Blog di Piero Carbone (da Racalmuto, vive a Palermo). Parole e immagini in "fricassea". Con qualche link. Sicilincónie. Sicilinconìe. Passeggiate tra le stelle. Letture tematiche, tramite i tags. Materiali propri, ©piero carbone, o di amici ospiti indicati di volta in volta. Non è una testata giornalistica. Regola: se si riportano materiali del blog, citare sempre la fonte con relativo link. Contatti: a.pensamenti@virgilio.it Commenti (non anonimi). Grazie
giovedì 10 luglio 2014
HANNO TRADITO SCIASCIA!
Attenzione! Attenzione!
Nel paese dell'autore di "Morte dell'Inquisitore", presunti sciasciani, che si vantano di averne avuto avalli e consensi, condannano al rogo (virtuale), a morte (virtuale), all'oblio mediatico, chi dissente da loro.
Povero Sciascia! Che uso ne fanno!
mercoledì 9 luglio 2014
FLAGELLI ANTICHI E FLAGELLI MODERNI
Inno a Maria
Santissima del Monte
Per aver liberato il Popolo
di Racalmuto dal Flagello del Cholera
Produzione di
Giuseppe Messana (1816-1843)
Anima nostra sicut passer erepta est
de laqueo nenantium
Laquius contritus est, et nos liberati sumus. Psal, 123. V.6.
Piombò dall’alto, gravido,
Il
più crudel de’ mali,
E
ripiegando l’ali
Sovra
la terra;
Di Racalmuto il popolo
Assal
tormendo; e forte
Apportator
di morte
Più,
che la guerra.
Chi mai ridir le querule
Voci
di pianto, e lutto?
Ove
tu guardi, tutto,
Tutto
è dolore.
Ovunque senti i gemiti
Delle
famiglie offese
E
ingombrano il paese
Tema,
ed orrore.
Già del fratel la perdita
Quegli
piangeva, e questi
In
modi crudi, e mesti
Il
padre estinto.
Ah! di pupilli, ed orfani
Di
dolorose madri
D’inconfortati
padri
Il
suolo è cinto.
Le tombe, che dormivano
Mute,
serrate, e chiuse
Ad
ingojar dischiuse,
Aperte
stanno.
Tombe!... oh di quanti gemiti
Sarete
causa e siete!
Quanti
tornar vedrete
Pieni
d’affanno!
Qui la sorella misera,
In
questo crudo avello
A
piangere il fratello
Verrà
pietosa.
Qui verserà sue lagrime
Il
padre intenerito,
Il
tenero marito
L’onesta
Sposa.
Tutto era pianto! L’aere
Parea
mostrarsi oscura
Sembrava
la natura
Su
nero velo.
Lo stesso sol, cui destansi
Anche
le selve, e i boschi
A
passi lenti, e foschi
Solcava
il cielo.
Sacra del Monte Imagine
Unica
nostra speme
a
che su queste arene
Restar
volesti?
Non fosti tu, che i rigidi
Tori
rendendo inerti
Questa,
con modi aperti
Terra
scegliesti?
Se ci abbandoni... oh miseri!
Che
mai sarà di noi?
Se
tu ajutar non vuoi
Chi
darci ajuto?
Chi raffrena l’orribile
Morbo,
che tutto inchina?
Senza
di te, Regina
Tutto
è perduto.
Così l’oppresso popolo
Mesto
dicea pregando,
Quando
Maria chiamando
Il
morbo rio;
Co’ sacri piè premendolo
In
lui le luci affisse,
E
disprezzandol disse
<
Fuggi, e fuggio.
Come sovente all’Africo
La
procella che mugge
In
un momento fugge
Ad
altro Polo;
In cotal modo, rapida
Con
ali ratte e preste
Se
ne fuggio la peste
Da
questo suolo.
De! come darti laudi
Alma
Maria del Monte
Viva
di grazie Fonte
Nostra
Regina?
Deh! come grazie rendere
Or
data c’hai la calma
Al
Trono tuo quell’Alma
Che
a te s’inchina?
L’umana lingua è debole
Ad
esaltarti, o bella
Del
Monte Madre, o Stella
Di
grazie piena!
Delle tue grazie il numero
Degli
astri è assai maggiore,
Vince
del Mar l’umore,
La
stessa arena.
Qual mente audace esprimere
Stolta!
verrà non vinta
Di
quante grazie cinta
Vivi
nel Cielo?
Chi gli occhi puote immergere
Negli
alti raggi tuoi
Senza
offuscarlo poi
Arcano
velo?
Tu sei la Stella fulgida,
Che
squarcia il nembo oscuro
Il
farmaco sicuro
Delle
ferite.
Tu il porto sei de’ Naufraghi,
Il
fine de’ lamenti,
Scorta
delle gementi
Alme
smarrite.
Io veggo Te nel fulgido
Astro
del Ciel maggiore
Senza
del cui splendore
Il
suolo è muto.
Tu la Colomba candida,
Che
la salvezza apporta,
L’Arca
del Ciel la Porta
Il
nostro ajuto.
O voi, cui morbi pallidi
Noja
fatal, dolore
Oppimon
l’alma, il cuore
Con
voci alterne;
Con pura fè, con fervido
Cuore
correte al Monte
Inesauribil
fonte
Di
grazie eterne.
di
lunedì 7 luglio 2014
I COMUNISTI E LA MADONNA DEL MONTE
Pannello con l'effige della Madonna del Monte
dipinta dal maestro palermitano Attilio Guccione,
scoperto nel 1988, in occasione del cinquantenario dell'incoronazione.
Me lo ricordo. Aveva i baffi. Calvo. Rotondetto. Cappello a larghe tese alla Humphrey Bogart. Sciarpa rossa. Sorridente, ma di un sorriso memore di tante battaglie che aveva combattuto e qualche volta vinto trascinando con sé folle di consensi. Era stato sindaco. La sua presenza, insomma, per i comunisti locali, era una chiamata alle armi.
Cessata l'eco del guerresco inno dell'Internazionale "bandiera rossa che trionferà...", esordiva nei comizi portando col pugno chiuso “il saluto dei compagni dell’Emilia rossa”, dopodiché, nel bel mezzo del comizio, per alcuni anni si è lasciato andare all’immancabile confessione:
“Ogni anno a luglio, quando penso alla Festa del Monte e sono lontano dalla mia Racalmuto mi rivuddri lu sangu di li vini (mi ribolle il sangue nelle vene)", e si premeva significativamente il polso della mano sinistra stringendolo fra il pollice e l’indice della mano destra, tra gli applausi liberatori, naturalmente, del pubblico, rosso.
La Piazzetta, dov'era posizionato il palchetto elettorale, era sempre gremita.
Nel 1978, poco prima di morire, il Messana scriverà la prima versione del testo della Recita in dialetto siciliano La vinuta di la Madonna di lu Munti che, prima dell'introduzione della Contessa e degli altri personaggi femminili avvenuta negli anni successivi, così si concludeva:
VIVA MARIA MATRI E RIGINA
CA A RACARMUTU SI VOSI RISTARI.
| Di seguito, si presentano per la prima volta l'Incipit e l'epilogo della recita nella versione originaria dattiloscritta. Non esiste una versione autografa completa in quanto man mano che il Messana andava scrivendo le varie scene le affidava a un ragazzo che le dattilografava per cui alcuni errori di battitura non sono attribuibili all'autore. |
domenica 6 luglio 2014
I BORBONI PALADINI DELLA SICILIA?
Il Governo borbonico si schiera in favore dei proprietari delle miniere di zolfo contro la Compagnia Taix et Aycard che aveva pattuito un prezzo e poi non lo aveva rispettato.
Dalle nostre parti.
Non racalmutesi commerciano lo zolfo delle miniere racalmutesi
http://www.rotaryragusa.it/borboni11.html
venerdì 4 luglio 2014
LA MADONNA DEL MONTE E SANTA ROSALIA A RACALMUTO
Così scrivevo nel 2003 a partire da alcuni indizi linguistici e citando "infantili" versi popolari.
Senza volere scalfire tuttavia l'importanza della festa attuale pur alludendo ad altre devozioni più arcaiche.
Va fatto notare che la rappresentazione della venuta della Madonna viene indicata col termine “triunfu”, forse conservando memoria di altri “triunfi”.
A tal proposito, una digressione: nella festa esterna della Madonna del Monte sono confluiti versi popolari e frammenti di riti spuri, non bene amalgamati con l’insieme in cui sono inseriti, se è vero che i bambini nelle “piccole processioni” di maggio, andando di casa in casa, continuavano a cantare fino a non molto tempo fa
alludendo alle tentazioni del diavolo nei confronti della Santuzza, sennonché l’effigie che portavano in processione non era quella di Santa Rosalia bensì quella della Madonna del Monte.
Forse il Caruselli sentirebbe il bisogno di giustificare “storicamente” anche questa tradizione, ma i racalmutesi, facendone a meno, hanno finito con l’identificare la devozione alla Madonna del Monte con l’attaccamento alla festa così com’è, intrisa di gesti e di leggenda, di piccole e grandi processioni;
prummisioni,
cilii,
“cubàita”,
“ciciri calliàti”,
“firriòli”,
“di n-capu mari na navi vinìa”;
e ancora:
arrampicate equestri,
scalinate votive,
cortei in costumi d’epoca,
offerte,
contenziosi,
duelli:
dicono tutto ciò semplicemente “Festa del Monte”.
Se qualche vescovo ha voluto proibire l’ingresso dei cavalli in chiesa e i sacerdoti, pur con benevolenza, si lamentano di alcuni aspetti pagani, i racalmutesi dicono e fanno come i contadini della Gheldria (Olanda):
”Il curato ha il dovere di sconsigliarci la kermesse, però il dovere nostro è di andarci”.
da LA MADONNA DEL MONTE NEI RIFERIMENTI TESTUALI. Testi di vario genere sulla Madonna del Monte di Racalmuto e di alcuni caratteri di essi, 2003.
Nelle foto: Edicola di Santa Rosalia in Piazza e Prummisioni con la devozionale Acchianata del signor Biagio Sintino.
A tal proposito, una digressione: nella festa esterna della Madonna del Monte sono confluiti versi popolari e frammenti di riti spuri, non bene amalgamati con l’insieme in cui sono inseriti, se è vero che i bambini nelle “piccole processioni” di maggio, andando di casa in casa, continuavano a cantare fino a non molto tempo fa
“Lu canazzu, lu canazzu ci dicìa
Va maritati, va maritati, Rusalia,
- Sugnu beddra, sugnu beddra maritata,
cu Gesuzzu, cu Gesuzzu sugnu spusata".
- Sugnu beddra, sugnu beddra maritata,
cu Gesuzzu, cu Gesuzzu sugnu spusata".
Forse il Caruselli sentirebbe il bisogno di giustificare “storicamente” anche questa tradizione, ma i racalmutesi, facendone a meno, hanno finito con l’identificare la devozione alla Madonna del Monte con l’attaccamento alla festa così com’è, intrisa di gesti e di leggenda, di piccole e grandi processioni;
prummisioni,
cilii,
“cubàita”,
“ciciri calliàti”,
“firriòli”,
“di n-capu mari na navi vinìa”;
e ancora:
arrampicate equestri,
scalinate votive,
cortei in costumi d’epoca,
offerte,
contenziosi,
duelli:
dicono tutto ciò semplicemente “Festa del Monte”.
Se qualche vescovo ha voluto proibire l’ingresso dei cavalli in chiesa e i sacerdoti, pur con benevolenza, si lamentano di alcuni aspetti pagani, i racalmutesi dicono e fanno come i contadini della Gheldria (Olanda):
”Il curato ha il dovere di sconsigliarci la kermesse, però il dovere nostro è di andarci”.
da LA MADONNA DEL MONTE NEI RIFERIMENTI TESTUALI. Testi di vario genere sulla Madonna del Monte di Racalmuto e di alcuni caratteri di essi, 2003.
Nelle foto: Edicola di Santa Rosalia in Piazza e Prummisioni con la devozionale Acchianata del signor Biagio Sintino.
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