mercoledì 28 gennaio 2015

SAPER VIVERE È SAPER MORIRE




"La scienza è  conoscenza delle cose, la sapienza è conoscenza della vita. 
La mancanza di scienza è ignoranza e difficoltà a vivere, la mancanza di sapienza è stoltezza e facilità a morire. 
La scienza a tutti è utile, la sapienza a tutti necessaria.

Chi siamo e perché viviamo? 
Donde veniamo e dove siamo diretti? 
Che cosa è la vita e quale la via giusta per camminarvi? 
Tutti siamo chiamati a interrogarci e a rispondere, tutti a riflettere. Tutti ad avere la necessaria luce per vederci.

Più luce!"


Racalmuto, 24 agosto1995                                                                                                                                               Calogero Salvo








L'Amico del Popolo, 1 ottobre 1995



Altri pensieri

martedì 27 gennaio 2015

CHI CANCELLA RACALMUTO CANCELLA SCIASCIA







A sospettarne la risposta non gliel'avrebbe mai richiesto. E invece...

Così Smaragdos rispose a Birribaida di Misilindo che gli aveva richiesto un parere sull'opportunità di cambiare nome al paese natale dello scrittore famoso sostituendolo, in segno di omaggio, con un altro di fantasia inventato dallo stesso scrittore:

"Dopo avere recitato fino alla noia la giaculatoria come una giugulatoria e ammonito il mondo intero col connubio Racalmuto = Sciascia, Sciascia = Racalmuto, Racalmuto come "il paese di Sciascia" per antonomasia e Sciascia come "il figlio più illustre di Racalmuto", oggi,  taluni officianti ne decretano la condanna a morte onomastica, eliminando uno dei due termini dell'endiadi.  Che siano gli stessi, smemorati officianti di ieri? Declamazioni, asserzioni utilizzate come sgabelli, su cui montare per sopraelevare la vista un po'.

Noiosi ieri, inopportuni oggi.

Sciascia, si sa, è il padre di Regalpetra in quanto autore delle Parrocchie di Regalpetra,  Regalpetra è una sua creatura, ora, cassando il nome di Racalmuto per rimpiazzarlo con il parto onomastico di sua fantasia, lo si vorrebbe figlio, figlio di Regalpetra, figlio di sua figlia. Solo una volta è capitato nella storia dell'umanità, e che umanità! Un'umanità molto divina.

Ora et nunc, - a Messina direbbero uòra uòra -, alcuni, scambiando Regalpetra per la Madonna e Sciascia per Gesù Cristo, sono sul punto di reindirizzare, come novelli Dante tramite San Bernardo, i paradisiaci versi:





"Vergine madre, figlia del tuo figlio,


umile e alta più che creatura,


termine fisso d'etterno consiglio,




tu se' colei che l'umana natura


nobilitasti sì, che 'l suo fattore


non disdegnò di farsi sua fattura. 



Dante Alighieri, Paradiso canto XXXIII"


Birribaida di Misilindo gradì la nota di Smaragdos e lo ringraziò con un biglietto che terminava con Regalpetra me genuit e un verso sibillino:



O Regalpetra di sciasciana fattura etc. etc. etc. "


Smaragdos lesse perplesso e rimase con gli occhi rivolti al soffitto mente ripeteva interrogativamente, tra sé e sé, me genuit? me genuit?!...".


Coraldo, Marzuchi & Jacopino, Passeggiando con Smaragdos. Parainedito







Links correlati:

L'articolo
La canzone





Nelle foto: scultura e dipinto del Museo diocesano di Palermo







lunedì 26 gennaio 2015

IL FILM SU ITALO E IL FEEDBACK VIRTUOSO



Un cane che 

andava in chiesa eludendo il cartello con su scritto 
"divieto d'ingresso ai cani", 
seguiva i cortei funebri, 
salvava le ragazze dalle aggressioni, 
assisteva ai consigli comunali, 
partecipava ai convegni culturali, 
fungeva da guida turistica ai visitatori dei monumenti di Scicli 
e dei luoghi del commissario Montalbano, 
accompagnava i ragazzi all'entrata e all'uscita  da scuola...








La storia di quel cane è diventata un film! 
Me ne aveva parlato tempo addietro Aurelio Caliri in occasione di un libro di racconti sugli animali che voleva dedicare ad un cane speciale che si chiamava Italo. Ne riportai la notizia sul blog. Sollecitato ora dalla recente uscita del film ho condiviso il link del vecchio post su fb.
L'amico Santino Petruzzella legge il post e ripesca un ricordo e una foto che inverano il contenuto del film recentemente prodotto. Si tratta di un feedback virtuoso, anche per la foto ritrovata. 

"Penso di aver conosciuto Italo. Qualche anno addietro , visitando Scicli , mi colpì questo cane che se ne stava tranquillamente a girare in una Chiesa, da solo , tanto che lo fotografai. Ho ricercato tra le ormai migliaia di foto digitali e l'ho trovata."







Foto di Santo Petruzzella


domenica 25 gennaio 2015

IL SICILIANO IN CORSICA







Sò vinti scritti scelti in a pruduzzione puetica di tutti i tempi è tutte e culture. 
L’arte di Scalabrino i trasferisce in a so lingua, u sicilianu, ed hè un veru incantu. 
Ùn si tratta cum’è spessu spessu di un passa è veni chì storce sguardu è mente ciambuttendu vi da pagina manca à pagina diritta, esitendu trà lingua d’urigine è lingua di traduzzione è fendu di u lettore un traculinu chì ùn mancu duve sbatte di capu... Innò, quì, u viaghju vi porta à bon portu. In un imaginariu duv’ellu vi accoglie u traduttore-pueta. Quellu di a so lingua è chì ne diventa, a stonda ch’è vo lighjite, a vostra. 
Piero Carbone a dice in un prefaziu eruditu ed assinnatu “Senza voler disattendere il compito originario, per far rivivere, come s’aspetta Steiner dal traduttore, “l’atto creativo che aveva informato la struttura dall’originale”, Marco Scalabrino cosa fa? Smonta l’originale, lo dimentica e nel ricordo dell’esperienza vissuta lo riscrive nel e con un dialetto: il suo. Basterebbe pensare alle sue prove su Catullo, Peter Thabit Jones, A. Freitas, Nat Scammacca, tanto per citare alcuni nomi. Sono autori certamente amati e già incontrati nei suoi studi. 
E sicuramente la molla adesso è stata quella di piegare duttilmente il “siciliano” come a voler dimostrare che la sua ricchezza fonetica e semantica è tale da frantumare la barriera d’una lingua straniera.

Ind’è iss’opera propiu curata, di forma discreta ma di ambizione tamanta, Scalabrino riesce à pienu. Ci hà a primura sempre attiva di ricuverà a musica uriginale di u puema ch’ellu traduce è si attalenta à scavà u prufondu di u patrimoniu lessicale di Sicilia, da sculinà ci i termini i più capaci à fà spampanà e figure è u sensu di l’opera ch’ellu traduce.
Basta una fidighjata è un suppulellu di cumplicità literaria è vi vene di un colpu l’impressione -l’illusione? Ma tandu hè un incantu!- d’esse l’ospite di un imaginariu linguisticu ch’è vo ùn sapiate micca di pussede. È vi scuprite, cù l’incantu pueticu, capace di una lingua più!
Da pensà chì s’ella entre in ballu a puesia vera, a traduzzione da larga balia à e lingue. Quelle maiò è l’altre pensate chjuche. Tutte!

Sotto la cupola ampia del dialetto, quasi a dire che (il dialetto) non teme cimento, Scalabrino aduna poeti senza limiti geografico-temporali oltre-ché linguistici: autori di due continenti, di disparate regioni dell’Europa e delle Americhe, che si collocano dalla classicità, Orazio e Catullo, e, con uno smisurato balzo, ai nostri giorni, taluni addirittura ancora vi-venti: Jacques Thiers, Peter Thabit Jones, Iacyr A. Freitas; autori plane-tariamente noti, Wislawa Szymborska, Charles Bukowski, Edgar Lee Masters, fianco a fianco ad autori scarsamente noti o pressoché scono-sciuti in Italia: Duncan Glen, Robert Garioch, Hugh Mac Diarmid. 
La traduzione talvolta coincide con un’opera di promozione scaturita da una consapevole e coraggiosa assunzione di responsabilità nell’implicito giudizio positivo. Un paio di loro, benché stranieri, e cioè Nat Scam-macca e Peter Russell, risultano sostanzialmente “adottati” dall’Italia e in special modo dalla Sicilia. 
“Tutti, nondimeno, autori – precisa il nostro poeta-traduttore – di spessore, di valore, che trovano, tramite questo umile tributo, una ribalta, una piccola finestra per affacciarsi ed entrare a far parte della cultura siciliana.”









Testi e immagini da www.interromania.com

sabato 24 gennaio 2015

MI PIACE SEGNALARE UN BLOG


L'ho scoperto casualmente in rete e l'ho trovato interessante, 
fonte di stimoli, conoscenze, riflessioni. 

Penso che certi territori della conoscenza
 quando sono ben marcati
 aiutino a definire quelli altrui.