venerdì 13 marzo 2015

CLIC CLIC. CIN CIN!



Qualche tempo fa sembrava un miraggio,  ieri è stata la vigilia 
con un numero di visualizzazioni prossimo alla cifra tonda.

Oggi, a cifra tonda oltrepassata, come promesso, il brindisi, 
che appena qualche giorno fa avevo preannunciato:




A cifra tonda, un brindisi! 
Ma un grazie tondo fin da ora. 
A tutti.







Cin cin di Smaragdos un tantinello brisé:

Tanti  clic possono non fare una claque. 

Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchette,
clic
clic
clic
chchch...
cin cin



Link correlato: http://www.pensieriparole.it/poesie/poesie-d-autore/poesia-38384

mercoledì 11 marzo 2015

SOPRAVVISSERO SOLTANTO I PIATTI. Da Setúbal la storia di Giovanni Ricciardello originario di Catania



SICILIANI NEL MONDO.

Lo scorso mese mi aveva scritto Eduardo Chiarelli da Setúbal, in Portogallo, proponendomi la lettura della storia di un amico. Implicita, una discreta proposta di pubblicazione sul blog. Non se ne fece niente o per meglio dire ha riposato in standby.  Ma, come si dice in siciliano, non la buttai darriè lu cuòzzu.


Ora, per tanti motivi e recenti coincidenze con altri post pubblicati in questi giorni, mi pare ne cada opportuna la pubblicazione per proporla ai tanti visitatori del blog, siciliani e non, residenti o incardinati in Sicilia o sparsi per il mondo, poiché, dentro e fuori un blog, tanto per dire, è l'umanità che si rifrange in mille raggi di luce attraverso il siculo prisma di cristallo.           (P. C.)







Una discreta proposta
di
Eduardo Chiarelli

Ciao, Piero, ti va di leggere una storia? Questa volta non sono io a scriverla, ma un Siculo discendente.

Il mio Amico Giovanni Ricciardello insegna Scienze alle scuole medie superiori, è un personaggio molto noto nella “nostra” città, non solo perchè sempre interessato a tutte le iniziative, sportive e culturali, ma anche perchè molto attento e a volte critico, per quanto riguarda l´Amministrazione Comunale.

Ha scritto e pubblicato un libro sul “ Vitoria”, storica squadra di calcio locale, e spesso scrive sul "Setubalense” il giornale della regione

Questa volta non ha pubblicato uno dei suoi commenti, ma ha voluto raccontare, brevemente, la storia di suo padre Carmelo, morto prematuramente, quarant'anni or sono. 

Giovanni parla, legge e scrive correttamente l'italiano e pur considerandosi orgogliosamente “Setubalense” si sente fortemente legato alla Sicilia e ai Siciliani.

Come puoi vedere si può esseri affetti da “paesite” anche se si è nati altrove.

Sarà forse questa la dimostrazione che la nostra è davvero, una terra “Encantada” ?

Quanto segue è la traduzione di ciò che ha scritto. Ciao, un abbraccio. Eduardo.

P. S.
Ti mando questa bella foto, mandatami dal mio amico fotografo André. questa è la piazza principale di Setubal , dedicata a Bocage, un poeta molto irriverente vissuto nel XVIII sec.





Omaggio a mio padre
di
Giovanni Ricciardello



E' in questo mese di febbraio che decorre il 40 anniversario della scomparsa di mio Padre, morto all'età di quarantasei anni.

Carmelo Licciardello nacque a Catania il 13 Aprile del 1928.

Visse tutta la sua infanzia, gioventù e inizio dell'età adulta, a Catania.

Durante la II Guerra Mondiale, l'Italia fu flagellata dai suoi effetti devastanti, prima con l'occupazione nazista, e poi con la riconquista da parte delle forze alleate.

Catania, così come tutta la Sicilia, fu  teatro di battaglie e di pesanti bombardamenti.

La casa dei suoi genitori, (i nonni Francesca e Concetto) fu completamente distrutta dai bombardamenti, le uniche cose rimaste intatte furono solo alcuni piatti, che ancora oggi conserviamo come reliquie.

Con l'inasprirsi della guerra, la famiglia (donne e bambini) dovettero lasciare la città e trasferirsi in una fattoria che mio nonno possedeva nell'entroterra .

Mio nonno Concetto era il Comandante del Porto di Catania, per cui dovette rimanere in città insieme ai figli minori, Saro e Carmelo, mentre i più grandi, Giuseppe e Francesco si trovavano al fronte. Il primo fu fatto prigioniero dagli Inglesi, in Eritrea, mentre il secondo sopravvisse per miracolo, visto che la nave su cui era imbarcato, fu silurata e affondata nel Mediterraneo da un sommergibile Americano.

Tutti sopravvissero alla Guerra.

Con appena tredici anni, mio Padre dovette interrompere gli studi, e per tre anni lavorò in una fabbrica tedesca, costruendo armi, e caricando casse di munizioni.

Questo era un argomento che lo rattristava, e del quale non parlò mai in mia presenza.

Mio Padre era un eccellente sciatore, il vulcano Etna sovrastava la città, per cui, era per lui facile andarci quando era innevato, d'altronde il viale principale di Catania si chiama Via Etnea, proprio per via del vulcano.

Nel 1956 concluse il corso di Comandante della Marina Italiana, nella Scuola Superiore Navale di Catania.

Il 27 Luglio del 1958, sposò nella chiesa di San Giuliano, mia madre, naturale di Setúbal, dall'unione nacquero due figli, io e mio fratello Luigi.

Rimase così nella nostra Città fino alla morte, sopraggiunta nel 1975.

Era molto legato a Setúbal, e amava tutta questa regione, detta dei “tre castelli”.

Divenne anche tifoso del nostro “Vitoria” e applaudiva con entusiasmo i nostri goal anche quando si giocava contro squadre Italiane, come l'Inter o la Fiorentina.

Era un uomo intelligente, colto , erudito e raffinato, sempre con un libro in mano, sua principale compagnia nelle lunghe ore passate in mare.

Era sopratutto un uomo buono. Provato dalla guerra e umanizzato dal mare.

Lascia molta “Saudade” persino a Luigi che era troppo piccolo per ricordarsene e ai cinque nipotini , Leonor, Madalena, Vera, Ricardo e Ines, che non erano neppure nati.

Lascio qui, una sentita, emozionata e “Saudosa” evocazione della sua memoria.

Articolo pubblicato originariamente in portoghese con il titolo "Homenagem a meu Pai" su "Segunda-Feira", 02 fevereiro 2015.

 




martedì 10 marzo 2015

IL PD DEVE SAPER "PERDERE"





La notizia di un possibile Patto del Nazareno in salsa agrigentina ovvero la nascita di una coalizione elettorale di formazioni politiche che dovrebbero essere antagoniste, mi induce a rileggere e riproporre i timori che appena un anno fa avanzavo nelle fasi preparatorie delle elezioni comunali a Racalmuto, dove il Patto elettorale alla fine si fece con l'abbraccio, per così dire, tra Gesù e Barabba. Senza tuttavia voler connotare come Barabba una parte politica o qualche aggregato a vario titolo della società cosiddetta civile. 

Ma con quale risultato? 

Chi tira a manca e chi tira per la panca.

 

Il collante a Roma si chiama responsabile convergenza nazionale sulle riforme, a Racalmuto coalizione numerica per vincere, ad Agrigento lo si farebbe consistere in qualche emergenza. 

Ma con quanta buona fede e coerenza e lealtà sono sanciti i patti? 

Quanto dura il collante che vi sta a monte?


Alla luce dei fatti, prossimi o remoti, vicini o lontani, si direbbe che il patto alla fine non regge perché rischia di essere strumentalizzato soltanto al raggiungimento di un risultato elettorale o all'esercizio del mero potere. 

Ma il potere (in un sistema democratico), senza una visione comune e valori condivisi, collassa e dimidia.

Roma in grande e Racalmuto in piccolo hanno avuto il loro destino. Ora tocca ad Agrigento. Ma la storia non insegna proprio niente?




LA NOTA

IL PD DEVE SAPER "PERDERE"

11 marzo 2014 alle ore 20.47
Il Pd per vincere, deve saper perdere.

Fin'ora il PD ha perso (in credibilità) perché ha sempre vinto, ha sempre scelto la parte vincente, pur di stare al potere, nonostante le riserve iniziali ogni volta lo abbiamo ritrovato cuccuegghiè e comuegghiè, fino a identificarsi con una "piccola" logica aritmetica (un assessore? no, due; due assessori? no, tre). 

Invece, in nome anche della sua storia e della sua robustezza culturale, del suo impeto ed empito governativo, sarebbe ora che scegliesse finalmente di "perdere", per recuperare credibilità ovvero sarebbe ora di non temporeggiare e di presentare una sua linea, un suo programma, un suo candidato, e mettere gli altri in situazione di dovere scegliere. 

Se dovesse vincere in questo modo sarebbe vera vittoria, per se stesso come partito vero e rinnovato e per il paese, perché darebbe un esempio di chiarezza, di coerenza, di distacco dal potere per il potere. 

Se dimostrasse questo, vincerebbe in ogni caso, anche se dovesse numericamente perdere.

E' il caso di citare il Vangelo quando lancia il dilemmatico interrogativo "a che serve conquistare il mondo se uno perde la propria anima"?



Incisione di Francesco Paolo Violano


Incisione di Francesco Carlevalis

Nelle immagini: libere rappresentazioni della Torre di Babele, incisioni degli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Napoli, allievi del maestro Patrizio Di Sciullo  http://archivioepensamenti.blogspot.it/2014/10/una-metafora-del-nostro-tempo-la-torre.html

domenica 8 marzo 2015

NON DIMENTICHIAMOLI. Giovani caduti in guerra, non solo di Racalmuto, e documentazione che li riguarda





Trusciteddra:
fagottino ricavato da un fazzoletto con le quattro nocche annodate
NON DIMENTICHIAMOLI. 
Giovani caduti in guerra, non solo di Racalmuto, e documentazione che li riguarda

Sembravano un'allegra brigata, i giovani che da lì a poco, una volta addestrati, sarebbero andati in guerra a incontrare ciascuno il proprio destino.
 Dovevano essere foto ricordo del servizio militare e invece...
Mio zio Carbone Giuseppe Elia, classe 1921,  sarebbe morto sul fronte russo, il 5 novembre 1941 (su alcuni documenti si legge il 2 e in altre il 9 novembre), a Gorlottwa, in territorio ucraino, e gli altri commilitoni che fine hanno fatto? chi sono?
Nelle foto, in posa o mentre "giocano", sono sorridenti, sembrano sereni. Erano ventenni.

Pubblico queste foto rinvenute tra le carte di famiglia conservate gelosamente in una trusciteddra: potrebbero essere utili per eventuali riconoscimenti, per l'individuazione di luoghi e l'integrazione iconografica di alcuni frammenti di storia.






 Foto del soldato Carbone e di altri commilitoni sconosciuti









Carbone Giuseppe Elia, 79° Reggimento di Fanteria "Roma"

Ho postato questa foto nel Gruppo fb Ai Caduti Italiani nella Campagna di Russia CSIR - ARMIR e così l'ha commentata Fiorio Giuliano: 
Questa foto è stata scattata a Verona presso uno studio fotografico che si trovava davanti a CastelVecchio che ora non esiste più. Molte sono le foto di militari fatte da loro, si capisce dal tipo di pavimento. Ho fatto indagini ma non resta più nulla nemmeno agli eredi.

Altri particolari ha aggiunto Luigi Falletti che da qualche anno a questa parte si è dedicato al recupero della memoria dei caduti in guerra e dei reduci di Racalmuto: 
"Probabilmente in questo studio fu fatta anche la foto di altri due Racalmutesi il bersagliere Farrauto e il sottotenente Tulumello... entrambi caduti ed entrambi impegnati in altre campagne belliche."


ALTRA DOCUMENTAZIONE


Trusciteddra


Carbone Giuseppe Elia (19.2.1921 - 5.11.1941)









Non Rocomuto come in intestazione ma Racalmuto

Cimitero di guerra di Gorlottwa  o Gorlowka


Cimitero di guerra di Gorlottwa o Gorlowka



Per inquadrare la situazione dei cimiteri di guerra è stata utile la ricognizione del generale di divisione Antonio Ricchezza fornitami da Luigi Falletti, col quale si concorda nell'opportunità di adunare i resti dei caduti racalmutesi in guerra in un Sacrario ad hoc e la documentazione che li riguarda in un Museo della Memoria: di quel che rimane si eviterebbero tanti smarrimenti e ulteriori oblii. 





















Links correlati nel blog






sabato 7 marzo 2015

SMARAGDOS E IL DESTINO. Dialogo


Dialogo 
di Smaragdos e Birribaida di Misilindo
intorno al destino e alle parole necessarie per nominarlo.






Birribaida di Misilindo:
- Cosa possiamo fare per riparare a un destino già compiuto?

Smaragdos:
- Dargli un senso.

Birribaida di Misilindo:
- E come?

Smaragdos:
- Con pensieri, parole ed opere.

Birribaida di Misilindo:
- Pensieri, parole e opere sempre a latere, vuoi dire, intorno, sopra, sotto, ma postumi, che non coincidono col destino stesso, con le cose, con i fatti compiuti, immodificabili, passati e remoti. Si tratta di parole, alla fine.

Smaragdos:
- E' vero, ma guai a travisarle, le parole, perché se i fatti compiono il destino, il destino nasce con le parole. 

Birribaida di Misilindo:
- Anche con le immagini, volendo?

Smaragdos:
- Certo, anche con le immagini, ma non soltanto con immagini in bianco e nero o a colori di qualcuno o di qualcosa.

Birribaida di Misilindo:
- Vuoi dire immagini di nulla?

Smaragdos:
- Ma non è nulla il sentimento. 


Coraldo, Marzuchi & Jacopino, Passeggiando con Smaragdos. Parainedito.














Foto ©archiviopensamentiblog. Palermo, 7 marzo 2015 Scultura sulla facciata di un palazzo lungo la Via Maqueda.