sabato 22 settembre 2012

E PARI CA BABBÌA


Lu judici chi fa ccu li palori?
Cunnanna o assorbi.
Lu parrinu binidici.
T’addifenni, l’avvucatu.
E muntùa midicini
lu nfirmieri diplomatu.
Lu puliticu mpapocchia,
va diciennu: po’ si vidi.
E lu Pueta chi fa ccu li palori?
T’addifenni senz’essiri avvucatu.
Senz’essiri parrinu binidici.
Cunnanna e assorbi.
Cunorta li nfilici.
Quann’iddru parla o s’iddru si ncanìa,
ti dici cosi nivuri e pari ca babbìa.

19 aprile 2009


Il giudice che fa con le parole? / Condanna o assolve. / Il prete benedice. / Ti difende, l’avvocato. / E nomina medicine / l’infermiere diplomato. / Il politico impapocchia, / va dicendo: poi si vede. / E il Poeta / che fa con le parole? / Ti difende / senza essere avvocato. / Senza essere prete / benedice. Condanna e / assolve. Conforta / gli infelici. Quand’egli parla / o s’egli si accanisce, / ti dice cose nere / e sembra che scherzi.


And He Seems to joking

What does the judge do with his words?
He condemns or he absolves.
The priest blesses,
the lawyer defends you,
and the registered nurse
names medicines.
The politician makes a mess
and keeps repeating,
later we’ll take care of it…
And what does the poet do
whit all his words?
He defends you
Without being a lawyer.
 Without being a priest, he blesses you.
He chastises and absolves,
and he comforts the unhappy.
When he speaks
Or when he’s preved,
he reveals some gloomy things,
yet he seems to be joking .

  

La poesia E pari ca babbìa è contenuta nel volumetto Venti di Sicilinconia, Edizioni Medinova, Favara 2009. Opera vincitrice del Premio “Martoglio” 2009. La Prefazione è di Salvatore Di Marco.

La versione inglese And He Seems to joking è stata pubblicata sulla rivista bilingue “Arba Sicula. Sicilian Dawn”, Volumi XXXII, Nummira 1&2, Primavera e Stati 2011. La rivista è pubblicata a cura del Languages and Litteratures Department St. John’s University di New York.
La traduzione è di Gaetano Cipolla, che ringrazio come autore e come siciliano per l’opera  di promozione della lingua e della cultura siciliana che da quarant’anni a questa parte viene svolgendo in terra americana.











giovedì 20 settembre 2012

ASSESSORE SARÀ LEI!

In un mercatino di Barcellona (2010) 


Girovagando nel bosco o sottobosco intricato dei commenti di tanti blog, un Anonimo, sicuramente a corto di argomenti, ad un certo punto dà dell’assessore all’interlocutore, non anonimo ovviamente, per cercare di zittirlo.

A questo Anonimo idealmente rivolgo le mie riflessioni, a chi se no? Visto che è anonimo. 







Non  basta dare  dell'assessore a qualcuno per  zittirlo e "saltare"  l'argomento su cui si sta ragionando  pubblicamente.
Pertanto, analogamente, con più autorità, Sciascia l'ha fatto capire in un suo romanzo. 
Ad un certo punto, un personaggio, per evitare l'argomento su cui si stava polemizzando, dice all'interlocutore: "E tu perché porti la barba?". Si capisce che la barba non c'entrava per nulla con l'oggetto della polemica.  
Insomma, anche uno che è stato assessore può dibattere, scrivere e dire le “sue” verità.

Si ragioni piuttosto in maniera logica e pertinente su queste presunte “verità”, per corroborarle o correggerle o smontarle.
Le generalizzazioni vanno bene e fanno bene a chi non ha la coscienza e le carte a posto, per questo non è giusto né corretto generalizzare. Se, altrimenti, a priori, dire a qualcuno assessore o sindaco o consigliere o deputato fosse qualcosa di disdicevole, saremmo fritti, la società sarebbe fritta, perché dagli assessori-sindaci-consiglieri-deputati… la società è retta. Non vorremmo mai assistere al dialogo surreale, o tragi-comico, non so, del tipo:

-     Assessore?
-     Assessore sarà lei!

Penso invece che, sia in generale sia nel particolare,  se nella gestione di tante faccende ci fosse  una partecipazione “critica”, leale e corale, come ad esempio per la gestione di una fondazione culturale o di un teatro o per la destinazione di alcuni fondi, probabilmente oggi non ci troveremmo nella situazione grigianerofumo in cui ci troviamo.

Sono convinto, forse ingenuamente, che questo ragionamento sia valido per una piccola comunità, alla quale in particolare mi riferisco,  ma anche per quelle più grandi.

A rafforzare l’assunto, concludo, così come ho iniziato, con una citazione, visto che  anche gli “anonimi” dei blog dove si dibatte e si discute amano le citazioni letterarie.
Sempre analogamente, contro coloro che vorrebbero annullare il messaggio contestando il mezzo, per Sciascia pure la messa del prete peccatore è una messa vera, e anche la sentenza del giudice “discusso” è una sentenza valida.
Altrimenti, Dio solo sa quante volte resteremmo senza messe e senza sentenze!



Alberi di Barcellona (2010)


Rimando, non contro qualcuno in particolare, ma, serenamente, per una esemplificazione dialettica, ai seguenti link:

http://regalpetraliberaracalmuto.blogspot.it/2012/08/cu-conza-e-cu-sconza-sono-la-stessa-cosa.html

http://castrumracalmuto.blogspot.it/2012/07/ne-cinici-ne-spirtuna.html




mercoledì 19 settembre 2012

DIMINÀGLIA, DIMINÀGLIA


     Quando eravamo piccoli, in campagna, d’estate, davamo la caccia alla “Diminàglia”. Presala, la deponevamo nel cavo della mano, e, stuzzicandola con l’indice, le domandavamo dove si trovasse il Nord.
      Il povero insetto si dimenava per liberarsi, ma noi, improvvisati sciamani, imperterriti e fiduciosi, continuavamo a porre le nostre domande: dove facesse l’uovo la gallina, chi fosse il più sciocco del paese, se dovesse piovere all’indomani.
      A mezzo tra gli àuguri latini, che divinavano il futuro interpretando il volo degli uccelli, e gli arùspici greci, che il futuro leggevano nelle viscere degli animali squartati, noi, da esperti seviziatori, sapevamo indovinare la risposta interpretando i disperati “gesti” della Diminàglia.
     La Diminàglia o Mantide religiosa, un comunissimo insetto dal collo di giraffa, con due piccoli occhietti fissi in una testina triangolare, mobilissima, era la Sibilla che, dimenandosi, dava risposta a tutto, ai nostri dubbi di ragazzi.
     Ora non ci credo più alla Diminaglia, interpellata dai ragazzi di altri paesi come Nniminàglia o Miniminàglia: ben altre domande avrei da rivolgerle ed essa non risponderebbe. Ma come si fa a sopprimere il bisogno di fare domande?
      Come si fa a non immaginare domande sulla vita, sulla morte, sull’odio, sulla violenza, sull’ingiustizia, sul cielo, sulla terra, sulla nostra terra? 
        E, planando dalle generalissime questioni,  con il passare del tempo, quasi quasi si vorrebbe chiedere alla Diminaglia di dipanare i grovigli delle coscienze e degli interessi che ci stanno dietro inconfessate mire, ipocriti comportamenti, responsabilità inderogabili. Nella speranza che gli scatti nervosi della Mantide, senza farsi deviare dai lustrini del potere e del successo, senza mettere in conto calcolati silenzi per tornaconti futuri, saltando l’ostacolo di decoratissimi e impenetrabili paraventi,  individuino il marcio e aiutino a togliere di mezzo erbacce e cianfrusaglie metaforiche; nella speranza forse esagerata che i “religiosi” gesti dell’elegante insetto rendano possibile la prosecuzione di un cammino virtuoso che conduca in un paese migliore dove, anche se non scorrerà latte e miele, si potrà cogliere un solidale senso del vivere di persone sincere. 
      La Diminaglia non sa, non ha risposte da dare; ma io non so rinunciare ai miei dubbi, anche se potrei costringermi a non fare domande.
      La poesia è la Diminaglia che cerco e a cui chiedo com’era in Sicilia il passato, come sarà il futuro, perché i mali del presente.
      L’evocata immagine della Diminaglia sarà bella forse, ma è la poesia che viene il dubbio sia inattuale. Mientras haya esperanzas y recuerdos, habrá poesía! dice un poeta spagnolo. “Finché vi saranno ricordi e speranze, vi sarà poesia!”. 
    E chi potrà sradicare dal cuore dell’uomo le speranze e i ricordi? Esperanzas y recuerdos.
       Ci ripenso, invoco la Diminaglia, e chiedo:

-       Diminaglia, Diminaglia,  cu ci fita nni la paglia?
-       La gaddriiina!
-       Diminaglia, Diminaglia, nni la staddra cu cci rraglia?
-       Lu sceeeccu!
-       Diminaglia, Diminaglia, cu è ca ntrezza e ma’ ca sbaglia?
-       Li baaabbi!
-       Diminaglia, Diminaglia, cu si cogli li stuppaglia?
-       Li picciliiiddri!
-       Diminaglia, Diminaglia, u maritu a cu si piglia?
-       A la muglieri!
-       Diminaglia, Diminaglia, ccà s’arridi o si sbadaglia?
-       Boooh!

Brava fusti, Diminaglia,
nun sgarrasti mai na vota:
si cchjù saggia di ma nannu,
e giacchì m’arrispunnisti
senza dubbi e senza sbagli,
pi stasira mi vastà,
iu ti pozzu libbirari.
Si quarcunu già t’aspetta,
nun lu fari cchjù aspittari.
Via! Vatinni ppi lu munnu.
E portami na bona nova!

- Mantide, Mantide, chi fa l’uovo nella paglia? 
- La gallina! 
- Mantide, Mantide, nella stalla chi è che raglia? 
- L’asino. 
- Mantide, Mantide, chi è che sempre ci azzecca  e mai sbaglia? 
- Gli scemi!  
- Mantide, Mantide, chi racimola i tappi (nelle feste)? 
- I bambini!
- Mantide, Mantide, il marito con chi si sposa?  
- Con la moglie!
- Mantide, Mantide, qui si ride o si sbadiglia? 
- Boooh!

Brava, Mantide, sei stata,
neanche una volta hai sbagliato: 
sei più saggia di mio nonno,
e giacché hai risposto
senza dubbi e senza errori, 
per stasera può bastare, 
io ti posso liberare.
Se qualcuno già ti aspetta, 
non lo fare più aspettare. 
Via! Vai per il mondo.
E portami buone nuove.





 La poesia e il testo introduttivo qui riproposti  sono stati già pubblicati con qualche lieve variazione su:
- Giornale di poesia siciliana, a. VI, n. 3, marzo 1993
- Blog “Catrum Racalmuto Domani” a cui si rimanda, per chi avesse curiosità di leggere i commenti  al post lì riportati, col seguente link:


Nella foto in alto (di Antonino Giordano) sto recitando Diminàglia davanti al poeta Ignazio Buttitta durante lo spettacolo "Smaràgdos" (Palermo, Sala Teatro del Pensionato Universitario "San Saverio" - giugno 1985).

martedì 18 settembre 2012

IMMAGINARIO DI UN ARTISTA TRA GROTTE E RACALMUTO


Paesaggio di Racalmuto (1989)


Mentre la politica discute di un probabile, imminente referendum per rivendicare una striscia di territorio, che ricade nel perimetro urbano di Grotte ma amministrativamente nel comune di Racalmuto, ritengo opportuno mettere distensivamente in evidenza quello che finora ha unito i due paesi e che nessun referendum a colpi di maggioranza numerica potrà dividere: la cultura comune, la memoria storica, le tradizioni e, si spera, i tanti matrimoni tra grottesi e racalmutesi.

Quella che segue è la testimonianza di Renzo Collura resa in occasione della mostra che l’amministrazione di Racalmuto gli stava preparando e che per la morte inaspettata del Maestro grottese avrebbe assunto il significato di una retrospettiva.
La mostra intitolata “Memorie e Fantasmi” si è tenuta presso l’Auditorium “Santa Chiara” di Racalmuto dal 7 al 22 aprile 1990.
Le cronache del tempo riferiscono che l’inaugurazione è stata qualificata e solenne, prima nella sala consiliare dove è stata analizzata l’attività artistica del Pittore da illustri studiosi e successivamente, nell'Auditorium "Santa Chiara",  con l’esibizione del coro polifonico diretto dal maestro Domenico Mannella e l’intervento del vescovo di Agrigento mons. Carmelo Ferraro nonché di artisti, intellettuali e amici provenienti da tutta la Sicilia.
Per l’occasione è stato proiettato un documentario realizzato da Alfredo Marsala Di Vita con un'intervista al Maestro Collura; sono stati realizzati il catalogo “Memorie e Fantasmi” e una cartella intitolata "Grotte e Racalmuto"
con le riproduzioni di due litografie inedite.
Nelle fasi preparatorie della mostra, Renzo Collura mostrò l’intenzione di donare un quadro al Comune di Racalmuto da esporsi nel Gabinetto del Sindaco.  La scelta cadde sul ritratto di Don Ciccu Burruano, accettando il   suggerimento di un racalmutese che la mostra aveva proposto.
                                                                                                                                   P. C.


Autoritratto (1978)


IL PAESE DEL CUORE E DELLA MEMORIA

A Garàmoli trascorsi gran parte della mia fanciullezza familiarizzando con quei passanti che erano soliti intrattenersi presso il “mulino”. E sul ciglio dell’alto serbatoio, costruito in pietra da taglio, mi arrampicavo sovente in cerca di nidi, mettendo a dura prova l’altrui sopportazione. Fino a quando una lunga serpe nera, su cui avevo inavvertitamente poggiato la mano nel salire, non mi si attorcigliò a spirale lungo il braccio… Alle mie urla di spavento accorse qualcuno che vide appena di sfuggita la brutta serpe sparire fra le pietre smozzicate dei gradini.
Rivedo ancora la figura alta e magra del maestro Baeri, mio insegnante di quinta elementare, che incontravo spesso a Garàmoli nel suo campicello.
A Garàmoli vidi una sola volta la severa e aristocratica figura del noto medico e filantropo don Ciccu Burruano chiamatovi per soccorre mia sorella afflitta da un forte attacco di malaria.
E vi incontrai ancora lu santu, Salvatore Lo Sardo inteso Viscuglia, analfabeta “guaritore” che esercitava in quel tempo le sue doti naturali con sincera vocazione al bene, ma che non riuscì mai ad "ipnotizzarmi”.
Grotte, agosto 1989
                                                                                                           Renzo Collura


                                                                     Vecchio Mulino (1989)