mercoledì 25 maggio 2016

RICOMINCIARE DA PAVIA. Comunicato sulla mostra di Renzo Collura. Spazio per le Arti contemporanee del Broletto


Renzo Collura (1920-1989)

Una retrospettiva

Inaugurazione 3 giugno 2016, ore 19

Spazio per le Arti contemporanee del Broletto
Piazza della Vittoria, Pavia

La mostra prosegue fino al 19 giugno 2016



Chiara Argenteri
Ufficio stampa/Press office
Associazione Pavia Città Internazionale dei Saperi
tel. 338.1071862
E-mail: chiara.argenteri@comune.pv.it

Venerdì 3 giugno 2016, alle ore 19, nello Spazio per le Arti Contemporanee del Broletto di Pavia inaugura Renzo Collura (1920 - 1989). Una retrospettiva, organizzata e promossa dal Centro Studi Milano ‘900 in collaborazione con il Settore Cultura del Comune di Pavia, e il patrocinio del Comune di Palermo. 
La mostra, curata da Rolando Bellini, è aperta al pubblico fino al 19 giugno 2016. Per l’occasione è stato edito un catalogo (“I Quaderni” del Centro Studi Milano ‘900) con i contributi critici di: Rolando Bellini, Piero Carbone, Philippe Daverio, Marco Marinacci, Erica Tamborini, Susanna Zatti.





Il percorso espositivo si snoda attraverso settanta opere, dagli anni ’70 al 1989, suddivise tra disegni e pitture. Quelle dell’ultimo periodo, denominate “Teoria delle ombre”, riflettono sulla vita e sulla sua caducità, interrogandosi provocatoriamente sulla prolixitas mortis; a contrappunto si pongono i “Paesaggi”, in uno sguardo che abbraccia l’esistere nella sua interezza, riportandone l’inquieta visione di una Sicilia storica e ferma tra luci e ombre, in un repertorio figurale essenziale, denso di ascolti e di memorie.

La pittura di Renzo Collura, intellettuale, artista e storico dell’arte, che ha viaggiato e attinto dalle terre che ha conosciuto, come l’Albania e la Grecia, dove ha studiato l’antichità classica e l’arte bizantina, rimanda al microcosmo siciliano, ed è ricca di citazioni e invenzioni fantasmatiche, con una raffinata cadenza cromatica e figurale che si declina in una originale impronta visionaria.




Scrive il curatore Rolando Bellini sul testo in catalogo:

Renzo Collura, artista siciliano, era il direttore, mitico, della Civica Galleria d’Arte Moderna di Palermo negli anni eroici dell’ultimo dopoguerra. Un intellettuale e al tempo stesso un artista. Un pittore firmatario, a suo modo, di un mistero laico che parla siciliano – differenziandosi in tal modo dal longhiano mistero laico riguardante il bolognese Giorgio Morandi. 
Di padre in figlio: Renzo io lo sto conoscendo adesso tramite suo figlio, anch’egli artista – meglio ancora: pittore, come il padre – e scenografo di vaglio. 
Nello studio, Athos mi presenta opere grafiche (chine capziose, fantasmatiche, simili ai ricami delle nature simboliche del figlio) e quadri intrigantissimi (per lo più olii, e qualche sperimentazione declinabile in tecniche miste) dove ricorrono alcuni temi, trasfigurati in un ordinamento di ballata che commuove: le macerie che includono i danni dei secoli e dunque i mitici resti dell’antichità di cui la nobile Trinacria è colma; i residui dell’abbandono cui essa si è sottoposta con spirito di sacrificio per dilavare la propria anima saracena e ancor più i resti, frammentati, corrosi, abbandonati alla propria dissipazione, dovuti all’incuria dapprima borbonica e poi sabauda. 
Infine, l’abbandono ancor più spregevole della prima e peggio che mai della seconda repubblica. 
E in ultimo scritture pregiate, appunti segreti, le macerie dell’anima: ciò che diresti una messa a nudo dell’anima e della mente di quest’uomo singolarissimo. Che, per dirla alla Longhi, visse nella sua Sicilia tra Palermo e Grotte.



Biografia


Renzo Collura è nato a Grotte (AG) nel 1920. Compie la sua educazione artistica a Torino. In Grecia, durante l’occupazione italo-tedesca, ha modo di conoscere, insieme alle testimonianze dell’antichità classica, quelle dell’arte bizantina nelle chiese ortodosse e nelle raccolte di Atene e di Corinto, esercitandosi anche nel restauro di antiche icone presso locali laboratori artigiani. 

Trasferito successivamente in Albania, vi rimane anche dopo la liberazione, quale “specializzato” alle dipendenze del Ministero per la Cultura Popolare albanese, con l’incarico di organizzare e dirigere un corso di avviamento artistico a Skutari e poi a Durazzo, fino al rimpatrio nel 1947. Stabilitosi a Palermo, partecipa a numerose rassegne d’arte regionali e nazionali. 

La direzione della Civica Galleria d’Arte Moderna di Palermo, tenuta per un ventennio (sino a tutto il 1977) lo induce a rinunciare all’attività espositiva ma non a quella creativa. In mille modi si prodigò per la ricostruzione e la riapertura della galleria; con lui non fu un freddo museo di opere inerti, ma occasione di stimolanti incontri con artisti e studiosi di tutto il mondo, organizzando mostre e convegni. 

Una personalità poliedrica eppure compatta che riesce ad essere, senza disperdersi, oltreché pittore serio, attivo operatore culturale, pubblicista, studioso e critico d’arte. Nell’ultimo suo ciclo pittorico, forse premonitore della sua precoce esistenza, dipinge il ciclo “Teoria delle ombre” che espone a Palermo nel mese di marzo, quasi alla vigilia della sua morte, avvenuta dopo un’improvvisa e tragica malattia il 19 dicembre 1989.


Catalogo in mostra: edito da “I Quaderni” del Centro Studi Milano ‘900. Contributi critici di: Rolando Bellini, Piero Carbone, Philippe Daverio, Marco Marinacci, Erica Tamborini, Susanna Zatti.

Orari: giovedì e venerdì ore 16-19, sabato e domenica 10.30-12.30; 16-19

Ingresso libero




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nel blog












martedì 24 maggio 2016

NELLE "PARROCCHIE DI REGALPETRA" C'E' ANCORA RACALMUTO?

Dai punti esclamativi ai punti interrogativi


"Racalmuto, negli anni '50, era un'astrazione: come oggi, anche se diversamente. [...]

Ma il paese è la concretezza del tempo che scorre: un'idea, un incrociarsi di disegni individuali che sono diventati un'identità collettiva stabile eppur sempre in divenire, fatta di cose, episodi, parole. 
E' questo che, a metà degli anni '50, Le parrocchie di Regalpetra tentano di afferrare? di fissare sulla carta stampata?

Sì e no.

Sì, perché la gente di Racalmuto è presente nel libro.
No, perché..."

Claude Ambroise, Il grande prisma (1997)




"L'Ora", mercoledì 11 luglio 1990:

 Claude Ambroise,
 Gesualdo Bufalino,
 Antonio Di Grado e
Natale Tedesco

 a Racalmuto per Regalpetra

Letture di Mariella Lo Giudice






lunedì 23 maggio 2016

OGGI 23 MAGGIO: DA RICORDARE. ALTRIMENTI... Anniversario dell'attentato di Capaci a Giovanni Falcone, a Francesca Morvillo e alla loro scorta






in The Poet Sings For All / Lu pueta canta pi tutti, Legas 2014. 
Traduzione in inglese di Gaetano Cipolla

IN NOME DEL PADRE. Testimonianza di Athos per Renzo Collura. Auspice Philipe Daverio. Per la mostra di Pavia






Dal catalogo della mostra 
Renzo Collura (1920-1989):



IN NOME DEL PADRE: PERCHÉ NO?
di 
Athos Collura

Nel 2013 si è tenuta presso il Museo del Castello Visconteo di Pavia la mostra antologica che ripercorreva i miei cicli tematici e le ricerche stilistiche fino alla mia ultima stagione creativa. Ne scrivo unicamente per poter manifestare, pubblicamente, tutta la mia gratitudine per l’evento che, oggi, Pavia presenta presso lo splendido e prestigioso spazio espositivo del Broletto. 

L’amico Philippe Daverio, visitando allora la mostra, mi suggerì di presentare, nella stessa città di Pavia, recettiva e quanto mai sensibile alle ricerche culturali, le mie stesse “radici”. Fu un’esortazione all’azzardo di presentare non già i miei acerbi esercizi juvenilis, quanto la mia appartenenza di sangue al mondo artistico. Questo si traduceva semplicemente nella rivelazione della figura di mio padre, il pittore Renzo Collura. Grazie all’acuta intelligenza e lungimiranza della direttrice dei Civici Musei di Pavia, la dottoressa Susanna Zatti, è nata l’idea di questo evento che ripercorre il tempo della storia di padre in figlio. È amore filiale, certamente. È amore per la pittura, naturalmente. 

Ma è anche amore per la libertà e per l’impegno sociale e individuale che sempre l’arte esprime. Credo che ciò abbia corrisposto, in qualche modo, al desiderio dell’Amministrazione Comunale di Pavia che, in questo ritorno dal figlio al padre, intende esaltare il valore universale della polis. 

Debbo ancora esprimere un ringraziamento al Sistema Museale Pavese che ci ha accolto e che ci consente così di godere della prima mostra retrospettiva dedicata a mio padre Renzo. 
Questa esposizione, perché no, viene finalmente a colmare una lacuna perpetrata da troppo tempo dalla sua terra natale.

 

IL MONDO MAGICO DELLE IMMAGINI
di 
Philipe Daverio 

La danza macabra continua anche oggi nello studio di Athos Collura, uno dei tanti siciliani rifugiati a Milano, dove oggi lavora. Suo padre Renzo è arrivato a Milano solo con le opere perché dalla Sicilia non si era mai mosso. 
La sua terra l’ha raccontata però con quello spirito specifico che ritorna fino in fondo nella psicologia della danza macabra. 

I siciliani sono per natura loro barocchi, macabri e pasticceri, con le loro architetture folli e le loro processioni inarrestabili. 
E questo curioso Renzo Collura aveva lo stesso coraggio delle vere danze macabre, perché anche lui ci rimette, nel teschio, l’immagine forte del prelato e del giudice e dell’uomo di potere, e lo vive come un confronto, quello della morte, con l’altra parte dell’esistenza: la vita e il suo peccato.

Nell’inferno inventato dal figlio ricompaiono le scene create dal padre: il carabiniere, il suonatore di trombette, il teschio e il battitore di tamburo. 
E attorno a questo confessionale è nato un piccolo miracolo, perché i quadri fuggiti dalla Sicilia hanno fatto ricongiungere il padre e il figlio, e la tonalità cromatica dell’uno e dell’altro risultano analoghe in maniera imbarazzante.







domenica 22 maggio 2016

Link del Link: NON C'È PRESCRIZIONE PER LE SCORRETTEZZE. Visualizzazioni e involontari supporters

archivio e pensamenti: Link: NON C'È PRESCRIZIONE PER LE SCORRETTEZZE.



Per le visite al mio blog, grazie sempre a tutti per l'attenzione, non fo per dire (e grazie anche all'autore del commento anonimo (che non pubblico poiché riproporlo non gli farebbe onore) per avere contribuito alle generose visualizzazioni di ieri.


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