lunedì 21 aprile 2014

QUEL DON MILANI! Fede, politica e campagna elettorale





Gli affari di fede (nel nostro caso cattolica) siano lasciati fuori dalla politica, anzi, dalle tornate elettorali europee, del Paese e di paese! Per rispetto alla fede e a chi la professa!!! 

Fuori i mercanti dal tempio, ma anche i responsabili del tempio non diano una mano ai mercanti!!! 


Benedicano i non mercanti, hanno il dovere di farlo, ma con distacco, restando nel proprio, separato, ruolo. Non date a Cesare quello che non è... vostro!

Gli uomini e le donne di fede facciano come don Milani che rivolgendosi a Pipetta, comunista, gli scrive più o meno così: Oggi sono con te perché combatti la battaglia giusta, ma se domani raggiungerai il potere e lo eserciterai male io sarò contro di te! 

Palle, coraggio o coerenza? Quel don Milani!


domenica 20 aprile 2014

AUGURI DI BUONA PASQUA "SULLA SOGLIA DEL MISTERO"




Ernesto Treccani - XV Stazione
per Via Crucis a "San Saverio" (Palermo)








leggerezza di segno e di colore,
restare sulla soglia della tomba vuota,
sulla soglia del mistero, intravedere
ove sembra tutto finito e sigillato per sempre
Luce risplendere.

Cosimo Scordato


sabato 19 aprile 2014

SE SE NE HA UNA



A PROPOSITO DI CRISI



Ignorateli, bistrattateli quanto volete, ma i fatti sono fatti, non muti, non inerti, specialmente se diventano testimonianza nella vita di un uomo che per ribadire le sue ragioni, legate a quei fatti, paga di persona.

Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito.




L'intervista di cui ho appreso tramite minimaetmoralia

I fatti generano altri fatti. Si richiamano per affinità tra loro. Leggo la testimonianza del greco Manolis Glezos e mi viene in mente quel socialista, al mio paese, che visse con un sogno compresso per vent'anni fino a quando, col ritorno della democrazia, poté far sventolare la bandiera socialista. A ruoli invertiti, se c'è chi prevarica su un altro, sarebbe la stessa cosa.


Ma non è questione di socialista o comunista. E' questione di libertà. E di fede. Fede in qualcosa, in qualcuno, in un'idea.


Se se ne ha una.




Ritratto fotografico di Manolis Glezos

L'intervista è uscita su Venerdì di Repubblica

Del socialista che attese per vent'anni ne parla Eugenio Napoleone Messana nel suo Racalmuto nella storia della Sicilia

Immagini del Fonte Regio a Castronovo di Sicilia

venerdì 18 aprile 2014

MARIA PASSA(VA) ANCHE A RACALMUTO


Anche a Racalmuto una volta Maria passava... 


Processione di Renzo Collura



“Maria e Lu Mastru” (testo tradizionale raccolto e tradotto da A.Sorano)

Maria passa di na strata nova
La porta d’un firraru aperta è.
“O caru mastru chi sta fannu a st’ura”
“Fazzu na lancia e tri pungenti chiova”

“O caru mastru nni la fari a st’ura,
di nnovu ti la pagu la mastria.”
“O cara donna nu lu pozzu fari,
unni c’è Ggèsu ci mìntinu a mmia”



“O caru mastru mi nni duni nova,
unn’è lu figghiu amatu di Maria?”
“O cara donna su vuliti asciari
lu stessu sangu v’impara la via.”

E l’acqua di lu mari si fici ogghiu
Guardatici lu vènniri a me figghiu

Questo testo è tratto dal repertorio dei canti della Settimana Santa della Sicilia Sud Orientale. Le variazioni sul testo sono numerosissime e si definiscono nel genere dei “lamienti”, in uso in tutta la Sicilia e veniva cantato nelle processioni della statua del Cristo morto. Sul finire degli anni cinquanta questa pratica è andata cadendo in disuso.

Nel testo Maria (la Madonna) colloquia con un fabbro:

Maria passa da una strada nuova
La porta di un fabbro era aperta
“Caro artigiano cosa fa a quest’ora?”
“Faccio una lancia e tre chiodi pungenti”
“Caro artigiano non lo fare adesso 
lo stesso ti pago il giorno”
“Cara donna non lo posso fare,
dove c’è Gesù metterebbero me”
“Caro artigiano mi dia notizia,
dov’è l’amato figlio di Maria?”
“Cara donna, se volete uscire, 
il sangue stesso vi mostrerà la via”
E l’acqua del mare divenne olio
“Vegliate il venerdì di mio figlio”

Sito di riferimento




Il Venerdì Santo ad Aidone 


I lamentatori di Montedoro


Settimana Santa a Serradifalco



Qualche anno fa il tentativo di riesumare le lamentazioni del Venerdì Santo  a Racalmuto venne osteggiato da una parte del clero (chissà perché, come se non fosse stata atavica tradizione dei nostri padri) ma non impedito: l'arciprete anzi vide bene la ripresa della tradizione, e approvò.