domenica 8 novembre 2015

DANZA INTERROTTA, IN SICILIA, ALLE GROTTE DELL'ADDAURA. Presentazione del libro di Antonino Filippi a Palazzo Ajutamicristo di Palermo







"Come I danzatori dell’Addaura, l’incontro, avvenuto nella prestigiosa sede di Palazzo Ajutamicristo progettato da Matteo Carnilivari nel fiorente periodo palermitano del gotico-catalano, è stato un’occasione inaspettata e piacevole (come una danza), di ritrovare amici e condividere momenti e pensieri.
Nel suo ultimo testo Antonino Filippi raccoglie conoscenze e prospetta considerazioni ed ipotesi di significato antropologico, religioso, sociale ed artistico di un’opera all’interno della grotta dell’Addaura, destinata ad avere molteplici interpretazioni."

Così Antonella Altese ha sintetizzato la presentazione del libro avvenuta a Palermo il 29 ottobre scorso presso la sede della Soprintendenza BB.CC.AA. di Palazzo Ajutamicristo.


Antonella Altese, non poteva non esserci sia in qualità di presidente Gruppo archeologico "Drepanon", fondato da Antonino Filippi e a lui succeduta nella presidenza, sia come appassionata e studiosa del nostro patrimonio archeologico. 
Da lei invitato oltre che dall'editore, non potevo non esserci, non per specifiche competenze archeologiche che non ho, ma per curiosità, sì, per l'antica e cordiale conoscenza con  Giovanni Montanti nonché per manifestare stima e vicinanza al presidente Antonella Altese che, su proposta mia e di Angelo Cutaia,  nei giorni 30 e 31 maggio di quest'anno, assieme al Gruppo archeologico "Xaire" di Salemi, aveva destinato a Racalmuto e Milena una tappa del loro programma annuale di visite ed escursioni archeologiche, nella speranza di incentivare la realizzazione un antiquarium anche a Racalmuto seguendo lo splendido esempio di ciò che ha saputo realizzare Giuseppe Palumbo a Milena.




Maria Volpes, Sebastiano Tusa, Stefano Vassallo e lo stesso autore, facendo riferimento al libro, hanno offerto altre conoscenze e suggestioni nell'analizzare accuratamente una delle più straordinarie rappresentazioni di arte figurativa mediterranea di età preistorica. 
Interessanti i partecipati interventi del pubblico e in particolare le ipotesi "alternative" di Giovanni Mannino che hanno ravvivato il dibattito.




In attesa che riprendano le danze

La presentazione si è conclusa in un modo a noi, in quanto siciliani, familiare: con il rammarico per la non accessibilità alle Grotte dell'Addaura e con l'auspicio che in un prossimo futuro possano essere visitabili da parte di appassionati, studiosi, turisti, studenti che dovremmo far appassionare alle radici della nostra identità storica e preistorica: solo così i danzatori dell'Addaura potranno ricominciare a danzare.




Dalla Premessa dell'Autore:

“Si rimane increduli ad osservarli, stupiti dalle forme, da quelle poche linee che, incise nel duro calcare, mostrano con meraviglia e precisione le fattezze di corpi umani. 
Li si sente muovere, scuotersi all’interno di quel filo di roccia scolpito dal bulino che li ha imprigionati per millenni, come se volessero continuare a camminare, a correre, a danzare, seguendo all’infinito una cadenza, un ritmo. 
Sono lì, alcuni con le braccia alzate, altri chinati, altri stanti o con le gambe incrociate; una girandola di personaggi muti, ma che da millenni tentano di dirci qualcosa. 

Certo, un dubbio balena subito nella mente. 
Saranno veri? 
Sono stati veramente realizzati nella lontana preistoria? 



Ce lo siamo chiesti e forse sempre un po’ ce lo domanderemo. A vederli sono modernissimi! Alcuni sembrano muoversi in cerchio come i Danzatori di Matisse; altri appaiono dal profondo dell’ombra, come gli amici di Munch che nell’Urlo lo seguono dal fondo della strada; altri ancora presentano volti metafisici, degni di un quadro di De Chirico.

La loro conservazione fino ai nostri giorni è un miracolo; così come un miracolo è parso il loro improvviso ritrovamento, solo nel 1952, in un luogo sì appartato, ma a pochi passi dalla periferia di una delle più grandi metropoli nel centro del Mediterraneo. 

Negli oltre sessant’anni trascorsi dalla scoperta dei graffiti nella grotta dell’Addaura, molte pagine sono state scritte su questi strani personaggi danzanti ma, nonostante ciò, molti quesiti sono rimasti irrisolti, ed ancora oggi ammirandoli non pochi dubbi sovvengono alla mente. 



Ho ritenuto così, conscio delle non poche difficoltà e degli enormi rischi, di raccontare la loro storia, tentando di risalire l’enorme baratro scavato dal trascorrere del tempo che ci separa da essi. 
Ho voluto percorrere questa lunga strada, guidato dalla consapevolezza che gli uomini e le donne raffigurati su quella parete di roccia non esprimessero soltanto una danza o pure emozioni, ma che in realtà volessero dirci qualcosa di concreto su antichi riti e ancestrali religioni. 
Ciò mi ha indotto a cercare, forse anche un po’ ad immaginare, simbologie e ritualità di una Sicilia nella quale, migliaia di anni or sono, i Danzatori dell’Addaura hanno vissuto liberi”.




L'AUTORE

Antonino Filippi, nato a Torino nel 1967, insegnante, è laureato in Archeologia presso l'Università di Palermo.
Ha condotto ricerche storiche e archeologiche nel territorio trapanese, collaborando con la Soprintendenza BB.CC.AA di Trapani. È autore delle monografie “Antichi insediamenti nel territorio di Alcamo” (1996), “Un antico porto nel Mediterraneo. Archeologia e storia di Trapani dall'età arcaica a quella bizantina” (2005), “Preistoria e protostoria trapanese” (2014).
Suoi articoli sono stati pubblicati su riviste specializzate e atti di convegni di studi sulla Sicilia antica. Ha collaborato con la casa editrice “Il Sole” alla redazione dei testi di alcuni documentari.
Per il Museo Regionale “A. Pepoli” di Trapani ha condotto lo studio della collezione di reperti preistorici.












I danzatori dell’Addaura.
Le radici preistoriche della religiosità in Sicilia.  
Autore: Antonino Filippi (*)
Pagine: 112
Editrice: "Il Sole", Trapani
Anno di pubblicazione: 2015
Caratteristiche tecniche: formato 15,0 x 21,0; illustrazioni b/n.




Scheda redazionale


E’ in libreria il nuovo saggio di Antonino Filippi dal titolo “I DANZATORI DELL’ADDAURA. LE RADICI PREISTORICHE DELLA RELIGIOSITA’ IN SICILIA” (Editrice Il Sole, pagg. 112, illustrazioni b/n, Euro 15,00).

“Si rimane increduli ad osservarli, stupiti dalle forme, da quelle poche linee che, incise nel duro calcare, mostrano con meraviglia e precisione le fattezze di corpi umani […] Saranno veri ? Sono stati veramente realizzati nella lontana preistoria ?

[…] Negli oltre sessant’anni trascorsi dalla scoperta dei graffiti nella grotta dell’Addaura, molte pagine sono state scritte su questi strani personaggi danzanti ma, nonostante ciò, molti quesiti sono rimasti irrisolti, ed ancora oggi ammirandoli non pochi dubbi sovvengono alla mente” (dalla Premessa dell’Autore).

Com’era il mondo degli uomini dell’Addaura? 
Cosa sappiamo dell’arte rupestre in Sicilia? 
Qual è la storia della scoperta e dell’interpretazione dei graffiti dell’Addaura? 
Che relazione hanno con le figure antropomorfe della grotta di Levanzo? 
Quali sono le radici preistoriche della religiosità in Sicilia? 

A queste domande risponde il libro di Antonino Filippi. 

Si può trovare nelle seguenti librerie indipendenti: Libreria del Corso (TRAPANI, C.so Vittorio Emanuele), Libreria Best Seller (TRAPANI, C.so Vittorio Emanuele), Libreria del Mare (PALERMO, Via Cala 50) e Libreria Broadway (PALERMO, Via R. Pilo 18).




Ph ©archivioepensamentiblog

sabato 7 novembre 2015

COM'È DOLCE CRITICAR CRITICHE ALTRUI! Asterischi di Smaragdos.



Del "pittoresque"  pensando a Pascal.
E  poi ci sono quelli che, con epilli e salaci ragionamenti, criticano chi critica, salvo avanzare loro stessi la critica criticata, quasi (?) a volersela intestare, fatto trascorrere qualche tempo però.
Oh, Pascal, Pascal!
E i salaci ragionamenti? E gli epilli? Alla fine a chi vanno?

Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito.






giovedì 5 novembre 2015

COSA PROVA CHI L'HA VISTO PER LA PRIMA VOLTA? Mostra d'arte moderna a Palazzo Sant'Elia a cura del Museo Riso, a Palermo

La stanza del mare




Quattro televisori quattro in una stanza, accesi frontalmente alle quattro pareti, se ti poni al centro ne riesci a vedere tre, al quarto darai le spalle, per vederlo ti devi girare, su ogni televisore la stessa scena con quattro personaggi diversi: sono di spalle mentre esplorano il mare che si vede e si sente col ritmico sciabordio dell'onde davanti ai loro occhi.


Tu li guardi, ma loro ti danno le spalle perché stanno guardando il mare: siamo in Turchia e queste quattro persone non hanno mai visto il mare. 
Anche in Sicilia accadeva, pur essendo un'isola.


Mentre guardano e ti stanno dando le spalle tu, superato il primo impatto di attesa e quasi di disappunto per tanto sgarbo e un po' di monotonia da parte del regista, tu cerchi di immedesimarti in loro pensando cosa potrebbero pensare all'inedita vista del mare. 
Dalla sagoma e dall'abbigliamento cerchi di immaginare queste quattro persone. 
Ti crei un'aspettativa dell'identità e della loro reazione.


Finalmente si girano, lentamente, e tutto quello che hai pensato al posto loro lo trovi confermato o disconfermato dall'espressione del volto, dallo sguardo. 
Tre aggettivi possibili: pieno rilassato raggiante.




Ma soltanto tre, e il quarto? 

Ti giri verso il quarto schermo e un volto rude dal dolcissimo sguardo si sta asciugando gli occhi con un fazzoletto bianco.



Cerchi conferme di emozioni e pensieri negli altri personaggi dopo che hanno visto il mare ma li trovi di nuovo di spalle perché sono sempre le stesse scene in una sequenza ciclica. 
Le hai già viste. 
Te ne vai.

Ma per gli altri visitatori dopo di te sarà la prima volta. Altri pensieri. Altre aspettative. Nuove scoperte. Non solo di chi guarda il mare per la prima volta.




 








Atrio del Palazzo Sant'Elia

ph ©piero carbone

mercoledì 4 novembre 2015

PENSAMENTI E ALTRI PENSAMENTI, NUMERI E RISCONTRI. Questo blog, con una sorta di responsabilità

1.

Buon riscontro tra ieri e l'altro ieri con 4.572 visualizzazioni su google+ dove solitamente posto i links del blog archivioepensamenti.
Almeno stando al numero di visualizzazioni registrate quotidianamente in automatico da google+.

Non soltanto numeri. 

Ne ricade una sorta di responsabilità. 

Un diario personale, sì, ma "in pubblico".

Con gratitudine verso chi vi presta attenzione e chi vi affida commenti e altri pensamenti.


Screen shot

Screen shot

2.

3.


Ph ©piero carbone 
1. "La porta dell'Armeno", installazione di Medhat Shafik, Palazzo Sant'Elia, a cura del Museo Riso (Palermo)
2. Nota critica su Medhat Shafik
3. Striscioni sulla facciata di Palazzo Sant'Elia che pubblicizzano la mostra "Nel mezzo del mezzo"