venerdì 23 gennaio 2015

MA FACEBOOK È O NON È UN CORTILE?




Alcuni, sentenziando e moraleggiando impudentemente dal loro balcone-web, vogliono passare per snob definendo il balcone-web degli altri, e facebook in particolare, un "cortile", intendendo il cortile solo ed esclusivamente sotto l'aspetto negativo delle sciarre  (liti) ravvicinate o del parlare a vuoto o sboccato su cose di nullissima importanza, ma poi... ma poi che succede?

Quegli stessi presunti snob, autoproclamatisi non "curtigliari", inondano il web e tutte le bacheche facebook di amici e di amici di amici e di amici degli amici di amici con i loro links, e giù lìnchis lìnchis lìnchis che rimandano a notizie ed elaborazioni gravitanti intorno ai loro prediletti argomenti e pretesti, lìnchis di cui molti destinatari farebbero volentieri a meno perché non di loro interesse o di diverso orientamento. 

Capisco che, anche su facebook, per non codificato bon ton, lo scambio di links sulle bacheche personali altrui possa avvenire tra "amici", ma sempre per tacita o esplicita intesa, e su ambiti di comune interesse, potendo risultare ciò piacevole o utile addirittura, ma se a farlo indiscriminatamente e arbitrariamente è un giornale va tutto a discapito sia del bon ton sia dell'oggettività del giornale stesso. 

Un tal comportamento compulsivo alla fine nuoce al giornale stesso perché distrae dal contenuto degli articoli veicolati in quanto fa nascere collaterali domande: perché tanta insistenza? importa comunicare serenamente e oggettivamente qualcosa oppure l'informazione e le problematiche affrontate, quali che esse siano, passano in secondo piano perché primieramente importa il cliccare un link? e perché mai? perché questo voler trasformare le bacheche personali degli "amici" in "ripetitori" acritici di un giornale e di tutto ciò che esso cucina? 
Contravvenendo, una tale prassi, il noto adagio secondo il quale mangiari e vistiri a so piaciri, uno deve magiare e vestirsi seguendo i propri gusti!

La cosa buffa è che se uno chiede di attenuare o selezionare la martellante condivisione passa per brutto carattere. Non mancano esempi.

Tacessero almeno preventivamente, quelli che al "cortile" di facebook non sanno comunque rinunciare e del disprezzato cortile, invasivamente, se ne servono per poi vantarsi della profluvie di clic sui loro lìnchis!


P.S. 
Chi vuol essere snob ed esibirsi come tale a tutti i costi, si perde l'occasione di vivere e apprezzare tanta umanità che si "consuma" anche nei cortili di questo mondo, vera galassia di umanità.
Non bisogna scambiare il cortile fisico di paesi e città, oggetto di seri studi dell'etnografia, della sociologia e dell'antropologia, con il cortile come scurrile categoria dello spirito: ma in questo caso il cortile non c'entra. E neanche facebook.

Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito



Link correlato:

Video sul Cortile Cascino, 
ispirato a una indagine sociologica di Danilo Dolci

giovedì 22 gennaio 2015

CORNACCHIA O CANARINO?




“La poesia è un canarino in una miniera di carbone”

ha scritto l'americano J. Lawrence Ferlinghetti.





"In Sicilia abbiamo
cornacchie in miniere di bianco sale
e corvi in miniere di giallo zolfo."
Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale.
 Parainedito




Ho tratto spunto (da sviluppare ovviamente) dal suggestivo post


mercoledì 21 gennaio 2015

martedì 20 gennaio 2015

FILOSOFIA IN PILLOLE SICILIANE

FILOSOFIA IN PILLOLE SICILIANE 
DI
 CAROLYN MARY KLEEFELD 
TRAMITE
 GAETANO CIPOLLA




Può il dialetto inoltrarsi negli arditi meandri di meditazioni filosofiche?  Per Gaetano Cipolla evidentemente sì. 

Animato da questa convinzione ha tradotto e pubblicato con le edizioni Legas di Mineola (N.Y.) - Ottawa (Canada), in collaborazione con la Cross Cultural Communication di Merryck (N.Y.), Soul Seed. Revelations and Drawings (philosophical aphorism and art) della scrittrice americana Karolyn Mary Kleefeld. Il titolo completo del frontespizio pertanto è il seguente:




L'aspetto interessante o curioso del libro, oltre il contenuto, è la sua traduzione in siciliano. Che sia tradotto in italiano per gli italofoni, nella fattispecie per gli italofoni d'America, è scontato, non fa una grinza, ma è anche vero che non fa notizia. Fa notizia invece l'altra traduzione. 
Ma perché in dialetto? Per chi? Perché?
Le domande sono così insite nella stessa operazione editoriale che vengono offerte le risposte sia all'inizio del libro nei testi introduttivi di Laura Archera Huxleye, Deanna McKinstry-Edwards e David Jay Brown sia nella  Postfazione di Gaetano Cipolla.




Il libro è suddiviso in 24 capitoli che raggruppano aforismi e riflessioni sull'ambiente, il Tao, la censura, l'anima, la libertà, la filosofia, l'illuminazione, l'equilibrio interiore, l'inconscio, il silenzio, il passato, la società, l'arte, la vita, la morte...  

Il verde  e gli alberi della copertina suggeriscono una similitudine per comprendere la natura e la composizione del libro: viene da pensare alle raccolte di foglie secche di varie piante che gli studenti assemblano come compito assegnato dagli insegnanti, ogni foglia lanceolata palmata aghiforme cuoriforme etc. viene fissata su una pagina col nome scientifico dell'albero a cui rimanda. 
Alcune foglie dalla simile forma si possono confondere, ma come ci si può sbagliare dinanzi ad una foglia di alloro con il suo odore  esotico e inconfondibile?

Lo stesso avviene con gli aforismi poetici di Simenzi di l'arma: pur nella stringata sintesi, rinviano inconfondibilmente a più complessi sistemi filosofici, a ben determinati insegnamenti ascetici, a fedi religiose, a correnti di pensiero, insomma, ai territori più disparati: una vallata di echi nel grande anfiteatro del tempo.




Territori percorsi dagli uomini di sempre attrezzati di filosofie religioni bizzarrie, territori mentali, esperienziali, non circoscritti in una sola area geografica né in un solo tempo né espressi con una sola lingua. Non esclusa quella siciliana, sostiene Gaetano Cipolla, che la ritiene anzi adeguata in altezza ed estensione ad esprimere concetti e ragionamenti. 



L'odierna traduzione è una controprova di questi convincimenti ed una sfida: azzarda di aggiungere senso e non di sottrarne ai pensamenti dell'autrice, attraverso la lingua siciliana, nota, praticata e studiata soprattutto per altro: uso comune, saggezza popolare, poesia, teatro, e, se vogliamo, prosa. Gaetano Cipolla lo sa bene, da professore, da lettore, da studioso, da traduttore, da editore che ha fatto conoscere la letteratura siciliana agli anglofoni traducendo copiosamente dal siciliano in inglese, ad iniziare dalle opere del Meli.

Il rapporto tra le due lingue, come ben si evince dall'attività di traduttore del Cipolla, non è di semplice sostituzione di parole ma di osmosi, di scambio, di reciproco arricchimento: se l'americano serve per far capire i testi pensati in americano con riferimento alla cultura angloamericana, in senso opposto, il dialetto esprime quei concetti e quelle riflessioni come se fossero stati pensati originariamente in siciliano con le peculiarità semantiche e sonore del siciliano.
Ci sarà riuscito?

La risposta è affermativa se la lettura in siciliano produrrà quegli stessi effetti che Laura Archera Huxley  in Prefazione attribuisce alla lettura originaria.


E' una bella scommessa, questa traduzione in siciliano, perché nulla si deve togliere alla forza suggestiva di convincimento e persuasione di un libro che ambisce a spargere "semi dell'anima" così come il libro dei Tarocchi o l'I Ching ovvero il Libro dei Mutamenti, e come questi classici della saggezza millenaria poter essere usato, secondo David Jay Brown "come uno strumento oracolare, interattivo, ponendo un quesito e aprendo il libro a caso per vedere che nuove illuminazioni possono nascere da un particolare seme dell'anima".


L'Autrice






Alcuni aforismi








lunedì 19 gennaio 2015

LA METAFORA NON E' UN INDIRIZZO DI POSTA ELETTRONICA






Io fantastico, gioco con sfuggenti pensieri e taluni mi accusano di parlare (soprattutto scrivere) in metafora perché, come i "bravi" al rintocco della campana nei Promessi Sposi, si sentono chiamati per nome, cognome, soprannome e titolo di studio; se la sentono, reagiscono, sibilano offensivi e triviali contrattacchi; credendo che gli altri siano ottusi, portano tutto in chiaro, sbagliando, e con poco senso dell'umorismo.

Ma metafora e umorismo sono una specialità comunicativa, che pur ha esempi illustri, accede talvolta all'espressione artistica, ognuno li intende come vuole e li applica a suo piacimento e a occasionale intendimento a chi vuole.

Sono come gli anelli di ferro (aniddrièttu al singolare), ma ve n'erano anche in pietra, attaccati sulla parete esterna delle case di una volta, chi voleva poteva annodarvi provvisoriamente le redini (li riètini o cuddràna) del proprio asino o del proprio mulo. Giusto il tempo di sbrigare qualche faccenda che si aveva tra le mani.

Terminata l'incombenza, il proprietario slegava le redini, si riprendeva la propria bestia e lasciava libero l'anello di ferro, pronto e disponibile per altre cavezze.






Sono tecniche retoriche, insomma, pepe e sale per condire i fantasticamenti, e non certo casellari anagrafici.

Le metafore volano, le offese restano. Le prime sono generiche, generali e generalizzanti; le seconde, ad personam.



Link correlato

http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/11/che-centra-il-castelluccio-con-carminu.html