tra migranti, rifugiati e terrorismo jihadista: 
Le strategie messe in campo dai sindaci di frontiera”. 

Sciacca - atrio superiore Palazzo Municipale dei Gesuiti
domenica 23 agosto – ore 20.30“

Sono anni che l’Italia vive sulla propria pelle il dramma dei migranti che, anche per l'acuirsi della drammatica crisi mediorientale, giungono nel nostro Paese per poi provare a raggiungere l'Europa. Un fenomeno assai complesso sia dal punto di vista umanitario che per i suoi risvolti legati alla sicurezza, all’impatto socio-economico, culturale e politico della Nazione. 
Un fenomeno che in questi ultimi due anni ha subito un aumento vertiginoso sul fronte degli sbarchi in una rotta che continua ad essere sempre più pericolosa per la vita di coloro che, alla ricerca di un futuro migliore, rischiano la morte (solo quest'anno più di 2.000 morti secondo l'ultima stima dell'Organizzazione Internazionale dei Rifugiati).

L'Italia, in attesa di misure straordinarie in arrivo da Bruxelles, continua ad affrontare con impegno e determinazione le operazioni di salvataggio, ospitalità, richieste di asilo e gestione della sicurezza, anche se resta la Sicilia la regione che sopporta il peso maggiore dell'accoglienza. Ed è proprio la Sicilia la regione in prima linea che porta, quotidianamente, il peso di una emergenza che viene scaricato totalmente sulle comunità locali, sindaci in testa, costretti a tappare i buchi del fallimento delle istituzioni europee.

Ed è sempre la Sicilia a sentirsi minacciata da una migrazione clandestina che può nascondere cellule terroristiche dormienti dello stato islamico di Al Baghdadi. 
Città e paesi in prima linea per quello che viene considerato lo jihadista della porta accanto, in questa nuova forma di totalitarismo della globalizzazione.

L'incontro sarà intervallato da brani musicali eseguiti da Giana Guaiana, cantautrice e interprete di canti tradizionali del mediterraneo, che proporrà un repertorio di musiche medio orientali.


Introduce: Salvatore Monte – Ass. Cultura comune di Sciacca

Relatori:
Fabrizio di Paola - sindaco di Sciacca    

Vito Damiano - sindaco di Trapani

Beniamino Biondi – Ass. Centro Storico - Comune di Agrigento

Salvatore Vella - Magistrato

Cap. di Corvetta: Daniele Governale – com. in seconda Capitaneria di Porto “Porto Empedocle”

Ten. Col.: Orazio Ferla – Rep. Op. aeronavale Sicilia  Guardia di Finanza

Franco Iacch - analista militare

Fra Giuseppe Maggiore - Responsabile della “Tenda di Padre Abramo” Frati Minori di Sicilia.

Mariangela Croce - dirigente scolastica

Tanino Bonifacio - storico dell'arte


Modera:
Salvatore Lordi - giornalista RDS


Alle Fabbriche Chiaramontane (Agrigento)  26 giugno 2010

Lu mari si l'agliutti


Testo e musica ©Piero Carbone
Esecuzione e arrangiamento musicale ©Giana Guaiana
Tutti i diritti riservati
Prima esecuzione alle Fabbriche Chiaramontane  (Agrigento), sabato 26 giungo 2010
Il testo originario della canzone è pubblicato in Piero Carbone, Venti di sicilinconia, Medinova, Favara 2009




TESTO DELLA CANZONE

Lu mari si l’agliutti


Coro: Tummina tummina sunnu li guai,
lu pani è picca e li figli su assai. (3 volte)

I
Mamma, li turchi
sunnu  a la marina,
cantava anticamenti
la canzuna.
                                                                     

            II
Scinnìvanu ccu armi
e scimitarri.
Sbarcavanu arraggiati
comu cani.

Coro:
Tummina tummina sunnu li guai,
lu pani è picca e li figli su assai.

                  III
Arrivanu di notti
a l’ammucciuni,
ammunziddrati
ncapu li varcuna.




            IV
Parinu lapi, lapi
appizzati
nta na vrisca di feli
ncatinati.

Coro:

Tummina tummina sunnu li guai,
lu pani è picca e li figli su assai.


                  V
L’acqua l’annaculìa.
Màncianu luna.
Chjinu lu cori ma
 muorti di fami.


                  VI
A Puortu Palu cc’è cu và,
o a Pachinu,
a Lampedusa, o puru
cchjù luntanu.

Coro:

Tummina tummina sunnu li guai,
lu pani è picca e li figli su assai.


                  VII
Tonalità più alta: 2 volte

Nuddru li vidi,
nuddru li scummatti,
lu mari in silenziu
si l’aggliutti.

Coro:
Ummira ummira sunnu li genti
campanu muorinu eccu! ppi nenti. (3 volte)

 (in crescendo, quasi gridato):

Ummira ummira sunnu li genti
campanu muorinu eccu! ppi nenti. (3 volte)




TRADUZIONE

CORO
Tumoli tumoli sono i guai, / il pane è scarso e i figli son molti.

Ombra, ombra sono le genti:
campano, muoiono, ecco, per niente.

STROFE
Mamma, li turchi / son giunti alla marina, / cantava anticamente / la canzone. / Scendevano con armi / e scimitarre. / Sbarcavano arrabbiati / come cani. / Ora arrivano di notte / di nascosto, / ammassati / sopra i barconi. / Sembrano api, api / attaccate / a un favo di miele / incatenate. / L’acqua li dondola. / Mangiano luna. / Pieno il cuore / ma morti di fame. / A Porto Palo c’è chi va, / chi va a Pachino, / a Lampedusa, oppure / più lontano. / Nessuno li vede, / nessuno li cerca, / perché in silenzio / il mare se li inghiotte.



Locandina dell''evento alle Fabbriche Chiaramontane
sabato 26 giugno 2010
"Poesia e accoglienza, in Sicilia?"










TRAMONTO AL CASTELLUCCIO. Una sera d'agosto


 


“Scrivo il nome di Castelluccio, perchè il testo di Ibn-el-Athîr ha K st l iâsa, e tra i tanti Castellucci, Castellacci e nomi somiglianti che si trovano nella topografia della Sicilia, il comune chiamato oggi Castelluccio è appunto su la via che dovea scorrere questa schiera di Musulmani.”
Michele Amari, Storia dei Musulmani, vol. I, cap.V.


E quello di Racalmuto?









Foto ©piero carbone


sabato 22 agosto 2015

POESIE IN TEDESCO E RICORDI DI BRIGANTI SOTTO IL PINO. Con Anne Cristhel Recknagel




 Land der Agaven und der Tauschungen


Sizilien –
Land der Agaven und der  Tauschungen
Tocheter des Völkergemischs
Bastardin – tugendhaft

Deine Saat ist über die Welt verstreut.

Vom Etna fileβt ein Blut, das zu Stein wird



A distanza di quasi vent’anni, con mia grande sorpresa, Anne Cristhel Recknagel mi ha fatto risentire sotto il pino dello Zaccanello le poesie a suo tempo tradotte in tedesco per il "Festival Italia" che si tenne a Stuttgart. 

Anne venne per la prima volta in Italia nel 1958 per la sua tesi di dottorato sui riflessi letterari del brigantaggio e da allora idealmente non se ne è mai distaccata, parla benissimo l’italiano, ama l’Italia, il meridione, in particolare la Sicilia. Se le affinità elettive sono profonde e tenaci non c’è spread che tenga a frenarle.

Anche se il progetto iniziale di tradurre in italiano la sua tesi di dottorato, in vista di una pubblicazione, non andò in porto, si vorrebbe sperare che qualche editore lo riprenda per offrire nuovi sguardi alla nostra storia passata non sempre serenamente e disinteressatamente scandagliata.




Terra d'agavi e d'inganni

Sicilia
terra d'agavi e d'inganni
figlia d'incroci bastarda
e virtuosa. Il tuo seme
è sparso nel mondo.

Dall'Etna
cola un sangue
che s'impetra.

In visita alla Farm Cultural Park di Favara


giovedì 20 agosto 2015

COSA AVETE MANGIATO OGGI? NON SI DICE. "Ricordi all'improvviso" di Eduardo Chiarelli

archivio e pensamenti: CHE SI MANGIA OGGI? CAZZAMARRU, NATURALMENTE! Ricette "storiche" illustrate da Corrado Di Pietro




Ricordi all'improvviso
di 
Eduardo Chiarelli



Su, Papà, portaci al Mc Donald, è da tanto che non ci andiamo! ripetono a mo' di cantilena i miei bambini.
Sanno che non vado matto per quel cibo che odora di sebo, e che preferirei, visto che viviamo in una città di mare, portarli in un ristorante  dove servono dell'ottimo pesce appena pescato.
Ma io e mia moglie sappiamo che se non li accontentiamo dovremo udire la loro litania per tutta la mattinata, e poi come si dice… ogni tanto!
Arrivati al ristorante, cominciano a consultare il menù, ma non riuscendo a decidere cosa ordinare, dopo tante esitazioni e ripensamenti, entrambi mi chiedono : - Cosa mangiamo?
Ed è in quel momento che improvvisamente mi riaffiora alla mente un'antica risposta: 
“Cazzi di monaci!
Senza accorgermene, la ripeto e  al contempo rido, perché era questa la risposta che mia Nonna mi dava quando anch'io, da bambino, le chiedevo con insistenza cosa ci fosse da mangiare.

Solo molti anni dopo avrei capito che per la generazione dei miei Nonni tutto il cibo era grazia di Dio, per questo non tolleravano certe domande, infatti dicevano anche: Inchi la panza e inchila di spini (riempi la pancia e riempila di spine), proprio per dire che non si doveva fare gli schifiltosi e che la cosa più importante era riempire lo stomaco.

Molti erano i modi di dire relazionati con il cibo, e fra questi, c'era quella raccomandazione che i genitori facevano ai propri figli prima che questi uscissero di casa, ed era:  se qualcuno gli avesse domandato ciò che avevano mangiato, dovevano rispondere: Pani e radici, chiddru chi mangia nun si dici (pane e ravanelli, quel che si mangia non si  riferisce).
Frase a doppio effetto questa , che serviva sia per  proteggersi dall´invidia dei vicini, nel caso avessero mangiato una pietanza particolarmente prelibata o costosa, sia dalla vergogna, nel caso invece si fosse trattato di una povera zuppa di borraggine, bietole o cicoria. Verdure queste che crescevano spontanee nei campi, e per tale motivo dette: di lu Signuruzzu (del Signore).

Quanta sofferenza e quanto sacrificio dunque, in quelle semplici parole, ma anche tanto orgoglio e tanta dignità.

Ci sono frasi, espressioni, modi di dire, che a distanza di anni ci fanno sorridere, perché divertenti, pittoresche, e anche se a volte un po' volgari , sempre sagge, immediate e dirette, perché proferite nel nostro bel dialetto.

Parole sulle quali credo valga sempre la pena soffermarsi e meditare, perché riflettono la realtà di un mondo che ci appartiene, e che arrivano dritte al cuore, perché era proprio dal cuore che venivano.