mercoledì 1 aprile 2015

SMARAGDOS ANNUNCIA UNA SENSAZIONALE NONNOTIZIA







A las cinco de la tarde...
Alle cinque della sera non ammazzerò un toro
Alle sei non prenderò il tè
Alle sei e un quarto andrò in una putìa di vino
Berrò birra e carcadè
Alle sette forse sarò a las Ramblas di Barcellona
Forse
Alle otto mi andrà di cenare?
Alle nove non so se lo saprò
Ma tra le cinque le sei le sette le otto e le nove
Farò una rivelazione
E non sarà un pesce d'aprile
Enti dell'altro mondo
Hai capito, Birribaida di Misimilindo?

Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito.


ph ©archivioepensamentiblog

martedì 31 marzo 2015

UN CALZOLAIO IN PIÙ O UN EROE IN MENO? Leva dei ricchi e stratagemmi dei poveri

Al calzolaio di Eduardo Chiarelli non sarà andata giù che in paese ad essere arruolati per andare a morire in guerra fossero soltanto i poveracci, i figli del popolo, contadini, minatori, artigiani, piccoli commercianti etc., mentre i figli di papà, ricconi o ammanigliati con il potere,  come sostiene Calogero Taverna sulla scorta di specifiche ricerche (su cui prossimamente varrà la pena ritornare a riflettere),  rimanevano in paese, dal momento che alla visita medica venivano dichiarati "riformati" e quindi inabili al servizio di leva o al richiamo per andare dritti dritti al fronte.

Chi ricco o potente o amico di potenti non era e non era per natura "difettoso", poteva tentare di farsi riformare ugualmente menomandosi in qualche modo, e a quanto pare uno dei modi era quello di farsi cavare un occhio: chissà se ve ne sono stati di questi casi a Racalmuto o a Palermo?




E' vero che l'occhio cavato li risparmiava dal militare o dalla guerra ma è anche vero che per questo "privilegio", i cittadini meno abbienti pagavano un prezzo salato, come se il "non militare" o la "non guerra" scontassero per tutta la vita.

Il calzolaio, protagonista del racconto di Eduardo, era purtroppo svantaggiato dalla sua bella costituzione fisica che lo faceva apparire financo prestante e forse non sarebbe bastato il sacrificio di un occhio solo per essere credibilmente "riformato". Eppure...  rimase integro e vi riuscì ugualmente. Vedremo come.

Eduardo, pur nel rispetto di chi in guerra è andato, e vi è morto, come è accaduto a qualche suo familiare, è portato a disincantate riflessioni sull'agire umano.
         ( P. C.)


Banchetto di lavoro (vancarieddru) del calzolaio (mastru scarparu)
esposto al museo etnografico di Palazzo Giandalia a Castronovo di Sicilia. Ph ©archivioepensamentiblog


Lo "scarparo" che non partì per la guerra
di 
Eduardo Chiarelli

Oggi come oggi è il Presidente della Repubblica in persona a riceverli, e i funerali sono celebrati con grande pompa, ai Fori Imperiali. Ma nonostante tutto, i morti rimangono morti , e il dolore straziante delle loro Mamme sempre lo stesso.


*


Era troppo alto e robusto per essere uno scarparo! Ma perché, si chiederà qualcuno, i calzolai dovevano essere per forza tutti gracilini, scardebbuli o n´ticchinuti?

Ebbene sì, a quei tempi, tutti coloro che non fossero sufficientemente forti da sopportare il duro lavoro dei campi, o delle miniere, erano mandati fin da bambini dal sarto, dal barbiere, o dal calzolaio per imparare una professione .

Lui aveva la sua bottega vicino casa mia e per tutti era “lu mastru”.

Spesso mi chiedeva di andargli a comprare le sigarette, compito che svolgevo volentieri visto che mi era molto simpatico , ma la cosa che più mi piaceva in lui era il fatto che, nonostante avesse l´età dei miei Nonni, non mi trattava come un bambino, e cià mi lusingava.

Seduto nella sua bottega che odorava di colla e di cuoio, stavo ad ascoltarlo per ore, le storie che più mi piacevano erano quelle sulla guerra, che raccontava con tono grave, con ricchezza di particolari , ma sopratutto con obiettività. Sembrava non metterci nulla di suo, quando finiva di raccontare era come se dicesse: così è stato! adesso tirate voi le vostre conclusioni.

Non era un uomo istruito eppure sono sicuro che certi sedicenti giornalisti laureati avrebbero potuto imparare tanto da lui.

Una volta mi raccontò di quando ritornato da una breve licenza, arrivato in caserma, fu informato che il suo nome figurava nella lista di coloro che dovevano partire per la Russia.

Non si sapeva molto sulla campagna di Russia, poiché i pochi che ritornavano erano tenuti in contumacia, il Comando taceva, e i giornali, continuavano a parlare di inarrestabili avanzate e gloriose vittorie, ma i soldati sapevano che in quelle gelide lande si stava consumando un'immane tragedia.

Così il nostro calzolaio, spinto forse dall'istinto di sopravvivenza, chiese d´essere ricevuto dal comandante di compagnia.

Prima però andò in camerata, prese il fiasco dell'olio, un sacchetto di fichi secchi e due carte di pasta, che aveva portato da casa e con quelle cose in mano entrò nell'ufficio del comandante.

Questi nel vederlo entrare con quel ben di Dio saltò dalla sedia, e per tutto il tempo che il soldato parlò non distolse lo sguardo dalle cibarie neppure per un istante.
Alla fine, prima di ritirarsi, posò tutto sul tavolo del Capitano, e raccomandandosi di controllare meglio la lista, e vedere se non c'erano stati errori, salutò militarmente e uscì.

In Russia non ci andò mai, e rimase fino alla fine della guerra a fare scarpe e scarponi.

Adesso non sarò io, seduto sulla mia comoda poltrona, a giudicarlo! Di cosa potrei accusarlo poi? di viltà o di scaltrezza ? Che differenza avrebbe fatto un cadavere in più abbandonato nella steppa?

Forse sarà meglio fare come lui mi ha insegnato . Questo è ciò che accadde, ognuno tragga le proprie conclusioni.


Didascalia di  Eduardo Chiarelli.
"Questa foto ritrae mio zio Vincenzo (quello più alto) insieme ad un commilitone;
è stata scattata poco prima di partire per la 
Russia."


I POST DEL MESE. Marzo 2015

lunedì 30 marzo 2015

LA ZANZARA DI SMARAGDOS. Lo scornabecco non è un animale






La zanzara spiaccicata  con la ciabatta contro il muro non ti farà rimpiangere la parete bianca se riconosci che è sporca del tuo sangue.


Smaragdos, Lo scornabecco non è un animale. Parainedito.


domenica 29 marzo 2015

MEGLIO LE ORCHIDEE. Le escursioni naturalistiche di Mara e sorprese floreali




Gliel'avevo promesso a Mara che avrei voluto dedicare tutto un post ai suoi fiori, alla "sua" natura, alle sue città visitate e fotografate, perché sa coglierne la bellezza, l'armonia, ma oggi lo faccio con una ragione in più ed è questa: distrarmi dalla bruttezza, evitare di parlarne, di mostrarla in foto, di polemizzare insomma perché c'è sempre qualcuno che si sente pizzicato e per una ragione o l'altra disposto a difendere l'indifendibile. 

Criticare a viso aperto è generosità perché uno si espone, si attira strali e ire, e magari ne traggono spunto per ideare soluzioni, correggere errori o migliorare progetti. 
Qualcuno potrebbe avvantaggiarsene,  della critica (altrimenti che critica costruttiva sarebbe!), ma a chi critica spesso resta la cenere delle ire e degli strali. 
Il fatto è che se uno si mette in giro e osserva non può impedire all'occhio di vedere e commisurare alle proprie conoscenze, al proprio senso estetico, pietre, lapidi, edifici, scale, segnaletiche, anfiteatri, restauri, strade, ponti, pavimentazioni, usi e regolamenti per produrli, usi e regolamenti per fruirne, etc. etc. etc. 

Non per non voler essere generosi con le critiche ma appunto per preservarle è bene talvolta soprassedere, rinviare, sperare generosamente che le cose si aggiustino da sole ovvero per un saggio e opportuno intervento umano. 





Una precisazione: non criticare non rappresenta un vuoto, non avere che dire, non avere che fare, anzi, all'opposto, non si intasa l'animo rendendolo altresì più ricettivo alla bellezza, come ad esempio, e che esempio!, all'ammirazione delle incredibili orchidee che Mara Gioia nelle sue frequenti escursioni naturalistiche  trova e "raccoglie" con delicato obiettivo per farcene dono. 
Ma, come un rabdomante sa trovare l'acqua,  non si lascia sfuggire neanche quelle del Salento e le innumerevoli varietà che fioriscono fuori dalla sua Sicilia. Per gioirne con gli altri. E con noi, in questa solare Domenica delle Palme.




























Foto di Mara Gioia