sabato 11 gennaio 2014

I MILENESI RICORDANO COSÌ. Archivi materiali e archivi virtuali




La mostra si teneva alle scuole elementari di Milena. Quando con Angelo Cutaia una sera d'agosto siamo andati a visitarla, abbiamo trovato il suo curatore seduto davanti alla porta, ma di visitatori neanche l'ombra.  Quasi a prevenire un'ovvia domanda, il curatore Peppe Palumbo, dopo le presentazioni e i saluti, disse che erano andati a cenare e sarebbero venuti dopo. Sottinteso, i visitatori, i milenesi. 

Dopodiché ci fece visitare la mostra fornendo di ogni fotografia una didascalia raccontata che era una narrazione a sé: fatti, persone, precisazioni, documenti, luoghi, trasformazioni, aneddoti. Chiedemmo quanti fossero stati a raccogliere quelle foto e ad organizzare la mostra. Con pudore il signor Palumbo ci fece capire che in realtà dietro l'allestimento di quella mostra non c'era proprio una folla. Avviene così: da anni le persone gli affidano le foto di famiglia sapendo che lui custodisce la memoria del paese in ogni sua forma. Ci guardammo con Angelo e senza parlare comunicammo il comune desiderio di poter fare qualcosa del genere anche dalle nostre parti,  al netto della tara di ogni diffidenza.


Fotografammo le fotografie. Ci fotografammo. Peppe Palumbo ci condusse in un'aula che fungeva da laboratorio: morsetti, colla, cornici, ingrandimenti di foto sparsi sui vari banchi. Sembrava un cantiere con i lavori in corso. Ci mostrò al computer altre foto non esposte. 

Finalmente tornammo a sederci anche noi davanti al portone della scuola, ma restammo soli, io e Angelo, perché la gente incominciò a venire. L'ora della cena era trascorsa da un pezzo. 
"Ve l'avevo detto" disse Giuseppe Palumbo, alzandosi. 
E per tutta la serata fece da cicerone ai visitatori e rispondeva alle loro domande per appredere loro nomi di luoghi, rapporti di parentela delle persone fotografate, se alcuni erano ancora in vita. Un rito collettivo vero e proprio. Residenti, emigrati, singoli, a gruppi, nuclei familiari, giovani, anziani, venivano a conoscere, a riconoscere, a vedere e rivedere Milocca e i milocchesi lungo un arco temporale che andava dalla fine dell'Ottocento fin quasi ai giorni nostri. 
Insomma, venivano a vedere loro stessi fotografati, erano sempre loro anche se nel frattempo avevano cambiato denominazione e ora  vengono detti milenesi, da Milena.




















Al centro Giuseppe Palumbo fanciullo







































venerdì 10 gennaio 2014

QUELLA MEMORABILE SERATA. Post in costruzione

Prova

IL POST SPARITO E LA MALEDIZIONE DELLA MEMORIA (ALTRUI)




1.



IL POST SPARITO E LA MALEDIZIONE DELLA MEMORIA (ALTRUI)


Che sfiga! Che sfortuna! Che incidente da pena del contrappasso! Ma per quale colpa? E' sparito, non so per quale arcana manovra, non esclusa la mia imperizia, ma è sparito dal mio blog il post pubblicato martedì 7 gennaio 2014 intitolato QUELLA MEMORABILE SERATA. DIMENTICATA. Un martedì nero.

Con quel post mi ripromettevo giusto giusto di recuperare il ricordo di un avvenimento di quarant'anni fa di cui in paese si era quasi perso il ricordo.  

Con l'ausilio di Domenico Mannella prima e di Giuseppe Sferrazza Papa dopo si sono ricostruiti pezzo dopo pezzo frammenti remoti e chicche divertenti fino a far riemergere il quadro completo di una serata culturale ricca e significativa e che ha visto tante energie coinvolte, tanti significativi personaggi della poesia dialettale, dell'accademia, dello spettacolo, dell'artigianato. 

L'accoglimento, anzi, la reazione, festosa, diffusa, ricca, spumeggiante alla rievocazione, si può cogliere nel post dell'indomani mercoledì 8 gennaio 2014 che ho sottotitolato "Una bomba di ricordi". Le ragioni di una tale reazione le ha bene espresse il maestro Domenico Mannella in un suo commento pubblicato sul post:





Le sue foto, che mi aveva messo a disposizione, per fortuna ci sono ancora e i commenti postati sul blog li ho potuti recuperare. Per il testo, pazienza, lo riscriverò anche senza l'impeto o l'empito stilistico originario. 
Siccome il mondo cammina anche a prescindere dai fatti ma non dalle  conseguenze generate dai fatti, è maturata nel frattempo la seguente riflessione.

Per una strana e sicuramente casuale coincidenza, in concomitanza del post sparito, e sempre in riferimento allo stesso universo racalmutese,  è emersa un'analisi preoccupata del fenomeno recentemente manifestatosi in taluni non nominati blog, siti e profili facebook (non nominati forse nel timore di regalare notorietà!). 

Il fenomeno evidenziato è quello del revival, del ripescaggio di foto e ricordi del passato, delle rievocazioni, delle ricostruzioni di antichi eventi. Con preoccupazione pelosa si compiangono e si stigmatizzano codesti iconografici o iconolatri laudatores temporis acti, lodatori del tempo passato, per la loro tendenza a rifugiarsi nel passato invece di pensare al presente e al futuro dovendo eleggere prossimamente il nuovo sindaco e la nuova amministrazione. Il ricordo come narcosi! Ma se la preoccupazione è vera perché non tendere lealmente una mano senza nascondersi dietro pseudonimi o nome de plume come dicono i francesi o dietro conniventi paraventi. 
Uno che si priva della propria identità onomastica e quindi personale che sollecitudine e credibilità può avere nei confronti del prossimo o di una comunità? Chi si priva del proprio nome si rende orfano di se stesso, come può dare autorevoli o paterni consigli agli altri? 



                                     2.


Ma questa preoccupazione narcotizzante dei ricordi del passato, di un passato collettivo, è eccessiva e lascia trapelare altro,  altre preoccupazioni. 

 A Racalmuto non è la prima volta che si pubblicano immagini o rievocazioni del passato, di monumenti, di personaggi, di tradizioni, di eventi o che si tracciano profili e bilanci. C'è chi lo ha fatto prima senza provocare alcuna reazione in chi oggi ha tante riserve.
Eppure, chi lo ha fatto prima di questo endemico revival si è limitato a ricordare soltanto taluni monumenti e non altri, taluni personaggi e non altri, talune tradizioni e non altre, taluni eventi e non altri. E tutto andava bene.


Che cosa è successo oggi, di questi tempi, in questi giorni, da far sì che lo stesso atto virtuoso del ricordare di ieri, fondato fino alla noia e senza che ce ne fosse bisogno ad ogni piè sospinto sulla bibbia sciasciana, sia inteso oggi come foriero di comportamenti alienanti?

Emerge un'infantile valutazione: il ricordare proprio viene ritenuto meritorio, il ricordare degli altri, discutibile, anzi, soporifero, una fuga dalla realtà, un glorioso futuro soltanto sognato e retroiettato nel passato. 

Si dà il caso che sia successa una cosa semplice semplice: si è democratizzato l'uso della parola, di conseguenza anche il rito del ricordare: una notizia postata a Racalmuto si può leggere simultaneamente e senza filtri a Cologno Monzese, ad Hamilton, a New York e viceversa. Basta un computer.  Insomma,  grazie al capillare web se si vuole esaltare o incensare qualcuno o qualcosa si può, c'è incenso per tutti. Prima invece...
Abbasso i monopoli. Viva le libere arene dove nell'agone ogne cavalier monstrerà 'l valore. 



In questo modo, si è scosso e in parte rimescolato  il sistema gerarchico culturale analizzato da Alberto Maria Cirese e sintetizzato nel famoso libro che ebbi la ventura di studiare trentacinque anni fa  all'università col professore Bonomo dal titolo Cultura egemonica e culture subalterne, mi pare dell''editore Palumbo. 
Oggi, con la tecnologia e i moderni mezzi di comunicazione, le culture subalterne hanno più chance per essere almeno evocate, ricordate, financo valorizzate. Erodendo e relativizzando antichi monopoli e antiche certezze, consolidate scale di valori. 
Basta pensare che fine hanno fatto le gloriose, un tempo, "terze pagine" dei giornali!

Questo rovesciamento, apportatore di scosse e disagi,  in effetti si nota nel ricordare democratico del web paesano: aspetti, documenti, eventi e personaggi finora trascurati e/o sottovalutati affiorano come dal nulla e reclamano quasi un certificato d'esistenza e magari si fanno apprezzare e ammirare. 
I ricordi possono addirittura svolgere una funzione di feedback e costringere alla integrazione di taluni fatti e alla revisione di taluni punti di vista, di taluni giudizi storici, di taluni pregiudizi, strombazzati unilateralmente come verità rivelata.  
Questa a suo modo è una piccola rivoluzione e la rivoluzione ai conservatori li fa appagnàri, fa venire l'orticaria. Altro che timore dell'effetto soporifero! E' soporifero non ricordare! 
Ricordare come oppio del popolo? Giammai!




Il ricordo e il ricordare, possono anche esserlo, oppio,  ma non sono e non debbono essere per forza alienanti, addirittura possono offrire vitali spunti per operare nel presente, fornire conoscenze utilissime nella costruzione di una bussola per orientarsi nel futuro. 
Nel passato si può avere la ventura di trovare quei metodi e quelle prassi validi ed efficaci per l'agire di oggi. Altroché! Il passato non è la sporcizia da spazzare via con un colpo di scopa! Sarebbe come spazzarci via da noi stessi poiché di quel passato propaggini.
Il ricordare non è un esercizio vacuo ma un trait d'union tra passato e futuro passando per il presente. Il ricordo è del passato ma non è solo passato.

Se si fosse meno chiusi e faziosi, si apprezzerebbe, grazie al contributo di tanti, residenti e fuorisede, stanziali ed emigranti, giovani e anziani, colti e meno colti, si apprezzerebbe la capillare opera di recupero fotografico e documentaristico,  della facies del paese prima che venisse stravolta dall'incuria, dall'asfalto, dal cemento, dai cantieri scuola,  dalle ristrutturazioni e dai restauri. 


Se si fosse fatto prima! 
Forse avremmo ancora il basolato in Piazza, l'acciottolato al Piano di l'Abbatìa, la fontana di San Pasquale, la Pescheria, il porticato di Santa Maria al cimitero, le fontanelle rionali, l'edicola di San Mattè non decapitata, la facciata del castello ricostruita, i prospetti delle chiese non ducotonati...  
Cito per tutti la meritoria operazione svolta dal profilo fb Semplicemente Racalmuto: le fotografie, belle, offrono punti di vista e accostamenti che valgono un intero trattato sul restauro e sulla conservazione e valorizzazione dei nostri beni artistici, monumentali e ambientali!!! Un esame di coscienza del passato e un vademecum per il futuro valevole anche per il futuro sindaco e la futura amministrazione.
   


"E se mio padre non piantava ulivi, io li trovavo?" si chiede in una una poesia Danilo Dolci mentre consuma l'olio paterno.
Dopo avere beneficiato dell'olio, che sia arrivata col web, metaforicamente parlando, l'era della valorizzazione degli ulivi e delle altre piante da frutto e delle umili verdure, utili anche se poco osannate?

Infine, ripensando all'incidente che ha dato l'abbrivo a questi pensamenti, mi consolo considerando che un post sparito è servito in fondo per ribadire una tendenza di cui il post, assieme a tante altre presenze nel web, era, è, espressione. E direi, con orgoglio.
                                             pierocarbone, blogger di archivioepensamenti


Foto proprie
1. Cartolina della Tabaccheria Fantauzzo
2. Cartolina  della Tabaccheria Agrò