sabato 5 maggio 2018

UNA NOTA TIRA L'ALTRA: E LE PAROLE SI TINSERO DI INDACO. Ummira


Dopo avere arrangiato in versione jazz Deci, cientu citaleni (testo mio e musica di Domenico Mannella), Angelo Indaco, amico di Domenico,  originario di Canicattì ma operante come musicista e compositore in Olanda, mi ha inviato una melodia perché vi aggiungessi le parole, l'ho fatto e per farne amalgama completerà con gli adeguati arrangiamenti la melodia iniziale. Anticipo il testo e la notizia, curioso e desideroso di ascoltare la versione definitiva. Intanto, un'amica cantante, apprezzata tra l'altro da Angelo, venuta a sapere del progetto,  si è detta disponibile a cantarla. Ma questo Angelo ancora non lo sa.
Schermata you tube


UMMIRA
Musica di Angelo Indaco
Parole di Piero Carbone


Nzocch’è sta ma Sicilia ca
ti puortu comu ummira,
mi pari cumpagnia ma 
ti stringiu e stringiu aria.

Unni mi giru giru c’è
spini ricordi hiavuru
di fimmina ca mi talia 
e dici sugnu ccà.

Di fimmina spugliata
di notti n fantasia.
Ci si o nun  ci si
ti stringiu a mia.

E datimi lu suli
e datimi lu mari
lu mari e suli, no,
iu vuogliu a tia.


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Da una sua compilation

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Deci, centu citaleni











Le immagini sono tratte da videoclip su you tube 


giovedì 3 maggio 2018

LA VENDETTA DELLA FONTANA. E LA PIAZZETTA RESTA A GUARDARE


Prima non c'era e si attirò le critiche per essere  stata concepita, poi venne, con acqua pesci papere e papiri, e la cosa andò per alcuni anni; una volta che c'era  però si attirò le critiche non perché ci fosse ma perché tenuta a secco.

Ora è stata smantellata e ha suscitato fragorose polemiche: le ire di quelli che nel frattempo vi si erano affezionati  e le forti,  fortissime perplessità di quelli che al posto della finto-barocchegiante-fontana-in-cemento avevano invocato il ripristino della vecchia Piazzetta.
  
Ogni volta, la decisione sulla Piazzetta  discendeva e discende  dalla politica 
e sulla politica la stessa decisione si rifletteva, e si riflette. 
Anche questa volta. Puntualmente.

A quanto pare c'è aria di crisi.

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Na vota scrissi li vuci di chiazza:


Sunaru a ciccannunu li rintuocchi,

mi parsiru li cuorpi di la morti.

A la Piazzetta come ci finisci?

Ci misiru la vasca cu li pisci.



Cancià ora lu vientu e la vintura:

 Piazzetta  fusti e po' fusti funtana,

prima cu l'acqua e po' ristasti asciutta.

Funtana senza acqua, chi po’ fari?

Na giunta comunali, fa' annigari.



Particolari della Chiesa dell'Itria prospiciente la (ex) Piazzetta


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9 maggio 2012

http://castrumracalmuto.blogspot.it/2012/05/la-piazzetta-e-le-nuove-agora.html

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lunedì 1 ottobre 2012

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giovedì 27 giugno 2013


A LA PIAZZETTA COMU CI FINISCI?


FONTANA SÌ,  FONTANA NO
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ph ©piero carbone

martedì 1 maggio 2018

PIERA LO LEGGIO CANTA PER IL PRIMO MAGGIO A CANICATTÌ


Nel suo repertorio canicattinese anche due canzoni che qui si segnalano

"Deci, centu citaleni"
 (musica di Domenico Mannella, testo di Piero Carbone)
 evoca il duro e rischioso lavoro nelle miniere di sale e zolfo una volta in Sicilia


Deci, centu citaleni
 su Facebook:



"Lu mari si l'agliutti" evoca il dramma dei migranti di oggi, 
memori dei drammi dei "nostri" migranti di ieri


Lu mari si l'agliutti
 su Facebook:


Evento organizzato da CVA Canicattì


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L'ANTENATO DEL MESE DI MAGGIO. Ce lo racconta Nino Russo


Ringrazio l'amico Nino Russo
 per la disponibilità  a condividere anche con i frequentatori del blog
 Archivio e Pensamenti le sue chicche linguistiche 
che attingono alla sua grande cultura e rimandano alle nostre radici. P. C.

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CHICCHE PALERMITANE
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Il Primo Maggio 
di 
NINO RUSSO

Nino Russo, al centro,
 con gli amici dell'Associazione Parco e Castello di Maredolce
al Teatro Brancaccio di Palermo (novembre 2017)


Intanto, perché maggio si chiama così?
Perché in latino il nome del mese era MAIUS, nome che è rimasto, con la perdita della “s” finale, nel nostro dialetto - noi diciamo U MIS’ ‘I MAIU. E perché i romani lo chiamavano MAIUS? Perché era il mese sacro a MAIA, dea della fecondità e della rinascita primaverile della natura. Il giorno esatto della festa era il Primo Maggio.

Quel giorno i sacerdoti sacrificavano a Maia una scrofa gravida come segno augurale della fertilità della terra.
Il porco era chiamato MAIALIS perché animale sacro a MAIA, e la cosa è arrivata fino a noi, che chiamiamo il suino in due modi: porco e maiale.

La religione cristiana avrebbe poi attribuito il maiale a sant’Antonio abate.

A Palermo e in Sicilia si credeva un tempo che il Primo Maggio uscisse dall’inferno una legione di diavoli, che infestavano l’aria provocando con il battito delle loro ali un gran vento.
Con questa credenza superstiziosa i palermitani, i siciliani, si spiegavano lo strano fenomeno per cui il Primo Maggio fa puntualmente brutto tempo e c’è un vento fastidioso.
A Palermo le donne non preparavano il consueto pane di casa perché, dicevano, i diavoli lo facevano ammuffire e lo riempivano di papule.

A Bompietro, paese dell’entroterra palermitano, noto tradizionalmente per le sue buone salsicce, gli abitanti mangiavano aglio per appestare l’aria e fare fuggire i diavoli che non tollerano, come si sa, l’odore dell’aglio.

A Palermo il Primo Maggio del 1746 si cominciò per disposizione del Senato a lastricare il Cassaro da Porta Nuova ai Quattro Canti.
Nacque allora il detto AMMOLA I BALATI RU CASSARU, cioè leviga le basole che lastricano il Cassaro. Si diceva dei disoccupati e dei perdigiorno che vi passeggiavano oziosamente.
ph ©piero carbone