sabato 20 giugno 2015

QUANTI RAKAL SICILIA SICILIA! Alcuni resistono, altri si perdono: i paesi e i loro nomi lontani

Da racalmutese mi incuriosiscono tutti i toponimi assonanti con "rakal", soprattutto quello che segue: Rakal-Maut, Rakal-Mari, Rakal...




pag. 181

Edizioni Leopardi, Palermo 1983


Note (1) e (2)



...




A proposito del libro citato:

venerdì 19 giugno 2015

GLI OPPORTUNISTI DI SMARAGDOS. Asterisco e glossa







Gli opportunisti vanno aiutati a capire che lo sono, altrimenti finisce che loro stessi si confondono! Magari sono ficodindia e si credono tulipani!

E' il ruolo della candela che di sera illumina i volti e li fa sembrare spettrali. E' meglio il buio?



Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito




Glossa
Ciò va fatto non solo o non tanto per loro ma per se stessi nel senso che uno nel far prendere coscienza l'altro dichiara la propria condanna dell'opportunismo elevato a metodo anche se riscuote risultati e successi, e fa intendere, a scanso di equivoci, che non si vuole partecipare a banchetti di tal natura né direttamente né indirettamente.





foto ©archivioepensamentiblog

giovedì 18 giugno 2015

UN PENSIERO AUGURALE CON SAN CALOJERU DI NNI NÙ

archivio e pensamenti: SAN CALOJERU DI NNI NÙ. Contributo di Giovanni Liotta




Oggi si celebra San Calogero eremita

secondo il Martirologio Romano. 

Festa grande a Naro,

 ma non solo a Naro, 

con un'avvertenza: 

ciascun paese festeggia il proprio:

 in Sicilia i San Calogero sono tanti.

Auguri a chi, 

in versione maschile o femminile, 

porta il suo nome.


PER FILI E PER SEGNI. Palazzo Sclafani e le sue adiacenze




...cavi erba marciapiede vetri rotti tufo nero facciata aquila portone divieto di sosta bifore antiche balconi moderni scalini grondaie arco fregi timpano condizionatore lampione epigrafe bassorilievo portale, splendido portale... 

I cavi elettrici che contornano cornici non sono la linea di Saul Steinberg e l'aquila del potere  non fa più tremare nessuno eppure ogni oggetto rinvia ad una funzione desueta o attuale: dai portoni non entrano più le sferraglianti carrozze trainate da alteri cavalli  ma dalle grondaie scorre realmente l'acqua piovana, dalle finestre entra la luce di sempre; funzione desueta o attuale a parte,  ogni "segno"  è un significante in quanto rinvia a un significato; il divieto di sosta dice "qui non si posteggia", l'aquila dice "questo è (era) un palazzo di potere", i fregi dicono "chi abita qui ha (aveva) buon gusto". 

Ma cosa dicono gli altri segni, uno per uno? E tutti insieme?
Roba da Semiotica: professori universitari, e non soltanto di Semiotica, vi potrebbero impupare bei corsi monografici.




E' superfluo precisare che non solo a Palermo vi è ricchezza di "segni" significativi che vorrebbero dire tante cose, a cui tante domande si potrebbero rivolgere?  
Ma forse, se servisse a qualcosa, basterebbe soltanto una domanda generale che tutte le comprenda se si individua una sorta di filo rosso che tutte le colleghi.
















Da Giuseppe Bellafiore, Palermo , 2a ediz. 1980


Ph ©piero carbone

martedì 16 giugno 2015

DIECIMILA PAPAVERI ROSSI INFUOCANO LA MEMORIA. Poesia di Giuseppina Geluso tradotta e ritradotta da Mario Gallo

                                                                                                                 




Per una poesia americana di Giuseppina Geluso

tradotta e ritradotta in italiano e in siciliano con scrupolo
da Mario Gallo




  Firenze, 23 novembre 2010

ciao, un quesito: ho tradotto, in italiano e poi in siciliano, per una signora 89nne siculo americana, che conserva una venerazione per la memoria del nonno, emigrato da Caltabellotta, una sua poesia in inglese (vedi allegato).
Ho tradotto "papaveri" con paparina, ma ripensandoci credo di avere sbagliato: il plurale dovrebbe essere "paparini. Dico bene?
Grazie, un abbraccio, Mario







Ten Thousand Poppies



When only a child

he left sapphire blue

of Sicilian sky

peacock palette

of Mediterranean

fields of poppies

ran down towards the sea

ten thousand blooms

of blazing red

rolled in swells

of soft tropic breezes


his tales beckoned me

to his isle

across the great ocean

a world unlike mine


the fields I found

the poppies gone

ten thousand wildflowers

run down towards the sea


transfixed I gazed

at flowering fields

a young boy

romped in childish joy

my father’s abandon

as he danced among

ten thousand poppies







Diecimila papaveri


Quando, appena un bambino,

lasciò il blu zaffiro

del cielo di Sicilia

variopinta tavolozza

del Mediterraneo


campi di papaveri

scorrevano verso il mare,

diecimila fiori

di fiammeggiante rosso

riversati nel gonfiore

di morbide brezze tropicali


le sue storie mi chiamarono

alla sua isola

attraverso il grande oceano,

un mondo diverso dal mio


i campi che trovai,

i papaveri perduti,

diecimila fiori selvatici

scorrevano verso il mare


pietrificata, guardai

verso campi fioriti,

un ragazzetto

ruzzava in fanciullesca letizia:

l’abbandonarsi di mio padre

mentre danzava

fra diecimila papaveri







Decimila paparini


Quannu, era un picciriddu,

lassau u blu zaffiru

dû celu sicilianu,

tavulozza di milli culura

dû mari nostru Miditirraniu;


tappita di paparini

arruzzuliavanu a mari,

decimila ciuri

di russu focu

sdivacati nto ‘nsaccu

di rizzatura di ventu ‘ntra mari;


i storî chi cuntava mi chiamaru

all’isula chi lu vitti nasciri

navicannu pi lu mari ‘nfinitu,

nautru munnu pi mia;


i campìa c’attruvai,

i paparina oramai persi,

versu u mari ora currianu

decimila ciuri sarvaggi;


alluccuta, taliai

nto ‘nmari di campìa ciuruti

un picciutteddu

pazzu di gioia:

l’abbannunarisi di me patri

mentr’abballava

‘nmezzû decimila paparini.









Foto di Mara Gioia