martedì 22 settembre 2015

SUPPLIRE LA LUNA. Meglio di niente





Quannu la luna un c'è
la Citalena
fa lustru, arribballannu,
a cu camina...

Quarcosa 
si a lu scuru s'arrimina 
fa appauriri 
siddru s'impussuna. 

Ora ca lustru c’è 
sira e matina 
bisuognu nun c’è cchiù 
di  Citalena? 



Quando luna non c'è
l'Acetilene
fa luce, sussultando,
a chi è in cammino.

Qualcosa
se al buio si muove
fa paura
(specialmente) se si occulta.

Ora che luce c'è
mattino e sera
non c'è bisogno più
d'Acetilene?




Link correlato:
https://www.youtube.com/watch?v=UYVnh4eMPNk



Testo e foto ©piero carbone (Particolare del monumento ai caduti sul lavoro dello scultore Disma Tumminello)

lunedì 21 settembre 2015

IL "COACH" INTEMPESTVO. Asterischi di Smaragdos



Se il "coach", allenatore si diceva una volta, getta la spugna solo dopo che l'arbitro ha contato fino a dieci, mentre uno dei due pugili, immobile, è appiattito a terra bell'e suonato, che figura ci fa?

Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito.



screen shot:
http://www.lercio.it/arbitro-non-sa-contare-fino-a-dieci-i…/

domenica 20 settembre 2015

CRONACA DI UN PREMIO ULTRATRENTENNALE. Il Kiwanis Club di Lentini e la poesia



Poeti e poesia di oggi 
nel ricordo di Ciccio Carrà Tringali
di
Concetto Incontro



Lentini 18.09.15

Nella splendida cornice del Teatro Odeon “Carlo Lo Presti”, si è svolta la Cerimonia di premiazione del Premio Kiwanis Club Lentini “Ciccio Carrà Tringali” XVI Edizione - 2014/2015, premio che il Kiwanis club, quest’anno presieduto dal rag. Cosimo Messina, organizza ogni due anni.

 

Il Premio di poesia dialettale voluto per ricordare il poeta lentinese Ciccio Carrà Tringali, il poeta “spaccapetri”, ha avuto negli anni un ampio respiro anche a carattere nazionale e per la sezione “Alla sicilianità”, ha visto premiati, tra gli altri, Turi Vasile, Sebastiano Burgaretta, Silvana Grasso, Tuccio Musumeci, Radio Video Mediterraneo, Luigi Dugo, Gilberto Idonea, Francesco Cafiso e che vede in questa edizione premiato, il grande tenore della nostra terra Marcello Giordani.



Per questa edizione è stata aggiunta la nuova “Sezione Giovani” che ha visto coinvolti e premiati gli alunni dell’Istituto comprensivo Dante Alighieri di Francofonte diretto dalla preside Antonella Frazzetto.



In sala presenti autorità civili e militari tra i quali il sindaco di Lentini Alfio Mangiameli, il vicesindaco di Carlentini Angelo Ferraro e il Lgt della Divisione 3 Sicilia sud est Giancarlo Bellina. Presenti anche i nipoti del poeta con bella recita di Ciccio Palazzo di una poesia del nonno l'Avemaria ‘n campagna. 



Il programma ha previsto la Cerimonia di premiazione per la Poesia edita in dialetto con la consegna dei Premi a Piero Carbone e Alfio Inserra e la premiazione per la Poesia inedita in dialetto con la consegna del premio al poeta Giuseppe Gerbino. 
Menzioni di merito ai poeti Giuseppe De Vita, Lina Riccobene, Nicolina Ros, Carlo Trovato.

QUANDO UNA COSA SEMBRA CIÒ CHE È. In treno da Catania a Palermo





Lentini e il sofisma dell'Etna

Ieri, tornando in treno da Catania a Palermo, dopo aver fatto per la prima volta in vita mia la tratta Lentini-Catania, ho ammirato il paesaggio. Forse da più di trent'anni per andare a Catania non prendevo il treno, con la macchina o in autobus è un'altra storia: si vedono campagne vallate caselli in abbandono casali diroccati sequele di fichidindia distese di agrumi brulle colline ponti in pietra e ponti in ferro quasi fiumi fluenti torrenti sassosi e asciutti, un'altra visuale insomma, quasi un'altra Sicilia.


Bisognerebbe attrezzarsi e predisporsi per catturare questa visione inedita con una sofisticata macchina fotografica.


Ho fatto in tempo però a fotografare la montagna dell'Etna perché la visione ti  accompagna per chilometri: mi sembrava di avere catturato con l'obiettivo il vulcano in eruzione: il pennacchio di fumo che si librava dal cratere sembrava rimanesse inalterato. Il vulcano sembrava un vulcano. Che male c'è? Mi è però venuto il dubbio che non fosse un'eruzione ma semplicemente una nuvola. Oh bella, questa: il vulcano che che sembrava ciò che era, un vulcano, ma la nuvola sembrava ciò che non era ovvero un pennacchio eruttivo. O forse...
Il treno in corsa costeggiò un alto muro di fichidindia assiepati, non vidi più nulla e rimasi col dubbio.


Chissà se in autobus o in macchina avrei maturato gli stessi dubbi di una cosa che sembra, senza esserlo, verisimilmente ciò che è e una cosa non vera  verisimilmente ciò che non è!
Ma è questo il problema?


Quando cessò il muro di fichidindia che occludeva l'ambigua visione del vulcano impennacchiato girai lo sguardo dall'altra parte perché il dubbio mi stava alterando l'umore. Non si può ammirare un maestoso panorama in pace che i pensieri ti si offuscano inaspettatamente!


Disnebbiai i miei pensieri e l'umore quando mi ricordai che provenivo da Lentini, la patria del sofista Gorgia,  quello che sosteneva contemporaneamente la colpevolezza e l'innocenza di Elena, la verità che sembra ciò che non è o ciò che non è sembra verità?
"Complicazioni di sofisti!" dissi fra me e me. "O il sofisma è già nella natura?".


Per disnebbiarmi del tutto, pensai che a Lentini, da dove provenivo, non vi erano nati soltanto sofisti.


 E non so se la prossima per andare a Catania volta prenderò di nuovo il treno.   

Kouros





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