martedì 12 maggio 2015

CHE SUCCEDE NELL'AULA BUNKER DI PALERMO? Un processo finto con un giudice vero come educazione alla legalità!




Un "lenzuolo" per riflettere nell'aula bunker all'Ucciardone di Palermo dove oggi alcuni studenti delle scuole secondarie di Primo grado "Silvio Boccone" e "Salvatore Quasimodo" dell'Istituto comprensivo "Maredolce" hanno simulato un processo penale, con un regista speciale, il procuratore aggiunto Vittorio Teresi, e gli altrettanto speciali aiuti alla regia, l'avvocato Roberta Pezzano e il sostituto procuratore Gaspare Speciale.



Alla fine c'è stata la sentenza "vera", nel senso che la corte giudicante, formata dai ragazzi, è stata guidata dal procuratore Teresi nel formulare il verdetto in base al dibattimento in aula su un caso di "pizzo" con tanto di vittime, imputati, favoreggiatori, testimoni, avvocati della difesa, pubblici ministeri...




Anche questa è educazione alla legalità!



Alla fine il giudice Vittorio Teresi ha concluso con un excursus sul valore "storico" dell'aula bunker e alcune riflessioni sul delicato compito del giudicare nonché sull'immane responsabilità dell'amministrazione della giustizia a carico della società tutta! 









 Foto ©pierocarbone



lunedì 11 maggio 2015

I SETTE SINDACI DI AGRIGENTO. Come i Sette sindaci a Racalò?

archivio e pensamenti: I SETTE SINDACI DI RACALÒ



Toh, che coincidenza! 
Un numero altamente simbolico:
Sette candidati a sindaco ad Agrigento: 
Sette come il quartiere Settecannoli
Sette come i Sette a Tebe
Sette come le Sette porte
Sette come i Sette guerrieri
Sette come le Sette montagne: 
vi svetta la vite-albero della scienza del bene e del male
secondo il libro di Enoch rammentato da Eliade

Sette come i Sette rami della betulla dei Tartari
Sette come i Sette piani del cielo babilonese
Sette come i Sette gradini degli sciamani Ostiak Vajugan
Sette come le Sette virtù cardinali
Sette come i Sette vizi capitali
Sette come i Sette dell'Apocalisse?

Sette come Somma simbolica:
il Tre della perfezione più il Quattro delle virtù teologali
Sette come i primi sette comandamenti: 
con un piccolo sforzo si poteva arrivare a Dieci.
Invece, 
nel capoluogo come in provincia, Sette...
sempre Sette
come i Sette candidati a sindaco di Racalò. 

Deja vu?
Sempre meglio dei Tredici di San Cataldo di lanziana menzione, 
se mai fosse una questione di numeri. 







http://livesicilia.it/2015/05/06/agrigento-corrono-in-sette-ecco-tutte-le-liste_624083/


domenica 10 maggio 2015

NICOLA LO BIANCO CI "COSTRINGE" A LEGGERE PAOLO MESSINA. Quei sonetti "rotondi" come la luna. E i "fantasmi"?


I "nostri" poeti, questi sconosciuti!


Caro Piero
ho visto su fb e poi sul tuo blog, lo scritto dedicato a Paolo Messina, che ho avuto l'onore di conoscere quando insieme collaboravamo a L'INCHIESTA di Giulio Ambrosetti, e di seguire negli ultimi anni della sua vita.
Anch'io vorrei ricordarlo e vorrei farlo anche attraverso il tuo blog: ti invio l'omaggio a Paolo Messina pubblicato a suo tempo sul "Bandolo".
Un caro saluto
Nicola

...perle, rilucenti e opache, come la doppia faccia della luna...





OMAGGIO A PAOLO MESSINA
 di 
Nicola Lo Bianco

Mi capitano tra le mani i “Sonetti” di Paolo Messina, pubblicati nel 2000 (Nuova Koinè), e li rileggo con passione.
Ne viene fuori questa tarda recensione o nota critica, che propongo in omaggio al poeta de “Il Muro di Silenzio”(’59), l’opera teatrale che nel dopoguerra, quando pronunciare la parola “mafia” era diffidenza ed ostracismo, mette in scena la secolare tragedia  che incombe sulla vita del popolo siciliano.
“Il muro di silenzio”, rappresentato in Italia e in Europa(ma rifiutato dalla TV nazionale), insieme a “Le ricamatrici”(’69), sono esemplari, tra l’altro, di quello stile teatrale che poi si definì “teatro di poesia”.

Giovanissimo (P.Messina è nato a Palermo, nel ’23), rientrato dalla guerra, è anche tra i primi a rinnovare la poesia siciliana nei contenuti e nel linguaggio, mantenendone, tuttavia, un alto profilo che lo inserisce a pieno titolo nella grande tradizione letteraria della poesia dialettale, con la raccolta “Rosa fresca aulentissima” (poesie ’45-’55).

Lo stesso si potrebbe dire, sul versante della poesia italiana, riguardo al sonetto che il Poeta ha coltivato come uno scrigno prezioso entro cui racchiudere l’essenza della sua poesia, punto di sintesi tra finito e infinito, quotidiano e perenne, razionalità e pienezza di sentimento.
In breve, questa pagina dedicata a Paolo Messina vuole essere un invito a leggere o rileggere, a riportare sulla scena, la poesia e il teatro di questo maestro della parola e della drammaturgia, la cui opera a tutt’oggi non ha la risonanza  che merita.
Ma torniamo ai Sonetti.





PAOLO MESSINA
Sonetti
Mitologia dell’anima
Dieci sonetti, dieci perle, rilucenti e opache, come la doppia faccia della luna, spettatrice e protagonista.
Una concentrata biografia poetica proiettata su uno schermo di cielo intellettuale, a cominciare dalla struttura del sonetto, la forma che accoglie perfettamente, come un calco, le movenze emotive del Poeta.
La forma cerchio, come appunto la figura/luna, ogni sonetto si apre e si chiude come una “sfera magica”, entro la quale raccogliere le divagazioni dell’anima, aeree, com’è proprio del “cosmo della memoria”(p.11), del sogno “sfuggente”, dei sogni lontani e perduti di questa poesia.
Una poesia che tende al distacco, a trascendere la zavorra della realtà, ma non a trascurarne il peso, dal quale essa prende avvìo e mai dimentica gli (p.8), come ad es, </…le male strisce…/vegliano attorcigliandosi ai pilastri>;o anche .(p.11)
Ma sono savie metafore, rimandi allusivi, liberati dalla opprimente tensione drammatica, incastonati in una spirale che porta verso l’alto, da dove lo sguardo del Poeta si distende, nel tempo e nello spazio, a ricreare un , un paesaggio esistenziale rappresentato dalla  poesia /musica, la cui struttura è propriamente la quantità numerica.
E più precisamente, dal sonetto, la cui perfezione è dettata dalla sapiente orditura di ritmi, connessioni, risonanze…, una raffigurazione di immagini sonore e concettuali che potremmo rassomigliare alla concatenazione dei numeri della “tavola pitagorica”.

Questo per dire della compiutezza del sonetto di Paolo Messina, della sua intelligenza creativa, animata dalla pascaliana “esprit de geometrie”, ma anche della sua capacità di adombrare l’inspiegabile della vita o il “mistero” della poesia, che, pur entro una struttura “matematica”, riesce a sondare <…altri piani / dell’essere reali o immaginari/, purchè consoni ai miei perduti arcani>.(p.13)
Dietro l’apparenza dello schema compositivo, “classicamente forgiato”, dietro un linguaggio che si posa leggero e inclina alla riservatezza del sentimento, si scopre un’anima piagata dalla solitudine senza speranza e forse anche da una ricerca d’amore inappagata.
Da queste ceneri sale il calore umano della nostalgia e del rimpianto, del sogno non ancora dismesso, di ciò che avrebbe potuto essere e che non fu. Un sogno ormai assimilato alla poesia, dove, però, la parola, come dice Fortini, è “fantasma”.
E “fantasmi”, inghiottiti dal tempo o lontani nello spazio, sono il “Pierrot Lunaire”(p.10), la  “Sofia Kuhn”(p.11), o “Eleonora D’Aragona”, il busto scolpito da Francesco Laurana,  (p.16).
“Fantasmi” per accogliere un sentimento amorevole, confortante, tristissimo, ma fermamente virile, asciutto, della fierezza che sfiora una sottile ironia verso se stesso e verso tutto ciò che vive e muore.
Un dialogo/soliloquio, perciò, che si incentra sulla mitica figura, amata/amante, di Euridice(p.7), la quale riassume simbolicamente la presenza/assenza, il profilo di ciò che sfugge, del sogno ,  e altro non lascia  che contemplare una sembianza: .
E si arriva all’intenerimento, alla rattenuta commozione, sobria profonda, rivissuta, quella che emana da una visione lucida e consapevole del ciclo “cosmico” dove perennemente incombe la legge .(p.12)

Che cosa rimane?
La poesia sembra dirci il Poeta, alla quale infine affidare l’ultima illusione di un .
E veramente un inno alla poesia sono questi sonetti, che rivelano, se ce ne fosse bisogno, come lo scrittore, il poeta Paolo Messina, è uno dei picchi della letteratura contemporanea in terra di Sicilia.




Il post a cui si riferisce Nicola Lo Bianco contiene il "medaglione" critico-biografico su Paolo Messina di Marco Scalabrino.
LinK 

venerdì 8 maggio 2015

NÉ INCIVILI NÉ SCIACALLI. Su alcuni atti di vandalismo in paese e il "vietato lordare"


Sono rammaricato ancora di più che ciò avvenga in prossimità della visita nel nostro paese di un gruppo di estimatori della bellezza e della storia espresse dalle nostre contrade, come ho annunciato in qualche post addietro!

 Dinanzi ad un atto di probabile vandalismo consumato in Piazza in danno di una ultramoderna lapide commemorativa in plexiglass oggi molti si risvegliano in paese per lanciare lai e anatemi contro gli incivili. Giusto, giustissimo. E non di un solo atto si tratta, ce ne sarebbe un altro dalle parti della Fontana, anzi c'è sicuramente, e si vede.
Additarli? Doveroso. Indignarsi? Giusto, giustissimo. Si tratta di inciviltà? Ma allora...




Sindaci o non sindaci pro tempore, assessori o non assessori, consiglieri o non consiglieri, giornalisti o non giornalisti, intellettuali più o meno intellettuali, cittadini tutti sempre e comunque, siamo stati meno incivili, se di inciviltà si vuol parlare, a tacere e a non far nulla dinanzi alla cancellazione della centenaria pescheria comunale o alla decapitazione della "figureddra" di San Mattè, tanto per portare due esempi, uno sacro e uno profano?

Triste sarebbe se il rimprovero-rammmarico di inciviltà rimbalzasse sui media soltanto per l'allusione ad uno Sciascia decapitato, sebbene in effigie. Chi l'avrebbe fatto? Perchè? E i concittadini? Ciò farebbe indubbiamente notizia. Ma sarebbe una notizia? O una strumentalizzazione in pro di chi promuove o diffonde la pseudonotizia? 
Non ci crediamo; e vorremmo si tenesse lontana ogni forma di sciacallaggio! 

Ciò non toglie che il fattaccio non induca a sapide riflessioni.
 Del resto, per una strana ironia della sorte, accanto alla lapide in plexiglass ce n'è una di servizio, piccola, molto più antica e dismessa, dalla scritta ormai sbiadita, che esorta i cittadini a "non lordare".
Chi vuol saperne di più sul significato di tali scritte disseminate per il paese, basterà consultare le Parrocchie di Regalpetra, dove troverà una inequivocabile spiegazione, e che mai l'autore si sarebbe sognato di starvi accanto, sebbene in effigie.

La pescheria abrasa
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2012/10/la-colonna-non-infame_7.html


Appello caduto nel vuoto per San Mattè
http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/10/un-appello-per-san-matte-decollato.html

giovedì 7 maggio 2015

COLTIVARE LA STORIA DEL GRANO. Corso organizzato da SiciliAntica Roccapalumba


Il trapasso, nella  Sicilia del 1400 e 1500, dalla pastorizia diffusa alla cerearicoltura viene sintetizzato da Orazio Cancila, autore di una documentatissima indagine storica, con un'immagine "biblica": La spiga scaccia la pecora: la Sicilia del grano.

La spiga scaccia tante cose, non solo la pecore e la pastorizia con le sue mandrie ma anche la coltura precedente del cannamele che a sua volta aveva scacciato estese aree boschive  per dare spazio alla canna da zucchero.

La coltura del grano diventa predominante in Sicilia apportando altri disboscamenti ma porta con sé tutto un mondo di relazioni, tecniche, interessi, usi, costumi, tradizioni materiali e orali.
Strettamente connessi al  grano sono le masserie per la produzione, i caricatori per l'esportazione e i mulini per la molitura.



Non solo i campi di grano estesi come un mare ma anche i mulini ad acqua del Raffo delle mie parti, benché non più funzionanti da un periodo immediatamente antecendente alla mia infanzia, mi rende egualmente quel mondo vicino e familiare, non ultimo per il ricordo delle ultime carovane di contadini che ritornavano sui muli stracarichi di odorosa Sulla dalle campagne dove officiavano con zappe e falci gli ultimi riti al culto della siciliana dea del grano, quella dea Proserpina o Kore che ogni anno, grazie alla madre Cerere, faceva rifiorire la primavera e con essa il biondo grano.

Ma anche tante feste erano legate ai ritmi del grano e tutto un mondo  di un passato anche remoto a cui è dedicato un ciclo di dotte e specialistiche conferenze che varrà la pena di seguire per riacquistare conoscenza di ciò che la memoria tende inesorabilmente a obliare.

Non so con quale misura di grandezza stabilirne l'importanza, ma sicuramente costituirà un doppio evento veder funzionare l'antico mulino ad acqua di Fiaccati, nel terriotrio di Roccapalumba, e assaggiare "lu brusciareddu", le spighe di grano abbrustolite.



Con piacere pertanto, accolgo l'invito di Nino Di Chiara e Giuseppe Pollina a riportare la notizia dell'interessante corso sulla storia del grano in Sicilia organizzato da Sicilia Antica di Roccapalumba.




CORSO SULLA STORIA DEL GRANO IN SICILIA

Fosse granarie, Caricatori e Mulini ad acqua
Simboli, Storia, Cultura, Tradizione e Alimentazione

Maggio - Giugno 2015






Programma del corso
Sabato 9 maggio 2015 - ore 16.30
Presentazione:
Gugliemo Rosa, Sindaco di Roccapalumba
Giuseppe Pollina, Presidente SiciliAntica sede di Roccapalumba
Simona Modeo, Presidente Regionale SiciliAntica
Miriam Cerami, Coordinatrice del corso
Il grano: simboli e culti
Sebastiano Tusa, Archeologo preistorico - Soprintendente del Mare



Sabato 16 maggio 2015 - ore 16.30
Conservazione del grano: le fosse granarie
Stefano Vassallo, Archeologo - Dirigente responsabile U.O.5
della Soprintendenza di Palermo
Giuseppe Canalella, Vicepresidente regionale SiciliAntica
Rita La Monica, Presidente SiciliAntica sede di Mussomeli



Domenica 17 maggio - ore 10,00
Visita guidata alle grotte della Gurfa di Alia e di Contrada Montoni;
degustazione di vini presso la Cantina “Feudo Montoni”di Cammarata



Sabato 23 maggio 2015 - ore 16.30
I caricatori della Sicilia
Ferdinando Maurici, Archeologo, Storico del Medioevo
C.R.I.C.D. della Regione Sicilia



Domenica 24 maggio - ore 10,00
Visita guidata al castello di Campofelice di Roccella



Sabato 30 maggio 2015 - ore 16.30
Storia e tecnologia dei mulini ad acqua
Antonino Margagliotta, Ingegnere Architetto
Università degli Studi di Palermo
A seguire degustazione di pani cunzatu e bruciareddu



Sabato 6 giugno 2015 - ore 16.30
Le tradizioni popolari legate al Ciclo del Grano
Antonino Frenda, Demoantropologo, docente di Antropologia Culturale –
Studio Teologico S. Gregorio Agrigentino e Soprintendenza BB.CC.AA. di Agrigento
Pippo Oddo, Storico - studioso di Cultura del Territorio
A seguire momento musicale-folkloristico



Sabato 13 giugno 2015- ore 16.30
Tradizione e innovazione nella filiera del Grano duro in Sicilia
Giuseppe Russo, Biologo specialista in Scienza dell'alimentazione
Responsabile del Consorzio di Ricerca G. P. Ballatore
Giuseppe Di Miceli, Agronomo - Università di Palermo
Luca Settanni, Chimico - Università di Palermo
A seguire degustazione di prodotti tipici



Sabato 20 giugno 2015 - ore 16.30
L’utilizzo dei grani antichi nell’alimentazione. Prevenzione e benessere
Gabriella Pravatà, Medico dermatologa
Presidente Centro Studi di Medicina Integrata (CeSMI)
Ioana Catalina Arrigo, Consulente del benessere
Università di Padova

Conclusione:
Alfonso Lo Cascio, Presidenza Regionale SiciliAntica



Settembre: visita guidata all’Expo di Milano




NOTE TECNICHE

Le lezioni si terranno presso l’aula consiliare “Rocco Chinnici” del Comune
di Roccapalumba tranne quella del 30 maggio e del 6 giugno che si terranno
al Mulino “Fiaccati” e quella del 13 giugno che si terrà presso la Masseria
“Acque di Palermo” di Roccapalumba.

Alla fine del corso sarà rilasciato un attestato di partecipazione, utile ai fini del
credito formativo per gli studenti degli Istituti di istruzione secondaria superiore

Per informazioni ed iscrizioni:
388.7428576. E-mail: roccapalumba@siciliantica.it





Orazio CANCILA, Baroni e popolo nella Sicilia del grano, Palumbo 1989
Pdf


Immagini dal sito  http://www.siciliantica.eu/