martedì 19 aprile 2016

SUI COMMENTI ANONIMI. Tra il Rgveda e Arthur Schopenhauer. Tre citazioni e un commento di Smaragdos



Asceti, teologi e fior di filosofi
si sono cimentati a cogliere 
la forma e l'essenza 
del velo di Maya, 

come si può vedere dal seguente florilegio di citazioni.







Prima citazione

Con il sostantivo femminile sanscrito māyā (in devanāgarī माया) si indicano in quella lingua diverse dottrine filosofiche e religiose originarie dell'India nonché, come nome proprio, la madre di Gautama Buddha o uno dei nomi della dea Lakṣmī.

Il significato originario di māyā è quello di "creazione", ma ha successivamente acquisito il significato di "illusione".

Seconda citazione

Il velo di Maya[modifica | modifica wikitesto]


Con l'espressione Velo di Maya, coniata da Arthur Schopenhauer nel suo Il mondo come volontà e rappresentazione, si intendono diversi concetti metafisici egnoseologici propri della religione e della cultura induista e ripresi successivamente anche da vari filosofi moderni. Arthur Schopenhauer nella propria filosofia sostiene che la vita è sogno sebbene questo "sognare" sia innato (quindi la nostra unica "realtà") e obbedisca a precise regole, valide per tutti e insite nei nostri schemi conoscitivi.

Questo «velo», di natura metafisica e illusoria, separando gli esseri individuali dalla conoscenza/percezione della realtà (se non sfocata e alterata), impedisce loro di ottenere moksha (cioè la liberazione spirituale) tenendoli così imprigionati nel saṃsāra, ovvero il continuo ciclo delle morti e delle rinascite.


Terza citazione


« Con i poteri della propria māyā Indra si presenta in differenti forme »  (Ṛgveda VI, 47,18) 







Commento di Smaragdos


Se anche sul web un commento è anonimo per comprensibile prudenza o, diciamo approssimativamente, per legittima difesa, e la causa che si vuol difendere o lo scopo che si vuol perseguire sono nobili e in coscienza ritenuti giusti, l'anonimato può essere comprensibile,

ma se è per vigliaccheria o per dare inopinatamente un avvertimento, diventa schermo dietro cui nascondersi per intimorire o colpire proditoriamente qualcuno.

In questo caso, l'anonimato perde ogni aura di giustificazione, molto più semplicemente bisogna mettere da parte asceti, teologi e filosofi vari e interessare almeno la polizia postale per strappare concretamente l'enigmatico velo di Maya.

Verrebbe anche da pensare: ma se uno crede di essere nel giusto e di avere ragione, perché vergognarsene fino al punto di annullarsi nell'indistinto e amorfo anonimato? Neanche gli attori, che pur sono finti, personaggi, semplici voci, recitano dietro le quinte.



Alcuni link a caso:


ph ©piero carbone

domenica 17 aprile 2016

AUGURI AL MAESTRO GARSIA PER IL SUO COMPLEANNO. Con qualche scusa. Portò il jazz anche a Racalmuto

archivio e pensamenti: GRATIS? NO, GRAZIE!


Auguri all'energico e combattivo Maestro Ignazio Garsia.



Ritratto di Ignazio Garsia realizzato da Nicolò D'Alessandro


Il suo prodigarsi in favore del jazz è riconosciuto a livello internazionale, come si evince dall'articolo odierno su Repubblica, ed eroico l'impegno per promuoverlo in Sicilia.

Guardando da una più circoscritta specola, per la disponibilità riscontrata e per l'epilogo di un virtuoso rapporto iniziato con Racalmuto non posso non annotare che gli si deve qualcosa: sicuramente un rinnovato grazie e... tante scuse!
Portò il jazz anche in un piccolo paese.
Destinò ben 18 spettacoli al Teatro Regina Margherita 
che ne portò a buon fine soltanto 5. 
La profferta degli altri 13, gratis come i precedenti, 
fu fatta decadere 
(per malinconica dimenticanza?).
I direttori dei teatri a volte...


Screen capture:


Repubblica, edizione di Palermo di domenica, 17 aprile 2016, gli ha dedicato oggi un paginone di auguri con l'intervista di Alberto Bonanno e il disegno di Nicolò D'Alessandro.

 






TACERE PER OMETTERE. Informazione, silenzi e parole crociate, secondo Smaragdos







Quando un giornale omette un nome o una notizia e fa finta di niente vuol dire che ha qualcosa da voler nascondere ma tradisce i lettori. Che giornale è? 

Se il silenzio crocifigge l'informazione, tanto vale fare parole crociate.


Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito














ph ©piero carbone (Palermo 2016)

Post del 17.4.2016

QUEL FUGACE "DIALOGO" CON MIMMO GERRATANA. Testimonianze di Antonio Ortoleva e Salvo Butera (Post del 17.4.2016)


screen capture:


Ci sono rimasto male ieri nel leggere sul profilo facebook di Antonio Ortoleva la sua costernata e immediata comunicazione su Mimmo Gerratana.
Delicata, precisa, per il giornalista scomparso. L'ho conosciuto; l'ho apprezzato: un signore; generoso. 
Me lo segnalò Pino Giacopelli e più di una volta andai a trovarlo al "Giornale di Sicilia". Tanto tempo fa. 
Fu molto disponibile a leggere un mio esile libretto, mi incoraggiò, ne scrisse. 
Non lo fece certo per ingraziarsi un potente marchio editoriale, piuttosto volle incoraggiare la persona sostenendone la scrittura, senz'altra contropartita. Credo che sia merce rara. 
Qualche volta ci fu un accenno ai suoi interessi letterari o meglio al rammarico di non potervisi dedicare come avrebbe voluto. 

Ho espresso il desiderio di riportare la nota di Antonio Ortoleva nel blog e lo ringrazio per l'affabile risposta:
"Liberamente Piero. Ha ragione lei, merce rara." 




La testimonianza di Antonio Ortoleva:


"Ci ha lasciati uno dei migliori giornalisti italiani, Mimmo Gerratana. E' morto al giornale improvvisamente, sconvolti i colleghi. Era il perfetto esemplare del giornalista perfetto: di prim'ordine nella professione, di etica inviolabile. Dualità imprescindibile. Inoltre, possedeva grandi capacità maieutiche, avendo allevato tanti giovani collaboratori, e soprattutto una cultura letteraria e non solo, inusitata per un giornalista.

Il mio ricordo personale: l'ho conosciuto poco più che ragazzo nel "clan Testa", un gruppo di scrittori e letterati "clandestini" capitanati dall'adorabile guru Tanino, uomo del Gruppo 63. 

Poi al Giornale di Sicilia. Facevamo negli anni Novanta un giornale delle borgate di taglio antimafia e Mimmo collaborava ad ogni numero e partecipò ad addestrare i ragazzi.


Dedicammo un'uscita al tema dei migranti e lui realizzò un reportage sulla letteratura mediterranea contemporanea, partendo dalla Corsica e risalendo su per i Balcani. Pochi in Europa sarebbero in grado di scrivere un articolo del genere.

Su uno di quei gommoni, concluse, poteva arrivare un premio Nobel. Quando qualcuno muore si scrive di una bella persona.

Questa volta non è retorica, ma cristallina verità"



Dall'articolo a lui dedicato sul suo "giornale", nell'aggiornata versione on line, a firma di Salvo Butera, trascelgo le annotazioni che rimandano ai suoi interessi letterari:


"Inoltre, ha sempre coltivato una passione per la letteratura e la poesia: aveva anche pubblicato una raccolta di liriche nel 1992 con il Girasole editore dal titolo “L’ombelico del mondo”:

«Un “diario” in cui l’autore ha trascritto impressioni e considerazioni sulla probabile e ancestrale rapportabilità che gli esseri hanno con le mutazioni interne ed esterne». Recentemente aveva anche pubblicato romanzi e altre raccolte in formato ebook e teneva un blog, “I sensi della letteratura - Pulsioni e ideologie”, che ha aggiornato anche oggi.
Di se stesso diceva:

«Mi guardo intorno, non solo a Palermo dove vivo, cerco di scrutarmi anche dentro e a volte produco testi, letterari o meno, come risultati delle mie piccole indagini private». Professionista dalla grande serietà e umiltà, non amava la ribalta né l’autocelebrazione. Sempre pronto e disponibile nel trovare soluzioni a piccoli grandi problemi quotidiani."

Salvo Butera, "Lutto al Giornale di Sicilia, è morto Mimmo Gerratana", in http://gds.it/2016/04/16/lutto-al-giornale-di-sicilia-e-morto-mimmo-gerratana_501150/





Rileggendo a distanza di tanti anni questa recensione, che conservo gelosamente in un ritaglio stampa, apprezzo ancor di più l'attenzione, la cura direi, che Mimmo Gerratana, in una redazione giornalistica, prestava alla scrittura anche quando si presentava nelle forme più dimesse e meno eclatanti, riscattando una scrittura di routine in occasione di riflessione di non effimera durata e non da bruciare distrattamente al ritmo incalzante di un quotidiano.
Un'idea della scrittura sicuramente molto distante da chi, anche nel mondo giornalistico, rincorre il successo ad ogni costo, da chi compulsa i riscontri pratici insomma di un'attività, la scrittura, che dovrebbe essere altro.

Grazie, Mimmo.




sabato 16 aprile 2016

DIMENTICARE LA GUERRA? Una poesia di Mario Farinella. (Post del 16.IV.2016)


Mario Farinella: un poeta da riscoprire.
Ma anche il tema della guerra non andrebbe trascurato. 




Ora  gettiamo
le nostre coperte
ai morti di Cassino:
sentono freddo ancora,
in questo mese di marzo,
appena scende la sera

Mario Farinella, Il sodato che veniva dal sud, S. F. Flaccovio editore, Palermo 1973