martedì 27 ottobre 2015

PORCO MONDO! CHE DISUGUAGLIANZA! Le denunce di Gino Strada, oggi; di Raoul Follereau, ieri; e l'invettiva dello zi Pietru



Cosa è cambiato dai tempi in cui Raoul Follereau chiedeva ai potenti della terra l'equivalente di un cacciabombardiere per debellare la lebbra nel mondo? 
Brutta era la lebbra! Brutta è la fame! 
"Porco mondo!" avrebbe esclamato lu zi Pietru al mio paese! 
Dal tempo del primo appello di Raoul Follereau, nel 1944, quante altre "lebbre" si sarebbero potute combattere e debellare?





RAOUL FOLLEREAU TESTIMONE DELLA SPERANZA
Regia di Elisa Mereghetti, Elle di ci audiovisivi
https://www.youtube.com/watch?v=F7mh5X017KE

Fermo immagine dal documentario
"Raoul Follereau Testimone della Speranza"


Un giorno di guerra per la pace


Fermo immagine dal video
 "Un giorno di guerra per la pace"
https://www.youtube.com/watch?v=PD_o_mOE2s0



La lebbra c'è ancora

Fermo immagine dal video
"La lebbra, un morbo contro cui si continua a lottare"
https://www.youtube.com/watch?v=ul-azhWeqy4


"Nessuno ha il diritto di essere felice da solo"
Raoul Follereau

lunedì 26 ottobre 2015

SUL RITMO E LA CONTABILITÀ DEL CONTRADDIRSI. Asterischi di Smaragdos



"Adelante, Pedro, si puedes".
Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi. Cap. XIII

Traduzione:

Presto, Pedro, se puoi.


"Adelante, presto, con juicio".
Ibidem






Le idee di ieri che, contraddicendosi, si tralasciano in favore delle idee di oggi e quelle di oggi, contraddicendosi, in favore delle idee di domani, forse si possono paragonare a un campo minato: se uno se ne dimentica (di segnalarle una per una con pezze o pezzuole giustificative), prima o poi potrebbe mettere il piede su qualche mina del passato e... bisognerà ricorrere ai cerotti.

Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito


***

Altre citazioni:


Da I Promessi Sposi di Guido Da Verona:

                                              - Addante, Pedro, si puedes.

                                              - Osterias! non puedo! - rispose il brumista.


dal sito: www.liberliber.it








domenica 25 ottobre 2015

QUELLA FELICE REGIA DI BEPPE CINO. Da "Maria Venera" a "Quell'estate felice"


Un fermo immagine dal trailer su you tube


 In un post del 18 luglio scorso,  in occasione di alcuni sopralluoghi in Sicilia del regista Beppe Cino, mi chiedevo:

"Chissà come sarà il film che Beppe Cino, anch'egli di origini racalmutesi, tralasciando un vecchio progetto irrealizzato, girerà prossimamente dalle nostre parti?" 

Un interrogativo che valeva come una sorta di buon auspicio, il film è in fieri, nell'attesa  si vuole ricordare un altro film uscito in Francia ed in diversi Festivals con il titolo originario di "Maria Venera", in Italia con il titolo "Quell'estate felice".




La locandina




Recensione su




"Un film che respira un sentimento del vivere molto intenso, cantando la ballata delle dame che furono in un paese che non c'è più, in una vita nova che non è più." 

Marzia Gandolfi


GLI ALTRI SANNO I "NOSTRI" PENSIERI CHE NOI NON SAPPIAMO. Secondo Smaragdos

Dubbio gnoseologico: possiamo non pensare i nostri pensieri?


...e può capitare, dai giornali o dal web, di apprendere di noi stessi pensieri che mai abbiamo partorito; 
crucci che non ci hanno per niente sfiorato;
 "entusiasmi" dei quali non ci eravamo accorti e non ci avevano scaldato;
sconosciute paturnie che ci avrebbero dovuto deprimere;
propositi che non abbiamo minimamente "esternato";
ripicche, non sia mai!, "minacciate", etc. 
(Mai un etc. della realtà ha lasciato tanto libero sfogo alla fantasia, altrui). Quante cose ci vengono attribuite senza che noi ne sappiamo niente!

Soltanto infondata e inane attribuzione di intenzioni?
Sì, fino ad un certo punto e fino ad un certo punto ci sarebbe da ridere, se si lasciano però da parte proverbi pertinenti la maldicenza e ogni altra tempistica paremiologica sul ridere, irridere e dintorni. 

Occorre prudenza, meglio evitare, perché un certo genere di parole si deve maneggiare con cura: non ci sarebbe nulla da ridere se per ipotesi nei proverbi o modi dire si dovesse scambiare inavvedutamente una vocale con un'altra, mettiamo una i  con una a, come nel seguente modo di dire, ad esempio, che i bambini cantilenavano ad altri bambini per rintuzzarli se si sentivano offesi:


Palori di canìglia, cu li jetta si li piglia. 
(Parole di cruschella, chi lancia maldicenze a sé le spiattella).
Palori di canaglia cu li jetta piglia paglia.
(Parole di canaglia etc.)

Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito.


Immagine:
Pietro D'Asaro "Monoculus Racalmutensis", "Ultima Cena" (1622). Olio su tela, cm. 205 x 310. Particolare.
Palermo, Galleria Regionale della Sicilia Palazzo Abatellis. Provenienza: Palermo, Convento di S. Maria di Gesù.

sabato 24 ottobre 2015

SE LE AVESSE VISTE BACHOFEN. L'Iguana e l'Altare di pietra al Bosco della Ficuzza per un Dialogo nel bosco

“Meditabondi pellegrini di Roma, nel secolo scorso, volentieri visitavano il Columbario della Villa Doria Pamfili sulla via  Aurelia per abbandonarsi alla contemplazione delle due figure, disegnate in modo trascurato e primitivo, di Niobe e di Prometeo.
Le due raffigurazioni esercitavano una profonda impressione non soltanto sul filosofico Bachofen che vi trovava materia ed ispirazione per il suo Simbolismo sepolcrale, ma  anche su archeologi come Brunn, Jahn e Stark”.
Karol Kerény, Miti e misteri, trad. it., Boringhieri, Torino.

Non solo su Johann Jacob Bachofen, Heinrich Brunn, Otto Jahn e Miriam T. Stark esercitano profonda impressione ma anche su Karol Kerény che ne riporta la notizia.

Anche su noi, ma di riflesso, e per tutt'altre ragioni e suggestioni, per quel che accade di ammirare in Sicilia.

Ma cosa accade in Sicilia?




Anche qui, complici sono due pietre "sacre" o se si vuole semplicemente suggestive.

Avviene un'improbabile contesa tra Virgilio e Marinetti, discesi nel bosco della Ficuzza per contendersi un loro presunto discepolo, apparentemente contraddittorio, un ossimoro vivente, il poeta pecoraio che viveva come un sanfrancesco nonché futurista Giacomo Giardina, incoronato nel 1931 quale poeta record meridionale con corona di alluminio dopo che lo stesso Marinetti nel 1928 a Palermo lo aveva pubblicamente elogiato.

Vi accenno nel Prologo al Dialogo nel bosco, che in questi giorni sto rimaneggiando per la messa in scena.

                            2000

Prologo


    Su un’eterna dialèssi: àpeiron o perenne divenire, ho immaginato Virgilio e Marinetti colti a dialogare dentro un bosco, assistiti dal Coro, muovendo  da un pretesto: due pietre strane, sulle quali l’arcadico poeta  e il modernissimo strapazzaparole stanno a fronteggiarsi, ognuno con il proprio vessillo a sventolare. 
 
   L’Iguana di pietra o Lacerta preistorica ha la bocca spalancata. Di fronte, l’Altare sacrificale, anch’esso di pietra ruvida.
    Attendono, l’Iguana e l’Altare: immersi nella vegetazione, hanno il profilo di due triangoli rettangoli, l’ipotenusa crestata di scalini li fa sembrare due animali accovacciati.
   Sopra, i due Personaggi: al vento affidano parole, non se le lasciano strappare. Basta una fronda che si muova e loro sanno di essere ascoltati.

   Le suddette pietre si trovano in cima ad un sentiero in Val dei Conti, al Bosco della Ficuzza, caro una volta a principi e sovrani in vena di estri venatori; popolati, in antico, da spiriti boschivi ninfe satiri numi pastorali; oggi, preso d’assalto da stormi di villeggianti che altri estri e altri fumi meno sacrali, vengono a consumare nei fine settimana o i lunedì di Pasqua. 

   Ma quali ancestrali riti hanno vissuto queste pietre toccate sicuramente dall’uomo in epoche lontane? Di quali desideri umani e divini si sono tinte, e di quale sangue?
 “Nient’altro è possibile pensare quassù” direbbe  Pavese. “Non rimane che l’erba sotto il cielo”.

   Vaganti personaggi fuori tempo. Qualche inudibile pensiero. 







1978