domenica 17 novembre 2013

CASTELINHO INSPIRADOR



Ringrazio Eduardo Chiarelli per avere tradotto in portoghese la poesia "A lu Castiddruzzu"  . 
In coincidenza del compleanno, ad esempio, potrebbe intendersi come floreale augurio di petali musicali.








Per la lettura:
NH si legge GNI
LH si legge GLI
O finale si legge U
Aquí si legge achí
nota: 
CHOCAR cioè "covare" è simile al siciliano HIOCCA



Castelinho inspirador 


Ó meu Castelinho foste aqui esquecido 
em cima de uma montanhita abandonada 

o sol rodeia-te ao anoitecer com um circulo avermelhado 

e podes olhar para vila que fica em frente .



Diz-me quantos seculos já desafiaste 
sustentando esses calhaus de pedra

quantas injustiças ja viste 
naquela vila que te queira esquecer.



Seguro e firme, posto sobre uma altura 
ouves o vento soprar 

e alguma pedra que para baixo sempre vai caindo .


Meu querido aqui no alto ainda tens que ficar 
como aguia com olhar grifenho 
aninhada sobre os ovos para chocar.

Traduzione di Eduardo Chiarelli 



Anche Bing ha provato a tradurre, anzi, l'ha fatto meccanicamente: dal portoghese in italiano; riporto la traduzione per due motivi: primo, per fare accostare il Castelluccio antico all'ultimo ritrovato della tecnologia moderna qual è un traduttore universale informatico; secondo, per toccare quasi con mano quello che si perde nel "travaso" da una lingua ad un'altra. 

La traduzione non è un fatto meccanico, si traduce anche col cuore, col proprio vissuto e la fantasia.



Castelinho ispirata


O mio Castelinho erano qui dimenticato su di un montanhita abbandonato il sole ti avvolge la sera con un cerchio rosso e si può guardare il villaggio che si trova avanti.

Dimmi quanti secoli ha sfidato sostenere questi ciottoli pietre quante ingiustizie che avete visto in quel villaggio che vuole dimenticare.

Garantire e stretto, mettere su una volta che si sente il colpo di vento e una pietra che da sempre si cade.

Mia cara qui in alto devono rimanere ancora come Eagle con grifenho annidato guardare sopra le uova per schiudersi.

Poesia di: Piero Carbone (Tradotto da Bing)





Pubblico con piacere queste riflessioni di Eduardo: ci fanno capire meglio il criterio e direi il sentimento dai quali la traduzione è scaturita. 
Preliminarmente gli avrei dovuto mandare la versione in italiano, ma ha fatto prima lui a farmela leggere in portoghese.

Tradurre è come travasare il vino
di 
Eduardo Chiarelli

Spero aver lasciato un po' della dolcezza originaria della poesia. 
Ho fatto il possibile per non ridurla ad appena una versione in prosa, che l'avrebbe irrimediabilmente impoverita. 

All'inizio volevo aspettare la traduzione in italiano, ma poi ho pensato di tramutari lu vinu (travasare il vino) direttamente, visto l'impatto profondo che ha su di me la lingua siciliana, perché anche se sono un po' piu piccolo di te, ricordo che a Racalmuto si parlava il racalmutese, e se qualcuno parlava italiano era visto come uno snob; lo parlavamo in strada e anche a scuola, infatti il prof. M* faceva le lezioni in siciliano (dopo però voleva che scrivessimo in italiano) e allora succedeva di scrivere crapa invece di capra.


Ricordo che una volta una bambina in un tema invece di scrivere c'era una volta un bambino "cattivo" , scrisse, bambino " vedovo" perché vedovo in siciliano si dice cattivu
Insomma, le prime parole, che ho sentito pronunciare, sono state in siciliano. 

So che non mi fraintenderai, ma per me la lingua italiana è straniera quanto quella portoghese. 

Il suono della lingua siciliana negli ultimi anni ha assunto per me una dolcezza indescrivibile, entra direttamente nell'anima, persino quando mi arrabbio, lo faccio pronunciando parole in siciliano. 

Solo per darti un esempio, tempo fa ho rivisto il film "La lupa" tratto dal romanzo di Verga e sono rimasto così agitato che la notte non ho chiuso occhio: presumo che sia stato per il fatto di essere recitato in siciliano, proprio per questo il film mi ha così profondamente emozionato. 

E, per finire, io sogno in siciliano.


sabato 16 novembre 2013

PREGHIERA DI UN REGISTA


Il regista è Giovanni Volpe e  "Preghiera" è il titolo del suo film che, nell'intervista di Barbara Lazzarin, definisce una sorta di "preghiera laica". 

Una preghiera che diventa film in cui s'incarnano  i morali pensamenti del regista e diventano, in maniera forte,  attori dialoghi scene musica.




"Il film, secondo la presentazione ufficiale, racconta la storia di tre fratelli, Maria, Lorenzo e Nina, rimasti orfani e poveri, occupano il sotterraneo della scuola di un paese siciliano.

Maria, la sorella maggiore, sempre in bilico sulla sottile soglia che separa la ragione dalla disperazione,  ha una forza e una rabbia tale che riesce, comunque, a reggere le sorti di tutti e tre, ossessionata com'è dal dover salvaguardare i fratelli, entrambi disturbati, da un mondo esterno che avverte nemico e il tentativo di simulare un'esistenza normale.

Marta, assistente sociale del comune, si schiererà dalla loro parte, cercherà di prendere tempo al dovere, a ciò che anche lei sa che in fondo sarebbe giusto.

Ma chi può realmente dire cosa è giusto e per chi lo è?



Quel tempo che le occorre per arrivare ad una soluzione il più indolore possibile: per i fratelli e per lo Stato. Una lotta, quella di Marta, contro se stessa e la sua coscienza, incapace di arrendersi all'evidenza di un destino che incombe, freddo e insensibile, su briciole di umanità che consumano la loro esistenza ai margini delle nostre vite.

Preghiera è il dialogo di una Donna a tu per tu con Dio, in cui tutta la frustrazione e la rabbia verso se stessa e contro il mondo, emergono nella ricerca di un significato per un'esistenza rimasta sospesa tra ideale e mera contingenza."



Dopo aver letto questa presentazione e avere visto il trailer del film, che non mi ha lasciato indifferente, ne ho voluto sapere di più. L'ho chiesto a Irene Milisenda che mi aveva inviato l'uno e l'altra ma preliminarmente ero curioso di sapere del suo interessamento al film.

Con piacere ho appreso che era dentro il progetto del film e ne curava redazionalmente la promozione. Incominciavo a respirare un'aria di famiglia, visto che lei è racalmutese come me, grottese il regista, agrigentini gli attori, i luoghi, l'autore della colonna sonora e tanti altri collaboratori.

Era motivo di campanilistico orgoglio accedere al film attraverso una qualificata testimonianza diretta, Irene infatti è laureata presso la facoltà di lettere e filosofia, corso di laurea in filosofia della conoscenza e della comunicazione e da poco ha iniziato la specialistica in scienza della comunicazione pubblica, d'impresa e pubblicità. 
Conversando, è scaturita l'idea di rivolgere alcune domande ad Antonio Lo Presti, l'attore che nel film interpreta Lorenzo.




    Come ti sei preparato ad interpretare Lorenzo? 
    Lorenzo è un personaggio dissociato, ha problemi sia fisici che psichici, un personaggio lontano dal mio essere. La preparazione è stata abbastanza lunga e impegnativa, sono stato messo a dura prova in intensi laboratori guidati dal regista Giovanni Volpe, con esercizi di difficoltà fisica: tenuto dalle braccia o legato in condizioni stressanti, per riuscire a far esplodere quella rabbia che Lorenzo sfogherà nel film.

    Perché questa rabbia?
    Per una serie di motivi, come la preoccupazione di rimanere lontano dalle sorelle qualora venisse trasferito in una clinica. 

    Dunque una preparazione fisica a questa rabbia da manifestare? 
    Non solo. La difficoltà nella preparazione continuava quando, insieme all'esplosiva rabbia, dovevamo aggiungere dei testi dell'Orlando Innamorato, perché Lorenzo è figlio di un Puparo, e sappiamo che il teatro dei pupi siciliani tanto si rifà all'epica cavalleresca, per cui quasi posseduto da un continuo ricordo di quella spensierata infanzia, vissuta tra le quinte del teatro del padre, esprimerà le sue emozioni citando dei versi in stretto dialetto palermitano.

    E' un personaggio interamente assorbito dalla rappresentazione di un'ossessione?
    Non in maniera esclusiva. Anzi, nonostante la situazione in cui vive, gioirà nel giocare con la sorella Nina, sarà felice nel ritrovare i suoi vecchi giocattoli d'infanzia, sarà sereno, felice e pacato nel vedere che tra loro fratelli c'è amore.



Ad Irene, invece, anche come spettatrice, ho voluto chiedere le sue impressioni:

"Credo che il film, stando al titolo, potrebbe ingannare, non si tratta in effetti di una preghiera fatta in chiesa, ma di una chiamata d'aiuto di una donna che non vuole separarsi dai fratelli perché, nonostante la situazione in cui vivono, l'unica cosa che conta per lei è rimanere unita ai fratelli.

Credo sia una situazione che non solo in Sicilia ma anche in altre parti viviamo e ne veniamo a conoscenza ogni giorno; nonostante ciò, non siamo in grado di aiutare, di fare un piccolo gesto verso chi ha bisogno. 
Una frase del film che mi è rimasta impressa è proprio questa: il giorno arriverà... ci troverà superstiti nella notte sopravvisuti ...!".



Dopo queste testimonianze non restava che ascoltare il regista. Sono rimasto colpito, come si dice quando apprendiamo idee che ci fanno riflettere, dalla conversazione tenuta con Barbara Lazzarin in previsione della proiezione del film al Ciak d’Agrigento, sala blu, nei giorni 18/19 novembre prossimi.

Giovanni, come familiarmente credo di poterlo chiamare e a cui esprimo compiacimento e apprezzamento per la sua affermazione professionale, rivendica con orgoglio che il suo film è espressione di un cinema indipendente, eppertanto realizzato "grazie a sua maestà il digitale".

Ha voluto mettere in scena "una storia contemporanea" che esprimesse a suo modo aspetti e problematiche della contemporaneità e ha cercato di farlo con un film che è la "sua" preghiera, la preghiera "del suo povero autore in primis",  una "preghiera laica" però, un "parlare all'altrui compassione".

Un aspetto con forza ribadito è che, col suo film "tosto", intende porre un "aut aut a un'umanità che si sta spegnendo dietro miraggi di tipo consumistico e sta denudando l'umanità del suo valore più importante che è l'umanità stessa".
Infine, una riflessione viene rilasciata quasi come messaggio e cioè che possono  spiccarsi "bagliori di speranza anche nella tragedia", anche dalla storia più rude come quella proposta dal film. 



Bagliori, aneliti, desideri, bisogni, verrebbe da concludere, di cui in fondo l'uomo ha realmente bisogno. 
Forse questa propensione indica il senso, recondito, di quella che dovrebbe o vorrebbe essere una ricorrente, immutabile preghiera contemporanea.




Il film PREGHIERA è di genere drammatico, durata di 97’(due tempi),
Tra i protagonisti del film: Luana Licata, Ilaria Mitidieri, Claudia Palermo, Antonio Lo Presti, Angelo Costanza e con Luciano Caratto nel ruolo del Sindaco.
Musiche scritte e orchestrate da Antonio Accursio Cortese.
Sceneggiatura di Giovanni Volpe con la collaborazione di Antonio Castronovo.
Produttore preghieracast&troupe.

Giornale di Sicilia, 14 novembre 2013


Trailer

Intervista a Giovanni Volpe. Prima parte

Intervista a Giovanni Volpe. Seconda parte



Ringrazio Irene Milisenda per la squisita disponibilità e per i materali messi a disposizione, qui utilizzati.

giovedì 14 novembre 2013

CARA FONDAZIONE, TI SCRIVO



In attesa delle messianiche realizzazioni, la Fondazione Sciascia potrebbe incominciare col valorizzare ciò che ha di importante, dalle sue carte. Insomma, da se stessa. 


Intanto, il nipote di Sciascia pubblica (o pubblicizza?) le lettere della Fondazione Sciascia: vero incipit dell'affaire.




Dopo la prima pressoché deserta, alla seconda riunione del consiglio di amministrazione della Fondazione Sciascia a cui ho partecipato nel 2007, in quanto assessore alla cultura del comune di Racalmuto e quindi membro di diritto della Fondazione stessa, si è discusso sul regolamento per la consultazione dei libri della biblioteca  ma soprattutto delle carte dell'archivio; ad un certo punto venne letta per l'approvazione una bozza di regolamento precedentemente elaborata, in particolare, riguardo alla corrispondenza sciasciana se ne disponeva la consultazione in loco da parte degli studiosi ma per richiedere la fotocopia di qualche lettera si doveva fare richiesta scritta a due membri del consiglio di amministrazione ovvero ai due generi di Sciascia facenti parte del consiglio di amministrazione.

Chiesi a questo punto se la richiesta si doveva fare esclusivamente a loro due in quanto semplici membri sostituibili con altri o a loro e a loro soltanto in quanto generi di Sciascia. La differenza non era di poco conto: nel primo caso risultava che le carte venivano date alla Fondazione per farne il libero uso che credeva, nel secondo caso significava che Sciascia alla Fondazione non aveva dato le carte ma semplicemente la taliatìna delle carte. Perché il vincolo altrimenti a una donazione?





Obiettai, tra l'altro, che una tale procedura era difficoltosa, immaginando che uno studioso olandese o tedesco o spagnolo piombato a Racalmuto per consultare e fotocopiare qualche lettera dovesse inviare una richiesta scritta a Palermo dove vivono i generi e attendere la risposta. Proponevo pertanto di non vincolare la facoltà di concedere il permesso di fotocopia ai due generi ma genericamente a due membri del consiglio di amministrazione di volta in volta designati, a prescindere che fossero o meno generi di Sciascia. La figura del Direttore letterario sarebbe stata consona e perfetta.
Proposi inoltre quanto segue:  che la Fondazione si riservasse il diritto di renderle pubbliche  con tutti i vantaggi per il conseguente ritorno di immagine ed inoltre di farne una pubblicazione cercando di  ricavarne un guadagno quale forma di autofinanziamento.




Sorvolo sulle reazioni alla prima proposta; per quanto riguarda la seconda ovvero la pubblicazione, il consigliere Catalano fece notare che la pubblicazione si poteva fare solo se gli eredi degli autori delle lettere inviate al destinatario Sciascia  ne concedevano l'autorizzazione e cedevano i diritti, al che suggerii di contattare i vari eredi per i conseguenti permessi e consensi. Questo nel 2007, siamo nel 2013, in tutti questi anni qualche erede si sarebbe potuto contattare.
A prescindere dalla pubblicazione e dal permesso di fotocopiarle, con queste lettere quanti convegni tematici si potevano e si potrebbero organizzare ravvivando la funzione di stimolo della Fondazione nel dibattito nazionale e internazionale riguardanti tante problematiche letterarie, sociali, artistiche, politiche? 
Nel comitato scientifico voluto originariamente da Sciascia c'è il prof. Antonio Di Grado, critico,  professore universitario e con le adeguate competenze per assolvere egregiamente a tale ruolo (eppure chissà perché assente in Fondazione nelle importanti assisi del 24 luglio 2012 e dell'11 novembre 2013).
Questo l'assunto di quanto dibattuto nella riunione di cui sopra, il cui verbale però non ho avuto ancora  la possibilità di consultare materialmente o di averne copia.



Invece, a fronte delle originarie proposte e delle successive proposte, assistiamo oggi alla pubblicizzazione delle lettere di Enzo Tortora, di proprietà della Fondazione Sciascia, non alla Fondazione da parte della Fondazione ma da un privato giornalista in uno studio televisivo durante un programma nazionale, dove le lettere vengono presentate come una rivelazione, come uno scoop. Ma scoop con ritorno di immagine a favore di chi? E perché ora? E la Fondazione che ci sta a fare? E l'accattivante convegno che si poteva organizzare per il lancio delle lettere dov'è? Aspetteremo altri scoop in altri studi televisivi e da parte di chi? in favore di chi? Non per richiamare un anacronistico ius primae noctis, ma ciò non rappresenta un depauperamento dei documenti che andrebbero invece "spesi" dalla Fondazione in forza del loro essere unici ed inediti?

E' vero che in questi anni, ai fini di una dinamica programmazione e organizzazione di eventi, alla Fondazione sono venuti meno, per ragioni anagrafiche, alcuni componenti originariamente designati da Sciascia e che altri non possono dare, ormai da anni, molti anni, il loro contributo per la lontananza geografica e personali impegni; è vero purtroppo che si trova in ristrettezze economiche; ma appunto per questo deve aprirsi a nuove forze, a nuovi contributi, a nuove risorse economiche ed intellettuali. 
Diversamente, i commissari, in quanto reggenti pro tempore, possono soltanto coordinare le forze, le figure, le persone attualmente a disposizione né possono inventarsene altre, stando allo statuto: un po' ingessato e datato a dir la verità e ad osservarne la fenomenologia attuativa.




Eppure, a proposito di carte e documenti da cui siamo partiti in questa riflessione, con l'archivio che si ritrova, assieme ad altre idee ed iniziative, alcune delle quali rimaste lettera morta o semplice proposta nei consigli di amministrazione, quali l'invito sistematico delle scuole intestate a Sciascia e il percorso turistico cittadino appositamente strutturato, la Fondazione potrebbe sfruttare la potenziale ricchezza documentaria per pubbliche letture, suscitare utili dibattiti, movimento e interessi intorno a sé e  magari così operando sensibilizzare istituzioni ed enti nazionali ed europei, imprenditori, che possano sostenere una istituzione culturale percepita come viva, dinamica e che di conseguenza (sempre questo ci è stato prospettato) possa creare finalmente e fuor di retorica positivi processi economici, magari realizzando programmati flussi turistici.
Ma non solo carte, ovviamente. 
C'è un mondo intorno alla Fondazione o se si vuole un paese, una provincia, anzi, due, con mille opportunità. Dovrebbe esserci financo un Parco letterario.  
Né mancano le strade superveloci per gli spostamenti.




 Le lettere presentate in tv





Foto © Piero Carbone

martedì 12 novembre 2013

ERAN TRECENTO...









Questo è il trecentesimo post. Non significa nulla, è un numero come un altro, ma significa qualcosa se i trecento post, anche se seguiranno la sorte dei baldi picciotti di Sapri nella poesia di Mercantini, non saranno stati scritti invano. Come quelli almeno ci hanno provato ad imbarcarsi in un'avventura per sbandierare una loro visione.

Non che abbiano rivoluzionato un fico secco o spostato la realtà delle cose di un cubito, sarebbe presuntuoso crederlo e vano sperarlo, ma che abbiano fatto compagnia, come in una conversazione a voce alta nei circoli di paese,  è già qualcosa, anzi, è una buona ragione d'esistere se questa compagnia si è protratta nel tempo ed estesa impensabilmente in tanti posti dove non sono mai stato, con tante persone che mai fisicamente ho conosciuto. Quasi in un sodalizio ideale.


Eppure, avverto il senso di una reale conversazione, per:
ammazzare (o ingannare?) il tempo - se vogliamo -, e dal tempo non essere completamente ingannati e ammazzati,
dare un rifugio ai crucci,
nominare i sogni,
viaggiare anche senza mai partire,
schivare malevoli fantasmi,
mettere i puntini sulle i,
piantare alcuni paletti alle differenze,
assumersi le responsabilità,
mandare a dire personali controdeduzioni,
archiviare tracce,
certificare un proprio senso tra i possibili sensi dell'esistenza,
scervellarsi,
incantarsi,
piccarsi con frammenti di bellezza;

per capire il mondo, insomma, insieme a tanti  amici, a tanti lettori, a tanti "fratelli" spirituali, a qualche dialettico ma rispettabilissimo sostenitore di idee diverse, dalle Ande alla Groenlandia, da tante parti del mondo che, grazie ad internet, tramite il blog,  è stato possibile raggiungere e che vorrei ringraziare ad uno ad uno con il seguente, per me festoso, elenco della sessantina di paesi dove sono avvenute le assidue o casuali visualizzazioni:



Albania
Argentina
Australia
Austria
Belgio
Brasile
Bulgaria
Canada
Cile
Cina
Colombia
Corea del sud
Costa Rica
Danimarca
Emirati Arabi Uniti
Equador
Estonia
Federazione Russa
Filippine
Francia
Georgia
Germania
Giappone
Giordania
Grecia
India
Indonesia
Irlanda
Israele
Italia
Lettonia
Lituania
Lussemburgo
Malesia
Malta
Marocco
Messico
Moldavia
Norvegia
Panama
Paesi Bassi
Pakistan
Perù
Polonia
Portogallo
Regno Unito
Repubblica dominicana
Repubblica di Macedonia
Romania
Senegal
Serbia
Slovenia
Spagna
Stati Uniti
Svezia
Svizzera
Taiwan
Tanzania
Tunisia
Turchia
Ucraina
Ungheria
Uruguay
Venezuela









Foto © Piero Carbone

lunedì 11 novembre 2013

LA STRADA DELLA SPERANZA




Per avere ricevuto, venerdì scorso per interposta persona a Racalmuto,  anche come blogger di Archivio e Pensamenti, l'invito all'incontro con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo On. Massimo Bray in occasione della presentazione del progetto "Le strade degli scrittori" presso la Fondazione Leonardo Sciascia, che si terrà lunedì 11 novembre 2013 alle ore 11.00,
ringrazio la Commissione straordinaria, della quale ricordo con gratitudine l'entusiasmo e la disponibilità dimostrati per la manifestazione in onore di Nicolò Tinebra Martorana lo scorso 23 marzo.
Esprimo tuttavia il rammarico di non potere partecipare per ragioni di lavoro all'incontro che auguro fruttuoso in favore del territorio agrigentino in generale  e racalmutese in particolare, visto che ci si rifà ancora una volta al nome e all'opera di Sciascia, sperando  in ogni caso di non andare incontro, come in passato, all'ennesima disillusione, rispetto alle aspettative annunciate e conclamate, anzi sia da stimolo affinché  il Parco letterario Regalpetra riviva e la Fondazione Leonardo Sciascia assolva il ruolo che le spetta in modo più aperto, attivo e coinvolgente, pur nella situazione di ristrettezze attuali.
 Altrimenti sarebbe inane sogno progettare strade che non conducano alle mete precedentemente designate.
Auguro buon lavoro, sicuro che in tale solenne autorevole occasione sarà colta e ribadita l'unitarietà e continuità di un progetto che inizia con la volontà di Sciascia di istituire la Fondazione nella sua amata Racalmuto, designando personalmente un ben determinato comitato di personalità a garanzia del progetto stesso.
Palermo, 10 novembre 2013                                                                         Cordiali saluti.                                                                                                                                                                                                       Piero Carbone, amministratore del blog Archivio e Pensamenti




http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/10/come-svanisce-un-parco-letterario-in.html

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http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/10/esiste-un-parco-letterario-regalpetra.html

http://archivioepensamenti.blogspot.it/2013/01/evento-sopra-evento-che-dio-ce-la-mandi.html